|
ATLANTA(STATO DELLA GEORGIA)
Ritorno in America! Dopo l’arrivo nell’enorme Newark Airport vicino New York ed un paio di giorni a zonzo nella “Grande Mela”, vado su un movimentatissimo volo ad Atlanta con accanto a me il giornalista italiano Gianni Minà e davanti a me la campionessa della canoa, la tedesca, ma italiana x matrimonio, Iosefa Idem. La cosa buffa è che al controllo passaporti dell’aeroporto più grande che io abbia mai visto (e non sono pochi) lei è proprio davanti a me col suo bambino ed io mi permetto di chiederle dove si trova il campione della medesima specialità che conosco in quanto mio omonimo di nome e cognome (il suo sito è www.marcopenna.it )! Avrebbe potuto essere su quell’aereo pieno di altri canoisti, dato che in viso non l’avevo mai visto, ma la Idem mi dice che è già al villaggio olimpico di cui mi fornisce le coordinate dopo che le faccio vedere effettivamente la coincidenza sul mio passaporto! Marco Penna è un campione di Mantova ed ha preso parte a diverse olimpiadi nel canottaggio. Vedo un paio di giorni di gare di atletica ed ovviamente il solito Dream team americano di basket nella loro e mia seconda finale olimpica dopo Barcellona ’92. Stavolta mi sono emozionato di più a vedere proprio sul rettilineo di arrivo il mondiale dei 200 m. del velocista americano Michael Johnson che supera il vecchio primato quasi ventennale dell’italiano Pietro Mennea. All’uscita dallo stadio, mangio in un fastfood con i giornali appena stampati del record di 20 minuti prima(!) e conosco una ragazza di Boston, Nancy che, essendo italoamericana alla lontana, è curiosissima del belpaese e scompare nella notte lasciandomi il suo indirizzo su un tovagliolo! 2 giorni prima conosco meglio un’altra ragazza, forse perché non americana e sola pure lei, si confida un po’ di più: viene dalle lontanissime isole Figi ma vive in Australia ed è in America per uno scambio universitario ma è di origine indiana! (un discreto casino che mi apre le porte a varie nazioni!) (POSTILLA 2005: lei rivista a Sydney dove mi ha ospitato e poi le Figi le ho viste grazie ai suoi parenti che mi hanno fatto definitivamente innamorare anche dell’India ove andai dopo nel 2003!) La città di Atlanta è un inno alla pesca, non quella di mare data l’assenza dello stesso ma quella che si mangia! Dice una guida scritta in francese trovata in giro che Peachtree è il nome di 55 strade (da Peachtree avenue a Peachtree way) e logicamente si va nel panico. Bella la metro che si chiama MARTA (sic!) ed i nomi impossibili di alcuni ristoranti, anche quelli italoamericani hanno insegne insolite. In centro vedo un casino pazzesco e non solo per i giochi ma anche x la grandezza della città, in fondo sono tre città separate: DOWNTOWN dove vedo la fantastica sede della CNN, la televisione famosa in tutto il mondo, il palazzo sportivo lì accanto durante il basket, come detto, e the Centennial olympic Park dove sfioro una bomba rudimentale che fa un paio di vittime ( ero andato via da una ventina di minuti! ). Mi sposto a MIDTOWN: è un casino di palazzi anni 30, ristoranti, negozi vecchiotti, il magnifico teatro Fox (il secondo d’America x grandezza) di un kitsch clamoroso! Mi sposto ancora nella “terza” città che sarebbe il quartiere residenziale di BUCKHEAD pieno di soli o quasi soli bianchi, una cosa che mi colpisce quaggiù. Dopo aver visto quanto detto in tre giorni, uso il quarto per vedere la casa di Martin Luther King e quella di Via col vento con la casa rossa di Margaret Mitchell. Faccio una giocata a basket in un campetto di una via dal nome beneaugurate tanto quanto è triste il contorno di spacciatori e prostitute (forse è x questo che si chiama Lovejoy street), ma se un bianco sa giocare bene o male lo lasciano in pace, ovviamente ho preso i miei peggiori vestiti ed ho con me solo il biglietto della metro dentro le calze…L’ultima sera, sempre in giro, vedo il famoso cestista John Starks dei Knicks alle 4 di notte con un sigarone, che esce da un locale dove neanche mi fanno entrare pur essendo in bermuda e maglietta come lui. Non vedo l’ora di vedere meglio il villaggio olimpico da dentro come a Barcellona 92, oltretutto qui il villaggio è inglobato dentro la famosa università cestistica Georgia Tech. Noleggio una macchina ed ho giusto il limite minimo x noleggiarla agli stranieri, cioè 25 anni in un paese dove ai locali la danno a 16 anni! Scendo subito verso il mare della Georgia, la bellissima città di Savannah mi accoglie con la frescura che arriva dal mare senza il caldo umido di Atlanta, ci sono villette coloniali tipo la mia New Orleans del 1990 con elegantissimi camerieri privati immancabilmente neri x padroni di casa bianchi, ma qui non avverto tensione razziale, povertà o altro. Il centro della cittadina è piccolo e caratteristico con la panchina dove Forrest Gump ha tenuto il suo famoso discorso nell’omonimo film. (POSTILLA 2005: mi sembra il minimo allegare
questo articolo del famoso giornalista italiano Severgnini). Vedo anche le spiagge e mi rilasso tantissimo dopo una giornata di guida in un Best Western, eccezionalmente nomino il motel dove ho dormito in quanto mi ha sorpreso in un posto così fuori dal tempo trovare una grande catena internazionale, di solito i miei motels sono degli Howard Johnson o dei Days Inn, ma uno qualunque va bene tanto si somigliano anche fra di loro (se sono della stessa catena ripetono non casualmente le stesse identiche dimensioni in ogni minimo particolare in ogni angolo degli USA).
FLORIDA
Il colore, quindi la luce abbagliante, è il leitmotiv di questa terra, lo stato più a sud di tutti gli States, lo stato caraibico, lo stato del sole perenne. E’ la stella più “infuocata” della bandiera americana e, x la sua fortunata posizione, è stata ribattezzata “lo Stato del Sole”. E proprio il clima invidiabile garantito x tutto l’arco dell’anno ha decretato la fortuna turistica della Florida. Il clima dello stato è in genere caldo tutto l’anno, anche se varia da moderato a nord a subtropicale a sud, in particolare nella zona delle Keys. Le coste sono soggette ai benefici influssi del Golfo del Messico e non si rilevano in genere sensibili variazioni stagionali. Le medie oscillano tra i 16°C invernali e i 27/30°C estivi con punte massime in luglio ed agosto sui 35/40°C. (mi va bene con soli 32°C!).
Il successo della Florida è stato decretato nei decenni passati dalle “migrazioni” dei pensionati (ricchi) americani in fuga dal freddo delle regioni settentrionali, ma attualmente con lo slogan “Sun and Fun” (sole e divertimento) è diventata meta internazionale di famiglie e gruppi di giovani.
Un colore da albe e tramonti primordiali, distese di verde percorse da rivi d’acqua e popolate da caimani (le Everglades); lunghe e bianchissime spiagge dove si arriva in macchina sino sull’orlo del mare; ma anche raffinati residences e ville x miliardari con le barche attraccate alla darsena privata; mille campi da golf sparsi tra boschi e colline. Città di notevoli proporzioni, ma x fortuna non ancora metropoli nel senso americano del termine ( come New York, Los Angeles o Chicago ), grattacieli e skyline classico yankee, ma con lo sfondo di foreste e mangrovie.
Motoscafi Boston-Whaler potentissimi e inaffondabili (a parte qualche sfortunato esemplare importato in Trinacria, Italy, ndr), con le insegne della Coast Guard , che solcano spavaldi le onde oceaniche: quante volte sin da piccoli abbiamo visto in tv le imprese di questi eroi del mare! Ricordate la Tv dei ragazzi? Enza Sampò e Febo Conti, Rin Tin Tin, Gianni e Pinotto, Yoghi e Bubu con Braccobaldo Show, Twin Light Zone e Miami Vice? Questo è quanto mi aspettavo in fondo, l’America ci viene propinata così tante volte in Italia e forse dopo New York e L.A. è la Florida l’icona più rivista ma di quest’ultima non mi aspettavo così l’immagnifico mondo di Disney sospeso tra ingenue fantasie ed alta tecnologia avendo visto solo una versione tascabile nel Disneyland a Los Angeles (qui si chiama Disney World ed Epcot Center), poi nemmeno sapevo degli Studios della MGM ( il famoso Leone ruggente) e quelli della Universal Pictures convinto che tutto il cinema fosse a L.A. soprattutto non avevo minimamente capito l’importanza della musica, tanto x iniziare con le sorprese! Se a New Orleans nel 1990 sapevo dalla mia passione jazzistica cosa avrei trovato, qui in Florida la musica ha accompagnato il mio “on the road” ancor più che dalla Georgia dove dalla radio uscivano canzoni indecifrabili.
Ora, mentre leggete queste quattro ( si dice così tanto per dire ) righe, cercate di visualizzare x esempio la Overseas Highway da Islamorada ( sì, proprio quella della song di Madonna) sino a Key Largo, nastro d’asfalto teso tra mille ponti e viadotti sul cobalto dell’Oceano Atlantico alla vostra sinistra e del Golfo del Mexico alla vostra destra. Sono alla guida di una Ford, velocità di crociera sul cruise control pack circa 45 mph ( non oltre, altrimenti faccio arrabbiare la Highway Patrol o lo sceriffo in persona come successe allo spavaldo “carabiniere” Tomba alcuni anni orsono proprio sulle Keys), cambio automatico, aria condizionata controllata dal computer di bordo, occhiali mitici RayBan - gli stessi dei Coast Guard Cops - e cannuccia della 7-Up x non distrarmi dalla guida. Cosa manca? La m-u-s-i-c-a, la musica cari miei, eh già! Ed allora vai ovviamente con la colonna sonora di “Forrest Gump” ( film come detto girato tra Savannah in Georgia, poi a nord della Florida, ma anche a Miami ) e Cat Stevens oppure Jim Morrison buonanima dei Doors.
La capitale dello stato è Tallahassee, anonima come tutte le esclusivamente burocratiche capitali di ogni stato americano (e quindi non la vedrò) mentre comincio le città più famose: l’antica fortezza ispanica St.Augustine (che è subito dopo Jacksonville) e Daytona beach dove addirittura entro con la macchina in spiaggia dato che è permesso! E’ famosa per il suo autodromo ( ricordate la “24 ore di Daytona” quando il Campionato Mondiale Prototipi era ancor più seguito della Formula 1 ? ) e x un circuito molto particolare ideato x le gare sulla sabbia ( il Daytona International Speedway ). Vedo le immense spiagge (37 km) e mi dedico a guardare dei piacevoli derapage con auto pazzesche o con dune-buggy appositamente noleggiate. Insomma il regno dei motori x veri (pazzi) appassionati!
ORLANDO ED I SUOI PARCHI DI DIVERTIMENTO – THE NASA JFK SPACE CENTER
Orlando si trova in posizione strategica x visitare quello che viene chiamato “Il posto più felice sulla faccia della terra”, ovvero le 45 mega attrazioni di Walt Disney World, distribuite nelle grandi aree di Magic Kingdom, Epcot Center e MGM Studios, ma anche altri famosi parchi a tema come gli Universal Studios, Sea World e The NASA JFK Space Center di Caper Canaveral: me li vedo tutti!!!
Lo slogan pubblicitario-turistico di Orlando è “Go for the Magic” e la magia si riferisce al vicinissimo Walt Disney World! Magic Kingdom è molto bello, affascinante, magicamente d’atmosfera, sicuramente più grande di “Disneyland” di Parigi (l’ultimo nato nel 1992, in Europa) che però dicono abbia una marcia in più. Confermo solo per analogia con l’omonimo Disneyland di Los Angeles avendolo visto e mi hanno detto che quello europeo è una copia gemella. Qui in Florida sono forse più interessato a visitare l’Epcot Center, che è una particolare sintesi del nostro pianeta; Future World mostra le ultime innovazioni nel campo delle comunicazioni e dell’energia e fa scoprire i segreti del mondo sottomarino e della Luna; World Showcase significa invece compiere un viaggio lampo in ben undici nazioni, dal Mexico alla Norvegia, dalla Cina alla Germania. Considero una cosa molto importante: se uno dovesse visitare bene tutti i parchi di Orlando non basterebbe una settimana di soggiorno solo qui, come dice a voce alta, x i suoi ragazzini di qualche associazione, una ragazza yugoslava (POSTILLA 2005, oggi ovviamente di nazionalità serba) che poco dopo trovo distrutta in uno dei circa 500 bar della similcittà di Disney: Suzana, viene da un paesino vicino Belgrado e ci divertiamo a commentare l’ingenuità di certi padri di famiglia americani che vediamo praticamente accompagnati dai…figli! Ma la stessa Orlando sembra non essere priva di fascino e i suoi singolari grattacieli, sedi di banche, società di assicurazioni e centri commerciali, sono circondati da un romantico paesaggio lacustre. Tra i numerosi specchi d’acqua che circondano Orlando il più affascinante è Lake Eola, popolato da superbi cigni e solcato da centinaia di turisti in pedalò.
The NASA J.F.K. Space Center di Cape Canaveral (Cape Kennedy e lo spazio) – Un altro classico itinerario è rappresentato dal centro della Nasa. L’area della base spaziale confina, a est di Orlando sull’Oceano Atlantico, con la riserva ornitologica di Merrill Island. Il centro spaziale fu denominato prima Cape Canaveral ( 1961) quando il comandante Alan Shepard jr. fu lanciato x il primo volo suborbitale nello spazio. Poi fu denominato JFK Space Center in onore del presidente Kennedy. E da qui partì l’Apollo 11 (1969) x la prima missione lunare. Si può visitare buona parte della base ( in circa 3/ 4 ore ), il Museo dell’Esplorazione Spaziale; da non perdere assolutamente il Flight Crew Training Building, ove è possibile sperimentare l’esperienza di un lancio (simulato) nello spazio. Sono un grande appassionato di queste cose ma la grande emozione della prima volta nel museo di Washington che saltai x ignoranza in giovane età nel viaggio del 1986 ( e che poi vidi nel 1990 ) resta insuperabile.
WEST PALM BEACH
Non ci sono parole x descrivere la ricchezza esagerata del posto quasi elegante x gli standard americani, se giudicati da qualche europeo (non io) abituato alle scintille talvolta pacchiane di Las Vegas o Beverly Hills. La cittadina presenta campi da golf di una bellezza incredibile, sono le prime volte in assoluto che vedo dei campi da golf, ma credo sia difficile che possa esistere di meglio anche se qualcuno (il giocatore di basket Karl Malone) ha definito il golf “un grande spreco di pascoli”. E’ un’esclusiva oasi per ricchi, abitata da nababbi che risiedono in ville lussuosissime con darsena privata, yacht privato, limousine x gli spostamenti terrestri, insomma al riparo dalla gente comune. Se questa è W.P.Beach cosa sarà mai Miami?!
MIAMI e MIAMI BEACH
Anche se non è la vera capitale dello stato, è certo la città simbolo della Florida. Attenzione, quando diciamo Miami dobbiamo sempre pensare alle due entità geografiche, la città vera e propria un po’ nell’interno ed il famoso sobborgo marinaro (the Beach) disteso sull’oceano. Fondata nel 1567 come missione, alla fine del 1800 era ancora un borgo agricolo senza alcuna importanza. Con l’arrivo della ferrovia nel 1896 cominciò lo sviluppo turistico. In Coconut Grove c’è ancora una casa (The Barnacle, sulla Main Highway) che illustra come vivevano e lavoravano i primi coloni della Florida. Con il passare del tempo The Grove, come il quartiere viene semplicemente chiamato, è diventato un vero caleidoscopio culturale e sociale; in zona mangio nel bellissimo ristorante a tema sportivo del campione di football Dan Marino. A Miami Beach, l’Art Deco District è lo storico quartiere anni trenta di Miami Beach con oltre 800 alberghi, case,ville ed edifici commerciali costruiti negli anni ’30, color pastello, che conservano ancora il loro glamour. In effetti il Beach, come viene chiamata familiarmente dagli aficionados è quella parte della grande Miami che si estende sull’Oceano Atlantico da South Point sino alle Sunny Isles, all’estremità meridionale dell’isola ( sì, perché è un’isola sebbene collegata alla terra ferma da diversi ponti, high e causeway). Fino agli anni ’20 non era altro che un labirinto di mangrovie (tipica vegetazione selvatica tropicale) infestato da zanzare. Poi un agente immobiliare, un certo Carl Fisher Sand ( “sand”= sabbia in inglese, nomen omnen, dicevano i latini) ebbe l’idea di scaricare tonnellate di sabbia sulla costa x trasformarla in spiaggia. Ben presto Miami Beach divenne la più celebre riviera americana e restò in auge sino all’avvento di altri paradisi balneari. E così al posto dei turisti subentrarono i pensionati ( di lusso) provenienti dagli Stati del nord, gli immigrati ebrei e gli esuli cubani. Pensate che la lingua più diffusa in tutta questa zona è proprio lo spagnolo e non l’americano. I segnali e le indicazioni sono bilingue; molti quotidiani locali sono in spagnolo x fare fronte ad oltre un milione di presenze cubane! In effetti “Florida” andrebbe pronunciata alla spagnola con l’accento tonico sulla seconda sillaba, ma tutti ormai fanno gli ammmmericani e pronunciano Flòrida, anche perché in italiano così ha un preciso significato.
Il mito della Miami “Sun & Fun” mite ed opulenta, permissiva ed accogliente, costruita x offrire il meglio quanto a hotel, spiagge, piscine, ristoranti e locali notturni risale agli anni ’20, epoca appunto in cui iniziò la costruzione del suddetto Art Deco District. Nel famoso cafè Milano in piena Ocean drive tra le tantissime modelle mi sembra di riconoscere la stilista italiana Donatella Versace e chiedo ad un cameriere dove ha la villa il famoso fratello Gianni e vado a vederla, sia pure da fuori. (POSTILLA 2005: chi me lo doveva dire che l’anno successivo avrebbero ucciso lo stilista e questa villa sarebbe stata fotografata da mezzo mondo?!). Miami Opa Locka è invece il quartiere moresco molto caratteristico, dovuto ad un certo Glenn Curtis, aviatore, che volle ricostruire qui in Florida un angolo di Marocco: ho visto l’Opa Locka City Hall, ispirato alle “Mille e una Notte” e l’Opa Locka Railroad Station, in Alì Baba Avenue. E poi spiagge, palmeti, grandi alberghi e mall impressionanti, canali e lagune, highway e causeway fino a Key Biscayne. Nella precedente città di Fort Lauderdale avevo giocato a basket in un bellissimo playground sulla spiaggia, ma qui ho solo voglia di stare a mare tutto il giorno.
L’EVERGLADES NATIONAL PARK
E’ uno dei parchi più interessanti degli Stati Uniti, regno di alligatori e gigantesche mangrovie, come detto prima; si tratta di un’enorme estensione di vegetazione subtropicale. Qui sono di casa anche uccelli rari, tartarughe marine e i rarissimi manati. E’ una regione paludosa in cui vive ancora oggi una popolazione indiana, i Mikkosukee. X la sua particolare posizione geografica, in questo celebre Parco Nazionale (il secondo per estensione di tutti gli USA) si è determinata una mescolanza tra la flora e la fauna delle zone temperate nordamericane e l’ambiente tropicale dei Caraibi. La mia foto con un coccodrillo a due passi è stata realizzata solo grazie alla comparsa all’istante della bestia, mentre facevo un giro con un caratteristico barcone tra le mangrovie della zona.
KEY WEST e LE ISOLE KEYS
E’ il punto più a meridione degli States. Località balneare che merita a pieno titolo la definizione di paradiso tropicale, meta turistica e dimora di artigiani ed artisti fin dai tempi della grande depressione del 1929. Sono emozionatissimo nell’arrivarci dopo tanti racconti del grande amico Lorenzo da Cuneo che mi aveva consigliato in particolare Islamorada.
Keys o Florida Keys, viene così chiamata la catena di isole ed isolette che si estende tra l’Oceano Atlantico ed il Golfo del Messico. Percorrendo la Overseas Highway ( l’autostrada che le attraversa) si incontrano paradisi pressoché incontaminati con magnifiche scogliere coralline e foreste di mangrovie. Il nome Key deriva da cayo, una definizione spagnola per “isola” e non c’entra niente con l’inglese key che vuol dire “chiave”. Le Florida Keys sono collegate tra loro da 42 ponti, di cui il più lungo (pensate!) supera gli 11 km. Sono suddivise in tre gruppi: le Upper Keys tra Key Largo e Long Key; le Middle Keys nel tratto sino al Seven-Mile Bridge e le Lower Keys fino alla estremità di Key West. In passato Key Largo era abitata da indiani Caloosa, finchè i colonizzatori bianchi non scoprirono la presenza del mogano e, di fatto, li espropriarono del loro territorio. Oggi il turismo è la fonte principale di guadagno di tutte le Keys. K.Largo è favorita dalla estrema vicinanza alla terraferma; vi si trova anche l’unico parco sottomarino della zona, il “John Pennekamp Coral Reef State Park”. Finalmente arrivo ad Islamorada che si rivela un paradiso x pescatori. Long Key possiede una splendida spiaggia attrezzata con tavoli x il pic-nic e piazzole x il camping. Marathon è invece un borgo molto sviluppato, dotato di centri commerciali, molti ristoranti ed alcuni porticcioli. All’estremità della catena di isole c’è la riconosciuta capitale, Key West, il punto – come ho già detto – più meridionale di tutti gli States. Quando vi approdarono nel 1700, gli esploratori spagnoli scoprirono molti resti umani e per questo la chiamarono Cayo hueso , l’isola delle ossa. Il primo proprietario ufficiale la vendette per 2000 dollari ad un uomo d’affari americano e nel 1822 Key West passò sotto la sovranità degli Stati Uniti. Per diverso tempo i suoi abitanti, i conchs , si dedicarono alla pirateria, poi durante la Seconda Guerra Mondiale venne installata nell’isola una base della Marina Militare americana.
Qui, a Key West, visse per oltre dieci anni il famoso scrittore Ernst Hemingway ( che in fatto di luoghi ameni nel mondo se ne intendeva, vedasi anche i suoi numerosi soggiorni in Italia ed in Asia). Percorrendo quelli che una volta erano i ponti della ferrovia (75 miglia di arcate sospese sull’acqua x unire fra loro una manciata di isolette) si arriva a Key West, festosa, solare e trasgressiva. Nell’Historic District il tempo sembra essersi fermato. Qui Hemingway visse a lungo e scrisse molti dei suoi capolavori ( Addio alle armi e Per chi suona la campana): la sua villa è oggi aperta al pubblico e non mi faccio pregare per vederla anche se la cosa è ovviamente molto commerciale in piena estate, inteso come villa strapiena di turisti. Ma x avere una stupenda visione di insieme della città sarà bene salire sulla torre del faro, costruita nel 1847, in 938,Whitehead St. e mi incammino.
MARCO ISLAND e NAPLES
Posso non andare a Marco Island con questo nome?! Peraltro è la più estesa delle “Ten Thousands Islands” l’arcipelago di isolette sul versante meridionale verso il Golfo del Messico che da Naples e Fort Myers raggiungono l’inizio delle Keys, costeggiando la regione delle Everglades. E’ luogo molto affascinante, mistico e magico, ricco di spiagge tropicali bianchissime, attrazioni di ogni genere, delphinarium, e centri di vita con ristoranti, negozi, boutiques, mall. Mi fermo nella città di Naples ( a 14miglia) anche x poter meglio visitare gli altri centri vicini come Fort Myers.
Naples è una località balneare con alberghi e ristoranti di prim’ordine ed una spiaggia da sogno e vorrebbe contendere a Palm Beach la fama di dorato paradiso x nababbi. Si presenta come una piccola (25.000 abitanti circa) e curatissima oasi tropicale con lussuosi negozi e svariati campi da golf e tennis.
FORT MYERS
Il turista più famoso annoverato dalle cronache locali è l’inventore Thomas Alva Edison che arrivò qui per la prima volta nel 1844. Varie strade, centri commerciali ed alberghi portano il suo nome e la Winter Home, casa ove risiedeva d’inverno, costituisce una delle principali attrazioni della città. Un’altra di queste è il Mc Gregor Boulevard ( detto anche Avenue of Palms ), un viale fiancheggiato da palme cubane ad alto fusto, lungo la bellezza di 24 km, ed è considerato di gran lunga uno dei viali più belli di tutta la Florida e degli States! La Downtown presso il porto è costellata da invitanti negozietti.
ST.PETERSURG
Qui la cosa più impressionante è un enorme ponte che collega, tanto x cambiare, due parti molto distanti (sebbene non due isole, questa volta), x accorciare il tragitto nella mia strada verso il Nord (dunque risalendo la costa ovest della Florida). Nella cittadina non c’è niente di particolare ed inoltre avendo guidato mezza giornata dietro ad un traffico notevole mi addormento di brutto nel solito motel trovato casualmente sulla strada. Mi aspetta poca strada domani, x fortuna!
TAMPA Eccomi nella città regno dei sigari cubani, purtroppo finisco in un brutto quartiere, x fortuna a piedi, data la macchina parcheggiata da un’altra parte e mi riporto in un’anonima downtown che ancora una volta mi fa puntare deciso verso il mare ormai ripetitivo x me ma mai noioso!! Intendo ripetitivo perché la mia ultima spiaggia della Florida è la ormai solita successione di pur bellissime palme e spiagge immacolate, ci faccio l’ultimo bagno e l’ultima dormita in questo stato e l’indomani con un viaggio praticamente di un giorno risalgo la Florida sino ad Atlanta dove riconsegno la macchina!
|