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BILBAO
Questo giro spagnolo-francese avviene a basso costo: con un volo Alitalia di cui io e Adriana paghiamo solo le 35 euro di tasse grazie alle miglia aeree accumulate soprattutto con i passati voli, ma anche con la benzina del Q8, con pernottamenti in alcuni alberghi, persino col cambio delle gomme Pirelli e, infine, con le ricariche della Omnitel.
Noleggiata una macchina, sempre grazie a quanto detto sopra, è possibile partire da una città e tornare da un’altra purchè appartengano alla stessa nazione; sappiamo che saremo a Barcellona tra una settimana…intanto cominciamo dai paesi baschi!
L’arrivo in una giornata piovosa a Bilbao non ci infastidisce più di tanto, la temperatura è sempre mite pur essendo di fronte al grande oceano Atlantico che ha accompagnato tanti nostri viaggi, inoltre chiunque passa da qui spende almeno una giornata al chiuso del famoso museo Guggenheim.
Ci entriamo pure noi, doppiamente contenti di evitare la pioggia, e subito rimaniamo colpiti dall’ardimento dell’architetto Frank Gehry, che anzitutto ha livellato il museo armonizzando l’ingresso dal lato fiume (che è più basso) con la strada vera e propria che si trova al livello di quasi tutta la città.
Più che mai parlano le foto, qui preciso solo un paio di numeri x dare l’idea: 33.000 squame di titanio, 27.000 metri quadrati di pietra, 2.500 pezzi di cristallo!
Alla fine, una torre porta l’altezza a 57 metri e costituisce il terzo livello del complesso, che è 24.000 metri quadrati tra auditorium, ristorante, libreria e soprattutto oltre 11.000 mq destinati alla sale espositive, con una sezione permanente ed una temporanea.
Quest’ultima sezione noi la troviamo riservata ad una mostra sugli aztechi, ma al di là della bellezza di quest’ultima, è sempre l’edificio che quasi tende a sopraffare qualunque cosa si trovi all’interno!
Usciamo e scopriamo il resto della città, in particolare l’originale quartiere del Casco Vejo dove si trova la zona del mercato della Ribera, il quartiere più antico di Bilbao, in cui domina l’enorme e cadente complesso giallo del mercato, anche quello sulle rive del fiume.
Girare x le viuzze è molto suggestivo, si arriva dalle parti della stazione caratterizzata da una decorazione kitsch e finalmente, dopo avere onorato la famosa paella spagnola in serata, torniamo al nostro albergo, giusto di fronte al punto di arrivo del famoso ed originale ponte opera dell’architetto Calatrava. Abbiamo fatto un tentativo di vedere la prima delle tante Plaza de Toros spagnole ma era chiusa, solo foto all’esterno e via in macchina x…
SAN SEBASTIAN
Qui arriviamo con un sole ed una temperatura fortissimi. Ancora una bella città basca in ogni manifestazione linguistica, culturale e sociale; impressionante l’eleganza delle isole pedonali in centro ed in particolare della Plaza de Gipuzkoa con cascatelle e laghetto con vari cigni ed un originale astronometro. Ci spingiamo a piedi nella parte vecchia che è un trionfo di tapas-bar, anzi di pinxtos (si chiamano tapas in tutta la Spagna e pinxtos nei Paesi Baschi quelle fantastiche combinazioni di cibo di ogni tipo su forme di pane, simili alle nostre bruschette, che vanno giù una dietro l’altra come ciliegie).
Nel nostro caso, pinxtos pure accompagnati da un’ottima cerveza(birra) locale, così abbiamo sia le energie fisiche sia un fisiologico alleggerimento del portafoglio che si rivelano “in tandem” ottimi x una leggera scalata del vicino monte Urgell dal quale dominiamo la città ai piedi di un Cristo che dallo splendido Auditorium vicino il mare ci era sembrato altissimo(sarà a circa 60-70 m d’altezza).
A San Sebastian domina il mare, qui l’oceano entra nella vita persino della gente imbottigliata nel quartiere vecchio dentro vari negozietti, infatti i proprietari si vedono sfilare davanti abbronzatissimi ragazzi/e che girano con tavola da surf sottobraccio anche lontani dal mare!
Questo perché le spiagge sono due, entrambe lunghissime e separate appunto dal resto della città.
Sulla destra, la Playa della Zurriola ci sembra regno quasi esclusivo dei surfisti, sulla sinistra la famosa spiaggia della Concha ( conchiglia, x la sua forma) è più mondana e meno trafficata di surfisti, comunque l’atmosfera generale è degna di quella città australiana che vidi anni orsono e che prende pure il nome da questo sport: Surfers Paradise! Se laggiù ci sono persino le panchine a forma di surf (ed io dormii in un ostello con tante tavole da surf sotto i letti tanti quanti eravamo), ecco che qui ci si “limita” a dare la forma del surf ad alcune impugnature x le porte a vetri in certi locali o alla forma di qualche piatto dove servire gli immancabili pinxtos!!
Dormiamo vicino a San Sebastian, città dai prezzi proibitivi, in un paese che si chiama Irun a pochi km dal confine francese che non vedo l’ora di passare l’indomani andando a…
ST. JEAN DE LUZ
Essendo stato in passato tante volte in Francia, quasi mi emoziono nel vedere in questa regione dell’Aquitania le mitiche coccarde tricolori stese da una casa all’altra, quando noi italiani tra i fili ci mettiamo invece i panni sporchi!
Troviamo un difficile posteggio e giriamo il paese in mezza mattinata x ammirare il suo passato di città corsara e baleniera; vediamo la chiesa di St-Jean Baptiste che è la più bella cattedrale basca di Francia, con una massiccia presenza di legno sulle navate che le dà un’aria antica e romantica davvero unica! Poi nella zona la natura ci ha offerto colline rocciose, foreste lussureggianti, grandi spiagge, prati che scendono al mare e soprattutto una fattoria dove gustiamo l’Ardi di Gasna, il saporito formaggio locale che ci dà il benvenuto alla nazione dei formaggi x eccellenza (sono oltre 350 divisibili in 7 grandi gruppi!!). Lasciamo la Francia tipica dei villaggi e le solite eleganti e magre donne francesi comparate ad un enorme americano che però ci parla in un buon francese e quindi mi fa pensare ad Obelix, mentre Asterix …spero di incontrarlo nelle prossime tappe come
BAYONNE
Siamo a 24 km da St.Jean De Luz, questa ennesima cittadina basca forma un unico agglomerato urbano con la famosa Biarritz e con Anglet (che è equidistante, anche sede dell’aeroporto comune delle due città con la B; ad Anglet troviamo l’unica sistemazione a prezzi umani).
Assai poco francese x storia e tradizioni, Bayonne la troviamo elegantemente posta alla confluenza di due fiumi, di cui il primo, la Nive, divide la parte vecchia dalla nuova ed il secondo, l’Adour, è enorme e divide un’altra piccola parte di città dal parallelo oceano di fronte.
Si gira, in particolare x la città vecchia, stregati dall’atmosfera tra taverne e case a graticcio, mai servilmente blanditi ma a contatto con la fiera rudezza dei baschi e della loro incomprensibile lingua, l’euskara, con attorno manifesti e locandine di corride, partite di pelota o rugby (hanno una delle squadre più titolate di sempre).
Bayonne viene dal basco “buon fiume”, una storia affascinante di scambi commerciali con Olanda e Antille ai quali rimanda il nome di una famosa arma inventata in loco: la baionetta (dei locali disinvoltamente, vicino alla spaventatissima Adriana, in un vicolo ne hanno tirata fuori una come se fosse un accendino!); poi del periodo dei commerci rimase anche il culto del cacao, che si materializza nelle 3 più belle pasticcerie-cioccolaterie di tutti i tempi! Ne ho viste di belle, è vero, in
Venezuela (dove se intendono visto che tutto nacque là e nel vicino Brasile), ma la classe europea di una pasticceria, meglio ancora se francese, non può avere uguali nel mondo! Pensate che nella vicina Biarritz c’è persino il museo del cacao e le stesse 3 pasticcerie gemelle che hanno ciascuna solo due sedi nel mondo: una a Bayonne ed una a Biarritz!!
Le scritte ed i murales dei gruppi indipendentisti baschi ci ricordano che siamo in una Francia particolare, cosicché non ci facciamo problemi di vedere qui e non in Spagna, visto che a Bilbao era chiusa, la Plaza de Toros!
Premettiamo che i baschi vengono addirittura prima degli stessi spagnoli, visto che si vantano di avere la più antica tauromachia del mondo, datata 1289, ed hanno avuto ospiti della fama di Hemingway e Picasso.
Noi la Plaza la vediamo vuota, grazie alla gentilezza del custode che ci fa entrare, ed è un’emozione enorme così; figurarsi se avessimo visto una corrida, ci basta vedere un paio di schizzi di sangue scrostati alle pareti pensando che le finestre in legno del cuore antico della città, che sono di colore rosso, vengono chiamate “di colore rosso sangue di toro”!
Ci mettiamo alla tavola locale accoppiando al mitico foie gras francese la specialità locale dei piballes (preparati con gli avannotti delle anguille), e il mito x eccellenza, lo jambon (prosciutto) de Bayonne, che viene celebrato da più di 5 secoli, in una grande fiera durante la settimana santa (che parte dal primo mercoledì di Agosto), al suono delle txchirula e ttun-ttun (flauti e tamburi) con danze, carri e balli che finiscono nell’arena di cui parlavo prima.
Proprio al momento di andarsene, alle 3 pomeridiane, apre la cattedrale di St.Marie, eccezionale il suo stile gotico settentrionale, rarissimo nella regione pirenaica, ed ancora più elegante il vasto chiostro duecentesco. Neanche 10 minuti dentro la chiesa e nemmeno 20 minuti di macchina e siamo a…
BIARRITZ
La città di Biarritz si presenta con un indescrivibile scenario naturale di due enormi spiagge, molto simili a quelle di San Sebastian, ed anche in questo caso con centinaia di persone in acqua e migliaia sulla spiaggia nonostante le giornate feriali e non festive e a settembre inoltrato!!
La differenza, oltre alla riconosciuta mondanità di Biarritz della quale parlerò, è che a San Sebastian tra le due spiagge c’è un alta montagna, invece a Biarritz ci sono delle piccole formazioni rocciose dove l’uomo ha sapientemente inserito qua e là del cemento, che inserito nel contesto di tufo e legno x i bordi, fa sembrare i gradini naturali, x collegare tutte queste formazioni e renderle percorribili con delle passeggiate superpanoramiche.
Le prime due-tre formazioni rocciose hanno delle miniscalette intorno e delle panchine su altrettante minipiazzette, luogo di centinaia di fotografie x chi, come noi, venendo da destra, non sa ancora cosa troverà più avanti!
Altri due km, questi in macchina dato che si va in salita e non c’è nemmeno marciapiede in quel punto, e ri-parcheggiamo proprio di fronte all’ingresso del Museo del mare che domina su una piccola collina l’oceano di fronte. Non è il museo che c’interessa (un acquario come tanti nel mondo), ma proprio di fronte si va DENTRO e non solo di fronte all’oceano.
Infatti uno sperone roccioso ancora più lontano degli altri è raggiungibile con un elegante ponte in legno di circa 30 metri, si arriva lì e senti letteralmente le onde, l’acqua, il frastuono, l’atmosfera e la solitudine che solo un oceano può darti. In cima a questo sperone di circa 25-30 metri è stata messa una statua sui due metri della Madonna Vergine che così è visibile praticamente da ogni angolo di Biarritz, se si eccettua la parte della città non sul mare!
Ancora più a sinistra, la seconda delle due enormi spiagge di cui parlavo, regno totale dei surfisti di mezzo mondo, con perla finale di uno dei ristoranti del posto che aveva decine e decine di tavole da surf appese al soffitto!(si veda la sezione foto).
Nel tardo pomeriggio vediamo anche la città vera e propria, compreso il museo della cioccolata!! Tutta la storia dei macchinari, dei vari processi di composizioni varie ecc; l’ingresso allo stesso museo, che sarebbe a pagamento, è avvenuto nonostante la chiusura perché abbiamo chiesto di entrare (la cassa della giornata era stata già chiusa) ed evidentemente li abbiamo impietositi: un tour privato, veloce, con la degustazione, gratuita pure quella!!
Non ci rimane che ringraziare indirettamente il museo andando…a fare acquisti nella parte finale del processo gustativo x la gioia dei parenti al ritorno.
Capisco che siamo in una fantastica situazione psicofisica grazie alla cioccolata che ci fa tornare di sera (dopo la solita incomparabile cena francese) in zona-mare, con una lunga passeggiata dall’incredibile Hotel du Palais dove vennero x 16 anni di fila, x la precisione dal 1853, i sovrani francesi a cominciare da Napoleone III, spinto qui dalla bellissima moglie Eugenia che fu l’ultima imperatrice di Francia; in passato altri ospiti regali come la regina Ortensia, moglie di Luigi Bonaparte, sovrano d’Olanda e troppi x citarli tutti.
Proseguiamo x il mondanissimo casinò dove ovviamente non giochiamo nemmeno un euro, terminando di nuovo alla statua della Vergine con le onde dell’oceano illuminate da potentissimi riflettori. Lasciamo x chissà quanto tempo il “nostro” oceano preferito x dirigerci l’indomani, o meglio dopo una settimana di viaggio, dalle parti del mare “nostrum”, il Mediterraneo.
LOURDES
Meno male che nella mondanissima Biarritz, dopo l’edonistico casinò, ce ne siamo andati con la magia naturale dell’ultimo scoglio sull’oceano reso mistico dalla presenza della statua della Vergine: sarebbe stato troppo forte il salto dai miliardari agli umili di mezzo mondo (anche se essere un vero cattolico penso non debba x forza dipendere dal proprio stato sociale…).
Mi sembra di rivivere quello sbalzo culturale e comportamentale quando dall’oggi al domani andai in India dal materialismo erotico e talvolta addirittura osceno dei templi di Khajuraho alla città sacra x eccellenza sulle rive del Gange, cioè Varanasi (ex Benares), ed anche lì una riva del fiume è sacra e l’altra è deserta (ma a Lourdes si spiega con la presenza della grotta sul lato affollato).
Ci sono altre similitudini che trovo nel fervore col quale i cristiani di mezzo mondo, in maggioranza italiani qui, pregano la Madonna che qui apparve varie volte circa 150 anni fa. Prima di entrare nei particolari su Lourdes, spiego da dove mi è venuto in loco il paragone con quella che agli occhi del profano è la religione dei tanti, (e quindi troppi secondo molti) Dei indiani.
Secondo me, non importa essere cristiani, buddisti, induisti, protestanti ecc., x me chi ha fede non ha importanza come la esprima, lo farà al 90% secondo l’educazione e le abitudini del paese dove ha avuto la sorte di nascere…poi il pianeta resta unico, e qui appunto me lo hanno ricordato alcuni indiani che sorprendono gli italiani qui presenti che, certi di non essere capiti, commentano a voce alta “ma cosa ci fanno questi qui?” (e la loro sorpresa è comprensibilmente maggiore pure quando un giapponese si mette a pregare nella posizione del loto).
Vorrei dire a quei connazionali quanto detto sopra, ma mi trattengo; fra l’altro mi basta sentire un Ave Maria in inglese x capire che almeno questi indiani sono cristiani quanto noi, ed il mio pensiero non può che andare ai bambini di tutte le religioni che venivano riuniti a Vanaprastha (vedi viaggio India 2003) e, senza forzature, riuniti insieme nel nome del Cristianesimo.
Qui succede un episodio veramente incredibile che risulterà forse lungo x iscritto ma che non posso non riportare: a Vanaprastha dirige il centro “Alessandro Sinatra”(giovane pilota agrigentino dell’Alitalia, deceduto in moto a Roma, che era solito aiutare tanto i bimbi di quel paese) un sacerdote indiano di nome Padre Sibi, col quale prima e dopo il mio giro da quelle parti sono stato sempre in contatto.
Qui a Lourdes decido di mandare un sms a Sibi, che non sa nemmeno che sono qui e che non sento da un mese circa, ricordando di aver mandato l’sms alle h. 9:11 un po’ x caso, dato che ero vicino come orario, ed un po’ x scelta dato che 3 giorni prima avevo mancato (essendo in viaggio) la commemorazione televisiva dell’11 settembre (che ricordo, in America si legge al contrario, appunto 9-11).
Parte l’sms e, come spesso capita, non arriva subito l’sms di conferma della risposta, cosa che capita sempre quando la controparte ha il cell spento.
Ovviamente non mi preoccupo, tanto è comunque inviato e non ho mai avuto problemi con lui a mandare e ricevere, e la cosa sembra finita qui, ma due mattine dopo (stavo lasciando la Francia, da Carcassonne x Andorra) mi arriva l’sms di conferma ricezione da parte di Sibi, proprio mentre sono in un internet cafè e sto leggendo una sua email, emozionandomi perché l’ha scritta il giorno che ero a Lourdes!(vi ricordo di nuovo che non sapeva dove fossi).
Fra l’altro è un’email molto profonda di questo amico che resta un prete molto alla mano e poco formale nei rapporti e, mentre guardo la data e la rapporto al giorno in cui ero a Lourdes, mi cade l’occhio sull’orario dell’invio: ore 12.41, e penso che l’India è h. 3:30 avanti alla Francia e quindi lui mi ha mandato l’email ESATTAMENTE mentre io gli mandavo l’sms da Lourdes!
Si può non impazzire x la doppia coincidenza dell’invio della sua email mentre invio il mio sms e poi conferma ricezione sms mentre apro la sua email?!?!?
Un episodio del genere lo enfatizzo perché mi capita a Lourdes, ma il filo con Vanaprastha e col più lontano dei cristiani che ho trovato nella mia vita è così particolare che è anche l’unico viaggio che vorrei rifare, io che voglio vedere sempre cose nuove!
Qui a Lourdes l’Immacolata Concezione fece una ventina di apparizioni nel 1858 ad un’umile ragazzina del posto, che non avrebbe mai avuto la cultura x riportare le parole di quanto le diceva la Madonna; in estasi, una volta Bernadette non si accorse che il braccio le stava bruciando sopra una candela e, terminata l’estasi sotto gli occhi di migliaia di persone, si vide che quel braccio non aveva nulla (e lei neanche se ne era accorta), così anche un medico che vide tutto non potè fare altro che confermare di essere in presenza di qualcosa di divino.
Nella grotta del santuario (alla destra, x chi lo guarda frontalmente) si trova oggi la riproduzione di una statua della Madonna leggermente sopraelevata dal terreno, nel punto in cui appariva, con l’acqua benedetta che sgorga copiosa dalle rocce (il misticismo secondo me si perde invece qualche metro prima dove l’acqua viene incanalata in normali rubinetti dove la gente va addirittura coi bidoni x prenderne un po’). Proseguendo oltre la grotta, ci sono le cosiddette piscine, dove sempre nell’acqua benedetta sani ed infermi possono fare il bagno dopo una lunga fila (in totale Lourdes fa 5 milioni di visitatori l’anno e con 400 alberghi è la terza struttura turistica della Francia, di x sé la nazione con la più alta presenza annuale di turisti al mondo).
Poco prima di queste piscine ci sono anche le candele, in maggior parte abbastanza piccole, che ognuno può mettere x i propri cari, vivi o morti che siano, ma ci sono anche candele veramente enormi sul metro e mezzo d’altezza che ovviamente resistono più giorni.
Nel santuario in realtà le chiese sono due, in basso quella del Rosario e sopra quella dell’Immacolata Concezione, noi ascoltiamo la messa in italiano nella prima delle due. Le messe sono quasi tutte in italiano e francese, e ci ha fatto impressione uno dei tanti confessionali, questo SOLO x gli italiani, di oltre 20 stanze, ognuna con un prete impegnato x circa 10 ore al giorno!
Più avanti entriamo nella più grande chiesa sotterranea del mondo, dedicata a Pio IX, semplice nella sua maestosità di 200 m. x 80 m., dove avviene anche la fiaccolata notturna in caso di pioggia, ma x fortuna non è il nostro caso, così la fiaccolata la seguiamo regolarmente (noi, come tanti, fermi sugli enormi scivoli laterali che dall’alto danno una visuale incomparabile) dalla grotta delle apparizioni fino al piazzale davanti la Chiesa del Rosario.
In giro x il paese, piccolo se rapportato alla quantità di gente presente, vediamo la casa natale di Bernadette, poi la vendita di tutto quello che può esistere in funzione religiosa, ma devo dire che non c’è consumismo; noto anche con simpatia le scritte nelle canoniche 5 lingue più diffuse con la sesta che è il polacco! (x la precisione la prima più diffusa sarebbe il mandarino, ma ovviamente mi riferivo alle prime 5 lingue europee), poi noto che i prezzi restano bassissimi in tutto ed anche gli alberghi costano quasi la metà che nel resto della nazione .Riprendiamo l’autostrada verso Est x andare a….
CARCASSONNE
Questo paesino è un miracolo dell’uomo che ha dato una grazia enorme a quello che dovrebbe essere un posto tetro x le sue origini medioevali, invece vediamo subito la parte vecchia che si erge maestosa ed elegante su una piccola cima con due ordini di bastioni e 52 torri unite da altissime mura che creano una forma ovale; lasciata la macchina davanti le mura, si passa il più classico dei ponti levatoi x entrare, dalla porte Narbonnaise posta a sud, in un dedalo di viuzze con negozietti d’atmosfera ed alcuni, ma pochi x fortuna, fin troppo moderni soprattutto nei prezzi. Gran turismo ancora una volta se rapportato alle minuscole dimensioni, nella citè che presenta un castello all’interno visitabile in un’oretta, poi una chiesa di St-Nazaire con le vetrate più preziose di tutta la Francia meridionale ed una storia infinita di 2000 anni che videro il passaggio di romani, visigoti, saraceni, spagnoli e gitani le cui testimonianze partono anche dal murales che dalla rue Trivalle porta, dopo il pont Neuf, alla parte nuova costituita da un pugno di case non solo come dimensioni ma anche architettonicamente molto, ma molto inferiori alla citè. Noi ringraziamo tutte le passate dominazioni ritrovandole a tavola la sera quando torniamo alla citè, che è uno spettacolo da togliere il fiato (non solo x la salita) ma non l’appetito (appunto x la salita!).
Siamo nella regione della Linguadoca, antica Occitania, carne con grasso d’oca e varie erbe aromatiche ma, oltre a questo, gradiamo molto la tipica cassoulet, con fagioli, agnello, pancetta, carne di maiale magra e spero di non aver dimenticato qualcosa di piccante! In giro x la citè infiniti i negozi di paste di mandorla, e vedi tu se un siculo deve sbavare x queste cose uguali alle nostre (infatti gliele hanno lasciate gli arabi): ne compro diverse assieme ai biscotti ai fiori di arancio. Dovrebbero essere accoppiate con dei liquori ma ne abbiamo fatto a meno; a proposito abbiamo saltato anche l’altra specialità regionale che sarebbe la cargolada, un misto di lumache varie su cui spicca quella locale, appunto cargos, la piccola lumaca delle vigne…e dei vigneti (volevano rifilarci tutti i rossi possibili della zona ma sono/siamo troppo scarsi in materia). Scappiamo perché qui ci vuole Pantagruel (non a caso un ristorante della citè si chiama così) ed andiamo verso….
ANDORRA
Questo è uno stato indipendente, proprio sulla strada x Barcellona; intanto x arrivarci non c’è autostrada ma è un piacere salire x strade di montagna e tagliare i Pirenei per ritrovarci quasi…in cima ad essi in un’ allucinante capitale chiamata Andorra-La Vella.
Dico allucinante perché tanto è stata bella e panoramica la strada x arrivarci, tanto è deludente la piccola capitale: un porto commerciale! Essendo porto franco, hanno pensato bene di mettere una marea di esercizi commerciali uno assolutamente identico all’altro e x tale motivo la maggior parte vuoti tranne quelli del cosiddetto centro. In vendita quel genere di prodotti che si trovano nel duty-free di un aeroporto, con un traffico infernale sull’unica o quasi via cittadina.
Una Times Square newyorchese moltiplicata x vari km, e senza nemmeno la creatività e l’originalità della versione americana; in più qui hanno bisogno di un vigile (vestiti di un rossonero che mi sta molto antipatico) esattamente x ogni traversa dato l’incredibile traffico. Noi giriamo a piedi, scoprendo di carino un piccolo parco proprio alle spalle del centro, praticamente senza verde, anche qui solo cemento ma almeno i canestri da basket sono originalissimi e si ha un minimo di visuale sulla vallata (che presenta solo una marea di edifici in costruzione); anche in centro cantieri dappertutto di cui uno DENTRO il letto del fiume che non potevo non fotografare.
Un bel centro congressi è troppo distante dal cosiddetto centro, poi tutti questi acquisti devono comunque passare la dogana al ritorno in Spagna o Francia, quindi non compriamo niente e ne approfittiamo solo x la benzina , al litro 80 centesimi, invece di un euro (x il nostro diesel non è male ma in Italia, a Livigno due mesi e mezzo fa, l’avevamo trovata a 60 centesimi).
Il resto della cosiddetta nazione di Andorra presenta altri paesini che dicono carini ma il solo fatto di rimetterci in quel traffico ed un minimo di energie da preservare x la movida barcellonese ci impongono di restare a rimirare l’unico negozio originale del centro, cioè un immenso paradiso del formaggio di tutto il mondo distribuito su due piani, pure con una minisezione con museo della vacca(!!), ma il mitico fromatge (come lo scrivono qui) ce lo prendiamo direttamente a cena lì vicino! L’indomani mattina ci aspetta tanta strada, x fortuna nel finale di nuovo autostrada, x lasciare la macchina a….
BARCELLONA!
Punto esclamativo x una delle città più belle e divertenti del mondo, poi se vieni da Andorra si rischia l’euforia perenne! L’allegria di Gaudì ci colpisce subito dal centro Hertz dove lasciamo la macchina, vicino la casa Pedrera del genio che ha vivacizzato mezza città.
Noto x un caratterino non facile, litigando con i committenti, ha lasciato metà delle sue opere incomplete, tra cui la leggendaria chiesa della Sagrada Familia, della quale vediamo le cime dalla seconda meta giornaliera, il parc Guell.
Siamo già nella parte alta della città, dopo un pass della metro di 3 giorni, ed il parc Guell, nonostante il cielo un po’ coperto e qualche spruzzo di pioggia, permette di vedere anche le due towers (si fa x dire, 150 metri ciascuna, ma sono le più alte della città) che si trovano sulla spiaggia della Barceloneta. Scartata x motivi di vertigini della consorte la cima del Montjuic che si raggiunge in teleferica (il bello è che dormiamo vicini, ai piedi del monte) e scartata quindi anche la cima del Tibidabo, vediamo l’esterno della Sagrada Familia, che ricordo bene dal mio viaggio di 13 anni fa, poi altre cose da me non viste allora.
Infatti dalla Avinguda Diagonal (con casa Terrades e Palau Barò de quadras visto poco prima della chiusura) ci spostiamo al Passeig de Gracia (di nuovo la Pedrera, poi casa Batllò ed accanto casa Amatller e casa Lleò Morera) e si arriva a Plaza de la Catalunya, enorme!
Qui prendiamo la famosa Rambla e, sulla destra, ancora appena in tempo, gli ultimi sussulti del famoso mercato della Boqueria! Il casino che si trova nelle Ramblas lo conosce pure chi non è mai stato a Barcellona, x averlo visto immancabilmente se si vede un film o un documentario sulla città, o anche solo x sentito dire. La cosa che ho ritrovato con piacere, dopo le indimenticabili Olimpiadi del 1992, è stato il Port Vell, con un’approfondita esplorazione delle delizie gastronomiche del complesso commerciale Mare Magnum (inserito con tale grazia nell’uso sapiente del legno da non sembrare nemmeno un centro commerciale, peccato soltanto che il ditone di Colombo, che una volta indicava l’America, ora si debba fermare al Mare Magnum! ).
Per la nottata, prima al locale Tinta Roja vicino alle nostre parti, poi risaliamo sempre a piedi mezzo Montjuic x vedere l’enorme Font Magica, con un kitsch di luci e suoni di opere sinfoniche (!!), ma soprattutto il mitico Poble espagnol, unico ricordo dell’esposizione universale che Barcellona tenne nel 1929. E’un piccolo ma robusto complesso di opere che vogliono simboleggiare le diverse costruzioni e culture di ogni angolo della Spagna. Tenuto conto che ci entriamo alle 00:45,c’è un mare di gente, soprattutto giovani, alcuni chiusi nelle uniche due sale “moderne” x delle feste private, ma altri sono nei luoghi inevitabilmente a tema, come le piazzette d’epoca.
Usciamo alle 2 di notte e l’indomani alle 9 siamo già in giro x vedere il comune di Barcellona, le cui incredibili sale sono visibili appunto solo la Domenica mattina al pubblico. Siamo in Plaza de Sant Jaume, da dove ci spostiamo verso la Cathedral e poi ( sempre a piedi attraverso piccole e belle piazze come quella del Pi o quella di Sant Oriol ), arriviamo alla caratteristica carrer de la Montcada dove il Museo di Picasso è distribuito su più portici e di fronte ad essi si intervallano i più bei bar che abbia visto a Barcellona come quello interno al Museo Textil oppure El Xampanyet.
Alla fine di questa carrer c’è la chiesa di Santa Maria del Mar, e finalmente siamo a due passi dalla Barceloneta. La mitica spiaggia è strapiena di gente di tutte le età, noi pranziamo in spiaggia e poi torniamo alla metro passando attraverso quello che fu il Villaggio Olimpico durante i Giochi del 1992, x andare da un'altra parte dell’incredibile città a vedere dalle parti della stazione un mirabile esempio di armonia tra natura, architettura ed arte nel parc de l’Espanya industrial.
Qui dentro rivedo il playground dove giocammo una memorabile partita, durante le Olimpiadi, con gente di mezzo mondo. La sera siamo a cena di nuovo dalle parti delle Ramblas, x cui prima “recuperiamo” la vicina Plaza Reial, elegantissima, e poi ci incontriamo al centro delle Ramblas con alcuni invitati del matrimonio dell’indomani di due nostri amici. Ceniamo in gruppo e l’indomani, partendo dall’Arc du Triompf con due di loro, in taxi andiamo alla vicina frazione di Alella dove l’amico Francesco e la colombiana Graciela convolano a nozze. Ed è stata proprio questa l’occasione che ci ha spinto a fare coincidere questo invito con un mini-giro europeo che ci ha confermato quanto sia sempre intrigante e bellissimo il vecchio continente!!
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