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Inverno 1989 - Unione Sovietica:Mosca&Leningrado


Partenza
Da circa due ore sto sorvolando un compatto lago di nuvole e finora non sono riuscito a dormire e neppure a leggere molto a lungo. Come al solito sono caduto preda di quel senso di eccitazione che mi coglie quando lascio il paese dove vivo per immergermi nella cultura e nel modo di vivere di un posto nuovo. Quel bellissimo fremito che prelude a nuove scoperte e nuovi mondi.
Sono appena entrato nel territorio sovietico e dal finestrino si susseguono campi coltivati e spazi incolti colmi di alberi e vegetazione. Da parecchio tempo si vedono solo enormi macchie di diverso verde che dominano il paesaggio, ed infine all’altezza di Mosca tutto ricoperto da un manto di neve. Mi viene da pensare alla vastità di quello che é stato l'impero sovietico e alla sfida di governarlo con un potere così altamente centralizzato. Intanto sotto di me le foreste hanno quasi totalmente preso il posto di ogni piccolo spazio coltivato. Il servizio offerto dalla Aeroflot é stato finora impeccabile anche se non è certo merito loro la strana e fantastica sensazione di atterrare in un aeroporto sotterraneo dato che ai lati ci sono almeno 2 metri di neve e sopra non si vede niente dato il buio pesto!
Mosca mi accoglie col panorama adeguato.

A Leningrado ci saranno le notti bianche e a Mosca poco ci manca. Però a nessun russo viene neppure in mente di mettere una qualsiasi tendina per impedire alla luce di entrare invadente dalle finestre e così eccomi ad osservare il soffitto in una notte con una luce polare da paura.
Il mio sguardo si sofferma sullo stile dell'arredamento e non riesco a fare a meno di notare alcune particolari incoerenze architettoniche e sociali, queste incoerenze si manifestano anche nello stile di vita. Nessuna attenzione viene data al cibo, mentre l'alcool, simbolo di libertà e strumento di divertimento, viene esaltato con riti quasi religiosi. Il rituale é sempre lo stesso, dopo poche ore, a volte meno, ci si stufa di un locale dove con Franco da Pavia, guida del posto, veniamo guardati come se fossimo plurimiliardari e temiamo che ci aspettino all’uscita per prenderci a legnate…allora si esce subito all'aperto, si ferma la prima macchina che passa e si chiede all'autista di portarci in un altro posto. Chiunque venga fermato acconsente con piacere. Mi viene da pensare che il traffico notturno di Mosca sia composto esclusivamente di tassisti improvvisati per gli italiani che vedo essere veramente numerosi ed a rischio di rapina dato che vengono vestiti come se fossero ancora in Italia.
(POSTILLA del 2005, le cose sono cambiate in maniera tale che mi sembra di copiare un diario di viaggio di mia nonna e non mio di 15 anni fa, mia nonna c’era stata anche lei una sola volta e ben 10 anni prima di me con spie personali appresso a lei e mio nonno!!)

Giro la città grazie a questo simpaticissimo baffone pavese che parla veramente bene il russo.
Pensavo che camminare per le strade di Mosca mi sarebbe sembrato romantico, che avrebbe avuto un sapore ottocentesco, e mi avrebbe comunicato la grandezza di un impero, anche se ormai decaduto. Mi aspettavo colori impressionisti, musiche barocche, testimonianze di antichi splendori. Invece ciò che mi accoglie subito é il grigio non-colore che domina su tutto. I palazzi, le strade piene di polvere, persino il cielo, non lasciano ai colori una via di scampo. Le strade a sei corsie nel mezzo della città, colme di sferraglianti Lada, contribuiscono non poco a questo senso di inferno industriale che mi disorienta. La Piazza Rossa é grande, imponente, ma la sua rigidità geometrica e il suo spoglio rigore militare, riescono ad annullare anche la divertente fantasia della cattedrale di S.Basilio.
Vedo i famosi magazzini Gum, un terribile centro commerciale al cui sviluppo, si fa per dire, ha contribuito anche la nostra compagnia. Mi prende una sottile tristezza. Vedo che per le strade vendono pezzi di mela in unti sacchetti di plastica, quasi sempre donne, gli uomini propongono caviale ed il mitico orologio Raketa che io ho già avuto in regalo dalla società sportiva con la quale ho vinto il campionato pochi mesi fa! ( da notare che la società ha messo una dedica personalizzata a ciascun giocatore nel retro, ma senza questa dedica già il Raketa in Italia era costato loro 200.000 lire cadauno nonostante lo sconto x l’acquisto collettivo, e qui me lo danno a 30.000 lire, ripeto 30.000 lire e perfettamente funzionante…)

(POSTILLA 2005, dopo che la Russia é passata attraverso un cambiamento incredibile per chi ci va oggi, la curiosità più grande é forse quella di vedere come era ieri)
Per vedere il trionfo sovietico, la sua grandezza, il suo potere, i risultati di questo incredibile esperimento di ingegneria sociale chiamato appunto Unione Sovietica debbo andare appena fuori Mosca dove c'é un posto che potrebbe offrire tutto questo. Si chiama "Esposizione Universale dei Trionfi dell'Economia Sovietica". É un parco spaventosamente grande, alla maniera sovietica, pieni di enormi statue e celebrazione che mi emoziona molto più delle cupole abbaglianti ed ovviamente della povertà che vedo per strada. Le bellezze architettoniche del parco, le decine di padiglioni dedicati un tempo ai prodotti dell'economia sovietica, dall'agricoltura alle imprese spaziali, le belle fontane e i viali alberati, ci sono dei militari che fanno bella mostra di sé stessi tra le celebrazioni del potere e che mi emozionano molto più di quelli alla tomba di Lenin.
(ULTIMA POSTILLA 2005: Il potere che impediva l'espressione della libertà individuale é caduto ma gli uomini si affrettano ad essere schiavi di un altro potere più sottile. Cadono preda dell'incantesimo di plastica che sta invadendo sempre più ogni remoto angolo del mondo trasformandolo in un’immagine sbiadita di sé stesso. Potrei giustificare la corsa all'agio, alle comodità che sono state negate per tanto tempo, al cibo, ma non riesco a capire perché tutti cerchino solo di assomigliare a tutti senza cercare la propria identità.)
Il museo della conquista spaziale é indicato sulla mia guida come il più grande ed eccezionale padiglione, con centinaia di metri quadrati di esposizione sulla storia dell'astronautica. Spero di trovare un’anticipazione di quanto vedrò al museo americano della NASA questa estate quando mi diplomerò, ma entro in una stanzetta poco più grande di casa mia, decorata in uno splendido kitsch sovietico anni settanta. Il tutto é sovrastato da una imponente struttura, un enorme missile d'argento che vola verso il cielo lasciandosi dietro una scia di metallo.
Sono un po’ deluso, ma è questa la Russia e questo è stato un viaggio a volte duro, ma sempre vero e sincero, non di plastica né visto da dietro un finestrino. Sono stanco, provato, ma enormemente felice di non essermi confuso con la massa di turisti anche se era impossibile restare proprio da solo.
C'é sempre una fine a tutto e ci sarà anche x il mio giro nell’unione sovietica prima di passare da Leningrado. So benissimo che la CCCP è molto più grande, magari un giorno la conoscerò meglio col mitico treno detto transiberiana ma ho solo 18 anni e dovrei vedere meglio ancora un bel po’ d’europa e del mondo prima di avere il coraggio o l’incoscienza di tornare qui! Non é stata una vacanza, é stato più che altro un viaggio e di questo me ne compiaccio.
Alla fine sono anche riuscito a vedere il vero cadavere del comunismo, il Lenin imbalsamato che riposa dentro al mausoleo nella Piazza Rossa. Per tre giorni di seguito avevo provato ad andarci. Tutto era stato inutile, per i motivi più disparati, dagli orari, al brutto tempo. Anche la mia macchina fotografica aveva contribuito: per le guardie era un "big problem" perché non poteva essere portata all'interno. Sarebbe diventata un "very small problem" se unita a qualche bigliettone verde, ma ho preferito mettermi in coda di nuovo, anche se divertito da quest’ennesima dimostrazione dello spirito sovietico.
Ho quindi visto velocemente ciò che rimane di Vladimir Ilianovic Lenin, sintetizzato in quel corpo disteso, di cui anche l’originalità é messa in dubbio, illuminato da una brutta luce arancione, e visitato più con timore di assideramento per i militari impegnati nello storico cambio della guardia a meno 15 all’aperto.
Una delle cose che si incontrano più spesso all' interno del Cremlino, dopo i pochi turisti, sono i cannoni . Ce n'è un'intera sfilata, dal 500 al 700 (intesi come secoli, non come calibri) . E c'è lo "Zar Pushka", lo zar dei cannoni (o il Cannone Zar, più letteralmente) . E' il più grosso di tutti, e l'unico di cui si sa con certezza che non ha mai sparato un colpo. E la cosa interessante, anche se niente affatto pacifista, è il perchè.
Per capirlo, toglietevi dalla testa che i proiettili destinati a quel cannone siano quelle palle di metallo, grosso modo del calibro del cannone, che si vedono li' vicino. Quelle palle fanno arredo urbano. Lo zar dei cannoni sparava (meglio, avrebbe dovuto sparare) una cosa molto meno coreografica: pezzi di metallo vari, che nel gergo della vecchia artiglieria si chiamavano "mitraglia", l'ideale contro la cavalleria. Senonchè, fra una cosa e l' altra, mentre il cannone veniva ideato, progettato, e fuso ( è tutto bronzo, dalle ruote alla canna), le cose cambiavano.
Alla fine, il cannone fu costruito, ma il suo bersaglio non esisteva più.

Entrando nel Metrò di Mosca ci si può chiedere perché fu costruito proprio così.
Davanti alla profusione di marmi, vetri, stucchi, mosaici e capacità artigiana che si nota nelle stazioni del metrò di Mosca, la spiegazione più accettata è: "Perchè Stalin era un megalomane". In effetti fu Stalin, dopo parecchi progetti abortiti dall' 800 in poi, a far costruire il metrò. L' idea fu di costruire non una semplice metropolitana, ma un'opera d'arte.
Una serie di "palazzi sotterranei", ai limiti del fiabesco (e pazienza se un po’ kitsch): colori pastello chiari, non forti, vetri, mosaici, marmi, statue rassicuranti e facilmente comprensibili, e soprattutto lampade, lampadine e lampadari quanti ce ne potevano stare.
Il "Mitrò" fece egregiamente il suo lavoro di rifugio durante la guerra, e funzionò anche nel suo "presunto" ruolo di metropolitana, anche durante la guerra, quando niente altro, intorno, sembrava in grado di funzionare. Adesso, anche se qua e là andrebbe restaurata e và di moda criticarla, continua a funzionare meglio di altre istituzioni analoghe. E oltre tutto, su tutti i suoi 260 e passa Km, mantiene almeno una promessa: "Khoroshaya pagòda v lyubòm vrèmene gòda" cioè “Bel tempo tutto l'anno”!
Il che, visto che siamo a Gennaio con -25 ed a Luglio pare che si arrivi a + 30, ha la sua importanza...
CAPODANNO A LENINGRADO ( OGGI SAN PIETROBURGO)
Leningrado mi piace da subito. L'atmosfera ti rapisce e ti riporta ai racconti di Dostoevskij, del grande impero sovietico e capisci all'istante che la città è cultura, con l'Hermitage (il secondo Museo più grande del mondo) fedele testimone.
I ponti sulla Neva fanno sognare gli innamorati, venditori ambulanti cercano nemmeno troppo convinti di venderti la loro mercanzia, un barbone a destra chiede incessantemente l'elemosina nella sua litania in un russo mischiato alla vodka, povera gente all'ingresso della metropolitana (peraltro ogni stazione è un piccolo capolavoro d'arte) e in mezzo a tutto la bellezza delle donne sovietiche, un misto di eleganza e sensualità avvolto nel mistero che trapela fuggendo da occhiate a volte simpatiche, a volte maliziose ma troppo spesso malinconiche.
Non si può girare da soli una volta che nemmeno ci si può arrivare con un viaggio fai-da-te come faccio di solito, e con un’indimenticabile guida ovviamente bionda e con occhi chiari , Marina Gavrilenco, giro la città per alcuni giorni. Poi conosco una ragazza nella hall di un albergo, una delle pochissime donne non prezzolate, una timida studentessa come me che si chiama Julia. Ricordo il nostro inglese elementare per entrambi e la moglie italiana ed insegnante di inglese di un mio compagno di squadra nel basket che al ritorno mi ha tradotto lunghissime lettere per lei con relativa risposta. Julia parla in inglese come io in francese, le rispettive madrelingue ovviamente sono sconosciute all’altro/a tanto quanto francese x lei ed inglese x me, debbo assolutamente farmelo stò inglese prima di tornare in USA e nel resto del mondo…Più facile tenere i contatti in italiano con la guida Marina.
( POSTILLA 2005: poi finirono entrambe inghiottite dalla grande madre Russia e se un giorno dovessi tornare a Leningrado, oooops San Pietroburgo, potrei riconoscerle a distanza di anni che sembreranno secoli tanto era inespugnabile la città visitabile solo con guide e spie al seguito).
Le cupole d'oro delle chiese ortodosse fanno da contrasto ad un cielo grigio e cupo che raramente permette al sole di affacciarsi. La cattedrale di San Pietro e Paolo, quella di San Isacco (ingresso alla chiesa 250 rubli a testa più 50 rubli per poter filmare e 50 rubli x poter fotografare; salita per il panorama 100 rubli +25 + 25). Bellissima sia la chiesa che il panorama sulla città.
Me ne sto già andando con la nostalgia forte della sua austerità, la malinconia mi assale e mi preme il cuore con una voglia di tornare che è paragonabile alla febbre d'Africa contratta dopo il mio viaggio egiziano dell’anno scorso.
Leningrado mi rapisce, mi entra negli occhi e si deposita, in silenzio, nel mio cuore.
Ho appena visto Mosca, ma nessuna città al mondo mi donerà mai il fascino immenso della città degli Zar.
Grazie Leningrado, dasvidanija. Una città affascinante, dove lo stile italiano degli architetti dello zar Pietro si mescola alla passione russa x i colori e le decorazioni in questa teatrale città voluta nella sua grandezza dallo zar sulle paludi del nord.
In inverno ricoperta di neve, assume un fascino misterioso e intrigante anche se col freddo a meno 13 x il sottoscritto!
L'alba con i suoi magici colori sorge tardi, verso le nove, ma i raggi del sole colorano la città lentamente traendo barbagli dai lastroni di ghiaccio sui canali ed esaltando i colori pastello, verde, rosso, violetto, azzurro degli edifici barocchi e allungando le ombre degli alberi sul biancore della neve nei parchi. A Leningrado, nonostante questo freddo pungente, anche in questo inverno non mancano le giornate di sole che rendono l'aria tersa e il cielo limpidissimo e blu.
(POSTILLA 2005: La Prospettiva Nevskij, la grande arteria cittadina, descritta da Battiato in una sua canzone, ti immerge nella attuale Russia moderna, in negozi occidentali e in contrasto con la periferia staliniana dove vive la stragrande maggioranza delle persone, con il grigiore dei suoi palazzoni e le vie poco illuminate della sera, con l'orologio che rallenta al ritmo della neve che incurante di tutto, continua a cadere. Ma nel 1989 non vidi questi negozi e/o questi segni occidentali in generale: vidi quella che dopo 16 anni di viaggi ritengo tuttora la singola città più bella ed affascinante mai vista in contrasto con la povertà economica dei suoi abitanti, peraltro titolari di una cultura individuale a livelli eccellenti!)
Davanti alle cupole di Sant'Isacco gli alberi formano trine di ghiaccio e la maestosa fortezza di San Pietro e Paolo risplende sulla neve, da vedere nella cattedrale le tombe dei Romanov, forse domani... I Palazzi custodiscono tesori e segreti come palazzo Jussupau che ha un bellissimo teatrino rococò e le stanze dove fu ucciso il monaco Rasputin.
Indimenticabile è la visita all'Hermitage, 374 sale, 24 km di percorso, 3 milioni di opere esposte, sorge sulla Neva e dei 4 palazzi che lo ospitano quello d'inverno è un'alternanza di splendidi saloni riccamente decorati. Mi hanno colpito subito 3 cose: 1) unico ingresso sul lato della Neva mentre il palazzo (l’insieme dei palazzi) è enorme con tantissime porte (vorrei vedere come fanno in luglio e agosto che sono i mesi con più presenze di turisti) 2) l’orario di uno dei più importanti musei del mondo: 10.30-18.00!!!! Incredibile, forse non capiscono la risorsa che hanno 3) La gente locale che tenta di venderti di tutto (francobolli e colbacchi i più gettonati). Mentre aspettavo di entrare, un ragazzo mi ha chiesto cortesemente se volevo che mi facesse da guida all’interno del museo. Al rifiuto (altrettanto cortese) si è allontanato per poi ritornare offeso dopo un minuto rinfacciandomi che voleva solamente guadagnare qualche soldo!!!! Mi è molto dispiaciuto di questo perchè loro vivono con il secondo lavoro. Dopo circa 45 minuti di fila (arrivato verso le 10.15 e hanno aperto verso le 10.40) sono finalmente entrato. Ovviamente 2 casse sole!!!! Sapevo già dei doppi prezzi. Per i turisti il costo del biglietto è di 320 rubli a testa + 260 rubli per la videocamera e 100 rubli per le foto (comunque soldi ben spesi). Che dire del museo? dopo aver visto il Louvre più volte non potevo più impressionarmi più di tanto. Anche qui differenze colossali. Da un lato stanze e scaloni meravigliosi (stanza Malachite – stanza del pavone) mentre altre (vedi terzo piano) da inorridire x come sono tenute. Da segnalare inoltre che x vedere le stanze con gli ori Sciiti ed altre preziosità bisognava venire con la gita organizzata e ovviamente pagare un altro ingresso!! Sono rimasto fino alle 15.00. Entrato con il sole invece esco con la pioggia. Leningrado ha solamente 50 giorni all’anno di sole. Troppo bello avere 2 giorni consecutivi di sole, x giunta con Marina rivista all’uscita che dice che si sta bene, che ci sono “solo” -18 gradi, vedo che non sta scherzando: lo dice sul serio! Nei dintorni della città ci sono dei bellissimi palazzi estivi degli zar e della nobiltà come quello barocco di Pushkin che fu di Caterina II e il complesso di Peterhof, la residenza estiva di Pietro il Grande...una buona occasione per trascorrere un Capodanno un po' diverso dal solito in mezzo al ghiaccio e agli enormi tesori di questa città, ricordandomi di coprirmi molto bene io che odio il freddo. Ultima passeggiata sulla prospettiva Nevskij dove arrivo alla cattedrale di Kazan (da vedere anche internamente) x poi proseguire verso il ponte con i Grifoni sul canale Griboedov, l’uliza (via) Rossi, il Passazh (negozi su 3 piani), museo Russo (dal di fuori), nuovamente la della chiesa Sul Sangue Versato con il mercatino nelle vicinanze, Marsovo Pole (Campo di Marte) con il monumento in granito e la Fiamma Eterna, il ponte della Trinità (costruito nel 1897 è il più lungo della città con 1000 metri!!) x raggiungere infine la fortezza di Pietro e Paolo. Qui, nella fortezza, resto almeno 2 ore. Infatti, pagato il biglietto di 120 rubli a testa, ci sono vari musei e soprattutto la chiesa con le tombe dei Romanov.
Magica Unione Sovietica, spero di conoscere meglio le altre tue repubbliche nei prossimi viaggi, allego una parentesi moscovita circa i miei problemi fisici sul posto risolti alla maniera socialista:
COME SCOTTARSI LA SCHIENA E CURARSI IL MAL DI GOLA.
La cosa affascinante, e consolatoria dato il freddo, è il ritrovare sistemi di guarigione di cui avevo solo sentito parlare dalla mia bisnonna. Lei mi parlava di borsoni che si alternavano sotto le lenzuola, di bacinelle calde ecc. e qui la medicina popolare si è confermata più viva e vitale. E non parlo della medicina dell'occhio ( ho letto dei loro chirurghi oculistici, i migliori del mondo!) e altre cose ai confini della realtà, ma dei rimedi più o medi empirici per malanni più o meno comuni: raffreddore, mal di gola, "malattie respiratorie acute" (sigla russa "O-Er-Ze" - Z dolce -), e non solo.
X fare solo un esempio che ho provato (ce ne sono che ho letto, ma non so se li proverei), contro il mal di gola mi presento con una guida scritta x fortuna in italiano-russo, mostro la voce “malattia” alla reception dell’hotel e quelli, come se fosse normale, parlano al mio baffone da Pavia di un guaritore che propone latte col miele, con tante perplessità sulla scienza medica occidentale, e magari sulla nostra sanità mentale. La gola è l'ultimo dei problemi, bisogna pensare ai polmoni, i polmoni stanno nel tronco, ergo, scaldiamo il tronco. Come ? Qui sta il bello: pannicelli caldi (MOLTO caldi). Di solito 4 o 6 sulla schiena, o sul petto, e 2 sui piedi. All' inizio non sono caldissimi (anzi), poi sento un odorino di farinata di ceci ( o di senape ) e da allora la cosa comincia a farsi scottante.
Se siete un vero uomo, non fate storie, tanto, più di 10/15 minuti non dura. E funziona. Magari non basta una sola applicazione, ma gli effetti si vedono subito.
Se masticate il cirillico, noterete che sono "impacchi di senape" (tipo bustine, più o meno: la senape è dentro, in polvere) aromatizzati con olio di abete azzurro. Vanno bene per i grandi e "li piccini", non solo in caso di ORZ, ma anche per dolori muscolari, nevralgie, miositi, osteocondrosi. L'olio di abete serve a migliorare il "drenaggio" del sistema bronchi-polmoni, e visto che fisico e psiche vanno insieme, "influenza positivamente la sfera psicoemozionale" e calma i dolori. In effetti, sempre a leggere la confezione, l'effetto curativo non starebbe tanto nel calore, ma nell' azione sulle terminazioni nervose sensibili del sistema cutaneo e sottocutaneo, che stipola reazioni riflesse (tipo riflessologia non-solo-plantare).
In passato, per scaldare gli impacchi, invece dell'acqua calda si usava alcool, o direttamente vodka, che veniva anche usata direttamente per i massaggi (contro i dolori, vodka dentro e vodka fuori), o vasetti di vetro con candele accese AL POSTO degli impacchi. Quanto agli altri sistemi, se ne possono trovare in quantità, e non solo necessariamente sui giornali "femminili" o tendenti all' irrazionale. Come curare i funghi ai piedi (aceto in proporzione 1 a 4,5, applicare sui piedi lavati, mettere le calze e dormirci su. Sul momento brucia, però funziona, e in fretta), fichi anti-trombosi, manghi contro l'herpes, e così via!!!

 
           
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