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Playground nel mondo   Pagina 3/4

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Le Hawaii hanno un bellissimo playground proprio nel lungomare di Waikiki laddove finiscono i palazzoni, dove passo un paio di pomeriggi: ero talmente in forma che saltavo come nemmeno a vent’anni ed alle volte mi sentivo così leggero fisicamente e spensierato mentalmente che mi riusciva tutto, metto questa foto x simboleggiare la mia testa fra le nuvole in quell’isola magica…. la cosa divertente del basket in quelle giornate è stato che cominciavano i playoffs NBA e una doppia partita domenicale, la prima della stagione regolare femminile ed appunto una dei playoffs NBA erano una dopo l’altra…piccolo particolare, pur nella stessa nazione essendo la domenica a partire dall’1 di New York qui ero 6 ore indietro e me le vedo all’alba (nella stessa nazione!)  e poi me ne vado al mare!
Ci sono anche i playoffs della NHL, la lega professionistica di hockey sul ghiaccio e ripenso divertito ai trascorsi sulla neve che mi hanno insegnato a pattinare sul ghiaccio dopo 9 anni di fila da bimbo, ma lì assistevo impotente al fantastico hockey sul ghiaccio e quando crebbi avevo abbandonato da tempo ogni versione sportiva sulla neve.
Molto più divertenti varie partite di beach-volley (che ovviamente spopola alle Hawaii) e di pallanuoto, ma torniamo al basket…
Arrivo nel vero continente americano dal lato ovest: già viste Los Angeles a San Francisco 10 anni prima, stavolta tocco tutti gli stati canadesi ed americani lungo la linea del loro confine.
Arrivo a Vancouver dalle Hawaii, mi sposto via bus in famose città del basket USA come Seattle e Portland, si vada alla voce “le più belle partite viste” x le rispettive arene con la WNBA (il basket femminile) in corso.
X la precisione, le donne di Seattle erano in trasferta in quei giorni, ma vedo ugualmente il loro palazzo e qui vi regalo foto della loro giocatrice più famosa, ovviamente un’australiana, in un servizio x il giornale black&white!
Ancora bus x andare a Salt Lake City, nello Utah e qui la partita la vedo accreditato come giornalista (si veda l’accredito e le foto sempre alla voce “le più belle partite viste” ). Nel risalire verso Vancouver, vedo lo stato del Montana dove il famoso coach Phil Jackson viene a pescare e rilassarsi.
(Jackson ha appena rifirmato x Los Angeles dopo un anno sabbatico da queste parti, è stato chiesto al leggendario Shaq chi glielo ha fatto fare al coach di tornarsene a L.A. e lui ha detto: “si vede che erano finite le trote nel Montana!!”MONDIALE, io aggiungerei che ci sono 30 milioni -in dollari- di buoni motivi x coach Jackson x tornare a L.A.!! ).
Tornato a Vancouver stavolta USA e Canada li risalgo, sempre via bus, ci sono gli stati dell’Alaska e dello Yukon.
Qui trovo il playground che posso definire più LEGGENDARIO della mia vita:
siamo in 2 stati di 2 nazioni confinanti tra loro ed ad un passo dal polo nord, siamo nel mese di luglio e le giornate sono di circa 20 ore di sole freddissimo al giorno, anche 22 una notte in cui verso le 3 (orario della foto che vedete) gioco in questo canestro dalle parti di Dawson City (posta esattamente sulla linea del circolo polare artico)
Il campetto non è solo il più a nord del mondo come longitudine, ma è anche a circa 1400 m. d’altezza e faccio fatica a respirare mentre giocavo uno vs uno col proprietario di questo ostello dotato di palla e canestro.
Ai piedi dello stesso canestro c’era la legna accumulata x un inverno che va da fine agosto ai primi di maggio, in questo lasso di tempo il campetto è sempre innevato(!) e dai primi di novembre a fine febbraio è ghiacciato(!!), vedo le mazze da hockey poggiate lì vicino…
Con la luce sempre presente si dorme e si mangia quando capita, la notte è freddissima pur essendo in pieno luglio, anche perché se no non ci andavo mai e poi mai in Alaska e Yukon.
Il Dio dei canestri decide di punirmi x tale poesia, un campetto vicino al cielo e vicino al circolo polare artico, cosicché nella stessa città di Dawson City mi frantumo un ginocchio mentre con lo zaino in spalla scivolo su del ghiaccio che si squagliava.
Il pronto soccorso aveva la scritta su una trave in legno che funge da cartello: “northest hospital of the world”(!!) ed io, che nemmeno avevo i soldi x pagare l’importo totale, feci leva sull’onestà dei canadesi di frontiera dichiarando che avrei pagato al mio ritorno in Italia (così feci con dollari canadesi presi al cambio nella valle dei templi agrigentina, l’incidente l’ho raccontato solo un paio di anni dopo ai miei ed alla ragazza!).
Il mio ginocchio si sgonfia subito anche se i vari punti rimangono come ricordo fino ad un’altra tappa canadese, dove me li tolgo da solo dato che l’estetica sotto un ginocchio è irrilevante, e gioco di nuovo nelle mie ultime città canadesi ormai in avvicinamento alla costa est dei due stati che sono stati la tappa finale del mio giro del mondo.
A Toronto impazzò il mio idolo di gioventù, il casertano Esposito che i casi della vita mi hanno fatto ritrovare ad Imola dove vivo.
Enzo Esposito fu uno dei primi italiani a lasciare un segno nella NBA, poi non ne sono ancora venuti altri se si eccettuano un paio di meteore ed escludiamo il passaporto italiano dell’argentino Ginobili…
La cosa divertente è che io a Toronto mi rivedo con la mia attuale moglie, Adriana, che arriva dall’Italia nel Canada dove lei è nata da genitori italiani, e mi presenta qua e là ai parenti rimasti dalle parti di Toronto come un giocatore di basket (giusto x non dire che ero un nullafacente e che dovevo ancora cominciare a lavorare, escludendo tutti i lavoretti x avanzare nel mio giro del mondo!) ed alcuni dei loro parenti che avevano scarsa dimestichezza con la NBA mi chiesero se ero io quell’italiano arrivato a Toronto un paio di anni prima e che era fidanzato con una Adriana!!
I casi della vita hanno voluto che Esposito fosse arrivato a Toronto con una fidanzata italiana che si chiamava Adriana, quando gliel’ho raccontato ad Enzo si è fatto di quelle risate invece di offendersi perché mi avevano paragonato a lui che ne mise una volta 18 al Madison di New York con la maglia di Toronto!!
Ma a Toronto nella palestra secondaria dell’Air Canada io e la “mia” Adriana vediamo nientemeno che il fenomeno Tracy Mc Grady col quale scambiamo pure qualche opinione circa la sua prossima destinazione (credo di essere stato il primo a sapere che sarebbe finito ad Orlando, lo seppe al cellulare mentre era con noi!), poi ennesimo ritorno a New York, stavolta con Adriana e la porto a zonzo nella capitale del mondo, persino a Coney Island dove quel tredicenne che vidi 10 anni prima è ormai il mito del quartiere cestisticamente più forte di NY (ricordo che era/è Stephon Marbury)! Riuscii anche a filmare altri giocatori che, tali e quali, ritrovai 10 anni dopo allo stesso posto, ma stavolta ero con quella ragazza che sarebbe diventata mia moglie: lei non ci credeva ma poi vide il repertorio filmato! (non ci credeva al fatto che fossero gli stessi dei miei filmini di 10 anni prima, al matrimonio ci ha sempre creduto altrimenti non sarebbe rimasta con me…)
 

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