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Durante gli anni universitari ho giocato in centinaia di playgrounds in Italia e nel mondo, cominciando da quelli milanesi mi vedete al Sempione
mentre tiro da tre.
Se non si offende capitan Pittis, milanese purosangue, metto foto con lui ai bordi del parco. Ricky è stato la bandiera prima di Milano e poi di Treviso ed è attuale commentatore di Skysport ovviamente x il basket, oltre che recordman a suo tempo di partite consecutive con oltre 550 gare nella massima serie.
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Continuando con i pomeriggi milanesi, da citare una sessione della Nike proprio sotto il Duomo, come da foto, ed immancabile gara
di tiro da tre persa in finale ed un altro 3 vs 3 della Buckler in
zona Pagano, in foto col mio grande amico Roberto Minio, pure
lui universitario a Milano; si vede quel mio folle tiro, ma la foto più insolita è al 3 vs 3 di San Siro, con Bob Morse, leggenda
americana del basket italiano!
Poi queste immagini dal Castello Sforzesco dove vinsi un
borsone dei Knicks (la mia squadra di sempre!) nella solita gara di
tiro da tre. C’era Tanjevic che guardava ed io gli dissi kosarka (
in serbo basket ) e lui pensò fossi serbo e cominciò a parlare
slavo!! (scusi, Tanjevic, non capisco nulla!, e lui in italiano:
però sai tirare, eh!)
Il parco Tabacchi, mio regno ( lo dice l’articolo allegato di
Bagatta e non io), merita note a parte x la presenza di troppi amici
x citarli tutti, mi limito a coloro i quali hanno diviso pure il
collegio con me come Matteo Usberti, pure mio compagno di camera per
anni, un lombardo trapiantato in Piemonte, poi Andrea Soldani detto
white nigga, il negro bianco, uno schiacciatore piemontese doc e
soprattutto il 2 metri Lorenzo Parola che meriterebbe un sito
internet a parte per le straordinarie doti umani, fisiche e qualche
volta tecniche (posso scherzare solo scrivendo molto lontano!), un
altro piemontese ma cittadino del mondo x i suoi anni in Francia ed
in Canada dove impazzava alla university of Winnipeg!
Poi altra citazione per un compagno di collegio a Milano, il
romagnolo che x la prima volta nella sua riviera mi anticipò la
dolce vita romagnola senza sapere che un giorno sarei finito anch’io
a vivere da queste parti, dunque ancora grazie a Davide Bevitori,
ovviamente detto Drinkers x il suo stile americaneggiante e poi
finito ad Atlanta x alcuni mesi. ( più avanti Usberti, detto Guz,
finì anche lui ad Atlanta x un anno ).
Ognuno di loro avrebbe diecimila episodi da raccontare, io ne ho un
paio su Parola detto Microsoft Word che danno l’idea del
personaggio: si va al parco Tabacchi e lui aveva dimenticato scarpe
e calzini nel weekend precedente a Cuneo, gli offriamo i nostri
tubolari ma lui dice che gli vanno bene come fantasmini dato il suo
49 di piede (e poi disse che non voleva sformarceli…); x le scarpe
lui ha delle candide Superga di tela da tennis, quelle che molti
portavano in spiaggia e per calze decide di fasciarsi dall’allucione
alla caviglia con del nastro.
Piccolo particolare, con le calze (e figuriamoci senza) il nastro va
messo comunque con del salvapelle, cioè un altro sottile strato tipo
cartavelina per non incollare il nastro alla pelle ma essendone
sprovvisto lui va di nastro tutto sui peli della caviglia e del
piede… finiamo di giocare e strappa via tutto, peli e calli, come se
niente fosse.
Secondo episodio: dato che il nostro eroe era uno studente
eccezionale ed uno sportivo polivalente, decide di premiarsi x il
superamento di un esamone comprandosi il meglio di ogni sport che
praticava e già l’indomani era a studiare la materia successiva. La
scena che mi si presentò quando bussai ad un concentratissimo
Lorenzo fu la seguente: teneva in prova contemporaneamente scarponi
da sci, pantaloni quasi attillati da golfista, fasciatura per gomito
del tennista, felpa da jogging, casco da ciclista, occhialini da
nuoto colore blu e librone di diritto penale con diecimila post-it
alle pareti pieni di appunti. Oh, Lorenzo, ma se vedi il libro in
blu come fai a segnare con la penna pure blu? risposta col suo
inconfondibile accento piemontese: ma tanto sooon graduaaati!
Oh, grandissimo! Chiamai mezzo collegio pregandoli di vederlo in
camera ed ad un certo punto si ruppe le scatole di chi entrava senza
nemmeno bussare, e lo vidi alzarsi con scarponi da sci n.49, x
chiudersi dentro!! Titolare della risata più grassa mai sentita,
forchetta clamorosa e racconti dai playgrounds americani da paura,
nonché la reale paura di un megapetardo da lui esploso una sera al
collegio in piena notte.
La nostra squadra di college dominava facile al Tabacchi e se la
giocava nel resto della metropoli con Parola a distribuire
cartellate sottocanestro e poi ottimi movimenti in attacco, anche
altri due del college, gli ingegneri estensi Pola e Trapani
sfioravano i due metri e se il tempo era troppo inclemente, come
quell’assurdo 1991 primo inverno milanese (record di neve che
resisteva dal 65, primo anno di mio padre a Milano!), si andava alla
palestra chiusa di via McMahon dove il vialone era pieno di puttane
all’uscita clamorosamente svestite rispetto al freddo che tirava!
Quell’anno fummo in otto del collegio alla mitica finale scudetto
Milano-Caserta, io unico terun che tifavo x Milano (come sempre,
anche se alcuni dei monelli di Caserta erano e sono stati i miei
idoli x sempre in Italia) e gli altri miei sette amici nordici che
tifavano Caserta x il loro odio per Milano!
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