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ARCHIVIO FOTOGRAFICO 

 
 

Anno 2000 - ISOLE DEL PACIFICO


Lasciata l’Australia, comincio il mio tour nel Pacifico dalla terra dei Maori, la Nuova Zelanda. Auckland mi sorprende per la sua bellezza: una città moderna con enormi spazi, tanto verde e una baia splendida piena di vele che la fanno giustamente ritenere la patria di questo sport. Ho scelto però di alloggiare nella vicina Rotorua ed è stata una scelta felice perché il posto è più naturale, davvero splendido: sono circondato da una vegetazione lussureggiante, una sorta di parco naturale con laghetti pieni di pesci, sentieri, cascatelle e piscine naturali dove i geyser sottostanti producono effetti benefici. In questa natura variegata e selvaggia vivevano i Maori, i progenitori degli attuali “kiwi”(come vengono chiamati i neozelandesi) che ne hanno ereditato la prestanza fisica e la fierezza.
A Wellington, capitale molto “british” dell’isola a Nord del paese, ho appreso molte cose sulla loro storia e sui loro riti, come quello dei tatuaggi anche sul viso. In nave ho raggiunto l’isola a Sud, la parte più selvaggia del paese, patria degli sport estremi: ho provato il rafting sul fiume e poi in elicottero ho sorvolato la regione in cui grandi laghi celeste-latte sbucano fra montagne anche innevate , creando scorci panoramici davvero mozzafiato. Da Queenstown a Cristchurch, nel profondo Sud e questa volta davvero di fronte a me c’è solo l’Antartide! Anche la costa è bellissima e selvaggia e dappertutto una vegetazione incredibile, fittissima e variopinta. Lascio con rimpianto la Nuova Zelanda, che mi ha veramente affascinato, e raggiungo con un volo pittoresco le USA Samoa.
La capitale, Pago Pago, mi accoglie con un’aria di festa: è il Centenario di appartenenza agli States e i samoani lo festeggiano … all’americana, con tre giorni di parate militari, sfilate di carri, danze tribali , elezione di miss, discorsi e concerti, il tutto in una cornice che sa poco di Polinesia. Infatti, mi rendo conto, anche nei giorni seguenti, che l’isola è stata snaturata del suo carattere primitivo e si è troppo americanizzata: invasa dai prodotti tipici del consumismo, violentata dal traffico di automezzi e piena persino di spazzatura nelle spiagge che potrebbero essere bellissime. Raggiungo le Western Samoa e mi riconcilio subito con la Polinesia.
La capitale Apia è una città molto linda e ordinata, con un mercato coloratissimo e caratteristico e tante chiese tutte bianche che svelano subito il carattere fortemente religioso di queste isole. Qua si vive in un’atmosfera rilassata e serena, veramente lontani dal mondo. Per questo, Stevenson volle rimanere in questi posti dopo averli immortalati nei suoi libri; ho visitato la sua casa, di gusto inglese, e la sua tomba in cima ad una collina.
Qui, nell’isola di Upolu, c’è tutto quanto immagini in un paradiso tropicale: spiagge bianche, palme altissime, un mare trasparente e, appena ti addentri fra la vegetazione, scopri cascatelle, piscine naturali, fiori, uccelli. I samoani poi sono gente semplice, calma e molto ospitale. Nella bella isola di Savaii, ho passato delle giornate davvero indimenticabili, ospite di un samoano raccoglitore di banane, nel suo “fale” (tipica casa samoana senza pareti) dove lui vive con la sua famiglia. Passando alle Figi, scopro un altro mondo, non meno bello dal punto di vista paesaggistico, ma così diverso dal punto di vista antropologico! I figiani sono in prevalenza indiani, dai tratti somatici e dai colori tipici degli asiatici; parlano un perfetto inglese e dai colonizzatori hanno appreso anche la capacità di organizzarsi bene economicamente e di far funzionare la capitale, Suva, come una metropoli.
Le due isole di Viti Levu e di Vanua Levu sono molto belle, ma lo sono ancora di più i gruppi delle vicine Mamanucas e Jasawas e tante altre piccole isole e atolli delle centinaia che compongono le Figi: ciuffi di palme circondati da spiagge bianchissime e da un mare da cartolina. Danze locali nei costumi tipici, riti propiziatori e le immancabili collane di fiori per chi arriva certo sanno di sfruttamento turistico, ma qui, come dicevo, … funziona tutto, anche l’industria turistica.
Per questo, mi è piaciuta di più la terza grande isola, Taveuni, lontana dalle altre e più difficile da raggiungere, dunque più autentica. Raggiunta con un volo a pelo d’acqua estremamente spettacolare, Taveuni, detta l’isola-giardino, si è rivelata un vero gioiello! Oltre che per la sua bellezza incontaminata, l’isola è nota per essere l’unica parte della terra attraversata dal 180° meridiano, quello della “date line” che crea tanti problemi al calendario fra queste isole. E’ qui perciò che è cominciato il nuovo millennio…e non poteva scegliere posto migliore!
Nel Regno di Tonga trovo una realtà ancora diversa: la sua capitale Nuku’alofa è molto attrezzata, con uno straordinario, coloratissimo mercato a due piani in pieno centro, caotico però come tutta la città, e con molte chiese cattoliche che confermano l’appellativo di “sacra isola”. I tongani riflettono nel loro stile di vita l’anarchia della capitale: sono quasi tutti grassi come il loro singolarissimo re e si aggirano indolenti in questa città disordinata e decisamente sporca. La natura dell’isola però ripaga con la sua bellezza: coste frastagliate di pietra vulcanica si alternano a piccole baie bellissime e, fra la vegetazione tropicale, spuntano anche curiosi resti preistorici, misteriosi dolmen che confermano l’età di queste terre. Raggiungo anche Vava’u, che fa parte del gruppo delle Tonga, ma che è la più lontana; qui la natura si fa lussureggiante e viene voglia di perdersi in questo angolo remoto del pianeta.
Un lungo volo verso le Hawaii, mi fa ritrovare … l’America, almeno ad Honolulu, nell’isola di Ouai. Sul celebre lungomare di Waikiki, grattacieli sulla spiaggia, shops che vendono di tutto, insegne pubblicitarie, surfisti attrezzati e supermuscolosi, un luogo ideale per le vacanze di americani e giapponesi, qui numerosissimi. Per fortuna anche qui il resto dell’isola riconcilia con i panorami della Polinesia e ancora di più nelle altre due isole di Maui e di Hawaii, detta Big island, dove ci si aggira fra spiagge bellissime e crateri vulcanici mozzafiato. Non può mancare naturalmente una puntata, interessantissima a Pearl Harbor, prima di lasciare la Polinesia per raggiungere il continente americano.

 
           
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