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Inverno 1999 - USA: Viaggio comico .... con finale tragico!


Storie tragicomiche di italiani con cuore americano ed americane con cuore italiano!

Antefatto:protagonisti italiani:marco penna, giuseppe taibi, giugiù zambuto, cicco traina protagoniste americane:rose derubbio, tiana gianci, nita sturiale, nancy giordano.
(PS le americane però non parlano italiano, di questo passo lo impareranno….

Fatto: il tour americano nell’inverno 1999 (x la parte sportiva descritto nella sezione “playgrounds del mondo”).
Finita la maratona di NY la prima domenica di novembre, conosco Rose Derubbio incuriosito dal fatto che è di lontane origini italiane (basilicata, ma non sa la città) e che mi aveva chiesto con pregiudizio alla rovescia(alla mia affermazione che le mie due donne della mia vita si chiamano Rose come lei) “chi sono queste due? la tua ragazza e la tua amante, da bravo italiano?”-“no, sono mia madre e la mia agente di viaggio!” Dato che abita in piena downtown col suo attuale ragazzo ed è una delle poche coppie newyorchesi con seconda stanza libera per ospiti, è fondamentale x me e x la mia ragazza avere una base x dormire nella città più cara del mondo(scherzo!). Rivedo NY da cima a fondo, sono tre anni che non ci torno da una veloce puntata prima di andarmene in Florida (anche nel racconto Florida ’96 non ho parlato di NY, basta il mio viaggio del ’90, comunque stavolta con la maratona ci ho infilato pure staten island ed ho completato i cinque distretti cittadini). Vista una partita NBA a NY, me ne vedo un’altra nel New Jersey e lascio uno dei miei due borsoni coi resti della maratona+regali dall’NBA store, a Giugiù Zambuto, un italoamericano che nel “garden state”(il New Jersey, appunto) gestisce una pizzeria (da lui lavora Cicco Traina, un ragazzo delle mie parti). Rimasto col secondo borsone ed uno zainetto, vado da solo col treno a Philadelphia, vedo tutta la splendida città e tanti impianti sportivi delle famose quattro università cittadine e tutti con gente in azione, anche famosi, ma in serata capita il primo imprevisto: sento un incendio notturno in lontananza ed avverto il proprietario della stamberga tutta in legno o quasi dove stavo dormendo: stava bruciando una specie di enorme cassonetto della spazzatura appoggiato alla stessa locanda! Firemen in azione, tanta acqua visto che ormai il fuoco era alto e nottata persa, non ci fu la possibilità di completare il proverbio siculo “nottata persa e figlia femmina” x mancanza di materia prima (SCHERZO!) in una città quasi totalmente sprovvista di viaggiatori/trici che si fermano più di un giorno (non c’è nemmeno l’ostello!!). Emozione bestiale al museo dell’arte ai famosi gradoni che faceva Rocky Balboa-Sylvester Stallone ( ma la statua è stata spostata agli impianti sportivi). Il meglio arriva con lo spostamento a Washington: chiamo la lontana cugina Tiana, entusiasta di accogliermi ma che non può venire a prendermi alla stazione di Washington x andare a casa sua dato che lei sarà impegnata x lavoro: no problem, mi fa lo spelling dell’indirizzo dove vive sola (genitori a Boston), peccato che avendola chiamata appena poco dopo la mezzanotte al suo cell nel dirle “domani” lei, giustamente x un verso, capisce dopodomani! Risultato? Arrivo all’indirizzo, un bilocale sotto una scalinata che risulta vuoto pure con tanta posta nella casella ed un freddo cane nonché una valigia ed uno zaino con me! Suo cell sempre spento da una cabina x fortuna vicina, non ho numeri di Boston x farmi dare dai suoi qualche altro contatto suo a Washington, allora busso alla vicina che si rivela un’anzianissima vedova cecoslovacca. Ne viene fuori una discussione su Praga e dintorni sull’uscio di casa sua avendo subito notato un quadrettino sulla stessa magica città, comincia a fidarsi del viaggiatore venuto da lontano e chiude la porta risparmiandomi il gran freddo. Marito morto come militare x il governo americano, comincia a raccontare di un’affascinante vita attorno al mondo con la schiettezza di un’americana e la cultura di un’europea. Mi lascia dormire appena dopo l’ingresso, chiude a chiave la seconda porta che dà sul resto della casa e così ho giusto il divano d’ingresso e un bagno piccolo dietro un cucinino. La mattina si sveglia, deve uscire e non può lasciarmi in casa e così mi sposto a mia volta dall’altro vicino!!! Stavolta si ride, in quanto sono dei tipici cazzeggiatori universitari morti di sonno, ma pochi attimi da loro e vedo arrivare la cugina americana mortificata x l’equivoco!! Ringraziamenti a tutto il vicinato, giro completo di Washington con la mountain bike di Tiana ed un freddo cane che non ferma i maratoneti x strada, molto particolare x me il museo dell’Olocausto come consigliatomi dalla vecchietta (cena con amici/e di Tiana e suo ragazzo araboamericano). E’ l’unica novità degli altri musei e del resto cittadino visti in “USA ‘90”. Il giorno dopo mi fanno un incredibile terzo grado all’ufficio dove lavora lei x via del fatto che è la sede araboamericana del controllo del greggio, pertanto paura e prevenzione di spie e/o infiltrati, anche al Pentagono, sia pure molto più lieve, lo stesso controllo e con le sue conoscenze potrei vedere la Casa bianca, laddove non arrivano i visitatori, ma lascio perdere. Giro degli stati a sud della capitale con la sua macchina, nell’ordine una splendida visita al museo di Gettysburg in Virginia, già il cimitero di Arlington ove riposano i Kennedy a Washington è nello stato della Virginia (mentre Washington è DC) ma è ancora collegato con la metro della capitale, mentre invece a Gettysburg siamo già in un’altra america, nel vero stato della Virginia, col suo passato che ricorda la mitica battaglia di secessione qui combattuta. Originale il bigliettaio che mi fa entrare gratis senza che nemmeno gliel’ho chiesto, chiedendomi soltanto “are you a promise keeper?” gli rispondo di sì ricordandomi che si tratta di una specie di associazione di padri di famiglia che ha riscoperto i valori della famiglia e che li ha celebrati, spero dopo anche coi fatti!, con una famosa marcia pacifica a Washington che ebbe grande risalto in Italia. Ancora più giù entro nel North Carolina e vedo la cittadina di Wilmington in uno strano caldo pomeriggio d’inverno, sono in maniche corte sul promontorio di cape Fear (paura) reso celebre da un film e vedo la casetta dove crebbe Michael Jordan, famoso cestista (c’è bisogno che ve lo dico?! Ok, non siamo nella sezione sportiva..) Più giù entro nel South Carolina: praticamente bianchi non ne vedo più nella bella cittadina di Charleston sul mare e con una funzione battista di soli neri ( non dimenticherò mai con quanta gentilezza mi hanno offerto i dolci fatti in casa ed esposti al termine della messa). Charlotte è invece una città, almeno x gli standard di questo profondo sud, un gruppetto di grattacieli in centro ed una tranquillità che una vera metropoli americana se la sogna! Ci vedo una partita NBA anche qui con un campionario di bianchi della middle class attorno a me, tutti educati e gentili da sembrare finti…normalmente ogni famiglia è alla partita con circa 4 o 5 figli! Da quelle parti vedo 2 famose università. Sfioro il Tennessee nella cittadina montanara di Ashville da dove comincio la mia risalita x Washington attraverso le Smoky mountain in uno scenario fiabesco di fiumi, laghetti e foresta ininterrotta ai lati della strada, sfioro lo stato della West Virginia nel mio arrivo nella capitale in una splendida ma fredda notte di Novembre. L’indomani dopo una notte di racconti con lei sul resto del mondo dove ha vissuto, accompagno Tiana all’aeroporto dato che lei il low cost x Boston l’aveva già preso x quel giorno, mentre io ho trovato posto solo l’indomani: sempre e solo grazie alle sue conoscenze il biglietto x me arrivò a casa sua l’indomani della telefonata. Ritorno dunque a casa sua dove scarico la macchina e tengo le chiavi che le ridarò a Boston, avrei dovuto ridargliele, invece a momenti….e qui comincio già a ridere mentre scrivo! Il volo low cost usa sempre aeroporti secondari e questo Washington-Boston, cioè dal District of Columbia allo stato del Massachussets si rivela un volo da Baltimore, nello stato del Maryland a Manchester, nello stato del New Hampshire. Comunque le due città sono vicine, per gli standard americani, alle due metropoli ed effettuo senza problemi il viaggio dalla capitale a Baltimore x prendere l’aereo x Manchester. Atterrato in loco, nessuna traccia della cugina ed aspetto, ma si fa tardi tipo le 9 di sera e sono già quasi solo nel piccolo aeroporto di provincia dove nessun volo è previsto in partenza o in arrivo già a quell’ora: chiamo ripetutamente i suoi numeri di Boston (che lei stavolta mi aveva lasciato al momento di salutarci a Washington) ma stavolta l’equivoco è sul fatto che sono arrivato nel New Hampshire dove i suoi hanno la seconda casa e lei x sbaglio mi ha dato quei numeri e non quelli di Boston (dico “quei numeri” perché, tipica situazione americana, sono separati ed hanno quindi due case separate di montagna nel New Hampshire, è comico che ci vanno insieme da Boston partendo da altri due appartamenti separati!!) So che gli americani lasciano la segreteria messa anche quando sono in casa e questo mi inganna convinto sempre che lei debba rispondermi ad una delle due case, invece Tiana aspettava la tel in una delle due case di Boston, secondo lei avrei magari deciso di risparmiare un tacchino rimanendo a washington a casa sua e dandole le chiavi un paio di giorni più avanti a Boston: ecco perché mi aveva detto “sono a Boston fino a sabato 2 dicembre, vieni quando vuoi…”!!!! Sapeva che avevo quel volo ma sapeva anche che avevo tanti amici a Boston e, secondo me in totale buonafede, pensava che magari l’avrei chiamata giorni dopo….tanto un tacchino in più c’è sempre in tutte le case e, come detto, non pensava di aver scambiato i numeri di tel dei suoi! Suo cellulare sempre spento, ma tanto so che lei sa a che ora era il mio volo, ma sono ormai quasi le 10 di sera e l’addetto all’aeroporto ormai è il miglior amico del viaggiatore italiano, lui convinto peraltro che posso portarlo all’italoamericano John Schillaci di cui campeggia foto segnaletica sopra la sua scrivania ( ma questo Schillaci è biondo con occhi chiari e molesta i bambini!!). Pensavo al concetto americano di molestia per bambini secondo cui basta una carezza x intendere molestia, forse al tizio non gliel’avevano spiegato ma questa specie di marshall insiste che John è un criminale “perché anch’io ho dei vicini italoamericani che fanno queste cose ai bambini”(!!). In effetti però poi pare che John abbia peggiorato le cose fuggendo la prima volta in giro x gli states con un paio di bambini (John, ma insomma, non ci basta Michael Jackson?!). Alle 10 di sera allora parte l’ultimo autobus di 1,30 h. x Boston e dall’aeroporto di Manchester chiamo l’amico giuseppe taibi residente in pieno centro dalle parti del conservatorio musicale. Anche lì immancabile segreteria ma non ho scelte, l’amica bostoniana Nancy conosciuta ad Atlanta nel ’96 ha la segreteria messa ( fate tre numeri a caso in Usa e sentite le segreterie…) e mi presento alle 11,30 di sera, x fortuna era vicino alla stazione bostoniana la casa di Taibi di cui avevo copiato l’indirizzo grazie ad una sua vecchia email “vienimi a trovare a Boston, chiamami a questo numero o passa da questo indirizzo”. La scena è di quelle guidate dal signore del viaggiatori: busso al suo cognome al citofono ed una voce troppo reale mi fa, da dietro, “e tu che fai qua?!”- stava tornando a casa in quel momento!!! Gli dico che a quell’ora mai mi sarei permesso di rompere, ma dato che abitava a due passi dalla stazione dove non c’era un deposito bagagli aperto dove lasciare un borsone che in ostello (a Boston c’è) è troppo vistoso. Un albergo in America non so cosa sia, mi fermo sempre in un motel ma solo quando sono in macchina, avere una macchina è quasi obbligatorio in USA ma al nord non ne avevo la possibilità oltrechè pensavo non servisse (la cugina nel giro a sud di Washington mi aveva giustamente detto che non aveva senso farsela in macchina sino a Boston!) La cruda, incredibile verità era un’altra ma nessuno potrà crederci: avevo solo quattro, diconsi quattro dollari, avrei comunque potuto usare la carta di credito ma avevo già toccato il mio budget e sapevo che magari non ce ne sarebbe stato più di bisogno tra cugina, amica, amico e tacchino l’indomani!! (avevo ancora 4 giorni a Boston!!) Vi pare che il buon Taibi si accontenti di una valigia? Primo automatismo entrato in casa è ascoltare la segreteria telefonica e ci facciamo risate a risentirmi dall’aeroporto di Manchester, dopo altri 10 minuti fa entrare la fidanzata americana, attuale moglie Nita Sturiale…bostoniana doc ed italoamericana alla lontana ed avendo un solo letto dice che lei va a casa sua con Giuseppe ed io rimango lì! Great Nita e Giuseppe, detto ovviamente Guiseppe dagli americani nonché Joe nella mia attuale memoria telefonica, ora che il cell l’ho comprato subito dopo questo viaggio. L’indomani, solo soletto, niente traccia della cugina ai soliti numeri dove lascio messaggi, suo cell addirittura muto (poi capisco perché) e meno male che becco la Nancy che ha 3 sorelle, madre e nonna in casa e padre assente e necessitano di compagnia maschile, tacchino selvaggio e racconti italoamericani da film, anche loro di terza generazione, la sola nonna masticava un po’ d’italiano ed un perfetto pugliese unico dialetto del nostro sud che non capisco proprio x niente!! Vai con l’inglese alla Kennedy, almeno nella sostanza se non nei fatti quando dico loro “non chiedetemi cosa potete fare per me, ma cosa posso fare per voi” Applausi scroscianti mentre io mangio alla grande il tacchino raddoppiato come premio e la brava ragazza mi riaccompagna in serata nel luogo del facile appuntamento che le avevo dato in mattinata (la statua di Red Auerbach, ex coach dei Celtics, dietro il Quincy market!) A casa Taibi trovo un libro e me lo leggo in quei tre giorni, “le vie dei canti” e decido definitivamente di andare in Australia a fine mese come prima tappa del mio giro del mondo, laggiù sarà piena estate ed io sono ai meno 11 di Boston! Secondo giorno vedo Joe Taibi all’uscita dall’università mentre suona uno strumento musicale sotto una volta che crea un acustica particolare mentre decine di persone lo guardano estasiate o solo perché devono fumare fuori dagli uffici, al freddo: ha talento quel ragazzo!! Vi ricordo il suo sito www.giuseppetaibi.com Il pass della metro era avanzato ad un fidanzato di una delle sorelle della Nancy che tornava nel Delaware di cui era nativo (ovviamente un giorno passerò a trovarlo) e con la stessa metro mi avventuro all’appuntamento con…Tiana!! La cugina avrebbe potuto tel in Italia ma sapeva che ero troppo furbo, o scemo, questione di punti di vista, x dire ai miei che ero ufficialmente disperso senza di lei a Boston, e così, da sua madre, viene a sapere che sono al tot numero di tel dell’amico Taibi (l’avevo lasciato nella stramaledetta segreteria della mammina che era passata per caso il giorno prima nella seconda casa del New Hampshire!). Ci si vede in downtown, morti dalle risate, con suo padre però che ci porta nell’immancabile ristorante italomaericano che si chiamava “D’amelio” in piena Boston trail, cioè una particolare linea rossa che segna un sentiero dentro la città. Inutile dire che nel quartiere italiano William, detto Bill, conosceva tutti e mi fa vedere la chiesa dove era stato battezzato, dove si era sposato, la vicina di casa ecc. insomma un italoamericano doc anche nel mangiare calamari a palate mentre in questo ristorante la cui vetrata dava sulla strada passò l’ennesimo amico suo: un anziano italoamericano cui vengo presentato come un parente da parte dei “Russo” (la famiglia di mia nonna, di cui una sorella ha sposato un italianissimo cugino di Bill); lui chiama la moglie arrancante dietro di lui in strada x sentirmi dire “ma tu apparteni ai Russo di Boston o ai Russo di Gloucester?!” Manco so dov’è Gloucester, vorrei dirle nemmeno sicuro di aver capito bene quel nome di città a me comunque sconosciuta, come poi scoprirò a Gloucester c’è un enorme comunità siculoamericana! Dico che vengo dalla Sicilia, tanto x loro Sicilia è ormai un’entità lontana, almeno spero! Se solo sapesse quanti Russo ci sono in Sicilia ed in Italia, ma si accontenta della mia risposta e “mi scusasse che n’assittamu” (scusi che ci sediamo). Traduzioni dal siculo all’inglese x cugina e suo padre che però di siculo ne mastica molto di più pur essendo nato e cresciuto in USA pure lui (da genitori tutti e due siculi), dal fondo del cervello (mentre parla sparato in inglese con questa coppia) dice cose tipo “la mogliera” oppure “il paesano” x mettermi a mio agio, secondo lui… ma la figlia mi dice che quando parla con lei non si è mai sognato di dirle una sola parola nel mio dialetto, ed a lei manca molto!! “Senti, Tiana ma com’è che a Boston non ti porti il cell e nemmeno mi suonava mentre ti cercavo?, Stai tranquilla però che come torno in Italia me ne compro uno!” “È rimasto in ufficio a Washington, non mi permettono di usarlo fuori…”- vero o falso x ragioni di coperture lavorative, di sicuro non è così rintracciabile a Boston! “Sì, ma almeno una voce che dice che è spento, come quando ti cercavo la prima sera a Washington, prima di finire dalla tua vicina” “Se spengo in quell’ufficio di Washington, abbiamo pure una copertura magnetica verso l’esterno” e capisco che non mente, avrebbe potuto dire non c’è campo ma sa che non sono scemo, una voce dice comunque non raggiungibile o spento (this phone number might be outranged) Passando davanti il Fleet Center dico allo zio d’America che due giorni dopo avrei visto i Celtics contro Miami…”hai il biglietto?”mi chiede…sterzata quasi in contromano al mio no ed in un attimo mi compra uno dei migliori biglietti al botteghino senza coda del Fleet Center! In macchina padre e figlia si erano caricati gli avanzi del pranzo (non ridete, in USA” the dog bag”, cioè il cosiddetto sacchetto x il cane lo chiedono pure nei ristorantoni) per la zia che dovevo salutare! Padre e figlia stralitigano in macchina perché lui non vuole entrare in casa, parlano slang stretto oltre all’incazzatura ma il senso è troppo chiaro, mentre invece io ridevo dentro di me perché pensavo alla scoperta della dog bag nel mio primo viaggio in USA 13 anni prima. Come se non bastasse pensavo ad un film (successivo alla mia prima volta in USA) cult in italia, “johnny stecchino!” laddove c’era la scena del johnny mafioso che si nascondeva dal facsimile toscano facendo il verso del cane per richiamare il cibo nella cantina dove si nascondeva. Allora il johnny buono portava giù persino l’aceto dicendo “è un cane siciliano” oltre a tutto un arsenale di cibi che fa il paio coi nostri avanzi per la zia. Tragicomico il mio saluto alla zia contentissima per un verso di vedermi per la prima volta, mentre padre e figlia al di là dell’oceano li avevo già conosciuti (un giorno racconteremo come…), la zia aveva subito il morso di un’ape o qualcosa di simile ed era con un occhio pesto mentre il marito chiedeva se aveva un certificato medico x dimostrare che non era stato lui a pestarla e quella a rispondergli che, se era per quello, allora non si doveva preoccupare in quanto era senza dubbio una separazione civile e non violenta (debbo dire che questa era una scena molto americana, soprattutto da un punto di vista delle temute conseguenze giuridiche da parte dello zio: in USA se un poliziotto vede una donna che fa la spesa ed ha un graffio le chiede subito se è stato il marito!) Zia Annie si fa di malavoglia un quarto del sacchetto ed il resto me lo lasciano senza che nemmeno l’ho chiesto, ci mangio la cena della sera solo soletto da Joe Taibi partito in mattinata per l’Italia (un altro mazzo di chiavi da restituire, alla sua fidanzata, e nel pericolo di segreterie varie mi faccio dare almeno 3 suoi numeri di telefono!) Il sacchetto finisce con colazione e pranzo dell’indomani quando nel pom si libera l’amica nancy e mi porta a Springfield, sempre stato del Massachussets e ben 2 h di macchina andata ed altre 2 di ritorno nella notte, col cuore del basket mondiale visto al museo del basket. Mi scarica a casa di Joe con un altro sacchetto con sole bevande avanzate dalla cena da lei offerta in un Wendy’s a metà strada tra la hall of fame del basket e la città dei Celtics. Avevo insistito x pagare l’ingresso con carta di credito e la cena, almeno la mia parte, con i famosi quattro dollari rimasti ma non c’è modo, sai che dispiacere ma solo x continuare l’assurda sfida e cominciare a sfruttare ogni occasione x poi viaggiare in Australia senza rimetterci (ovvio che poi x farlo in diversi mesi ho dovuto lavorare), qui a Boston ebbi solo poche tragicomiche giornate di fortuna! L’indomani, gentilissimo lo zio d’america dice che mi porta dove vuole, con Tiana al seguito ed io, che ho già visto Boston (vedi USA ’90), dico Nantucket, l’isola dei Kennedy, dopo aver visto come novità la bellissima libreria kennediana, con loro due, nella mattinata fredda ma meravigliosa di Boston, che peraltro ho conosciuto solo in versione estiva. Adesso vedo che fa un freddo cane e non ci faccio certo il bagno alle spiagge, peraltro sento dire allo zio che Nantucket è lontana e deduco per gli standard americani che ci vuole un giorno di macchina!! La sera ho la partita NBA, quindi niente Kennedy, manco a partire all’alba ed allora arriviamo a fare un perfetto andata e ritorno per il paese di Lowell, ove nacque il mitico Kerouac e dove diversi locali e piazze lo ricordano (mitico il suo libro-cult quasi tutto riportato in una pietra stile muro del Vietnam nel parco al centro di Lowell ). Nantucket la vedrò in un'altra vita, magari se divento ricco come i Kennedy! (non esattamente la mia aspirazione vista la caterva di guai che questi si tirano dietro con i loro soldi!) Sulla via del ritorno, zio Bill, permette a sua figlia di raccattare i suoi abiti in una valigia mostruosa x grandezza che viaggerà x l’Italia con me, dato che l’incredibile Tiana deve andare in Africa x lavoro e poi finalmente con una borsa di studio in Italia (in passato un totale di 5 giorni nella sua vita!), ma non può portarsi nel remoto Ghana x 1 mese una valigia contenente vestiti x i prossimi 6 mesi italiani a Venezia. Ricordo ancora che lei aveva voli Washington-Roma-Addis Abeba tutti effettuati con Ethiopian airlines dagli USA, poi Etiopia-Ghana andata e ritorno in un mese e poi poteva spezzare il ritorno in USA con la sosta romana da dove in treno raggiungeva Venezia, raccattandosi la valigiona a Bologna dall’ennesimo cugino che vi abita. Ovviamente la valigia era arrivata in Sicilia con me e poi l’avevo rifilata alle feste natalizie al cugino sceso da Bologna, lui ci risalì ai primi di gennaio immagino molto contento di quel peso mentre io partivo per l’Australia!! email in Australia x il sottoscritto “mission accomplished, you’re great! love, Tiana” Mi permisi di controllare a Boston cosa ci metteva, solo vestiti ed era divertente il suo embarrassment americano mentre metteva la biancheria intima “but i’ve to check what i’m carrying for you!!”. Io controllavo perché di una che parla l’arabo per lavoro e l’inglese per il suo governo vengono fuori non matematicamente delle spie come dicono i parenti, ma probabilmente gente pronta a far del male a lei e a chi gli va dietro. Il mio unico guaio era che non avevo la chiavetta della valigia e se mi avessero chiesto di controllare in dogana avrei forzato il lucchetto, dicendo di aver perso la chiave e poi saltavano fuori mutande da donna!! Ricordo ancora la faccia di mio padre all’arrivo in Italia! Lui: “Finalmente hai comprato una valigia nuova,e magari ci hai messo quei vestiti che non ti sei mai comprato?”(credo sia uno dei pochi padri che invita il figlio a spendere di più, soprattutto nell’immagine che io trascuro alla grande!) Io:” veramente Tiana mi ha dato la sua valigia…” Lui: “quindi Tiana ti ha regalato la sua bellissima valigia x metterci i tuoi resti della maratona mescolati, spero, a qualcosa di decente? Ma non potevi comprartene una tu?” Io: “no, pà , la valigia è proprio sua contenuto compreso, e deve arrivare in Africa.” Lui: “e in africa ci arriva su queste rotelle da sola?” Comunque poi spiegai tutto a mio padre, e torniamo a Boston dove con baci e abbracci Tiana e suo padre mi lasciano a casa di Taibi con questo valigione: suo padre la porta all’aeroporto x tornare a Washington da sola ed al momento esatto in cui la macchina si stava allontanando io urlo “Tiiiiiannaaa, the keeeeeyss”, ovvero si stava scordando di farsi ridare le chiavi della sua casa di Washington: cose che capitano a chi viaggia troppo! Lei in Sicilia una volta si scordò le chiavi della sua macchina americana ed io prima di spedirgliele chiedo come sta guidando nel mentre e lei mi dice che ha diverse copie nella costa atlantica degli USA dove si muove…ma la macchina mica vola con te, tu sei sempre sull’aereo navetta interno delle grandi città dell’est e lei risponde che la macchina è fissa a Boston ma non sa mai da quale delle altre città la richiamano in giornata pertanto si tiene una copia dappertutto!! Mah!!!!!!!! Quindi lei non ha ancora conosciuto Taibi, che era in Italia ormai da due giorni, ma lo conobbe assieme all’attuale moglie in un’altra memorabile giornata sicula (che racconto in breve al termine di queste avventure). Dunque, salutata stà svitata, la sera vedo la partita NBA e come da accordi telefonici, tornato a casa, trovo Nita, la ragazza bostoniana di Taibi entrata con la sua copia di chiavi (ovviamente le lascio la copia di Joe e la ringrazio centomila volte) e lei con la sua macchina mi porta, borsone e zaino miei + valigia di Tiana, alla stazione dei bus da dove il Greyhound parte a mezzanotte esatta: cambio a New York alle 5 del mattino con rissa in stazione tra spacciatori e poliziotti che nella foga fanno cadere la valigia che ormai viaggia senza padrone/a, ma vedo che la stragrande maggioranza dei passeggeri si limita a star ferma e non mi succede niente, rialzo la valigia e mi avvio nel New Jersey in una livida alba invernale intravedendo un bellissimo skyline di Manhattan dove spiccano le torri gemelle e, stremato, alle 7 del mattino mi appisolo su una panca della stazione dei bus di Newark nel New Jersey con lo zaino come cuscino e la valigia di Tiana in una mano e il mio borsone nell’altra mano. Mi raccatta una mezz’oretta dopo il buon Giugiù Zambuto venuto alla stazione in pigiama(!!) in pieno sabato invernale, suo tocco di classe il cappellino degli Yankees e lasciatomi all’aeroporto di Newark (dopo avermi offerto l’ultima colazione americana) mi chiede cosa farò nelle lunghe ore prima nella partenza nel pomeriggio. Ma ricordo che c’è il derby della mela all’1 di pomeriggio in casa dei Nets, cioè a nemmeno mezz’ora di macchina, gli dico che lo vedrò alla tele dell’aeroporto ma già medito di andarci con lui…lui dice che va in pizzeria a lavorare (spero vada prima a cambiarsi) mi saluta ed a momenti si scorda in macchina la mia valigia coi resti della maratona+regali che gli avevo lasciato all’inizio del mese errante per gli states!! Gli dico che andrò con un taxi, mentre penso che farò un prelievo per taxi e biglietto partita lui si sente in colpa che non mi accompagna, mi lascia a tutti i costi un mucchio di dollari che rifiuto ma stà scena si svolge fuori dall’aeroporto col fido Cicco Traina che mi guarda “Marco Penna rifiuta una partita NBA? vai via che torniamo a prenderti!” Valigie al deposito o valigie alla partita? adesso le valigie sono due: una mia ed una di Tiana che vale quasi per due, poi ho il mio borsone ed uno zaino. Mai partito così pesante di mio, ma i vestiti invernali prendono il doppio di spazio, se poi quella mi rifila un baule su due ruote… Ci sono: le imbarco!!! A che ora comincia il check-in del volo alle 5 di pomeriggio? Alle 12.30?! Perfetto, sono il primo ad imbarcare e col solo zainetto vado alla partita in taxi ma al ritorno, da una cabina telefonica dell’arena NBA, Giugiù e Cicco mi dicono che sono incasinatissimi in pizzeria e immagino le valigie già nella pancia dell’aereo che arrivano in Italia senza padrone e senza padrona!! “richiamaci solo se rimani in america, tanto purtroppo prima o poi parti x l’Italia, bye bye” Taxi e partita fanno esattamente quanto mi aveva dato Giugiù (POSTILLA: tentai assolutamente di restituirglieli vistolo in Italia mesi dopo ma lui rispose con un newyorchesissimo fuggedebaudit!) coi restanti ultrafamosi quattro dollari che ci faccio?! Anche ad usare la carta di credito x un altro taxi, già difficile di x sé, tempo che arriva e l’aereo è già andato!! La partita era allo strano orario dell’una di pomeriggio, quindi sono circa le 3,30 quando mi metto alla disperata col biglietto aereo in mano a cercare un autostop da gente frettolosa di tornare a casa ma una coppia di sposini non vuole nemmeno la mancia e mi lascia all’aeroporto dove arrivo alle 4 circa col volo dopo un’ora che parte in orario. Vorrei tenere quei quattro dollari per sempre come ricordo, ma ci sono due cartoline immancabili che ho dimenticato, con relativi francobolli…mio fratello ed i miei genitori! Mi avvio fischiettando benissimo, io che di solito fischietto molto male, alla partenza e, considerato il fuso orario, alle 5 di pom dell’indomani fanno 22 ore esatte tra la palla a due NBA ed un’altra palla a due nel palazzetto di Agrigento vedendo la terza partita in tre giorni!

2001: ZIO BILL E TIANA IN SICILIA
Siamo agli inizi di un caldissimo mese di Giugno ed io scendo da Milano, dove sono tornato a vivere dopo il mio giro del mondo 2000, già dividendomi con Imola nei fine settimana. Vado in Sicilia a riposarmi un paio di giorni e soprattutto ho troppo piacere di restituire le cortesie ricevute in quel di Boston! Tiana, sempre originale, arriva dalla Tunisia in nave dato che da quelle parti ci sta lavorando (mentre circa 3 anni prima era venuta x la prima volta in Sicilia ed in Italia dall’Egitto), zio Bill arriva comodo dagli iuessei con cappellino d’ordinanza ad incontrare cugini e zie, alcuni mai conosciuti ma con cui era sempre rimasto in rapporto epistolare. Dormono nella mia casa al mare che mi ha lasciato mio nonno, perfetta x due persone ed io torno a dormire a casa dei miei genitori, a pochi km di distanza. Padre e figlia incontrano il parentado, notoriamente delle buone forchette in grado (di fatto e di cognome) di reggere l’impatto con le terrificanti quantità che mangiano di solito gli americani, questa volta oltremodo deliziati anche dalla qualità della cucina di mia zia Marisa. Poi un paio di ristoranti con i miei genitori ed un altro paio con gli zii che abbiamo in comune, ma la perla è l’incontro con l’anziana madre di mio zio che non parla inglese tanto quanto loro non parlano l’italiano. Ci si capisce sempre di buona volontà ma il mio aiuto non serve in quanto, ad esempio, le palline da golf in mano a zio Bill indicano chiaramente che vuole giocare lo sport degli americani di classe. Peccato che in tutta la Sicilia ci sia un solo campo di golf, nella lontana Taormina dove comunque mi offro di portarli, ma loro declinano per via della numerosa e rumorosa parentela che li reclama tra pranzi e cene. Una delle palle da golf fa bella mostra di sé nel salotto buono della zia dopo che nel tentativo di dimostrare uno swing in un appartamento tipicamente italiano pieno di chincaglieria preziosa, lo zio (aiutato dalla bambina di 3 anni di mia cugina) prende in piena pancia la stessa cugina incinta di quello che si rivelerà essere uno dei bambini più pestiferi della storia. Tiana da professionista di lingua e letteratura araba mi chiede di portarla in un particolare posto della Sicilia che si chiama Belice x vedere “le orestiadi” e sono molto curioso di cogliere l’occasione di vedere una parte dell’isola che altrimenti non vedrei mai (3 anni fa l’avevo portata al tempio di Selinunte, sempre nel trapanese). Queste Orestiadi si rivelano una fondazione raccogliente manoscritti e documenti in arabo facenti parte della storia ovviamente comune tra la Sicilia ed altri paesi dell’area araba, in un bel complesso rialzato nella città di Ghibellina ove si arriva con non poca fatica su strade di una Sicilia di montagne e colline che non mi appartiene, dato che sono nato e cresciuto sul mare… Piccolo particolare: è un sabato 2 giugno, non solo sabato dunque ma anche festivo x la repubblica italiana ed in effetti nemmeno rispondono al telefono ma come sempre il signore dei viaggiatori mi aiuta… Intanto sulla strada passiamo da Porto Empedocle dove l’amico siculo-bostoniano Joe Taibi (sì , quello del racconto iniziale di questo viaggio) finalmente può conoscere Tiana che aveva sfiorata a Boston in quei casini già raccontati, il bello è che con lui c’è anche la ragazza bostoniana Nita (quella che mi aveva aiutata col borsone di Tiana) ed è un piacere anche x loro due conoscersi e parlarsi ovviamente in slang americano… Proseguiamo x questa nostra particolare gita e lei comincia a mettersi il chador in testa all’arrivo nel luogo che sembra deserto, ma un vecchietto in stretto siculo mi chiede da dove veniamo, cosa vogliamo ecc e, spiegatagli la situazione, lui comincia a parlare in arabo con Tiana!! La cosa è affascinante per me non solo x la bellezza di una specie di museo di qualunque reperto riconducibile ad una cultura che sento in parte mia, ma dove un’americana ed un siculo dagli occhi chiarissimi e quindi di origine normanna (misteri ed incroci della grande isola!!!!) si parlano traducendomi tutto lei in inglese e lui in un faticoso italiano o in un siculo perfetto. Poi Tiana mi aggiunge che quello parlava un arabo quasi perfetto, e le ha pure regalato un bellissimo libro! Tornati ad Agrigento accompagno l’indomani lei e suo padre a Palermo, da dove lui torna in America e lei con me, in macchina nella notte arriva a Trapani, dove prende un alberghetto da sola perchè l’indomani torna in Tunisia in nave (quindi io torno ad Agrigento a notte fonda dopo un giro di mezza Sicilia). Circa tre mesi dopo tutti gli americani perderanno la loro spontaneità, la loro semplicità, il loro entusiasmo genuino verso le diverse culture in quanto figli loro stessi di tante culture mondiali: l’attacco alle torri gemelle avviene l’11 settembre e l’America e gli americani saranno cambiati x sempre, pochi ricordano che anche il Pentagono fu colpito e x Tiana che lavora a Washington deve essere quindi stato ancora più traumatico!

11 SETTEMBRE 2001
Quel giorno per me è stato reso indelebile da una circostanza iniziale che rende le casualità della tua vita talvolta impressionanti….ero nella mia casa al mare in Sicilia e tutta la mattina l’ho persa a preparare un dettagliato curriculum vitae x un particolare posto di lavoro all’interno di BORDERS, la fantastica libreria che si trovava all’interno delle torri gemelle! Ancora più impressionante, ricevetti la risposta all’istante dell’avvenuta ricezione con tanto di ringraziamenti allegati x aver compilato il loro form x il cv. Era chiaramente una risposta in automatico della loro email x confermare la ricezione, ma non avete idea di quante volte mi sono stramaledetto x aver cancellato subito la loro risposta che nella banalità di un rigo in automatico conteneva anche la data dell’11 settembre e l’indicazione BORDERS-TWIN TOWERS OFFICE… Ricordo che l’attacco avvenne di primissima mattina in USA come tutti sapranno e forse sembrerà stupido a chi è pratico di fusi orari ricordare che io avevo già finito un po’ di lavoro x personalizzare il mio cv in inglese, inviato alle 13 circa italiane quando erano ancora le 7 di mattina a New York e tutti stavano andando, senza saperlo, verso un martirio epocale. Tranne i terroristi che a quell’ora erano appena arrivati in volo da Boston a New York x poi prendere i loro aerei di prima mattina da New York per dirottarli. In quel momento, ore 15 italiane, avevo cominciato da pochi attimi una dormitina pomeridiana e mia madre mi chiamò x dirmi delle towers….vidi in diretta entrambi i crolli e rimasi paralizzato alla televisione credo x 2 o 4 giorni perdendo totalmente la cognizione del tempo vedendo i canali satellitari. Non credo di essere stato il classico turista mordi e fuggi alle towers, le ho viste almeno cinque volte da dentro spesso perdendovi una giornata con tutto quello che c’era da fare là dentro. Mi ero innamorato delle towers girandoci sopra in elicottero la prima volta con mio padre, vedi foto su “primi 15 anni di viaggi”, e più vedevo grandi opere architettoniche in giro x il mondo più mi piacevano le towers nella loro potenza e semplicità di stile. Soprattutto mi affascinava l’idea che a pieno regime lì dentro si diceva che ci fossero 50.000 persone, quasi tutti lavoratori, cioè tanti quanti nella mia città d’origine!! L’America si è rialzata anche questa volta e sono allo studio già nuovi progetti x delle nuove torri, ma già il progetto vincitore mi sembra troppo artistico rispetto alla linearità ed alla grandiosità di un idea cui ho pure dedicato un articolo nel giornale “Siciliamondo” dove scrivo. Onore a tutti coloro ivi morti nell’esercizio del proprio lavoro ed onore a tutti quelli che hanno tentato di rimediare alla follia umana, in particolare i semplici civili che hanno avuto il coraggio di schiantarsi dal quarto aereo x impedire un bilancio ancora più tragico.

 
           
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