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ARCHIVIO FOTOGRAFICO

 
 

Estate 1997- Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia


AMSTERDAM

L’Alitalia ha lanciato da qualche anno un programma di raccolta delle miglia aeree x premiare la fedeltà dei clienti con voli più o meno lunghi a seconda delle miglia volate in precedenza. Io raggiungo il minimo x un biglietto di sola andata in Europa e la mia scelta cade sull’Olanda in modo da risparmiarmi tutta l’Europa di andata. Ad Amsterdam faccio un biglietto ferroviario interrail già fatto 5 anni fa e che permette di girare 3 o 4 nazioni europee divise x gruppi in base alla vicinanza, come in questo caso. Stranamente sono partito non da Milano ma da Roma-Fiumicino dove una grande amica viene a salutarmi preoccupata in quanto vado in quella conosciuta da tutti come la città del peccato! Arrivato in Olanda, mi sposto nel centro della capitale con degli spagnoli conosciuti nel bus-navetta. Con questi spagnoli siamo stati all'ostello Petit Nord in Leine Noord 53-55, nel quartiere a luci rosse ed adiacente al viale degli omosessuali (... non pensate male, lo abbiamo scoperto solo quando siamo arrivati in zona con la metro), un ostello gestito da una famiglia di olandesi molto cordiali. In ogni caso gli spagnoli sono accoppiati a graziose compaesane ed un uomo in più non si nota! La stazione centrale di Amsterdam è collegata da tram, autobus, biciclette e canalbus a qualsiasi zona della città, anche la più remota! P.za Dam poi, la piazza più importante e famosa della città, è a pochi passi dalla stazione.
Da visitare ad Amsterdam sicuramente il pittoresco e caratteristico quartiere a luci rosse, con tutte le affollatissime e coloratissime vie annesse, piene di negozietti che vendono di tutto, dagli immancabili zoccoli in legno, ai piatti decorati, magliette, ninnoli vari, dai completini in pelle, alle fruste, alle curiosità sadomaso più incredibili: non manchiamo di andare al sex-museum e al negozio di condom più fornito d'Europa...
Poi una visita al Museo di Van Gogh (è UNO SPETTACOLO!!!!!) e al Rijkmuseum, poi alla casa di Anna Frank in Prinsensghracht, infine un pittoresco giro su uno dei battelli che mostra tutto il centro storico di Amsterdam dai canali.
Ad Amsterdam ricordo la visita a Zans Schans, un antico borgo di pescatori mantenuto intatto dove è possibile visitare l'interno dei mulini, però mi sembra un po' un luogo "acchiappaturisti", ma in fondo non è male se si riesce a superare il primo atto di rigetto da turista riportato dentro a schemi da consumismo vacanziero!
Credo che Amsterdam sia davvero una città affascinante ricca di ambienti diversi e tutti egualmente belli, difficilmente si possono dimenticare le belle architetture o il vastissimo porto, i quadri stupendi dei musei o le sue pittoresche stradine inimitabili, o ancora i silenziosi spazi infiniti dei parchi dove soffia incessante il vento freddo che viene dal mare del nord.

MAASTRICHT
Primo treno olandese, come prendere una metropolitana praticamente: andiamo a Maastricht: doccetta veloce, e via in centro a mangiare qualcosa.
Descrivo con precisione il panino che abbiamo mangiato, uno dei migliori della mia vita: una mezza baguette da 30 cm, tiepida, con dentro un po’ di insalata, e un mezzo chilo di brie…FENOMENALE!! Diamo un‘occhiata veloce a qualche pub, ma siamo troppo cotti per far festa, alle 2 stiamo gia dormendo..
Il secondo giorno passa veloce: visitiamo Maastricht, restando sulla parte sinistra del fiume che attraversa la città, la Mosa. Tra l’altro un francese accodatosi a noi italospagnoli sul treno, dall’alto della sua cultura, ci spiega che la città prende il nome da quello che le diedero i romani, ovvero (scusate il mio latino, maccheronico causa studi scientifici…e meno male che sono scientifici!) Trajectum am Mosa, o una cosa del genere…Insomma era l’unico posto in cui i romani riuscivano ad attraversare la Mosa, da qui il nome che detiene tutt’ora. Visitiamo per bene tutta la città, Il palazzo dove si firmò il famoso trattato di Maastricht ( nella copia del documento esposta, riconosciamo la firma di De Michelis ).

L’AIA (DEN HAAG in olandese)
Verso l’ora di pranzo stiamo gia passeggiando per la spiaggia di Schieveningen, la zona balneare dell’Aia; tira un vento pazzesco, la sabbia ci finisce negli occhi, però le onde dell’oceano ci emozionano, e il tiepido sole rende quel ricordo tutto sommato piacevole. Visitiamo (da fuori) il palazzo reale, mangiamo un panino, e ripartiamo, destinazione…

UTRECHT
Il nord del paese non ha riscosso i favori dell’intero gruppo, quindi ci siamo diretti a sud. Utrecht è stata la città più importante incontrata nel nostro viaggio verso Rotterdam. Oltre ad essere la città natale di Van Basten, Utrecht è stata l’antica capitale d’Olanda. Si nota, infatti, una certa regalità nell’atmosfera che pervade la città. Davvero notevole la torre posta in pieno centro.
Solitamente sono le cose che non ti aspetti quelle più gradite. E’ proprio qui che abbiamo trovato una magnifica pasticceria. L’unica ad aver superato i test di qualità di Natalia, la spagnola che è una vera autorità in materia!

ROTTERDAM
E’ la città meno europea che abbia mai visto. E’ stata distrutta durante la seconda guerra mondiale ed ora è completamente un’altra rispetto a quella dei tempi passati. Questa ferita si nota subito, è come se avessero rubato la storia. Forse è una mia impressione, ma a me è sembrata una città in piena crisi d’identità. L’unica cosa degna di nota è il nuovo ponte. Abbiamo avuto la fortuna di trovare l’ostello proprio di fronte al ponte e la sera sembrava quasi di essere a Brooklyn.
Il giorno seguente siamo andati a visitare il villaggio di Kinderdijk vicino Dordrecht. E’ proprio questa l’Olanda che uno si aspetta, allegre villette immerse nel verde interrotte da piccoli fiumi o laghetti. La regione è famosa per 19 mulini a vento risalenti ai primi anni del 1700. Con nostra grande sorpresa abbiamo appurato che sono ancora tutti abitati. Abbiamo perfino visto indigeni che giravano con i classici zoccoli! E io che pensavo che fossero ormai solo fabbricati per carpire soldi ai viaggiatori con raptus turistici! I compagni di viaggio tornano ad Amsterdam x andare in Spagna ed io proseguo il mio viaggio…

LEIDEN
Purtroppo il mio viaggio olandese è arrivato a conclusione. Prima di andare in Belgio passo da Leiden nel più squallido ostello mai visto. (POSTILLA 2005: è stato superato da tanti altri…) Leiden non rimarrà certo nei miei ricordi perché città natale di Rembrandt o perché sembra avere ritmi di vita lenti e gradevoli. Tutto vero, ma il motivo per il quale mi rimarrà impresso Leiden è l’unica parte del mio viaggio olandese da solo, mi mancano gli spagnoli e dire che pensavo di preferire i viaggi solitari x farmi amicizie sempre nuove: ma dopo 6 giorni tutti con loro mi è sembrato di conoscerli da una vita! In Belgio mi aspetta una vera amica conosciuta in un altro viaggio: le amicizie ed i contatti dei viaggiatori sono infiniti! (Qui in Olanda mi è mancata una ragazza di Eindhoven di cui non avevo più indirizzo e numero di telefono, fu la prima olandese che vidi in vita mia: nella mia città natale di Agrigento, conosciuta grazie al caro amico Alessandro Marchica detto il presidente, ho detto tutto!)

BRUXELLES
Nella capitale belga, trovato l’ostello dopo una bella doccia, sono in cerca di un ristorante-trattoria-brasserie o altro, basta che mangio! Nei vicoli adiacenti alla Grande-Place c’è l’imbarazzo della scelta e un nugolo di camerieri che ti invitano a provare la cucina del loro ristorante. Alle 20, siedo al tavolo esterno di un ristorante che, a detta di un cameriere, ha appena aperto e che propone un menu turistico facendo amicizia con altri viaggiatori che riconosco aver visto appena arrivato in ostello. Non solo noi abbiamo fretta ma, a quanto sembra, anche i camerieri! Infatti, oltre a non portarci l’aperitivo (previsto dal menu e che arriverà solo dopo nostre formali proteste) ci buttano lì un antipasto che non è il nostro ma che, dopo un rapido assaggio, decidiamo che può andare ugualmente bene (e i nostri vicini di tavolo aspetteranno un bel po’ prima di vedersi servito il loro, ma ormai nostro, antipasto dopo numerose insistenze).
Gustato il secondo piatto, eccoci infine al dessert che dobbiamo sollecitare come nel caso dell’aperitivo. Pagato il conto corriamo all’appuntamento con le ragazze amiche di alcuni di loro con “soli” 35 minuti di ritardo. Le ragazze, specialmente l’amica diretta dei portoghesi con cui giro, sono piuttosto irritate (eufemismo!) per il nostro ritardo e, comprensibilmente, non c’è scusa che tenga. Tra loro una singolare indiana di Delhi molto occidentalizzata nel linguaggio, nel vestiario e nei viaggi compiuti di cui mi parla in un discreto francese ( non che mi aspettassi la prima amica indiana della mia vita col caratteristico sari ma comunque mi fa impressione vederla così occidentalizzata ).
Le giapponesi invece mica me le aspetto col kimono essendo ormai abituato a vederle in jeans e…macchina fotografica! Dopo aver assistito ad un concerto in Piazza Santa Caterina, la serata trascorre piuttosto allegramente in due diversi locali, uno latino americano e l’altro al ritmo di jazz. Un po’ alla volta la compagnia perde i pezzi e alle tre di notte, dopo l’ennesimo ultimo ballo, la serata è finita.
La mia domenica inizia solo cinque ore dopo essere andato a letto, decido quindi di andare in cerca di una chiesa (io che in Italia ci vado una volta all’anno), un modo x capire il popolo locale, come ho sempre fatto da New York alla vecchia Europa, x assistere ad una messa in francese; la scelta cade sulla chiesa di Santa Caterina, dopo aver scartato, per comprensibili ragioni, le chiese in cui la messa era in fiammingo. Il momento più simpatico e significativo è quello del segno della pace. La signora anglosassone alla mia sinistra mi “liquida” con un veloce e, a mio modo di sentire, asettico “peace with you”, mentre le due signore belghe di chiara origine africana alla mia destra si profondono in un avvolgente, quasi stritolante, abbraccio completo di bacio. Due diversi modi di esprimere lo stesso sentimento! Finita la messa ho glissato il pur gentile invito del parroco a partecipare al coffee break organizzato in un locale a fianco alla chiesa, x passare il resto della giornata assieme alla mia amica Els Van Damme conosciuta in un viaggio americano.
La mia amica mi accompagna a visitare alcuni angoli caratteristici della città, il Palazzo Reale, Place de Sablon, i murales sulle case, e a prendere un caffè x lei ed un thè x me sul tetto di un edificio stile art nouveau.
Il vero fiore all’occhiello della giornata, al rientro, è stato vedere realizzato il tappeto di fiori nella Grande Place di Bruxelles!
Da qui non saremmo mai andati via. La piazza ogni 2 anni (e questo era l’anno giusto!!!) viene ricoperta da un tappeto gigante di begonie che è semplicemente stupendo! E’ stato possibile anche salire sull’Hotel de Ville e vedere le bellissime stanze del palazzo nonché affacciarsi sulla piazza e godere della vista del tappeto di fiori! Poi abbiamo passeggiato nelle strade limitrofe, mangiato un ottimo waffel caldo con panna e fragole, scattato tante foto anche al pasticcere di Godiva che sorridente immergeva le fragole nel cioccolato bianco fuso.
Siamo passati davanti all’edificio della Borsa con lo scopo di tornare alla famosa Grande Place: è una piazza molto suggestiva e ricca di un passato storico. Tutt’attorno ci sono: l’Hotel de Ville, come detto, poi i palazzi delle corporazioni, la Maison du Roi, il museo della birra, il museo del cacao e del cioccolato.
Avevamo con noi una sua ottima guida di Bruxelles (Rough Guide) su cui sono illustrati nei dettagli i singoli palazzi delle corporazioni e la storia della Grande Place. Si celebrano pure due matrimoni nell’Hotel de Ville ma io ed Els siamo troppo giovani e nemmeno ci pensiamo….
La guida consigliava di fare una tappa nella più antica pasticceria di Bruxelles, Maison Dandoy, per assaggiare gli speculoos, dei biscotti scuri alla cannella di svariate forme. Non ho potuto fare a meno di acquistare un pacchettino e una confezione di pasticcini da portare alla mia ragazza in Italia così come Els ne prende un po’ x il suo ragazzo nel natio paesello fiammingo. Successivamente ci siamo diretti verso il Manneken Pis, ovviamente foto di rito con la statua del bambino che fa la pipì. Abbiamo pranzato in Rue de Bouchers, piena di ristoranti soprattutto di pesce ( si vedevano teglie di cozze cucinate in tutti i modi ).
Dopo un breve riposino pomeridiano in ostello x me e da un’amica x lei, siamo ripartiti passando davanti al Jardin Botanique, alla Colonne du Congrès, dalla cui piazza si gode una vista dei tetti di Bruxelles, per arrivare alla magnifica Cathedrale di San Michele e Santa Gudula. La cattedrale gotica risale al XIII secolo e all’interno ci sono le foto dei matrimoni dei principi del Belgio e del Papa.
Abbiamo curiosato nelle vetrine delle Galeries Saint Hubert e poi siamo ritornati verso la Grande Place dove abbiamo cercato un posto per cenare. Entrambi abbiamo scelto delle specialità belga: crevettes grises e carbonnade flamande.
Altra specialità belga come detto sono i cioccolatini: le vetrine di Leonidas, Godiva e Neuhas erano il paradiso dei golosi! I negozi erano sempre pieni di persone in coda per portarsi a casa confezioni di cioccolatini di tutte le forme e gusti. Ovviamente non potevamo sottrarci al richiamo del palato e ci siamo portati a casa un bel po’ di cioccolato. Il giorno dopo sveglia alle 8, rapida colazione in ostello e con la metro siamo arrivati al Parc de Bruxelles.
Da lì ci siamo diretti verso Mont des Arts, Place de l’Albertine, Musèe Royaux des Beaux Arts, Place Royale e giù verso il Palais de Justice facendo una tappa a Notre Dame du Sablon. La chiesa è molto caratteristica e merita una visita. Il Palais de Justice è un edificio molto imponente e cupo, anche dalla piazza dinanzi si gode una vista dei tetti della città. Tornando indietro ci siamo fermati in Place du Petit Sablon e ci siamo diretti verso il Palais Royal.
Abbiamo poi ripreso la metro per andare al Parc du Cinquantenaire dove si trova l’arco di trionfo eretto da Leopoldo I. Dopo una passeggiata per il parco e una visita al Musèe Royal du l’Armèe et d’Histoire militaire (c’è un hangar molto fornito all’interno) abbiamo ripreso la metro per andare al quartiere Heysel a vedere il simbolo di Bruxelles: l’Atomium.
Pranzo in una paninoteca del Brupark, una specie di parco dei divertimenti, e poi visita all’Atomium. L’ingresso è alquanto esagerato rispetto a quello che offre l’interno, ma la vista della zona dalla “palla” più alta merita la visita. Vicino all’Atomium c’è lo stadio dell’Heysel tristemente famoso per l’incidente che avvenne nel 1985 in cui persero la vita diversi tifosi italiani durante la partita Liverpool-Juventus e fotografo una piccola targa in memoria dietro la curva ovviamente ricostruita.
A piedi ci siamo poi diretti verso il quartiere di Laeken, che ospita l’omonimo Parc de Laeken; abbiamo percorso l’intero parco (incontrando pure un coniglietto!) per arrivare allo Chateux Royal. Il parco è molto esteso e per attraversarlo tutto ci abbiamo impiegato un bel po’, trovando sul nostro cammino anche un monumento dedicato a Leopoldo I. Lo Chateau Royal è poco visibile dalla strada poiché circondato da molti alberi e la zona è molto trafficata e poco turistica. Stanchi di camminare ci siamo messi alla ricerca di un fermata del tram, passando davanti al Pavillon Chinois e alla Tour Japonaise, due stravaganti strutture fatte costruire da Leopoldo I; il nostro commento è che non hanno alcun senso!
Con il tram siamo tornati all’Heysel e abbiamo ripreso la metro che ci ha riportato in centro; altra capatina alla Grande Place dove ci siamo fermati a bere qualcosa nei tavolini all’aperto di un bar che si affaccia sulla piazza. L’atmosfera era davvero serena e rilassante. E nel pomeriggio mi sono gustato un delizioso “gaufre” acquistato in un negozietto accanto al Manneken Pis: sono dei dolci il cui sapore è simile alla frittella ma vengono cotti in particolari piastre a quadretti e vengono venduti con sopra la marmellata, il cioccolato fuso, il cocco, il gelato, la panna: una vera golosità!
Il terzo giorno il sole ha giocato a nascondino tra le nuvole, ma non ha piovuto per fortuna. Con la metro ci siamo diretti al Parlamento Europeo con l’intenzione di visitarlo e, senza saperlo, siamo arrivati giusto alle 10, ora in cui parte il tour audioguidato. Eravamo una decina di persone in tutto, di diverse nazionalità, la guida ci ha accompagnato in un minitour illustrato da un registratore fornito ad ognuno di noi; abbiamo visitato anche l’aula principale dove si riuniscono i deputati dell’Unione Europea. Usciti dal Parlamento abbiamo passeggiato per il Parc Leopold, adiacente ad esso, in cui facevano ricreazione diversi alunni delle scuole.
Siamo poi ritornati verso la Grande Place, abbiamo gironzolato per le stradine adiacenti e curiosato in diversi centri commerciali. Poi ultimo gaufre e ultimo saluto alla Grande Place prima di tornare in albergo a prendere i bagagli. Lei era stata una sola volta a Bruxelles, da bambina, e non ricordava nulla! Els è di St.Niklaaus, un paesino fiammingo dove ritorna dopo un caloroso abbraccio e mi faccio dare le coordinate per andare da solo ad…

ANVERSA (ANTWERPEN)
La città ha come attrattiva la Piazza del Municipio con la fontana del Brabo, la cattedrale gotica più grande del Belgio e il porto che è il secondo in Europa e terzo nel mondo! ho visitato anche un centro di lavorazione di diamanti che però non mi ha entusiasmato più di tanto in quanto la spiegazione è stata troppo breve e soprattutto finalizzata ad un probabile acquisto. Il centro è una piazza larghissima e molto elegante, ma io ho troppa voglia dopo la mia unica notte qui di andare a vedere due piccole e famosissime città raccomandate da tutti i viaggiatori europei:

BRUGES (BRUGGE) E GAND (GENT)
A Bruges si raggiunge il centro a piedi (qualche centinaio di metri) oppure con appositi bus-navetta.
La prima cosa da fare è un tour sul battello lungo i canali, che la fanno assomigliare (ma davvero, non come Amsterdam dove al confronto ci si sganascia dalla noia) ad una Venezia in sedicesimo, poi ci sono da visitare la cattedrale (in cui è custodita una statua della Madonna con Bambino di Michelangelo e un quadro di Caravaggio), Bruges è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Tutti i palazzi hanno la facciata sull'acqua, si riesce a sbirciare nelle stanze tramite bovindi meravigliosi. La zona del Beguinage sembra addirittura fuori dal tempo.
Fatto questo bisogna trovare un punto d'appoggio, che io ho identificato nella cattedrale di Nostra Signora che può essere utilizzata come baricentro e luogo di riposo mentale (è di fatto un vero museo strapieno di opere d'arte, con gentili ragazze che fanno da guida ) concerti di ogni tipo, insomma un posto dove è bello fermarsi un momento.
Già che sono lì conviene attraversare la strada facendo attenzione alle carrozze! ( usano grandi cavalli che procedono sempre ad un trotto imperioso ) e visito subito il Memling Museum, fra complesso murario e contenuto, è una esperienza che vale da sola il viaggio. Preventivo una mattina intera, nonostante le opere esposte siano solo un centinaio ma le opere del Memling sono da assumere a piccole dosi onde evitare la sindrome di Stendhal.
Fatto questo comincio a bighellonare per il centro, dando una occhiata alle due piazze Markt e Burg che sono molto belle. Da non mancare il Beguinage (ora "gestito" dalle suore Benedettine), con tanto verde, un ponticello gotico, una facciata d'ingresso barocca, cigni dappertutto, verde, silenzio.
Assodato che in ostello si mangia benissimo, la colazione del mezzogiorno è poco più di una formalità, tuttavia guardando bene i prezzi si può mangiare sui canali i crostacei al vapore veramente ottimi (siamo a 15 km dal mare). Bene anche il classico paninazzo basta non aprirlo e fare atto di fede. Comunque buono.
Dopo un paio di giorni (ma ce ne vorrebbero otto) mi voglio svagare un po' e vado a Gent, stessa epoca, altro genere. Come Bruges è intima e deliziosa, così Gent è strepitosamente bella con monumenti posati, si direbbe, da un bambino gigante un po' briccone.
Da non perdere St Baaf con l'agnello mistico, il castello dei conti di Fiandra, Sint Niklaas e tutto quello che si affaccia sui cinquecento metri cinquecento del Limburg. Salgo su tutte le torri e ascolto i carillon. Vedo il villaggio di Damme, più x un omaggio all’amica omonima ormai lontana, con la relativa cattedrale, e Lissewege dove gusto il più bel carillon sentito qui (una canzoncina infantile che poi si sviluppa in quattro variazioni da far venire la pelle d'oca). Ma i giorni belgi sono volati e mi attacco ad un telefono x cercare il caro amico del collegio milanese Giovanni Notarantonio, di origine abruzzese, ma nato e cresciuto in Lussemburgo. Contentissimo di vedermi l’indomani dato anche che i suoi genitori sono tornati in Abruzzo, facendo così spazio nella loro casa, così prendo l’ennesimo treno e vado in

LUSSEMBURGO

Nella capitale, l’omonima Luxembourg, faccio onore alle sia pur poche “tappe d’obbligo”: Place de la Constitution, Place Guillaume, il Palais Granducal, la cattedrale di Notre Dame, il Musée de l’Etat, le casematte della Pétrusse, il Chemin de la Corniche, i ponti Adolphe e Grande-Duchesse Charlotte.
La splendida giornata di sole ci ha consentito di passeggiare in un centro pedonale su cui si affacciano eleganti vetrine, molte di antiquari e tantissime di cravatte (!!). Le giornate successive le abbiamo dedicate alla scoperta del piccolo Paese nel cuore d’Europa, con soste a Larochette e Vianden.
Larochette, cittadina sita in un’area chiamata “Piccola Svizzera” o Mullerthal, cosiddetta per i suoi paesaggi rocciosi, i laghetti, le cascatelle e le foreste incantevoli, è sormontata dalle interessanti rovine del castello, le cui origini risalgono all’undicesimo secolo.
Continuando l’esplorazione arriviamo a Vianden, sulle Ardenne, piccola città medievale, dove, tra strette viuzze di ciottoli, si intravedono piccoli gioielli gotici, torri fortificate, la casa, trasformata in museo, in cui, a più riprese, visse Victor Hugo (di fronte alla quale si trova un busto dello stesso scrittore realizzato da Rodin), innamorato del paesaggio lussemburghese, e, in alto, l’imponente castello feudale, di recente restaurato.
Pur non considerando questa una visita “immancabile”, mi permetto di dissentire dai giudizi assolutamente negativi formulati nei racconti di chi mi ha preceduto. La scoperta della città del Lussemburgo comincia dal Promontorio Boch dove ci sono i resti delle fondamenta del primo castello di Lussemburgo, da cui si gode un bel panorama della città. Scattate un paio di foto, vado oltre, passo alla chiesa di S. Michele, in stile misto tra il romanico, il gotico e il barocco, e mi avvio verso il centro vero e proprio della città.
Arrivo al Palazzo Granducale, un edificio in uno stile particolare, massiccio e severo, affiancato dal Palazzo della Camera dei Deputati un palazzo piccino piccino con una mucca colorata piazzata proprio davanti all’entrata. Il paragone col palazzo della nostra Camera dei Deputati mi spiazza un po’: rispetto a Montecitorio, quello loro sembra una villetta monofamiliare, con la porticina e le finestrelle. Rivediamo un altro ragazzo dello stesso collegio milanese, il buon Lancetti e poi facciamo una bella partita di calcio con 10 nazionalità diverse su 22 giocatori. Mi dispiace non rivedere l’italo-inglese Vincent De Santis, ennesimo protagonista del mio collegio milanese, che attualmente è a Londra. Ma in compenso Giovanni mi presenta una ex del De Santis , una danese a nome Catherine che difficilmente dimenticherò! Con lei ed una sua amica ri-giriamo la cittadina come se vedessimo un’altra città: di fronte al Palazzo Granducale, dopo aver percorso Rue de la Reine, si apre Place Guillaume II, dove si affaccia il Municipio. Dalla piazza, passando attraverso una galleria coperta, si sbuca sulla Grande Rue, la via principale, su cui si affacciano alcuni negozi tra cui un fornaio dove ho pranzato con un buon panino al formaggio. Alla fine della Grande Rue si apre la Place d’Armes, il vero cuore della Lëtzebuerg-Stad vivaiola, piena di ristorantini, bar e fast-food, dominata dal Cercle Municipal, palazzotto ora adibito a sede di numerose esposizioni, tra cui quella fotografica sulla famiglia granducale che visito anch’io trovandomi lì. Al centro della piazza c’è un gazebo su cui suonano vari complessini e orchestre per ravvivare la vita estiva che sembra un po’risentire degli ingombranti vicini tedeschi, francesi, belgi e olandesi!!!
Gironzolo un po’ per la città, entro in un “grande magazzino” di quelli internazionali (si chiama C&A) che altrove è ospitato in palazzi megagalattici, ma che a Lussemburgo sta in una casetta di due piani. Tra le altre cose che esploro c’è la Cattedrale di Notre Dame, dove mi rifugio per più di un’ora visto che piove a dirotto, e la Place de la Constitution in cui svetta la Gëlle Fra, una statua d’oro su un obelisco (in memoria dei caduti della I Guerra Mondiale), da cui si gode un bel panorama. Continuo a girovagare nel mio secondo giorno e alle 19 la città è cambiata: non gira più un’anima. Desolazione!!!! Che faccio adesso? Cenare è presto, visitare ancora qualcosa: che? È finito tutto, ho visto tutto. «Cerchiamo un posto per la cena!», così con l’occasione perlustro un altro po’ Lussemburgo. Mi aggiro nella penombra del crepuscolo. Non girano più neanche i giapponesi che durante il giorno erano ovunque. Per mangiare ci sono un po’ di ristoranti mezzi vuoti di cui uno italiano (non mi pare il caso) e uno cinese (costosissimo!). Lo sapevo e me l’avevano detto che in Lussemburgo non c’era niente da fare, ma c’era un grande amico ed era sulla mia strada x tornare in Italia. Dai miei circa due giorni in Lussemburgo ho scoperto che è un posto singolare e, soprattutto x le persone, non mi è dispiaciuto affatto!!
Ma intanto la storia della moneta non l’ho capita: la chiamano Franco Lussemburghese, ma poi non hanno neanche le monetine lussemburghesi, ma usano quelle belga; la lingua ufficiale è il lussemburghese, però i nomi delle vie e le cose ufficiali le scrivono in francese, molti parlano il tedesco, che è la lingua usata maggiormente da giornali e riviste e in cui sono scritti i libri. La gente è particolare: i pochi lussemburghesi conosciuti mi sono sembrati persone gentili e cordiali, molto disponibili ed educate; sono gente calma ed imperturbabile, ma soprattutto, dove vanno la sera i lussemburghesi? Sicuramente non a Lussemburgo.
Sono pronto a tornare nella mia seconda nazione europea, quella sì che non finisci mai di scoprirla, rieccomi in…

FRANCIA
Vedo Strasburgo e Lione prima di riscendere il belpaese che ci vuole più tempo a farsi Torino-Agrigento che Amsterdam-Torino!

LIONE
Una bellissima città di circa 415 mila abitanti, capoluogo del dipartimento del Rhone, posta alla confluenza dei fiumi Rodano e Saona che la dividono in settori. Lione è famosa x essere la capitale gastronomica della Francia ed è un sito protetto dall'Unesco, in quanto patrimonio mondiale. Seconda città più importante della Francia (come agglomerato urbano), Lione è ricca di tesori del passato e del presente.
Lione è uno dei più importanti siti archeologici che testimoniano dell'Impero romano dopo la stessa Roma. I teatri romani di Fourvière e i musei della civiltà gallico-romana ne sono testimoni e meritano indubbiamente una visita.
La "Vecchia Lione" vanta la più prestigiosa collezione di edifici rinascimentali dopo Venezia. Inoltre, il vecchio borgo merita una visita la sera, dove si incontrano turisti e residenti nei meravigliosi ristoranti "bouchon" e nei bar pieni di vita. La città fu fondata dai romani con il nome di Lugdunum, diventando la città più prospera della Gallia. Tra i monumenti la chiesa di San Martino (XII sec.), il duomo di San Giovanni (XII-XV sec.), oltre a numerose chiese e palazzi in stili diversi. Ci sono anche belle piazze tra cui quella che mi è piaciuta di più è quella dei Celestini, ma in generale la cosa più incredibile di tutte le piazze è l’illuminazione delle stesse che è giustamente valsa alla città l’appellativo di nuova “ville lumière”. ( La storica ville lumiere è ovviamente Parigi ). Infine la cosa più bella in assoluto è il parco, veramente enorme, si chiama “tete d’or” cioè testa d’oro, dove mi perdo quasi un giorno intero in particolare nell’ammirare le incredibili e fantasiose composizioni floreali e, tra i tanti animali, in particolare delle alci in libertà. E’con fatica che prendo il treno x…

STRASBURGO
Strasburgo è sempre stata un crocevia dell'Europa continentale (il suo nome significa incrocio di strade), a metà strada tra Parigi e Praga. Città aperta e cosmopolita, dove cattolici e protestanti vivono in armonia e pregano nella stessa cattedrale. Il suo cosmopolitismo è stato uno dei motivi x cui si decise di farne una delle capitali dell'Europa unita, con il suo palazzo del Parlamento europeo. Uno dei modi più belli per vedere quest'ultimo è attraverso un giro in battello sui canali che circondano la città vecchia. Durante la gita in battello vedo anche i Ponts-Couverts, i ponti coperti collegati dalle torri di guardia medievali, punti un tempo strategici sui quattro canali dell'Ill e sulla pittoresca Petite France, il vecchio quartiere che fu dei conciatori, ricco di mulini e attraversato da bellissimi ponti. Una dei monumenti da visitare è senza dubbio la splendida Cattedrale di Notre-Dame, realizzata in arenaria, un capolavoro di intrecci e ricami scolpiti nella pietra. Fu costruita a partire dall'Undicesimo secolo (il coro è romanico e la navata gotica), e terminò solo nel 1439. Dal belvedere si gode un bellissimo panorama sulla città e dappertutto sento concerti di musica classica con predominanza dei concerti di organo. Nella piazza della cattedrale, la Maison Kammerzell, adibita oggi a bellissimo ristorante, fu la residenza di un ricchissimo mercante. La sua sontuosa, originale facciata in legno risale al quattordicesimo secolo. Altro posto da vedere è il Palais Rohan, un palazzo classico. Ora è sede di tre musei, il museo delle belle arti, quello archeologico, e quello delle arti decorative, in cui ammiro una delle più belle collezioni di ceramiche in Francia.
Ancora treno x l’Italia dove, come previsto, a Torino prendo un treno infinito x tornare in Sicilia.

 
           
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