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Londra ’94 e la sua cultura anglofona nel mondo non prevede grande
spazio ai canestri ed è perciò più sorprendente x me trovare questo canestro dietro la chiesa di St.Paul dove si sono sposati
Carlo e Diana!
Ancora USA nel 96, solito ripasso playgrounds newyorchesi ma poi
vado ad Atlanta, nello stato della Georgia, dove un canestro lo
piantano persino in cima alla CNN, mentre in Florida di canestri ne
vedo dappertutto ed il campo più bello x me è questo a Fort
Lauderdale.
Nel 1999 sempre e solo USA, New York non manca mai, ma stavolta
faccio la maratona nella prima domenica di novembre, l’indomani vedo
NY-Milwaukee con biglietti vinti allo NBA Store con un tiro secco
nel canestro…erano biglietti in palio appunto con un solo tiro nel
canestro interno del negozio della NBA, poi vado nel New Jersey da
un amico vedendo NJ-Phoenix; rimango in USA un mese esatto, by train
a Philadelphia il cui mito dei playground locali da sempre è Earl
Monroe: ovviamente vado a "the palestra" e giro le 4
famose università con forti squadre di college.
A Villanova university trovo in corso un 3 vs 3 a metà campo ma
erano 7 neri, mi toccò darmi da fare x realizzare un 4 vs 4 a tutto
campo; ok…the palestra e le università non sono dei playgrounds, ma
il loro spirito in quei giorni era da asfalto puro.
Poi ancora treno per Washington da una mia cugina americana, dove
“scippo” la sua macchina e vado giù solitario x Wilmington, con
casetta+playground dove crebbe Michael Jordan, ancora giù x
Charleston e da lì risalgo x university of Duke and North
Carolina in pochi km tra loro: anche i loro campi li metto qui e
non nella sezione “partite”non solo x la mancanza di gare mentre io
ero da quelle parti, anche se non sono playgrounds più che mai tutto
quanto ispirano fa molto passione vera e non solo professionistica x
il basket.
Si trovano appunto nelle vicine città di Chapel Hill la university
of North Carolina, dove ha giocato anche Michael Jordan, ed a Durham
la Duke university con i leggendari Cameron Crazies cioè i tifosi
più pazzi d’America (in senso spettacolare americano, non in senso
calcistico italiano…).
A Charlotte trovo un playground dove eravamo in 4, tutti
bianchi quel pomeriggio più la ragazza di uno di loro ed ovviamente
questa volta potevo fidarmi a lasciare la mia macchina (quella
fotografica, ma la macchina da guida la parcheggio lì vicino senza
nemmeno un tipico teppista da metropoli americana che la guarda male
facendosi idee sullo straniero da taglieggiare…meno male che nelle
metropoli esiste la metropolitana x muoversi!) e rimaniamo a giocare
in un soleggiato ma freddissimo pomeriggio invernale.
Risalita x Washington attraverso le Smoky Mountains nello stato del
West Virginia, dove nacquero Jerry West (un grande ex giocatore NBA,
ha dato pure la forma del logo nel marchio NBA) e anni dopo Jason
Williams (un play NBA che gioca come al playground!), anche il
meglio dell'italoamericano di tutti i tempi, Mike D’Antoni, è nato
da queste parti!!
Quindi ritorno a Washington a fine Novembre, la cugina prende un low
cost x due e da Boston in poi merita di essere riletto da “storie
tragicomiche della mia america ‘99” x le pazzie effettuate x
vedere le partite NBA in quei giorni del ’99… ( poi si vada
ovviamente alla voce “le più belle partite viste” x le foto ).
Qui aggiungo solo che alla partita Boston-Miami ci fu un
leggendario mio saluto a Bob Mc Adoo, diventato vicecoach di Miami,
che quella sera giocava in trasferta a Boston, dicendogli "Hi Bob,
we were together in Milan in the same days...." e lui "Oh yes, too
busy to remember ya"
Nel mio giro del mondo 2000 vedo canestri e campi di tutti i colori
e di tutte le forme, il carattere aperto e sportivo degli
australiani fa sì che si giochi sempre con grande intensità ma senza
la tensione che si avverte spesso in America; a Sydney gioco nel
campetto dalle parti di Annandale st.
Con le olimpiadi imminenti e col sottoscritto al lavoro al comitato
olimpico ecco che mi faccio regalare un pallone che mi accompagnerà
nel resto del giro del mondo, tanto il borsone iniziale viene
raddoppiato con una specie di valigia regalo dei figiani presso cui
ho campato a Sydney. Nelle altre città di questo
straordinario paese ho ritenuto opportuno immortalare dei tanti
canestri visti solo questo canestro nel punto teoricamente più
inospitale della terra: Coober Pedy!
E’una città in mezzo al deserto, 400 km di solo deserto in ogni
direzione prima di arrivare al vero centro dell’Australia che però è
un poco più verde (cioè la zona dove si trova la sacra montagna
rossa dell’Uluru).
A Coober Pedy il 90% degli abitanti vive ufficialmente in grotte
sottoterra x le temperature impossibili, io a mezzogiorno sono
l’unico essere in giro a 50 e passa gradi e sento un botto tipo
colpo di pistola e mi giro avendolo sentito alle mie spalle mentre
fotografo il canestro…Che maniera poetica di morire, il canestro più
sperduto del mondo nel posto più inospitale del mondo: mi immagino
di girarmi e trovare Pecos Bill con la pistola ancora fumante ed
invece non c’è proprio nessuno! Non può essere un miraggio il colpo
troppo reale, poi sento un sibilo ed era scoppiata dal caldo la
bomboletta della schiuma da barba nel mio zaino, la schiuma cola
dallo stesso zaino e si asciuga quasi prima di toccare terra ai
piedi del canestro!
Qualcuno mi spiega perché alle Olimpiadi gli australiani sono sempre
intorno al quarto posto nel medagliere pur avendo 18 milioni di
abitanti?! Le prime tre di solito sono Cina (1 miliardo e 300
milioni di persone), Stati Uniti (300 milioni), Russia (500
milioni)…che grande paese l’Australia!!
Un piccolo tributo al soccer inventato dagli inglesi con questo
campo di calcio alle Figi nell’unico punto non
sull’oceano dove si ferma il 180° meridiano che divide il mondo
dall’oggi al domani ma trovo anche questo canestro in mezzo
alla foresta.
L’unica isola burocraticamente mai colonizzata di quelle del
Pacifico è quella di Tonga, anche se in realtà bei canestri
se ne trovano pure qui, da notare il maialino/one…
Vedo un’altra isola del Pacifico del mio giro cominciando ad
avvicinarmi, tanto x cambiare, ai mitici USA, ma questa volta nel
loro unico territorio sotto l’equatore cioè le Samoa americane!
Questa piccola isola non fa stato tra i 50 americani ma è un loro
possedimento dopo una centenaria colonizzazione: sono l’unica isola
del pacifico dove si gioca a baseball (invece del cricket) e
soprattutto a basket a tutte le ore invece che a rugby!! Ho passato
2 pomeriggi in questo
campetto.
Mentre le altre isole a dominazione passata inglese di fronte
l’Australia presentano maggiormente se non esclusivamente sport tipo
il cricket o il rugby. Del primo sono diventato un discreto
interprete, conoscendo peraltro già il baseball, del secondo non ci
provo nemmeno come non ho mai provato l’equivalente football
americano.
Ritorno a Sydney dalle isole del pacifico più vicine alla stessa
Australia x riavvicinarmi all’America più conosciuta, questa volta
alle Hawaii che sono sul mio biglietto originario del mio giro del
mondo dopo l’Australia (si vedano i racconti nel “giro del mondo-
chi mi ha ispirato”)…
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