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Nel 2001 finisco, sempre con Adriana, nella patria europea dei
canestri, l’ex Jugoslavija dove avendo cominciato il nostro giro da
sud, dallo stato del Montenegro, ecco che avverto in maniera
sconvolgente e lampante un confine burocratico che manca poco venga
segnato dai canestri…infatti avevamo traghettato insieme dall’Italia
dopo una bellissima settimana pugliese con degli amici poi rimasti
in Italia.
Dopo aver attraversato l’intero paese dell’Aquila (quella
fortitudina non c’entra, ad uso e consumo dei miei amici bolognesi!)
ecco che mi ritrovo in un confine Albania-Montenegro dove 50 metri
esatti dopo l’ingresso in quest’ultima nazione c’è una processione
infinita di tabelloni quasi perfetti con fondo in erba su sperduti
casolari di campagna che mancava poco crollassero da un momento
all’altro (le case, non i tabelloni) .
Vedo solitari ragazzi riprovare all’infinito tutti i movimenti di
questo sport che a quanto dimostrato gli riesce proprio bene grazie
anche al fatto che sono ufficialmente la razza bianca più alta del
mondo, come i watussi x i neri in Africa…
Copio ed incollo dal mio diario di viaggio 2001:
“L’indomani passeggiare nel moderno lungomare di Budva si ha la
sensazione di essere finiti nel paese di Gulliver, sembra un
concentramento di allenatori e giocatori di basket, e dire che io
sono abituato alle persone alte, ma mi basta guardarli in faccia o
come camminano x intendere che molti sono alti, anche coordinati, ma
non sono dei giocatori di basket (esistono in Italia file intere di
anziani più alti di me che non sono un colosso, ma di sicuro nel
nostro paese non vengo superato da tutti?!) ma ci sarebbe qualche
bambino che però guardo con rabbia dall’alto al basso più che altro
perché, anche se dimostrano dieci anni, li vedo già pronti per
superarmi!
Bellissimo vedere la cittadina di Cattaro con le famose bocche,
create dal mare, dove il maresciallo Tito veniva a riposarsi e
Caterina d’Austria andava nell’isolotto di Sveti Stefan.
Qui vedo il più bel campetto da basket mai visto, è praticamente
rannicchiato su un’insenatura del mare cioè il cemento dell’intero
bordocampo è anche una barriera dal mare, sembra uno di quei campi
da dopoguerra, ha anche una rete che si alza da un muretto a circa 1
metro d’altezza dal bordocampo, la rete metallica come quelle da
giardinaggio che delimitano i parchi quindi la luce del sole
discretamente continua a passare…”
La Croazia è oggi un altro stato, che attraversiamo tutto in zone di
mare, compresa la Sebenico dove nacque probabilmente se non
sicuramente il più grande europeo di sempre, si vada alla voce
“partite viste” x vedere i primi piani che gli feci 13 anni prima di
rivedere il quartiere dove era nato (la targa è comprensibile solo
nella voce “drazenu”), poi la chiesa dove era stato battezzato ed
ogni angolo dove crebbe il fuoriclasse che si allenava come l’ultimo
dei giocatori, morto a soli 29 anni in incidente stradale.
Diceva un grandissimo viaggiatore, che usa esclusivamente una vespa
attraverso tutto il mondo, che i confini del mondo possono essere
segnati da un cambiamento netto della tipologia delle costruzioni
come tra Russia e Finlandia o ancora tra USA e Messico, poi ci sono
i confini religiosi come quello che va dal Pakistan all’India cioè
passando dal rigido monoteismo islamico al multicolorato pantheon
degli indù…. in attesa di finire anch’io un giorno nel Khiber pass,
leggendario valico di montagna tra il Pakistan e l’Afghanistan x
magari “tornare” nell’India, mi limito x adesso al confine
esclusivamente cestistico già visto tra Albania e Montenegro!!
Del confine tra la Croazia e la Slovenija nemmeno me ne
accorgo, anche perché dopo pochi km sono in Italia, penso solo a mio
padre che nella capitale Lijubiana venne ai mondiali del 1970 in cui
battemmo gli USA, mentre mia madre era incinta del sottoscritto…
Passando poi a questi bei canestri del 2002 in Venezuela, posso dire
di averli visti in una giornata molto particolare!
Troverete nei miei racconti di viaggio che l’intera capitale Caracas
era bloccata da una feroce rivoluzione e, trovatomi bloccato nel
quartiere di Baruta, con amici italiani e venezuelani, penso
bene di scaricare la tensione giocando (poi vado a filmare gli
scontri e x poco non ci rimango secco!). Dopo un mese in giro x il
Venezuela, tornato a Caracas, all’altezza delle bidonvilles
trovo questo canestro! Da queste parti, le squadre professionistiche
hanno i nomi più divertenti che abbia mai sentito ed anche loro
giocano un “baloncesto bailado”!
India 2003: un paese dove a tutto pensi fuorché al basket o al
soccer, vedo cricket a tutte le ore in televisione e x le strade, il
loro fisico e la loro indole non violenta non li aiuta in altri
sport anglosassoni come il rugby. Recentemente un loro tennista è
tra i primi del mondo ed una triplista ha vinto la prima medaglia
indiana della loro storia ai giochi olimpici: se si pensa che sono 1
miliardo di abitanti diciamo che appunto lo sport non rientra tra le
loro priorità!
Però nella più spirituale città del mondo, Varanasi, conosciuta in
passato come Benares, sul sacro fiume Gange, mi ritrovo in un
ostello pieno di occidentali dove qualche anima pia ha messo questo
canestro nel giardinetto con palla a disposizione. Da questa
città vado nel lontano ed alto Nepal, a Katmandu a momenti le nuvole arrivano a canestro, di giocare neanche a parlarne come in
Khaligandaki Valley, del resto dopo
aver visto la cima del monte Everest, già volo alto x i fatti miei,
una volta tanto sognando il Tibet, come da
foto di un amico!
La grande madre Africa è l’ultimo dei miei viaggi, nel 2004, via
terra da Città del Capo a Nairobi cioè dalla nazione più vicina al
polo sud fino a quasi l’equatore di un continente che avrebbe le
risorse fisiche x dominare in questo gioco come nessun altro
continente al mondo!
Inutile ricordare la storia che ha portato molti africani a vivere
in America dove quello che viene chiamato progresso, nel bene e nel
male, li ha aiutati a primeggiare in questo sport che sembra fatto x
loro. Non mi riferisco alle sole doti atletiche ma anche alla
creatività di alcuni di loro che mi sembra replicata nei parquets o
nelle strade pari pari dal loro enorme talento musicale.
Gli amici afro-americani che mi hanno fatto amare questo gioco non
si contano, mentre le loro icone diventavano mondiali grazie alla
tele ed ai giornali. Penso tutto questo mentre sono a Zanzibar, in
un’isola che ha visto tanti di quei crocevia di popoli da fare
impallidire persino le passate dominazioni di quella grande isola al
centro del Mediterraneo dove ho avuto la sorte di nascere!
A Zanzibar finisco in una spiaggetta di quest’isola
a fortissima presenza musulmana con tante donne che guardano da
dietro la burqa un deficiente che, a 40 gradi e passa, tira con una palla
improvvisata nell’unico canestro rimasto in piedi di questa serie
sul mare…
PS anniversario di nozze, dato che devo andare a Bormio x il corso
di allenatore che comincia il giorno dopo l’anniversario, decido che
insieme ad Adriana andremo nella vicina St.Moritz e poi a Bormio da
dove lei ritornerà da sola ad Imola. Alla fine del corso trovo un
passaggio x Imola x dire ad Adriana che la cosa più bella
dell’anniversario a St.Moritz è stata che ho visto un
playground pure lì!
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