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Un giro x i cinque continenti con i miei viaggi, aventi spesso come
sfondo dei canestri in tutto il mondo nei posti più impensati!
Quello che scriverò non è una guida schematica ai playgrounds, anche
se talvolta non potrò non fare una nota sull’ubicazione di alcuni di
essi, ma vorrei porre maggiormente l’accento sul contesto
socio-culturale dove ho trovato questo o quel canestro…
Vengo da una nazione quasi totalmente calciofila con molti amici che
ritengono, forse non hanno torto, che anche nel resto del mondo il
calcio sia lo sport più diffuso, ma io sostengo sia il più popolare,
non il più diffuso!
Mi spiego meglio: il calcio lo giocano quasi tutti x le strade ed è
sicuramente più facile e popolare nella sua pratica, ma mi sono
accorto che ci sono zone del mondo dove a momenti nemmeno sanno
cos’è il calcio mentre bene o male il basket si sa dappertutto
cos’è! Ecco a cosa mi riferivo come diffusione del gioco esportato
dagli americani in mezzo mondo, i primi tempi con gli Harlem
Globetrotters quando ancora mancavano i mezzi di comunicazione
moderni…. ma io ebbi la fortuna di vederli appena 17enne qui in
Italia.
Chiaro che ero 17enne nel 1988 e la NBA era già entrata nelle nostre
vite televisive, con quello che ne segue…ma gli Harlem nei primi
anni 50 furono gli ambasciatori nel mondo!
Poi le Olimpiadi del 1960 a Roma videro il primo vero squadrone
americano e negli anni successivi un paio di personaggi che ritengo
tuttora insuperabili come Chamberlain ed Erving riscrissero il
concetto di poesia in movimento di questo gioco.
Non sono uno che odia il calcio, non potrei, semmai tifando x la
squadra sbagliata nel corso degli anni (cioè l’Inter) ho avuto molta
più fortuna dalla squadra milanese del basket (in Italia tifo tutte
le squadre di Milano in tutti gli sports, in USA tutte quelle di New
York, x il forte legame con entrambe le città).
Il dualismo calcistico italiano viene risolto col Milan (cui è
legato da sempre mio padre) che ha comunque la mia moderata
simpatia, ma sempre molto dopo l’Inter; almeno a New York nel loro
“national pastime” ho azzeccato la vincente delle due squadre di
baseball tifando da sempre x gli Yankees e mantenendo in seconda
posizione i cugini dei Mets (indimenticabile quando a New York
assistetti all’esperimento del double head game, cioè due partite in
un giorno, all’1 al Bronx in casa degli Yankees ed alle 7 di sera al
Queens nello stadio dei Mets, 30 vagoni speciali della metro x
spostare 80.000 spettatori!)….poi quell’anno le due squadre si
ritrovarono nella finalissima dopo 56 anni!
Non divago dall’argomento principale, cioè il basket, diciamo che
tutto lo sport USA l’ho sempre seguito…
Se il baseball è il loro sport più antico e popolare, invece a
livello di diffusione planetaria quella che è sicuramente la più
grande organizzazione di marketing mondiale di tutti i tempi E NON
SOLO NELLO SPORT, è la NBA (National Basketball Association), che ha
permesso al basket di arrivare dappertutto e così una canottiera di
quei giocatori l’ho trovata addosso all’ultimo abitante dell’ultima
isola del Pacifico!
Detto del fatto che fino a 13 anni praticamente ho visto solo
palloni da calcio e del resto nemmeno c’era una cultura cestistica
da strada in Italia, nel cominciare a giocare il basket quasi in
sintonia coi miei viaggi solitari, è stato un crescendo di campetti
e partite varie in ogni angolo del mondo, di solitari canestri,
fatte salve le squadre professionistiche dove ho giocato…
Non sempre ho tenuto una macchina fotografica in mano pronta, e
magari altre volte non era il caso di portarsela specialmente in
certi quartieri di New York o di Parigi dove ho cominciato la vita
da streetballer. Dopo un veloce sguardo ad un campetto greco
nel 1982, eccomi a Parigi nell‘85 ed anche ’87 (molto meno ’89 in
gita scolastica…), andavo dalle parti di place de l’Italie, cioè a
Tolbiac o alla Glaciere, entrambi alle rispettive omonime fermate
della metro che già conoscevo x esserci stato da bambino con mia
madre…a Tolbiac era un complesso multisportivo mentre alla Glaciere
si giocava in un enorme gabbione sotto la fermata scoperta della
metro e con la stessa linea 6 mi spostavo dalle parti di Bir Hakeim
in un altro campetto dentro il centro sportivo Emile Antoine.
A New York ‘86 non so come abbia fatto un magrissimo
quindicenne a prendere una linea della metro, “cantata” anche da
Jennifer Lopez che la prendeva ogni giorno da e x il suo Bronx.
Non la cito x caso, io all’epoca avevo la fissa delle ispaniche e
con la mia memoria visiva ne ho stampate diverse nella cabeza,
soprattutto Jennifer che come altre consorelle vidi almeno un paio
di volte nei vagoni della metro (bianche e nere manco le filavo, il
mio inglese era povero e con le ispaniche ci si arrangiava con un
penoso italo-spagnolo!)
Quella linea passava da Harlem, soprattutto quella Harlem e non
quella del 2000 che al confronto era un luogo soporifero dopo la
“bonificazione” del sindaco Giuliani e l’acquisto da parte di
personaggi eccellenti tipo Clinton, tra i tanti famosi, di un
appartamento in zona.
Riandando in ordine cronologico, non mi piace senza foto parlare di
tutti i playgrounds girati a New York, anche perché nel corso degli
anni si sono succedute tante guide scritte sugli stessi ed è
cambiata anche un poco la fauna che li popola.
Comunque ad uso e consumo di quelli che mi chiedono sempre dei
playgrounds di New York, i più famosi del mondo, metto la foto del
2000 solo di quello x me più mitico cioè nella spiaggia di
Brooklyn nella zona conosciuta come Coney Island da dove sono sempre
venuti i più forti giocatori di NY e quindi del mondo. Il più
facilmente visitabile è in piena Manhattan sulla 4 west st., ma
mettere foto e commenti su tutti i campetti significherebbe riempire
un sito intero: basti pensare che ne ho girati almeno 20 di questi
campetti in tutti i 5 distretti che formano la città di New York!
Una foto a parte merita il newyorchese Lloyd Daniels a
Pesaro, il mito dei playgrounds d’America di cui ho letto in un
fiato l’autobiografia “Sweepea e le altre leggende dei playgrounds”
; Sweepea significa Pisellino per via della sua faccia senza peli ed
il libro è solo in inglese: un tremendo spaccato dell’America più
violenta!
In Egitto ‘88 metto questa foto, in Unione Sovietica ‘89
rischiai l’espulsione dal paese solo x vedere un allenamento di una
squadra locale ed in generale in pieno inverno a -20 e con una fame
nera del popolo ( dubito che anche in piena estate quelli giocassero
x strada…); di nuovo in USA nel 1990, altri playgrounds newyorchesi
dove segnalo un fortissimo 13enne e tutti si davano di gomito mentre
lo vedevano dicendo “look da Steph, look him!” (era un giovane
Stephon Marbury, attuale play dei locali Knicks ), x sua immodesta
affermazione, il play più forte della NBA e dunque del mondo.
Durante quell’estate del 1990 giro gli USA e mi scateno,come vedete,
tra le paludi della Louisiana dove impazzava Shaquille O’Neal una
volta, in questa palestra si è allenato x anni Chris Jackson,
meglio noto come Mahmoud Abdul Rauf!
Nella west coast ne vedo tantissimi di campetti, fralaltro da un
giro di San Francisco e Los Angeles in piena estate non potevo
aspettarmi di meglio! Ma è in Arizona che vedo un altro poetico
canestro sul Grand Canyon!
Poi il capolavoro di Montecarlo ‘92, nessun playground in una terra
x ricconi, ma io di passaggio x vedere il famoso dream team
americano con foto con tutte le stelle degli USA, da Magic a Jordan,
da Bird ad Ewing ecc. che trovate su “le più belle partite viste” e
proseguimento x Barcellona in Spagna, dove incontro casualmente in
un campetto un vecchio avversario siculo con relativo reportage
fotografico che vedete! Ancora proseguimento di quell’interrail
ferroviario con Siviglia e questi originali canestri spiccano da un
padiglione dell’Expo che era in corso.
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