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AMSTERDAM
L’Alitalia ha lanciato da qualche anno un programma di raccolta delle miglia aeree x premiare la fedeltà dei clienti con voli più o meno lunghi a seconda delle miglia volate in precedenza. Io raggiungo il minimo x un biglietto di sola andata in Europa e la mia scelta cade sull’Olanda in modo da risparmiarmi tutta l’Europa di andata. Ad Amsterdam faccio un biglietto ferroviario interrail già fatto 5 anni fa e che permette di girare 3 o 4 nazioni europee divise x gruppi in base alla vicinanza, come in questo caso. Stranamente sono partito non da Milano ma da Roma-Fiumicino dove una grande amica viene a salutarmi preoccupata in quanto vado in quella conosciuta da tutti come la città del peccato! Arrivato in Olanda, mi sposto nel centro della capitale con degli spagnoli conosciuti nel bus-navetta. Con questi spagnoli siamo stati all'ostello Petit Nord in Leine Noord 53-55, nel quartiere a luci rosse ed adiacente al viale degli omosessuali (... non pensate male, lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati in zona con la metro), un ostello gestito da una famiglia di olandesi molto cordiali. In ogni caso gli spagnoli sono accoppiati a graziose compaesane ed un uomo in più non si nota! La stazione centrale di Amsterdam è collegata da tram, autobus, biciclette e canalbus a qualsiasi zona della città, anche la più remota! P.za Dam poi, la piazza più importante e famosa della città, è a pochi passi dalla stazione.
Da visitare ad Amsterdam sicuramente il pittoresco e caratteristico quartiere a luci rosse, con tutte le affollatissime e coloratissime vie annesse, piene di negozietti che vendono di tutto, dagli immancabili zoccoli in legno, ai piatti decorati, magliette, ninnoli vari, dai completini in pelle, alle fruste, alle curiosità sadomaso più incredibili: non manchiamo di andare al sex-museum e al negozio di condom più fornito d'Europa... Poi una visita al Museo di Van Gogh (è UNO SPETTACOLO!!!!!) e al Rijkmuseum, poi alla casa di Anna Frank in Prinsensghracht, infine un pittoresco giro su uno dei battelli che mostra tutto il centro storico di Amsterdam dai canali.
Ad Amsterdam ricordo la visita a Zans Schans, un antico borgo di pescatori mantenuto intatto dove è possibile visitare l'interno dei mulini, però mi sembra un po' un luogo "acchiappaturisti", ma in fondo non è male se si riesce a superare il primo atto di rigetto da turista riportato dentro a schemi da consumismo vacanziero! Credo che Amsterdam sia davvero una città affascinante ricca di ambienti diversi e tutti egualmente belli, difficilmente si possono dimenticare le belle architetture o il vastissimo porto, i quadri stupendi dei musei o le sue pittoresche stradine inimitabili, o ancora i silenziosi spazi infiniti dei parchi dove soffia incessante il vento freddo che viene dal mare del nord.
MAASTRICHT
Primo treno olandese, come prendere una metropolitana praticamente: andiamo a Maastricht: doccetta veloce, e via in centro a mangiare qualcosa. Descrivo con precisione il panino che abbiamo mangiato, uno dei migliori della mia vita: una mezza baguette da 30 cm, tiepida, con dentro un po’ di insalata, e un mezzo chilo di brie…FENOMENALE!! Diamo un‘occhiata veloce a qualche pub, ma siamo troppo cotti per far festa, alle 2 stiamo gia dormendo..
Il secondo giorno passa veloce: visitiamo Maastricht, restando sulla parte sinistra del fiume che attraversa la città, la Mosa. Tra l’altro un francese accodatosi a noi italospagnoli sul treno, dall’alto della sua cultura, ci spiega che la città prende il nome da quello che le diedero i romani, ovvero (scusate il mio latino, maccheronico causa studi scientifici…e meno male che sono scientifici!) Trajectum am Mosa, o una cosa del genere…Insomma era l’unico posto in cui i romani riuscivano ad attraversare la Mosa, da qui il nome che detiene tutt’ora. Visitiamo per bene tutta la città, Il palazzo dove si firmò il famoso trattato di Maastricht ( nella copia del documento esposta, riconosciamo la firma di De Michelis ).
L’AIA (DEN HAAG in olandese)
Verso l’ora di pranzo stiamo gia passeggiando per la spiaggia di
Schieveningen, la zona balneare dell’Aia; tira un vento pazzesco, la
sabbia ci finisce negli occhi, però le onde dell’oceano ci
emozionano, e il tiepido sole rende quel ricordo tutto sommato
piacevole. Visitiamo (da fuori) il palazzo reale, mangiamo un
panino, e ripartiamo, destinazione…
UTRECHT
Il nord del paese non ha riscosso i favori dell’intero gruppo,
quindi ci siamo diretti a sud. Utrecht è stata la città più
importante incontrata nel nostro viaggio verso Rotterdam. Oltre ad
essere la città natale di Van Basten, Utrecht è stata l’antica
capitale d’Olanda. Si nota, infatti, una certa regalità
nell’atmosfera che pervade la città. Davvero notevole la torre posta
in pieno centro.
Solitamente sono le cose che non ti aspetti quelle più gradite. E’
proprio qui che abbiamo trovato una magnifica pasticceria. L’unica
ad aver superato i test di qualità di Natalia, la spagnola che è una
vera autorità in materia!
ROTTERDAM
E’ la città meno europea che abbia mai visto. E’ stata distrutta
durante la seconda guerra mondiale ed ora è completamente un’altra
rispetto a quella dei tempi passati. Questa ferita si nota subito, è
come se avessero rubato la storia. Forse è una mia impressione, ma a
me è sembrata una città in piena crisi d’identità. L’unica cosa
degna di nota è il nuovo ponte. Abbiamo avuto la fortuna di trovare
l’ostello proprio di fronte al ponte e la sera sembrava quasi di
essere a Brooklyn.
Il giorno seguente siamo andati a visitare il villaggio di
Kinderdijk vicino Dordrecht. E’ proprio questa l’Olanda che uno si
aspetta, allegre villette immerse nel verde interrotte da piccoli
fiumi o laghetti. La regione è famosa per 19 mulini a vento
risalenti ai primi anni del 1700. Con nostra grande sorpresa abbiamo
appurato che sono ancora tutti abitati. Abbiamo perfino visto
indigeni che giravano con i classici zoccoli! E io che pensavo che
fossero ormai solo fabbricati per carpire soldi ai viaggiatori con
raptus turistici! I compagni di viaggio tornano ad Amsterdam x
andare in Spagna ed io proseguo il mio viaggio…
LEIDEN
Purtroppo il mio viaggio olandese è arrivato a conclusione. Prima di
andare in Belgio passo da Leiden nel più squallido ostello mai
visto. (POSTILLA 2005: è stato superato da tanti altri…) Leiden non
rimarrà certo nei miei ricordi perché città natale di Rembrandt o
perché sembra avere ritmi di vita lenti e gradevoli. Tutto vero, ma
il motivo per il quale mi rimarrà impresso Leiden è l’unica parte
del mio viaggio olandese da solo, mi mancano gli spagnoli e dire che
pensavo di preferire i viaggi solitari x farmi amicizie sempre
nuove: ma dopo 6 giorni tutti con loro mi è sembrato di conoscerli
da una vita! In Belgio mi aspetta una vera amica conosciuta in un
altro viaggio: le amicizie ed i contatti dei viaggiatori sono
infiniti! (Qui in Olanda mi è mancata una ragazza di Eindhoven di
cui non avevo più indirizzo e numero di telefono, fu la prima
olandese che vidi in vita mia: nella mia città natale di Agrigento,
conosciuta grazie al caro amico Alessandro Marchica detto il
presidente, ho detto tutto!)
BRUXELLES
Nella capitale belga, trovato l’ostello dopo una bella doccia, sono
in cerca di un ristorante-trattoria-brasserie o altro, basta che
mangio! Nei vicoli adiacenti alla Grande-Place c’è l’imbarazzo della
scelta e un nugolo di camerieri che ti invitano a provare la cucina
del loro ristorante. Alle 20, siedo al tavolo esterno di un
ristorante che, a detta di un cameriere, ha appena aperto e che
propone un menu turistico facendo amicizia con altri viaggiatori che
riconosco aver visto appena arrivato in ostello. Non solo noi
abbiamo fretta ma, a quanto sembra, anche i camerieri! Infatti,
oltre a non portarci l’aperitivo (previsto dal menu e che arriverà
solo dopo nostre formali proteste) ci buttano lì un antipasto che
non è il nostro ma che, dopo un rapido assaggio, decidiamo che può
andare ugualmente bene (e i nostri vicini di tavolo aspetteranno un
bel po’ prima di vedersi servito il loro, ma ormai nostro, antipasto
dopo numerose insistenze).
Gustato il secondo piatto, eccoci infine al dessert che dobbiamo
sollecitare come nel caso dell’aperitivo. Pagato il conto corriamo
all’appuntamento con le ragazze amiche di alcuni di loro con “soli”
35 minuti di ritardo. Le ragazze, specialmente l’amica diretta dei
portoghesi con cui giro, sono piuttosto irritate (eufemismo!) per il
nostro ritardo e, comprensibilmente, non c’è scusa che tenga. Tra
loro una singolare indiana di Delhi molto occidentalizzata nel
linguaggio, nel vestiario e nei viaggi compiuti di cui mi parla in
un discreto francese ( non che mi aspettassi la prima amica indiana
della mia vita col caratteristico sari ma comunque mi fa impressione
vederla così occidentalizzata ).
Le giapponesi invece mica me le aspetto col kimono essendo ormai
abituato a vederle in jeans e…macchina fotografica! Dopo aver
assistito ad un concerto in Piazza Santa Caterina, la serata
trascorre piuttosto allegramente in due diversi locali, uno latino
americano e l’altro al ritmo di jazz. Un po’ alla volta la compagnia
perde i pezzi e alle tre di notte, dopo l’ennesimo ultimo ballo, la
serata è finita.
La mia domenica inizia solo cinque ore dopo essere andato a letto,
decido quindi di andare in cerca di una chiesa (io che in Italia ci
vado una volta all’anno), un modo x capire il popolo locale, come ho
sempre fatto da New York alla vecchia Europa, x assistere ad una
messa in francese; la scelta cade sulla chiesa di Santa Caterina,
dopo aver scartato, per comprensibili ragioni, le chiese in cui la
messa era in fiammingo. Il momento più simpatico e significativo è
quello del segno della pace. La signora anglosassone alla mia
sinistra mi “liquida” con un veloce e, a mio modo di sentire,
asettico “peace with you”, mentre le due signore belghe di chiara
origine africana alla mia destra si profondono in un avvolgente,
quasi stritolante, abbraccio completo di bacio. Due diversi modi di
esprimere lo stesso sentimento! Finita la messa ho glissato il pur
gentile invito del parroco a partecipare al coffee break organizzato
in un locale a fianco alla chiesa, x passare il resto della giornata
assieme alla mia amica Els Van Damme conosciuta in un viaggio
americano.
La mia amica mi accompagna a visitare alcuni angoli caratteristici
della città, il Palazzo Reale, Place de Sablon, i murales sulle
case, e a prendere un caffè x lei ed un thè x me sul tetto di un
edificio stile art nouveau.
Il vero fiore all’occhiello della giornata, al rientro, è stato
vedere realizzato il tappeto di fiori nella Grande Place di
Bruxelles!
Da qui non saremmo mai andati via. La piazza ogni 2 anni (e questo
era l’anno giusto!!!) viene ricoperta da un tappeto gigante di
begonie che è semplicemente stupendo! E’ stato possibile anche
salire sull’Hotel de Ville e vedere le bellissime stanze del palazzo
nonché affacciarsi sulla piazza e godere della vista del tappeto di
fiori! Poi abbiamo passeggiato nelle strade limitrofe, mangiato un
ottimo waffel caldo con panna e fragole, scattato tante foto anche
al pasticcere di Godiva che sorridente immergeva le fragole nel
cioccolato bianco fuso.
Siamo passati davanti all’edificio della Borsa con lo scopo di
tornare alla famosa Grande Place: è una piazza molto suggestiva e
ricca di un passato storico. Tutt’attorno ci sono: l’Hotel de Ville,
come detto, poi i palazzi delle corporazioni, la Maison du Roi, il
museo della birra, il museo del cacao e del cioccolato.
Avevamo con noi una sua ottima guida di Bruxelles (Rough Guide) su
cui sono illustrati nei dettagli i singoli palazzi delle
corporazioni e la storia della Grande Place. Si celebrano pure due
matrimoni nell’Hotel de Ville ma io ed Els siamo troppo giovani e
nemmeno ci pensiamo….
La guida consigliava di fare una tappa nella più antica pasticceria
di Bruxelles, Maison Dandoy, per assaggiare gli speculoos, dei
biscotti scuri alla cannella di svariate forme. Non ho potuto fare a
meno di acquistare un pacchettino e una confezione di pasticcini da
portare alla mia ragazza in Italia così come Els ne prende un po’ x
il suo ragazzo nel natio paesello fiammingo. Successivamente ci
siamo diretti verso il Manneken Pis, ovviamente foto di rito con la
statua del bambino che fa la pipì. Abbiamo pranzato in Rue de
Bouchers, piena di ristoranti soprattutto di pesce ( si vedevano
teglie di cozze cucinate in tutti i modi ).
Dopo un breve riposino pomeridiano in ostello x me e da un’amica x
lei, siamo ripartiti passando davanti al Jardin Botanique, alla
Colonne du Congrès, dalla cui piazza si gode una vista dei tetti di
Bruxelles, per arrivare alla magnifica Cathedrale di San Michele e
Santa Gudula. La cattedrale gotica risale al XIII secolo e
all’interno ci sono le foto dei matrimoni dei principi del Belgio e
del Papa.
Abbiamo curiosato nelle vetrine delle Galeries Saint Hubert e poi
siamo ritornati verso la Grande Place dove abbiamo cercato un posto
per cenare. Entrambi abbiamo scelto delle specialità belga:
crevettes grises e carbonnade flamande.
Altra specialità belga come detto sono i cioccolatini: le vetrine di
Leonidas, Godiva e Neuhas erano il paradiso dei golosi! I negozi
erano sempre pieni di persone in coda per portarsi a casa confezioni
di cioccolatini di tutte le forme e gusti. Ovviamente non potevamo
sottrarci al richiamo del palato e ci siamo portati a casa un bel
po’ di cioccolato. Il giorno dopo sveglia alle 8, rapida colazione
in ostello e con la metro siamo arrivati al Parc de Bruxelles.
Da lì ci siamo diretti verso Mont des Arts, Place de l’Albertine,
Musèe Royaux des Beaux Arts, Place Royale e giù verso il Palais de
Justice facendo una tappa a Notre Dame du Sablon. La chiesa è molto
caratteristica e merita una visita. Il Palais de Justice è un
edificio molto imponente e cupo, anche dalla piazza dinanzi si gode
una vista dei tetti della città. Tornando indietro ci siamo fermati
in Place du Petit Sablon e ci siamo diretti verso il Palais Royal.
Abbiamo poi ripreso la metro per andare al Parc du Cinquantenaire
dove si trova l’arco di trionfo eretto da Leopoldo I. Dopo una
passeggiata per il parco e una visita al Musèe Royal du l’Armèe et
d’Histoire militaire (c’è un hangar molto fornito all’interno)
abbiamo ripreso la metro per andare al quartiere Heysel a vedere il
simbolo di Bruxelles: l’Atomium.
Pranzo in una paninoteca del Brupark, una specie di parco dei
divertimenti, e poi visita all’Atomium. L’ingresso è alquanto
esagerato rispetto a quello che offre l’interno, ma la vista della
zona dalla “palla” più alta merita la visita. Vicino all’Atomium c’è
lo stadio dell’Heysel tristemente famoso per l’incidente che avvenne
nel 1985 in cui persero la vita diversi tifosi italiani durante la
partita Liverpool-Juventus e fotografo una piccola targa in memoria
dietro la curva ovviamente ricostruita.
A piedi ci siamo poi diretti verso il quartiere di Laeken, che
ospita l’omonimo Parc de Laeken; abbiamo percorso l’intero parco
(incontrando pure un coniglietto!) per arrivare allo Chateux Royal.
Il parco è molto esteso e per attraversarlo tutto ci abbiamo
impiegato un bel po’, trovando sul nostro cammino anche un monumento
dedicato a Leopoldo I. Lo Chateau Royal è poco visibile dalla strada
poiché circondato da molti alberi e la zona è molto trafficata e
poco turistica. Stanchi di camminare ci siamo messi alla ricerca di
un fermata del tram, passando davanti al Pavillon Chinois e alla
Tour Japonaise, due stravaganti strutture fatte costruire da
Leopoldo I; il nostro commento è che non hanno alcun senso!
Con il tram siamo tornati all’Heysel e abbiamo ripreso la metro che
ci ha riportato in centro; altra capatina alla Grande Place dove ci
siamo fermati a bere qualcosa nei tavolini all’aperto di un bar che
si affaccia sulla piazza. L’atmosfera era davvero serena e
rilassante. E nel pomeriggio mi sono gustato un delizioso “gaufre”
acquistato in un negozietto accanto al Manneken Pis: sono dei dolci
il cui sapore è simile alla frittella ma vengono cotti in
particolari piastre a quadretti e vengono venduti con sopra la
marmellata, il cioccolato fuso, il cocco, il gelato, la panna: una
vera golosità!
Il terzo giorno il sole ha giocato a nascondino tra le nuvole, ma
non ha piovuto per fortuna. Con la metro ci siamo diretti al
Parlamento Europeo con l’intenzione di visitarlo e, senza saperlo,
siamo arrivati giusto alle 10, ora in cui parte il tour audioguidato.
Eravamo una decina di persone in tutto, di diverse nazionalità, la
guida ci ha accompagnato in un minitour illustrato da un
registratore fornito ad ognuno di noi; abbiamo visitato anche l’aula
principale dove si riuniscono i deputati dell’Unione Europea. Usciti
dal Parlamento abbiamo passeggiato per il Parc Leopold, adiacente ad
esso, in cui facevano ricreazione diversi alunni delle scuole.
Siamo poi ritornati verso la Grande Place, abbiamo gironzolato per
le stradine adiacenti e curiosato in diversi centri commerciali. Poi
ultimo gaufre e ultimo saluto alla Grande Place prima di tornare in
albergo a prendere i bagagli. Lei era stata una sola volta a
Bruxelles, da bambina, e non ricordava nulla! Els è di St.Niklaaus,
un paesino fiammingo dove ritorna dopo un caloroso abbraccio e mi
faccio dare le coordinate per andare da solo ad…
ANVERSA (ANTWERPEN)
La città ha come attrattiva la Piazza del Municipio con la fontana
del Brabo, la cattedrale gotica più grande del Belgio e il porto che
è il secondo in Europa e terzo nel mondo! ho visitato anche un
centro di lavorazione di diamanti che però non mi ha entusiasmato
più di tanto in quanto la spiegazione è stata troppo breve e
soprattutto finalizzata ad un probabile acquisto. Il centro è una
piazza larghissima e molto elegante, ma io ho troppa voglia dopo la
mia unica notte qui di andare a vedere due piccole e famosissime
città raccomandate da tutti i viaggiatori europei:
BRUGES (BRUGGE) E GAND (GENT)
Una città talmente fuori dal tempo che non ho parole per descriverla, x anni mi hanno chiesto quale è stata la più bella città vista in Europa ed io dico sempre Bruges, pur senza essere nemmeno capace di descriverla. Ogni tanto ho la sensazione di aver visto una sorta di Atlantide, la famosa città perduta…praticamente ogni angolo, ogni piazza, ogni facciata di un palazzo (tutti visibili dal fiume) è talmente “violenta” nel suo stile barocco da mandarti in confusione! Lo stesso direi, ma in piccolo di Gand. Ma i giorni belgi sono volati e mi attacco ad un telefono x cercare il caro amico del collegio milanese Giovanni Notarantonio, di origine abruzzese, ma nato e cresciuto in Lussemburgo. Contentissimo di vedermi l’indomani dato anche che i suoi genitori sono tornati in Abruzzo, facendo così spazio nella loro casa, così prendo l’ennesimo treno e vado in
LUSSEMBURGO
Nella capitale, l’omonima Luxembourg, faccio onore alle sia pur
poche “tappe d’obbligo”: Place de la Constitution, Place Guillaume,
il Palais Granducal, la cattedrale di Notre Dame, il Musée de l’Etat,
le casematte della Pétrusse, il Chemin de la Corniche, i ponti
Adolphe e Grande-Duchesse Charlotte.
La splendida giornata di sole ci ha consentito di passeggiare in un
centro pedonale su cui si affacciano eleganti vetrine, molte di
antiquari e tantissime di cravatte (!!). Le giornate successive le
abbiamo dedicate alla scoperta del piccolo Paese nel cuore d’Europa,
con soste a Larochette e Vianden.
Larochette, cittadina sita in un’area chiamata “Piccola Svizzera” o
Mullerthal, cosiddetta per i suoi paesaggi rocciosi, i laghetti, le
cascatelle e le foreste incantevoli, è sormontata dalle interessanti
rovine del castello, le cui origini risalgono all’undicesimo secolo.
Continuando l’esplorazione arriviamo a Vianden, sulle Ardenne,
piccola città medievale, dove, tra strette viuzze di ciottoli, si
intravedono piccoli gioielli gotici, torri fortificate, la casa,
trasformata in museo, in cui, a più riprese, visse Victor Hugo (di
fronte alla quale si trova un busto dello stesso scrittore
realizzato da Rodin), innamorato del paesaggio lussemburghese, e, in
alto, l’imponente castello feudale, di recente restaurato.
Pur non considerando questa una visita “immancabile”, mi permetto di
dissentire dai giudizi assolutamente negativi formulati nei racconti
di chi mi ha preceduto. La scoperta della città del Lussemburgo
comincia dal Promontorio Boch dove ci sono i resti delle fondamenta
del primo castello di Lussemburgo, da cui si gode un bel panorama
della città. Scattate un paio di foto, vado oltre, passo alla chiesa
di S. Michele, in stile misto tra il romanico, il gotico e il
barocco, e mi avvio verso il centro vero e proprio della città.
Arrivo al Palazzo Granducale, un edificio in uno stile particolare,
massiccio e severo, affiancato dal Palazzo della Camera dei Deputati
un palazzo piccino piccino con una mucca colorata piazzata proprio
davanti all’entrata. Il paragone col palazzo della nostra Camera dei
Deputati mi spiazza un po’: rispetto a Montecitorio, quello loro
sembra una villetta monofamiliare, con la porticina e le
finestrelle. Rivediamo un altro ragazzo dello stesso collegio
milanese, il buon Lancetti e poi facciamo una bella partita di
calcio con 10 nazionalità diverse su 22 giocatori. Mi dispiace non
rivedere l’italo-inglese Vincent De Santis, ennesimo protagonista
del mio collegio milanese, che attualmente è a Londra. Ma in
compenso Giovanni mi presenta una ex del De Santis , una danese a
nome Catherine che difficilmente dimenticherò! Con lei ed una sua
amica ri-giriamo la cittadina come se vedessimo un’altra città: di
fronte al Palazzo Granducale, dopo aver percorso Rue de la Reine, si
apre Place Guillaume II, dove si affaccia il Municipio. Dalla
piazza, passando attraverso una galleria coperta, si sbuca sulla
Grande Rue, la via principale, su cui si affacciano alcuni negozi
tra cui un fornaio dove ho pranzato con un buon panino al formaggio.
Alla fine della Grande Rue si apre la Place d’Armes, il vero cuore
della Lëtzebuerg-Stad vivaiola, piena di ristorantini, bar e
fast-food, dominata dal Cercle Municipal, palazzotto ora adibito a
sede di numerose esposizioni, tra cui quella fotografica sulla
famiglia granducale che visito anch’io trovandomi lì. Al centro
della piazza c’è un gazebo su cui suonano vari complessini e
orchestre per ravvivare la vita estiva che sembra un po’risentire
degli ingombranti vicini tedeschi, francesi, belgi e olandesi!!!
Gironzolo un po’ per la città, entro in un “grande magazzino” di
quelli internazionali (si chiama C&A) che altrove è ospitato in
palazzi megagalattici, ma che a Lussemburgo sta in una casetta di
due piani. Tra le altre cose che esploro c’è la Cattedrale di Notre
Dame, dove mi rifugio per più di un’ora visto che piove a dirotto, e
la Place de la Constitution in cui svetta la Gëlle Fra, una statua
d’oro su un obelisco (in memoria dei caduti della I Guerra
Mondiale), da cui si gode un bel panorama. Continuo a girovagare nel
mio secondo giorno e alle 19 la città è cambiata: non gira più
un’anima. Desolazione!!!! Che faccio adesso? Cenare è presto,
visitare ancora qualcosa: che? È finito tutto, ho visto tutto.
«Cerchiamo un posto per la cena!», così con l’occasione perlustro un
altro po’ Lussemburgo. Mi aggiro nella penombra del crepuscolo. Non
girano più neanche i giapponesi che durante il giorno erano ovunque.
Per mangiare ci sono un po’ di ristoranti mezzi vuoti di cui uno
italiano (non mi pare il caso) e uno cinese (costosissimo!). Lo
sapevo e me l’avevano detto che in Lussemburgo non c’era niente da
fare, ma c’era un grande amico ed era sulla mia strada x tornare in
Italia. Dai miei circa due giorni in Lussemburgo ho scoperto che è
un posto singolare e, soprattutto x le persone, non mi è dispiaciuto
affatto!!
Ma intanto la storia della moneta non l’ho capita: la chiamano
Franco Lussemburghese, ma poi non hanno neanche le monetine
lussemburghesi, ma usano quelle belga; la lingua ufficiale è il
lussemburghese, però i nomi delle vie e le cose ufficiali le
scrivono in francese, molti parlano il tedesco, che è la lingua
usata maggiormente da giornali e riviste e in cui sono scritti i
libri. La gente è particolare: i pochi lussemburghesi conosciuti mi
sono sembrati persone gentili e cordiali, molto disponibili ed
educate; sono gente calma ed imperturbabile, ma soprattutto, dove
vanno la sera i lussemburghesi? Sicuramente non a Lussemburgo.
Sono pronto a tornare nella mia seconda nazione europea, quella sì
che non finisci mai di scoprirla, rieccomi in…
FRANCIA
Vedo Strasburgo e Lione prima di riscendere il belpaese che ci vuole
più tempo a farsi Torino-Agrigento che Amsterdam-Torino!
LIONE
Una bellissima città di circa 415 mila abitanti, capoluogo del
dipartimento del Rhone, posta alla confluenza dei fiumi Rodano e
Saona che la dividono in settori. Lione è famosa x essere la
capitale gastronomica della Francia ed è un sito protetto dall'Unesco,
in quanto patrimonio mondiale. Seconda città più importante della
Francia (come agglomerato urbano), Lione è ricca di tesori del
passato e del presente.
Lione è uno dei più importanti siti archeologici che testimoniano
dell'Impero romano dopo la stessa Roma. I teatri romani di Fourvière
e i musei della civiltà gallico-romana ne sono testimoni e meritano
indubbiamente una visita.
La "Vecchia Lione" vanta la più prestigiosa collezione di edifici
rinascimentali dopo Venezia. Inoltre, il vecchio borgo merita una
visita la sera, dove si incontrano turisti e residenti nei
meravigliosi ristoranti "bouchon" e nei bar pieni di vita. La città
fu fondata dai romani con il nome di Lugdunum, diventando la città
più prospera della Gallia. Tra i monumenti la chiesa di San Martino
(XII sec.), il duomo di San Giovanni (XII-XV sec.), oltre a numerose
chiese e palazzi in stili diversi. Ci sono anche belle piazze tra
cui quella che mi è piaciuta di più è quella dei Celestini, ma in
generale la cosa più incredibile di tutte le piazze è
l’illuminazione delle stesse che è giustamente valsa alla città
l’appellativo di nuova “ville lumière”. ( La storica ville lumiere è
ovviamente Parigi ). Infine la cosa più bella in assoluto è il
parco, veramente enorme, si chiama “tete d’or” cioè testa d’oro,
dove mi perdo quasi un giorno intero in particolare nell’ammirare le
incredibili e fantasiose composizioni floreali e, tra i tanti
animali, in particolare delle alci in libertà. E’con fatica che
prendo il treno x…
STRASBURGO
Strasburgo è sempre stata un crocevia dell'Europa continentale (il
suo nome significa incrocio di strade), a metà strada tra Parigi e
Praga. Città aperta e cosmopolita, dove cattolici e protestanti
vivono in armonia e pregano nella stessa cattedrale. Il suo
cosmopolitismo è stato uno dei motivi x cui si decise di farne una
delle capitali dell'Europa unita, con il suo palazzo del Parlamento
europeo. Uno dei modi più belli per vedere quest'ultimo è attraverso
un giro in battello sui canali che circondano la città vecchia.
Durante la gita in battello vedo anche i Ponts-Couverts, i ponti
coperti collegati dalle torri di guardia medievali, punti un tempo
strategici sui quattro canali dell'Ill e sulla pittoresca Petite
France, il vecchio quartiere che fu dei conciatori, ricco di mulini
e attraversato da bellissimi ponti. Una dei monumenti da visitare è
senza dubbio la splendida Cattedrale di Notre-Dame, realizzata in
arenaria, un capolavoro di intrecci e ricami scolpiti nella pietra.
Fu costruita a partire dall'Undicesimo secolo (il coro è romanico e
la navata gotica), e terminò solo nel 1439. Dal belvedere si gode un
bellissimo panorama sulla città e dappertutto sento concerti di
musica classica con predominanza dei concerti di organo. Nella
piazza della cattedrale, la Maison Kammerzell, adibita oggi a
bellissimo ristorante, fu la residenza di un ricchissimo mercante.
La sua sontuosa, originale facciata in legno risale al
quattordicesimo secolo. Altro posto da vedere è il Palais Rohan, un
palazzo classico. Ora è sede di tre musei, il museo delle belle
arti, quello archeologico, e quello delle arti decorative, in cui
ammiro una delle più belle collezioni di ceramiche in Francia.
Ancora treno x l’Italia dove, come previsto, a Torino prendo un
treno infinito x tornare in Sicilia.
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