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Il viaggio viene definito come una scoperta di persone, luoghi e
culture diverse dalla nostra, non necessariamente migliori o
peggiori ma appunto diverse, meglio ancora dico differenti per
essere sicuro del tutto di non essere equivocato.
Infatti spesso sento dire “queste sono le nostre
abitudini-tradizioni-idee che sono DIVERSE dal tot luogo o dal tot
tipo di persona di quella regione”; le persone che esprimono questo
concetto vogliono intendere che “queste abitudini sono strane o,
peggio, non vanno bene per noi”!!
Già nel nostro piccolo paese, condizionati spesso e non a torto
dall’incredibile diversità culturale del passato in pochi km, si
parla spesso di “diverso” con il significato suddetto.
Senza spaccare in quattro il capello per riconoscere laddove ciò
corrisponda più o meno a verità, quello che a me ha sempre dato
fastidio è il non parlare, il non ascoltare ed il non vedere di
persona prima di farsi un’idea: uno dei principali motivi per cui,
senza contare alcuni alberghi o altre soluzioni, ho speso 557 notti
in 194 ostelli (non ho idea di quanti sono in totale nel mondo)!
Arrivo a dire che posizioni estreme riguardo a culture veramente
diverse dalla nostra come quella sin troppo genericamente definita
“orientale”, in contrapposizione alla nostra “occidentale”, possono
essere sostenute anche in maniera estrema (estremi sempre sbagliati,
in un senso come nell’altro, per me) da chi ha vissuto sulla propria
pelle diversissimi episodi, specialmente in un contesto drammatico
come la guerra che tira fuori tutte le miserie e le contraddizioni
di entrambe le filosofie.
È troppo facile in tal senso rifarsi alle due mentalità opposte
riassunte in Italia dal duo Fallaci-Terzani, curiosamente due
giornalisti provenienti dalla stessa grande culla della cultura e
della lingua comune del nostro paese, ovvero la città di Firenze.
Entrambi ci aprono gli occhi su delle cose giustissime ma, volente o
nolente, con le loro estremizzazioni sono diventati i paladini delle
cosiddette due scuole di pensiero.
Io che sono il primo a riconoscere le storture del sistema politico
e militare americano però difendo sempre l’America
dall’antiamericanismo di chi, al 90% dei casi, non ha girato e
vissuto di persona in 36 dei 50 stati dell’Unione come me scoprendo
un’altra America di un’ingenuità disarmante.
Pertanto non ho la pretesa di esprimere certezze ma sono
probabilmente meno influenzato da quanto letto o sentito dire, dato
che le mie considerazioni sono comparate sempre sul campo, avendo
visto pure l’Unione sovietica quando ancora non era Russia.
Aggiungo diversi paesi della cosiddetta Europa dell’est e, per
quanto riguarda il mondo asiatico, la conoscenza di quella che è
definita “la più grande democrazia del pianeta”, l’India che da sola
fa storia quasi a sé. La grande madre Africa poi è un continente
dove ho visto sempre amplificate le poche virtù ed i tanti difetti
del genere umano.
Non trascuro infine una visione d’insieme di tutto il mondo nello
stesso territorio, modello non più producibile in America che con la
sua omologazione appiattisce culture differenti, ma mi riferisco
all’Australia. In questo paese detto il vero nuovo mondo la leggera
prevalenza delle etnie asiatiche in generale mi ha dato la quasi
perfetta visione di un mondo insieme capitalista nella sua
efficienza lavorativa e sociale ed orientale nel senso e
nell’armonia della vita ( mi inorgoglisce da italiano dire che in
quel paese la cultura dominante tra quelle occidentali è quella
italiana).
Per capire qualunque paese ho cercato di girarlo il più possibile,
cambiando da piccole e grandi città la tipologia delle persone e dei
luoghi, viaggiando soprattutto nei loro stessi mezzi di trasporto e
dormendo appunto quasi sempre negli internazionali ostelli laddove
una grande tipologia di viaggiatori da ogni parte del mondo (questa
volta invariabilmente mondo“occidentale”) mi ha aperto gli occhi ed
il cuore su coetanei che ufficialmente ascoltano e vedono lo stesso
tipo di prodotti, ma sono anche loro figli di una cultura
differente.
Sono stato stimolato in tal senso da mia nonna che era veramente una
viaggiatrice, in un’epoca in cui era difficile solo concepire il
viaggio come un completamento della propria persona e dove perlopiù
i viaggi venivano effettuati ancora per ragioni di sopravvivenza in
un altro paese più ricco di opportunità.
Ne ha fatta di strada da allora l’Italia per permettere ai suoi
figli di essere al secondo posto assoluto in Europa come numero di
viaggiatori per “turismo” (è una statistica che ho letto da qualche
parte).
Questa statistica dobbiamo interpretarla: secondo me, da noi
viaggiano quasi tutti con formula turistica per disabitudine
logistica alle difficoltà (siamo o non siamo i cosiddetti mammoni,
paese dove a 30 anni siamo tutti in casa dei genitori?!) ed
ostracismo, per eredità linguistica e disabitudine, all’insegnamento
da parte delle scuole di quella che è la lingua dei viaggiatori,
l’inglese.
Detto questo, voglio solo far capire come magari altre nazioni
europee producano più viaggiatori in proporzione ma si muovono più
facilmente da soli, senza pacchetti turistici.
Gli inglesi sono stati tenuti fuori da questa statistica altrimenti
non c’era partita, hanno il vantaggio della lingua, hanno una
cultura che da secoli li ha portati in paesi diversissimi dalle loro
abitudini per colonizzarli ed ora li ritrovano da viaggiatori.
Già citati 194 ostelli che mi hanno visto in giro per il mondo (per
un totale di 557 notti, come detto), poi ho fatto un calcolo
approssimativo che in totale ho speso 2.500-2.600 notti in viaggio,
spesso proprio IN viaggio cioè dormendo tra treni-aerei-bus.
Un ostello è solitamente popolato per metà da viaggiatori inglesi,
spesso veramente giovani, e poi è presente il resto del mondo dei
viaggiatori dove spiccano per numero gli australiani, considerando
la lontananza del loro paese ed il loro esiguo numero (sono 18
milioni di abitanti in tutto l’enorme paese, si direbbe allora che
tutti i loro giovani sono in giro per il mondo!!).
I solitari motel americani sulla strada sono un’altra parte della
mia vita.
Vi risparmio i primi anni di viaggio ovviamente in compagnia dei
genitori quasi sempre tra piccoli villaggi estivi e centri di
montagna durante l’inverno (che odiavo per il freddo), oppure Parigi
per il lavoro di mia madre e Milano per quello di mio padre, gli USA
visti la prima volta senza sapere una parola d’inglese ed
inevitabilmente solo da turista (mi sarei rifatto negli anni
successivi!).
Comincio ad affascinarmi al primo originalissimo paese, l’Egitto,
che probabilmente mi ha dato la voglia di viaggiare verso altri
luoghi e culture affascinanti.
Solo una premessa alla lettura: per me è difficile viaggiare con un
pacchetto turistico, bisognerebbe farlo da soli o al massimo con una
compagnia quantomeno della stessa età e che se la cava pure lei con
le lingue ed è fortemente motivata. Altrimenti si va in vacanza e,
detto col massimo rispetto, si cade nell’equivoco “parto dunque
viaggio” ma senza scomodare l’eterna questione tra viaggiatori e
turisti dico che, per quanto mi riguarda, come sempre in tutte le
umane cose, l’ideale stà nel mezzo. Porto sempre con me macchina
fotografica e telecamera, come vedete seguo i progressi della
tecnologia tenendo diari online o semplicemente aggiornando con
delle emails come ho fatto a partire dal mio giro del mondo nel
2000.
Il tutto effettuato con la libertà che non deve essere scambiata per
incoscienza: mi documento su un paese, su visti, vaccini, luoghi più
o meno accessibili ma poi lascio che sia l’istinto a guidarmi, un
po’ meno riguardo ai cibi cioè provando prima della partenza la
maggior parte dei cibi di quel luogo nei ristorantini etnici che si
trovano in Italia ma ricordandomi che, essendo spesso volutamente da
solo, se dovessi guastarmi lo stomaco ci perdo viaggio, salute e
soldi senza che nessuno possa aiutarmi ( ne ho visti di inglesi
raccolti dal pronto soccorso dei rispettivi luoghi, troppi per
essere un caso!)
Un esempio pratico di libertà è dato dal fatto che non ho mai
prenotato una soluzione per dormire pur informandomi prima
dell’ubicazione di ostelli vari ( e se poi non mi piaceva o costava
troppo rispetto alla qualità, o ancora se non arrivavo in tempo e mi
toccava fermarmi da un’altra parte?!).
Troverete racconti dove in qualche maniera ho dormito in una casa,
al massimo una notte in giro e poi di giorno un letto da qualche
parte è proprio impossibile non trovarlo, ma tale ultima evenienza
non mi è capitata spesso essendo uno peraltro che vuole vedere un
paese “vivo” (cioè con la gente in piedi) e per quanto mi riguarda
un solo posto al mondo vive il giorno come la notte ( e mi ha visto
infatti quasi sempre in giro senza orari dettati da albe e tramonti)
: New York city, “the city that never sleep”, cioè la città che non
dorme mai, come dice una delle migliori definizioni della “grande
mela”! Oltre al famoso soprannome di grande mela, la sua definizione
più azzeccata è quella di essere la più americana delle città del
mondo e la più europea d’America. Quest’ultima definizione spesso la
rifilano a Boston ma non confondiamo la cultura anglosassone con
quella europea, please!
Buon divertimento con le letture e le foto dei miei viaggi!! |