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Primavera 2005 - Inghilterra: Londra


LONDRA
Salgono i miei genitori ad Imola x Pasqua, da lì mio padre aveva deciso di portare mia madre a Londra.
Venuto a sapere di tale programma 1 mese prima, decisi che anche io ed Adriana ci saremmo ritrovati su quel volo anche perchè ho un amico a Londra che però in quei giorni è in Brasile dalla fidanzata e, gentilissimo, ci lascia le chiavi al compagno di appartamento e collega della Lehman Brothers che torna dal lavoro alle 2.30 (!!) di notte, giusto 10 minuti dopo il nostro arrivo sotto il portone della bella casa nella zona di Bayswater.
L’indomani recuperiamo i miei genitori che hanno trovato un albergo dalle parti del Green Park e subito ci si incammina guidati da mio padre che Londra la conosce meglio di me…in particolare Fortnum&Mason, primo grande negozio di oggettistica di lusso sulla nostra strada…qui solo foto per noi e notevoli le visioni di megauova di Pasqua con finissima seta come incartamento!
Continuando a piedi, arriviamo nell’immancabile piazza di Trafalgar dove x la decima o undicesima volta rivedo la statua dell’ammiraglio Nelson che ho ritrovato in mezzo mondo colonizzato dagli inglesi (qui a Londra è la seconda volta che lo rivedo); visitare la adiacente National Gallery con mia madre è stata un’esperienza unica! Come dice mio padre, quanti e quali quadri ha visto e commentato lei in mezzo mondo ci riesce veramente difficile quantificarli…grande delusione x la mancanza della Venere del Velasquez che si trova in….Italia quando tutti gli italiani interessati di arte sembrano essere riuniti in questa galleria dove sento gli accenti di almeno 10 delle nostre regioni!Pranzo nel ristorantino annesso dove la cameriera scopre che siamo siculi come lei e nella sua bella città di Capo d’Orlando abbiamo alcuni amici in comune! Pomeriggio giro in uno di quei bus scoperti arrivando fino al Marble Arch, poi giro a piedi per i miei genitori dalle parti di Bond street mentre invece io ed Adriana ci fermiamo al fantastico negozio “Liberty” nei pressi della mitica Carnaby street. Sera, giro di Soho e Chinatown partendo a piedi da Piccadilly dove, essendo venerdì prima di Pasqua, a momenti da ogni lato nemmeno si vede il marciapiede causa affollamento!

SECONDO GIORNO
Pass giornaliero della metro che è troppo scarsa rispetto alle altre di mezzo mondo, diverse stazioni saltano la fermata x lavori, c’è un solo sportello x stazione dove fare il pass giornaliero e le poche macchinette vanno bene solo x un normale biglietto x una sola tratta, poi ogni stazione dimostra tutti i suoi anni…ma praticamente in ogni grande città del mondo una forza invisibile mi risucchia sottoterra, in questo caso nelle viscere della cosiddetta “tube” scartando sempre le linee in superficie.
E’l’unica mattinata che è aperta l’Abbazia di Westminster che invece era chiusa ieri e lo sarà anche domani, immaginarsi la fila che sconfina sulla piazza dove troneggia la statua di Churchill all’ombra del Big Ben e del Parlamento. Col solito trucco di chiamare un nome inglese tra i più comuni come un amico da tempo in fila, riesco a saltare almeno un terzo della coda ed entro con mia madre ed Adriana mentre mio padre provvede da un’altra parte della città a prenderci i biglietti x il musical “Mary Poppins” stasera…L’abbazia viene “violata” dopo 1 ora scarsa di coda.
Qui nell’abbazia, che vide in mondovisione lo spettacolo televisivo più seguito di tutti i tempi, il funerale di lady Diana, in mezzo ad una calca pazzesca usciamo abbastanza delusi da una serie di tombe e dediche in alcuni casi ai limiti del grottesco. Mi perdonino gli amici inglesi che mi hanno letto via email! ( le guide del mitico inglese chatwin, cioè i famosi taccuini “moleskine”, le scrivo in inglese x allenarmi e poi le copio online in italiano ma x i tanti amici inglesi conosciuti in giro x il mondo questa volta ho mandato loro una email con la versione originale sulla loro capitale!)
Passeggiatona sui bordi di St.James park x raggiungere Buckingham palace ma ovviamente scopriamo che del giorno alterno del cambio della guardia noi abbiamo scelto quello sbagliato.
Una volta lì ne approfittiamo x riprendere con lo stesso biglietto di ieri il bus panoramico ancora valido x il tratto che ancora non abbiamo fatto, cioè verso la serie di ponti dalle parti della City.
La chiesa di St.Paul, già vista dentro da me e mio padre in viaggi separati, viene vista dal bus ma risparmiamo alle rispettive mogli l’ennesima lunga fila x uno stile barocco comunque da loro due apprezzato in televisione in occasione delle nozze tra Diana e Carlo, qui effettuate nel lontano 1981.
A proposito, l’intera città è adesso in subbuglio x le nuove nozze di Carlo, tra una settimana, nella tenuta dei Windsor a 35 km da Londra. Ci andiamo a cambiare x andare al teatro Prince Edward x vedere il bellissimo musical Mary Poppins.

DOMENICA DI PASQUA
Buckingham palace prima meta nel giorno “giusto”, anche troppo visto che siamo circa 5000 persone che aspettiamo il cambio della guardia e gli inglesi si sforzano impegnando la fanfara oltre all’insuperabile ed al tempo stesso eguale spettacolo del cambio, che 10 e passa anni fa mi ero spinto pure a vedere da dentro il palazzo.
Consiglio ai miei compagni di avventura di spostarci di poco nella zona della stazione di Victoria dove alle 12.30 nella più grande chiesa cattolica del regno unito, quella di Westminster (ovviamente solo omonima dell’abbazia vista ieri) comincia una messa seguita da circa 1000 persone in una cornice veramente suggestiva.
Riprendiamo x l’ultima volta il bus scoperto dopo un pranzetto veloce in un suggestivo pub, tipo il pub “Sherlock Holmes” di ieri dalle parti dell’embarkment del breve giro in barca che ripete pari pari la visione dei ponti e dell’assurda ruota panoramica ( dove c’è una fila che fa paura solo a guardarla). Pomeriggio nell’incantevole mercato di Camden, bancarelle originali tra i canali con persone fantastiche nella loro eccentricità mentre tutti seguono in tv la visione, ad 80 km circa da Londra, della mitica regata Oxford-Cambridge che è in mondovisione. La sera ceniamo nello stesso ristorante di Covent garden dove siamo finiti ieri sera dopo il teatro, ma ieri troppo tardi x vedere bene la zona: stasera invece vediamo il carinissimo Covent Garden perbene e poi mentre ci avviamo a botta sicura il quel ristorante in una viuzza secondaria, mia madre “becca” x caso una sua cugina di primo grado, pugliese col marito conterraneo (le cugine non sapevano di essere entrambe a Londra!).

LUNEDI’
Ultimo giro con i miei, nel carinissimo quartiere di Chelsea che mio padre ricorda nei dettagli e che io invece non avevo mai fatto…veloce pranzetto insieme e loro poi vanno all’aeroporto x tornare in Sicilia. Io e Adriana decidiamo di incamminarci verso il grande e lontano parco di Greenwich con una suggestiva combinazione di metro e treno locale che passa sopra dei canaletti sul Tamigi. Arrivati, scopriamo che il bel mercatino è aperto la domenica e proprio il lunedì, poi proseguiamo x il parco vero e proprio dove al centro di una piccola collinetta è situato il meridiano zero, cioè il punto cui fanno riferimento i fusi orari del mondo: una grande emozione x me che ho visto quello diametralmente opposto, cioè del 180° meridiano, alle isole Figi, dove ovviamente x l’assenza di qualunque altra presenza terrestre oltre alla sperduta isola figiana di Taveuni, è stata posta la divisione del giorno tra oggi e domani (per la cronaca ci passa in realtà pure uno sperduto e disabitato angolino della Siberia).
Da questa collinetta vediamo in lontananza il contestato Millenium Dome, poi ai piedi del parco un enorme museo marittimo ( x capire cosa sono le navi per gli inglesi basti pensare che nella loro lingua sono l’unica cosa che merita l’appellativo “she” come x le persone di genere femminile!): Accanto, c’è una palladiana residenza che fu della regina di Danimarca, ma la scarpinata x tornare alla combinazione treno+metro è di x sé notevole e decidiamo di fare solo quella risparmiandoci le navi ottenendo però tempo x passare le ultime due ore prima della chiusura al mitico magazzino di Harrods! Unico acquisto alla carissima creperie del terzo piano, un gelato diviso in due ( 3,50 sterline e meno male che x le crepes vere e proprie aveva già chiuso x la serata.
Lì ci commuoviamo alla visione dell’altarino dedicato a Diana e Dodi dal padre di quest’ultimo, che di Harrods è il proprietario: davanti una bella foto della coppia c’è il bicchiere originale della loro ultima cena a Parigi prima del tragico schianto sotto il ponte dell’Alma.
La sera un altro amico ci consiglia il ristorante indiano Mala dalle parti di St.Katherine’s docks, cioè degli originalissimi piccoli bacini portuali con barche di lusso incastonate tra le case proprio dietro la mitica London tower che di sera ha un effetto maestoso!
Questo ristorante e la sua zona che prevede anche il pub dedicato a Dickens sono da vedere assolutamente, specialmente in una bella e fresca serata miracolosamente ancora senza pioggia da quando siamo arrivati ( è pur sempre pasqua e non pieno inverno )

MARTEDI’
E’il nostro ultimo giorno ma, dato che siamo da soli, decido un tour de force!
Scartata la gita a Windsor, che si potrebbe fare in mezza giornata dati i 35 km, scartate a maggior ragione Oxford o Cambridge, entrambe a circa 80-90 km su a nord ed ancora scartate le spiagge di Brighton, 80 km ma a sud, pensiamo che tutte queste località andrebbero viste in un altro giro mentre x questa volta voglio veramente vedere tutto di Londra una volta x tutte!
Scartiamo Notting Hill ed il vicino mercatino di Portobello, da cui non abitiamo nemmeno tanto lontani ma non solo l’ho già visto anni fa, ma nello specifico dei mercatini, quelli di Greenwich e Camden ci sono piaciuti tantissimo e quindi basta girare x mercatini!
Comunque andrebbero visti anche il mercatino giamaicano dalle parti di Brixton, poi quello più rinomato di tutti, cioè Petticoat lane in Middlesex st, ancora quelli dell’antiquariato di Chelsea (ieri chiuso perché lunedì) e quello di Jubilee (merce diversa a seconda del giorno della settimana) in Covent garden x noi chiuso perché era tarda sera, infine saltati anche quelli di Berwich st (alimentari, ci è bastato in tal senso il primo piano di Harrods dove veramente c’è da mangiare di tutto ed in tutte le forme) e di Leather lane, un mercato più dell’elettronica ma anche dei vestiti.
Come si vede solo sulla carta posso dire di aver visto bene Londra se ancora mi mancano diversi mercatini, la città impone comunque delle scelte addirittura a chi vi abita…almeno riusciremo in extremis a completare i grandi magazzini, andando in chiusura di giornata da Selfridges che si vanta di giocarsela con Harrods. Nulla da dire sulla quantità, ma gli arredamenti sono assolutamente informali e troppo banali considerato anche che si trova vicino a Bond st., cioè la via di tutti i grandi negozi di vero lusso di Londra, quindi anche vicino a Regent ed Oxford streets.
Il magazzino Liberty aveva ovviamente un tocco particolare ed Harrods resta insuperabile!
Ma cominciamo la nostra giornata dall’inizio:
restiamo dunque in città cominciando ad attraversare il parco di Kensington direttamente dalla casa dove siamo ospiti, un altro amico ci aveva consigliato il museo di storia naturale all’altro lato del parco. Prima di arrivarci, notiamo nel parco l’ultima dimora di Diana ed un parco giochi ed anche una fontana a lei dedicati, peccato sia l’unica giornata coperta del nostro viaggio!
Il museo presenta un’impressionante collezione di ogni genere animale, ovviamente impagliato o riprodotto, simpatico x noi rivedere la fauna tipica del nostro splendido viaggio africano ( effettuato proprio grazie all’agenzia londinese “Acacia”); ci passiamo una mezz’oretta a vedere il tutto tra orde di bambini e poveri genitori impazziti al seguito.
Prendiamo la metro per risalire in Baker street dove ci aspetta una fila della quale immaginiamo la fine non appena dall’esterno si finisce al coperto, come non detto, praticamente siamo ancora all’inizio ma qui pazientiamo e…veniamo premiati!
Succede che il museo delle cere a Londra sia l’unico museo a pagamento. Sarebbero la bellezza di 21 sterline a testa, ce ne accorgiamo solo arrivati al banco e chiedo un pass gratuito col mio tesserino di giornalista, opportunamente tiro fuori quello bilingue avendone due diversi di cui uno solo in italiano…
Ci dicono che in quel banco non possono fare niente ma c’è un settore accrediti senza fila, dove anche se non riusciremo a farci dare il pass, comunque potremo tornare al banco senza rifare la fila cioè rientrando dalla stessa porta laterale che ci aprono appositamente.
Missione compiuta a metà, nel senso che il pass lo ottengo solo io, ma ritornati all’ingresso principale nello sfogliare all’addetto il mio “complimentary ticket” dico semplicemente che anche Adriana ha il suo e così entriamo entrambi!!
Le statue sono sparse in una prima elegante sala, poi ce n’è un’altra più piccola sempre con i soli divi del cinema, poi un corridoio di collegamento dove spicca un solitario George Clooney in posa romantica seduto su un tavolo con rosa al centro e con sfondo cangiante di varie capitali del mondo, ovviamente tutte le donne ci si fanno la foto.
Da lì si prosegue x l’ultimo enorme salone dedicato alle personalità politiche, sportive e culturali(musica, arte, pittura..) del pianeta. Qui foto più frequente è quella con le statue della famiglia reale, che a mio avviso sono le statue fatte meglio di tutte, infine noto un vero e proprio assalto delle ragazzine inglesi alla statua del calciatore Beckham!
Non è finita, o meglio, finite le statue in pose abbastanza classiche cioè tutti in piedi all’infuori del citato tavolo con Clooney e di Marylin sensuale su una grata che emette vento x rialzarle ad arte la gonna nella celebre scena newyorchese, si attraversa una galleria degli orrori con tutti i crimini più efferati della storia compresa una testa ghigliottinata circa 800 volte al giorno e la perla di un paio di attori veri che, poveracci, per tutto il giorno, urlano ed incutono paura ai visitatori sconsigliando quindi la presenza alle persone impressionabili.
Adriana salta questa tappa e mi aspetta all’uscita dove ci facciamo la terza ed ultima parte con un giro nei secoli di Londra attraverso le solite statue disposte in un cunicolo che si attraversa con un trenino. Alla fine ci sarebbe pure un Planetarium separato, ma visitabile con lo stesso biglietto, cioè una visuale delle costellazioni celesti che risparmio ad Adriana in attesa di vedere le meraviglie americane della Nasa o, più realisticamente, in quanto morti di fame!
Uscendo sgranocchiamo qualcosa nella stessa Baker street dove vediamo velocemente il piccolo museo di Sherlock Holmes che qui visse al civico 221b dove nell’attiguo negozietto prendiamo un paio di piccolissimi ricordini del nostro unico shopping londinese.
Sempre in metro ci riallontaniamo per vedere l’originale composizione della Tate modern; un’occhiata veloce alle gallerie disposte su vari piani di arte moderna, dove ovviamente non ci capisco nulla, ma le foto a tema storico sono più interessanti, c’è un intera sala sul comunismo ed una più frivola con le foto di Marylin fatte da Andy Wharol.
Al settimo piano il bar ha già rotto la macchina del caffè per Adriana, ma la visuale è tale che rimaniamo seduti in un divano laterale con splendida vista sul Tamigi.
Che risate mi sono fatto a proposito del caffè x l’astinenza di quello stretto da parte dei miei, di Adriana e dei centomila italiani che certi di non essere capiti maledicono quello inglese, basterebbe vedere le loro facce da parte degli avventori locali.
Se molti italiani fossero meno antiamericani di quanto non lo sono, scoprirebbero che nella catena americana di Starbucks, onnipresente pure qui, ti fanno un espresso a regola d’arte, così mi dice la stessa Adriana che lo ha provato ma se proprio si vuole la garanzia del nome c’è un’altra catena, italiana, onnipresente a Londra che è quella del “caffè nero”.
Personalmente, tale problema non mi ha mai sfiorato, se sono in viaggio rispetto al belpaese riduco anche l’effetto della mia scelta di abolire il caffè dalla mia vita, cioè la leggendaria pennica postpranzo che sono in grado sempre e comunque di effettuare a qualunque latitudine passando dal quarto d’ora o mezz’ora italiano, in qualunque autogrill mi trovi o comunque quasi sempre in macchina, a 5 o 10 minuti all’estero che mi fanno rinascere magari nel bel mezzo di un trasferimento inutile ai fini paesaggistici.
Un classico è la metro in mezzo mondo da me presa in stile giapponese, cioè dormo veramente nel contare le stazioni prefissando inizialmente il numero di quella in cui devo uscire svegliandomi di botto a quella giusta.
Ultimo dei 5 musei giornalieri è il British Museum dove porto Adriana solo x ammirare la più grande piazza al coperto di tutta Europa, 3.000 e passa pannelli di vetro e acciaio che tengono coperto un museo allucinante nella sua grandezza, che richiederebbe diversi giorni di visita, con 8.000 volumi fissi e diverse mostre fisse, temporanee e semitemporanee e dove, più che mai, bisogna fare delle scelte.
Sapevo che lo avremmo trovato in chiusura, ma un ingegnere come lei non può non vedere almeno com’è strutturato, poi x vedere quello che c’è dentro basterebbe “soltanto” girare il mondo in lungo e largo invece di vedere, ad esempio in questo caso, una megamostra sull’Africa mentre fuori comincia a piovere e fa pure freddino.
Come detto all’inizio del racconto di quest’ultimo giorno, un veloce passaggio nel magazzino di Selfridges sulla strada di casa, ci aveva permesso di comprare solo i meravigliosi muffins della cultura anglosassone che dall’America al resto del mondo ci mancano tanto mentre in Italia, fatti come si deve, si ritrovano solo nella catena “autogrill” x le autostrade oppure nei McDonalds (che recentemente si è superato allegando pure la mitica torta di carote con zucchero in polvere, anche quella quasi introvabile nel resto del belpaese!).
Dalle parti di casa avevamo una mitica pasticceria francese dove ho “attaccato” costantemente ad ogni colazione l’enorme cornetto al cioccolato e mandorle ricoperto di zucchero in polvere, nonché altre delizie d’oltralpe con tanti inchini ai miei amici francesi ma un grazie agli inglesi che ci hanno regalato i muffins! Invece è stata “un’americanata” fare l’ultima cena vicino casa nella catena “pizza hut”, anche quella introvabile in Italia, caratteristica x la presenza di pollo o formaggio all’interno del bordo della pizza mentre il resto della pizza è standard, ovviamente a seconda dei gusti, ma l’eccezione è la presenza del buonissimo ed ormai normale x noi italiani all’estero “pepperoni” che altro non è che il nostro comunissimo salame.
Non chiedetemi mai perché salame all’estero si dice pepperoni con 2 p, sappiatelo e basta, soprattutto se dobbiamo ancora fare i bagagli x partire tra 4 ore, ma prima dei pochi bagagli facciamo la conoscenza dell’ultimo inquilino di quel meraviglioso “flat” dove abbiamo dormito. Benjamin si rivela un algerino-francese che ha vissuto a lungo in Spagna e negli Usa e ci parla in italiano come se avesse sempre vissuto da noi! Chiudiamo con la visuale della città sotto la pioggia in una partenza notturna col ricordo speciale, x quanto riguarda le serate, di quella di sabato col musical e quella di ieri con i vari ponti illuminati davanti a noi. A proposito, ci mancano anche i gioielli della regina visibili nelle torri del Tower bridge, ma ci è bastato l’elegante figura di quest’ultimo.
Per quanto mi riguarda, il vicino e strombazzato London bridge, è inferiore come bellezza al Blackfriars bridge dell’omonimo quartiere dove una volta passai una splendida serata in un piccolo bar che sembrava una cappella con ottimi salsicciotti e l’immancabile birra, pressoché l’unica ad alta fermentazione del mondo.
Io prendendo birra inglese o irlandese 3 o 4 volte in questo viaggio, ho goduto veramente solo quando al pub Sherlock Holmes mi ritrovo la mitica australiana xxxx pronuncia fourecs, rammentando che stì inglesi in fondo se li sono scelti bene i paesi da conquistare.(ma l’unica bottiglia di birra gelosamente conservata ed esposta in casa mia è quella di un ristorante cinese di….Bologna come auspicio del mio viaggio cinese non prima del 2008 in un paese che promette di essere ancora tanto diverso dagli altri).
Al ristorante indiano il mio menu ha richiamato precise sensazioni del mio viaggio nel subcontinente che ha portato poi 500.000 indiani a vivere in inghilterra! Sono 50.000 gli australiani in città, 300.000 gli irlandesi e 70.000 i cinesi(oltretutto ho visto che non sono isolati dal contesto cittadino come nelle altre chinatown mondiali): queste sono le fonti ufficiali su Londra di un bel reportage del nuovo magazine Spotlight che serve agli italiani x aggiornarsi sempre sull’inglese e su coloro che lo usano, magari nella Londra abitata x un terzo da non inglesi( vi risparmio i numeri sul resto del mondo che vive qui!)
E’ una città che mi piace e mi piacerà sempre, specialmente con la compagnia dei miei dopo oltre quindici anni di viaggi solitari e solo 4 o 5 viaggi con Adriana!
 

 
           
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