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Partenza
Diceva Hazim Hikmet che il più bello dei mari è quello in cui non navigammo.
Questa è la molla che spinge la mia tipologia di viaggiatore:la curiosità!
Tante cose nella vita possono essere imparate sui libri, ma ogni paese dal vivo regala sorprese.
Qualunque viaggiatore cerca di riportare su carta o su tutta la tecnologia che ci accompagna la rapidità ed il senso di meraviglia di ogni scoperta o la conferma in meglio (o in peggio) di quanto già saputo.
Tuttavia non si può mai essere perfetti nell'esprimere i sentimenti che ci turbinano nella mente durante un viaggio.
Nel mio piccolo cerco di trasmettere delle informazioni più di carattere sociale perchè di carattere logistico sono già piene ottime guide.
Inoltre ognuno ha caratteristiche fisiche e mentali diverse con le quali personalizza da sè i suoi viaggi.
Chiedo sempre la collaborazione dei miei amici attraverso ogni mezzo di comunicazione per rispondere alle loro domande evitando di vedere un paese solo con le mie "informazioni".
1° giorno
Sono arrivato ieri a Caracas con uno scambio culturale assieme ad altri 3 ragazzi italiani pure loro sponsorizzati dalla stessa associazione trovando stamani come biglietto da visita la HUELGA, lo sciopero generale organizzato contro il presidente Chavez.
Ci rendiamo immediatamente conto dalle voci degli amici che ci ospitano che sarà una protesta storica pur in una città enorme come i 7 milioni di abitanti di Caracas.
Si dice che siamo in 3 milioni, ed infatti anche noi partecipiamo alla marcia che nella mattinata è tranquillissima e fa un bell’effetto non solo numerico ma anche perché ogni partecipante scandisce i suoi cori contro Chavez quasi tutti addobbati con i bei colori venezuelani giallo-blu-rosso.
La società PDVSA che controlla la produzione del petrolio è la più attiva nella marcia, il petrolio è la più grande industria del paese che è il quarto esportatore del mondo e qui la benzina costa esattamente un decimo che da noi nonostante il cambio sfavorevole per i venezuelani!!
I vari sindacati danno appuntamento a Chuao radunando tutta la folla in una piazza lontana dai palazzi del potere, per non destare sospetti, per poi convergere verso il palazzo presidenziale a Miraflores a 10 km circa continuando a scandire “fuera Chavez!ni un dia mas, ni un paso atras!”
3° giorno
Ci si sposta su Maracay, 100 km ad ovest sempre sulla costa convinti di sfuggire a qualcosa di indefinibile che ancora bolle a Caracas, questa elezione del nuovo presidente non tranquillizza nemmeno i nostri amici venezuelani per primi, che oltretutto si sentono responsabili per noi ed in colpa per averci lasciato quasi tutto il giorno in casa ieri in una Caracas blindata durante l’elezione del nuovo presidente mentre abbiamo ancora negli occhi le immagini della marcia che abbiamo vissuto dal vivo molto più dei disordini successivi.
Ma si capisce subito che a Maracay sta succedendo qualcosa di peggio, siccome ci sono tutte le basi militari si dice che Chavez abbia usato una di esse per sfuggire in un’isola ed una folla inferocita lo attende tutto il giorno ed ancora a notte inoltrata si sentono spari ed urla del popolo mentre la nostra giornata l’abbiamo passata in spiagge meravigliose nelle isolette di fronte temendo però di dovervi passare la notte in costume più che mai grezzo blu playlife della community comprato al meeting pugliese per il sottoscritto.
I cellulari riportavano ai nostri amici una Maracay chiusa al traffico, poi riaperta nelle 2 ore in cui ci si infila sparati(più che mai verbo appropriato)in casa registrando gli spari nella telecamera:delle immagini ne ho fatto a meno molto volentieri!!
5° giorno
Stavolta queste foto di 2 giorni fa mi sembrano più appropriate per immaginarmi nell’albergo con piscina dove sono arrivato dopo 9 ore di bus da Caracas, ci sono lo stesso le palme ed i coralli me li sono portati dalle isole(qualcuno è conservato per voi:viva la sorpresa).
La città si chiama Maturin ed è uno sputo di paese in pieno entroterra dove si terrà la conferenza del club che ci ha portati qui in anticipo per allontanarci comunque da Caracas, i giorni della conferenza sono giovedì e venerdì per cui martedì e mercoledì si cazzeggia, pare che il mercoledì si vada a fare rafting su un fiume ma intanto seguiamo sempre la vicenda quasi orgogliosi di poterla raccontare tipo sopravvissuti a dei venezuelani intristiti dalla lontananza da Caracas o bloccati da impegni di lavoro qui che quindi non erano presenti, per giunta(si fa per dire!)noi pure a Maracay!
Il giornale ci viene tradotto in inglese dal personale dell’albergo e comunque alcune righe in spagnolo sono molto chiare come lo slogan della direzione delo CTV, il sindacato dei lavoratori che ha ribadito lo slogan “ni un paso atras”, confermando le proteste contro il governo di Chavez.
7° giorno
Sono sempre a Maturin dove resterò fino alla fine della settimana per la conferenza del Rotary che inizia domani. Oggi sono andato ad una delle più grandi attrazioni naturali del Venezuela:la grotta del guàcharo. Stiamo parlando di una grotta di circa 10 Km di lunghezza dove si nasconde questo uccello particolare che dà il nome non solo alla grotta ma a qualunque attività commerciale nei dintorni. Posta a 1.066 m. di altezza sul livello del mare e nel mezzo di un foltissimo bosco, la grotta presenta tutti i fenomeni geologici sotterranei nelle versioni più ampie:stalattiti, stalagmiti, rocce minerali, fiumi sotterranei con vari tipi di pesci ed altri animali ai bordi come l’enorme granchio nella foto.
Al buio della notte il guàcharo non ha più problemi con la luce ed esce per procurarsi il cibo, prevalentemente frutti di bosco che crescono tutt’incontro…non stiamo parlando di un uccellino ma di una specie di aquila!Il singolare ecosistema che si crea all’interno della grotta ci è stato spiegato nei dettagli dalla guida che vedete vicino a me nella foto ed è stato veramente interessante capirla grazie anche alla traduzione del mio amico italiano che parla perfettamente lo spagnolo.
9° giorno
Ieri sera abbiamo fatto il pieno di formalismi nella cena di inaugurazione, come se non bastasse ne avevamo fatta un’altra quasi più formale il giorno prima e che mi aveva costretto ad interrompere la chat con voi per prepararmi(per me erano le 19 del pomeriggio circa).
Dunque ieri abbiamo fatto una sfilata con le bandiere dei rispettivi paesi con conseguenti inni nazionali, noi più muti dei calciatori della nazionale ci siamo rifatti al microfono presentandoci brevemente ed a quanto pare in maniera comprensibile(discorsi spacciati come se fossero a braccio ma spudoratamente studiati a tavolino).
Si è parlato soprattutto delle iniziative benefiche del Rotary, in particolare data la sede, nel sudamerica con la presenza di politici ed imprenditori di altri paesi sudamericani e molti di loro sono stati veramente interessanti più di persona nel dopocena anche a causa di una maggiore possibilità di sviluppare un discorso personalizzando le domande.
11° giorno
Ci si mette in moto di buon’ora, per la gioia di chi voleva vedere il calcio italiano in diretta dalle 9 di mattina: si lascia Maturin e lo stato del Monagas per andare nello stato del Bolivares(che fantasia…)
Dopo un’ora di macchina con aria condizionata a palla (neanche fossimo negli iuessei), si arriva sulle rive del famoso Rio Orinoco, che bisogna attraversare con una imbarcazione che definirla chiatta è un complimento!Ci vanno circa una trentina di macchine ed altrettanti venditori ambulanti che esercitano la loro professione esattamente incastrati tra le macchine piu’vicine ai lati dell’imbarcadero; stanno lì tutto il giorno e scendono solo dopo circa 50 traghettate, tanto per chi è a piedi è tutto gratis!
Quasi gratis è la loro povera ma pittoresca mercanzia; il mio amico, rimasto con la giacca della sera precedente, viene accerchiato neanche fosse Rockfeller e sta al gioco: si accende come al solito con arte una sigaretta e comincia a mercanteggiare l’acquisto di un favoloso pugnale ad un prezzo irrisorio; me lo debbo tenere buono più che mai perché è capace di tutto!!
Arrivati nella capitale Puerto Ordaz, tocco con mano la vastità del Rio Orinoco che dà il nome di puerto ad una cittadina che non è sul mare, e sono ospite di un’anziana coppia che ha vissuto in mezzo mondo.
13° giorno
L’incredibile Ciudad Guayana (scritta proprio così con una A in più), si è mostrata a noi in tutta la sua bellezza.Stiamo parlando della quinta città venezuelana teatro di paesaggi e scenari naturali incredibili. Sono stato al parco di Cachamay e a quello della Llovizna nel pomeriggio dopo che in mattinata, insieme agli altri, avevo percorso tutto il rio Orinoco risalendo fino alla vicina Puerto Ordaz da dove ci eravamo spostati in macchina. A C.G. il rio presenta i suoi punti più panoramici, come le piccole cascate che vedete nella prima foto, ed il singolare incrocio con un altro fiume dove per correnti diversissime i 2 fiumi restano separati, con tanto di colore netto che ne demarca la separazione e rende il lungo prolungamento del contatto quantomeno tempestoso!
Nel pomeriggio il fantastico parco di Cachamay dove è possibile vedere un’altra cascata dall’alto grazie agli appoggi in foto, poi poco più avanti diverse cascate del parco della Llovizna, della quale vedete la più spettacolare!Nel tardo pomeriggio visita dell’ecomuseo idrologico con la spiegazione computerizzata di qualunque ardimento architettonico in materia e precedenti disastri idrici che hanno motivato alcune scelte.
15° giorno
Vista Ciudad Bolivar ieri, oggi dalla stessa ce ne andiamo a Canaima!! Le mie parole non basteranno mai a dare l’idea, si può leggere pertanto “il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle immaginando di essere in uno dei giganteschi tepui, termine indio per indicare la montagna ed usato per le centinaia di altopiani(o mesa)sparsi nella regione della Guyana, nel sudest del paese, dove giungiamo dopo un paio di ore di un aeroplanino (un giocattolo giusto da 6 posti). Da uno di questi tepui, l’Auyantepui (montagna del diavolo) si tuffa il Salto Angel, (979 mt.) per la cascata più alta del mondo!
Nessun romanticismo nei confronti degli angeli, il suo nome deriva dall’avventuriero e cercatore d’oro Jimmie Angel rimasto impantanato col suo piccolo aereo scampando alla morte dopo 11 giorni d’inferno sulla cima del salto. Come si vede c’erano un po’ di nuvole che ci hanno fatto perdere il senso della profondità del salto, peraltro pure con meno acqua rispetto alle foto viste in tutto il pianeta….a me piacciono molto di più le cascate con un impatto maggiore quasi in larghezza che non in lunghezza, come tutte le altre che vedete riassunte nella foto di commiato. Nel vederle tutte a piedi, la più bella è stata quella del Sapo, non solo perché si poteva passare di sotto ma per i colori.
17° giorno
Dopo un giro di Puerto La Cruz serale al nostro arrivo ieri, oggi siamo andati al parco nazionale del morochi, in particolare nell’isola El Faro dove ci siamo resi conto di essere nell’isola delle iguane!!!
Dire che sono tantissime è un eufemismo, praticamente salgono e scendono da qualunque oggetto appartenente alla natura o agli umani e si rischia quasi di dimenticare la loro presenza dopo ore nell’isola.
Questa è un’isola molto bella e discreta, si sa che di fronte c’è la famosa Margarita ma non se ne fa niente anche perché già nel pomeriggio si torna a Puerto La Cruz ed entriamo nel centro commerciale!
Avete capito bene, con la barca abbiamo ormeggiato sotto quel ponte rosa che vedete alle mie spalle nella foto (la cui targhetta bianca che si intravede recitava la dicitura “ponte dei sospiri”) in un dedalo di piccoli canali sui quali si sviluppa il coloratissimo enorme centro commerciale al centro di plaza Mayor.
Molto colorato non nel senso dei negozi molto standard ed occidentalizzati, ma proprio per i colori di ogni singolo palazzo che accanto ad un altro formava il complesso, ricordo come in Venezuela quasi dappertutto ci sono queste serie di case anche da abitazione con questi colori allegri ed accesi.
19° giorno
Caracas è il solito termitaio umano, una città senza un inizio ed una fine: i suoi 7 milioni di abitanti sono distribuiti per larghezze ancora più sproporzionate, tipo Los Angeles, con strade lunghe e veloci come autostrade(tranne nelle ore di punta, ovviamente).Ogni minimo spostamento ci costa ore nelle stesse macchine:mattinata all’ambasciata d’Italia e pomeriggio alla camera di commercio italo-venezuelana.
Con l’ambasciatore abbiamo parlato soprattutto della difficile situazione per quanto concerne i sequestri di persona, dopo che anche il Corriere della sera ne parla nella sezione esteri proprio di oggi; egli ha dovuto personalmente gestire diverse faccende delicate circa i rapporti tra Italia e Venezuela per questo motivo. Poi alla camera di commercio si è parlato di vari esempi pratici di come si può ancora investire in questo paese ricchissimo di materie prime, ma la cui lavorazione ad alto livello, e solo in certi contesti, non è ancora appannaggio dei locali e l’esempio più insistente è stato quello della lavorazione del caffè.
Si vede una parvenza di centro attorno ad un complesso di shopping center,viali e gli unici grattacieli della città:ovviamente si chiama Centro Bolivar, poi il Museo di arte contemporanea, in avenida (eddai)Bolivar ,che è il più importante del Sudamerica con 16 sale con opere di artisti internazionali da Picasso a Mirò fino al locale Jesus Soto.Poi serata nei quartieri di Las Mercedes e Sabana Grande,che sono quelli più vivaci di Caracas.
21° giorno
Si pensava di andare a Los Roques, le famose isole di fronte Caracas, ma nella stessa città tengo ormai tanti amici che mi propongono di restare a vedere la marcia di oggi; la pioggia battente quasi quanto le nostre palpebre dopo l’ennesima nottata in giro ci spinge a dormire tutta la mattina!!
Veniamo a sapere dalla tele che la marcia è tranquilla e con meno persone del previsto causa soprattutto lo stesso maltempo. A pranzo ce ne andiamo in un barrio che si chiama El Hatillo dove in una specie di bungalow si mangia mentre un maxischermo(che fa ridere, visto il contesto dove è messo) ci propone la diretta di coppa europea tra Real Madrid e Barcellona, con il nostro Collina che arbitra stranamente bene….Lo sport può essere una metafora per capire l’influenza spagnola, può sembrare banale dirlo(fra l'altro per un paese che tiene alla sua identità), ma il tifo è…da Santiago Bernabeu anche perché in Venezuela praticamente il calcio non esiste.
Giriamo per il quartiere con la chiesa di Santa Rosalia da Palermo(!!)che vedete in foto e poi ci si infila in un negozio incredibile che vende veramente di tutto ed a basso prezzo e mi consente pure di fare la foto all’immancabile perfumeria!!
Il tempo si aggiusta e si fa un giro al Parco Nacional con una vista ampia della città, ma credo che neanche da un aereo si possa vedere tutta Caracas!vedo però anche tante bidonvilles…
23° giorno
Arrivo nell’isola di Trinidad nel pomeriggio, che forma con la vicina isola di Tobago un unico stato...
Quindi sono ai Caraibi, un gruppo di isole che da nord a sud(dalla Florida al Venezuela e quindi dalle Bahamas a Trinidad) sono un microcosmo abitato da oltre 30 milioni di persone, dove sventolano 18 bandiere diverse, si parlano 4 lingue e si professano tutte le religioni del mondo!
I nomi dolcissimi di varie isole non devono fare dimenticare il torbido passato della tragedia degli indios, per cui in 4 secoli si è scritta l’epopea dei pirati e si è consumata la vergogna della schiavitù
Qui sono nati miti, leggende e la musica più trendy del mondo tra isolotti corallini che galleggiano in acque dai riflessi di giada e soprattutto tramonti di bellezza indimenticabile, ma come sempre ci sono le vicende umane passate e presenti che mi attirano tanto e mi hanno fatto scegliere Trinidad che è meno turistica in senso naturale di Tobago o delle venezuelane Los Roques.
Port of Spain è la capitale di Trinidad dove trovo alloggio in un ostello pieno quasi del tutto di americani che rischiano di farsi investire all’uscita dalla guida a sinistra dei locali, oltrechè da qualche malintenzionato….Dopo un giro pomeridiano tranquillo, faccio infatti un giro serale a piedi senza telecamera e macchina fotografica come raccomandato da chi già ha visto la situazione…
25° giorno
Lascio l’isola di Trinidad nella mattinata per arrivare in soli 40 minuti all’isola di Barbados dove l'arrivo promette bene come da prima foto…Trovato il primo buco che capita rigorosamente sulla costa ovest però, mi fiondo subito in spiaggia!Su questo lato dell’isola infatti ci sono le spiagge più belle e si resta pure a contatto con le città principali, cioè la capitale Bridgetown e più a nord Speighestown. In questo tratto ci sono i superalberghi di lusso dell’establishment inglese, che prevedeva addirittura una corsia preferenziale al controllo passaporti in aeroporto(le altre 2 file?locali e stranieri!).Questo perché quest’isola è la little england dei Caraibi e dicono che come non mai si sentono le origini inglese, vuoi perché è una delle poche isole non toccate da Colombo, vuoi perché è sempre stata inglese dal 1625 quando arrivò il capitano John Powell; poi il parlamento dal 1639 è il terzo per anzianità del Commonwealth dopo quelli di Londra e delle Bermuda.
Vedo giudici uscire dal tribunale sotto circa 40 gradi con la canonica parrucca, pubblicità di musical neanche fossimo nel West End londinese e l’immancabile Trafalgar Square con statua al centro dedicata all’ammiraglio Nelson, eretta nel 1813 e quindi anteriore di 29 anni a quella omonima di Londra…
27° giorno
L’isola di Barbados è una sorpresa dietro l’altra: giro per il nord del paese in una zona pomposamente chiamata “la piccola Scozia” per via delle alture(dette highlands) e non solo perché siamo a nord della “little” england!Da queste parti trovo una serie di animali in libertà che farebbero la fortuna di qualunque zoo: daini, lepri, tartarughe, opossum, istrici, iguane, cigni e fenicotteri rosa che vedete in foto come il bel pavone; coccodrilli pure fotografati come il resto, ma debbo pur fare una scelta “limitando”la terza foto al lato est dell’isola laddove il più bel giardino botanico di tutti i caraibi mi si presenta con sei acri zeppi di piante e fiori esotici, palme e cactus, flamboyant e bouganville, ibischi e orchidee con cascatelle ad altezza uomo molto suggestive:in totale circa 700 specie diverse di piante e fiori che crescono spontaneamente!!!
Tutto il lato est fa riferimento a Bathseba, affacciata quindi in pieno atlantico con onde furiose tutto il giorno su dei caratteristici enormi massi che rendono ancora più rischioso il surf di autentici fenomeni neri del posto (non vedo molti stranieri!!).
Al centro dell’isola ci sono le Harrison’s cave, cioè delle bellissime grotte con stalattiti, stalagmiti e tutto il campionario dei fenomeni geologici di una grotta con la perla di un illuminazione magistrale che rende tutto molto suggestivo.
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