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LONDRA
Salgono i miei genitori ad Imola x Pasqua, da lì mio padre aveva
deciso di portare mia madre a Londra.
Venuto a sapere di tale programma 1 mese prima, decisi che anche io
ed Adriana ci saremmo ritrovati su quel volo anche perchè ho un
amico a Londra che però in quei giorni è in Brasile dalla fidanzata
e, gentilissimo, ci lascia le chiavi al compagno di appartamento e
collega della Lehman Brothers che torna dal lavoro alle 2.30 (!!) di
notte, giusto 10 minuti dopo il nostro arrivo sotto il portone della
bella casa nella zona di Bayswater.
L’indomani recuperiamo i miei genitori che hanno trovato un albergo
dalle parti del Green Park e subito ci si incammina guidati da mio
padre che Londra la conosce meglio di me…in particolare Fortnum&Mason,
primo grande negozio di oggettistica di lusso sulla nostra
strada…qui solo foto per noi e notevoli le visioni di megauova di
Pasqua con finissima seta come incartamento!
Continuando a piedi, arriviamo nell’immancabile piazza di Trafalgar
dove x la decima o undicesima volta rivedo la statua dell’ammiraglio
Nelson che ho ritrovato in mezzo mondo colonizzato dagli inglesi
(qui a Londra è la seconda volta che lo rivedo); visitare la
adiacente National Gallery con mia madre è stata un’esperienza
unica! Come dice mio padre, quanti e quali quadri ha visto e
commentato lei in mezzo mondo ci riesce veramente difficile
quantificarli…grande delusione x la mancanza della Venere del
Velasquez che si trova in….Italia quando tutti gli italiani
interessati di arte sembrano essere riuniti in questa galleria dove
sento gli accenti di almeno 10 delle nostre regioni!Pranzo nel
ristorantino annesso dove la cameriera scopre che siamo siculi come
lei e nella sua bella città di Capo d’Orlando abbiamo alcuni amici
in comune! Pomeriggio giro in uno di quei bus scoperti arrivando
fino al Marble Arch, poi giro a piedi per i miei genitori dalle
parti di Bond street mentre invece io ed Adriana ci fermiamo al
fantastico negozio “Liberty” nei pressi della mitica Carnaby street.
Sera, giro di Soho e Chinatown partendo a piedi da Piccadilly dove,
essendo venerdì prima di Pasqua, a momenti da ogni lato nemmeno si
vede il marciapiede causa affollamento!
SECONDO GIORNO
Pass giornaliero della metro che è troppo scarsa rispetto alle altre
di mezzo mondo, diverse stazioni saltano la fermata x lavori, c’è un
solo sportello x stazione dove fare il pass giornaliero e le poche
macchinette vanno bene solo x un normale biglietto x una sola
tratta, poi ogni stazione dimostra tutti i suoi anni…ma praticamente
in ogni grande città del mondo una forza invisibile mi risucchia
sottoterra, in questo caso nelle viscere della cosiddetta “tube”
scartando sempre le linee in superficie.
E’l’unica mattinata che è aperta l’Abbazia di Westminster che invece
era chiusa ieri e lo sarà anche domani, immaginarsi la fila che
sconfina sulla piazza dove troneggia la statua di Churchill
all’ombra del Big Ben e del Parlamento. Col solito trucco di
chiamare un nome inglese tra i più comuni come un amico da tempo in
fila, riesco a saltare almeno un terzo della coda ed entro con mia
madre ed Adriana mentre mio padre provvede da un’altra parte della
città a prenderci i biglietti x il musical “Mary Poppins”
stasera…L’abbazia viene “violata” dopo 1 ora scarsa di coda.
Qui nell’abbazia, che vide in mondovisione lo spettacolo televisivo
più seguito di tutti i tempi, il funerale di lady Diana, in mezzo ad
una calca pazzesca usciamo abbastanza delusi da una serie di tombe e
dediche in alcuni casi ai limiti del grottesco. Mi perdonino gli
amici inglesi che mi hanno letto via email! ( le guide del mitico
inglese chatwin, cioè i famosi taccuini “moleskine”, le scrivo in
inglese x allenarmi e poi le copio online in italiano ma x i tanti
amici inglesi conosciuti in giro x il mondo questa volta ho mandato
loro una email con la versione originale sulla loro capitale!)
Passeggiatona sui bordi di St.James park x raggiungere Buckingham
palace ma ovviamente scopriamo che del giorno alterno del cambio
della guardia noi abbiamo scelto quello sbagliato.
Una volta lì ne approfittiamo x riprendere con lo stesso biglietto
di ieri il bus panoramico ancora valido x il tratto che ancora non
abbiamo fatto, cioè verso la serie di ponti dalle parti della City.
La chiesa di St.Paul, già vista dentro da me e mio padre in viaggi
separati, viene vista dal bus ma risparmiamo alle rispettive mogli
l’ennesima lunga fila x uno stile barocco comunque da loro due
apprezzato in televisione in occasione delle nozze tra Diana e
Carlo, qui effettuate nel lontano 1981.
A proposito, l’intera città è adesso in subbuglio x le nuove nozze
di Carlo, tra una settimana, nella tenuta dei Windsor a 35 km da
Londra. Ci andiamo a cambiare x andare al teatro Prince Edward x
vedere il bellissimo musical Mary Poppins.
DOMENICA DI PASQUA
Buckingham palace prima meta nel giorno “giusto”, anche troppo visto
che siamo circa 5000 persone che aspettiamo il cambio della guardia
e gli inglesi si sforzano impegnando la fanfara oltre
all’insuperabile ed al tempo stesso eguale spettacolo del cambio,
che 10 e passa anni fa mi ero spinto pure a vedere da dentro il
palazzo.
Consiglio ai miei compagni di avventura di spostarci di poco nella
zona della stazione di Victoria dove alle 12.30 nella più grande
chiesa cattolica del regno unito, quella di Westminster (ovviamente
solo omonima dell’abbazia vista ieri) comincia una messa seguita da
circa 1000 persone in una cornice veramente suggestiva.
Riprendiamo x l’ultima volta il bus scoperto dopo un pranzetto
veloce in un suggestivo pub, tipo il pub “Sherlock Holmes” di ieri
dalle parti dell’embarkment del breve giro in barca che ripete pari
pari la visione dei ponti e dell’assurda ruota panoramica ( dove c’è
una fila che fa paura solo a guardarla). Pomeriggio nell’incantevole
mercato di Camden, bancarelle originali tra i canali con persone
fantastiche nella loro eccentricità mentre tutti seguono in tv la
visione, ad 80 km circa da Londra, della mitica regata
Oxford-Cambridge che è in mondovisione. La sera ceniamo nello stesso
ristorante di Covent garden dove siamo finiti ieri sera dopo il
teatro, ma ieri troppo tardi x vedere bene la zona: stasera invece
vediamo il carinissimo Covent Garden perbene e poi mentre ci avviamo
a botta sicura il quel ristorante in una viuzza secondaria, mia
madre “becca” x caso una sua cugina di primo grado, pugliese col
marito conterraneo (le cugine non sapevano di essere entrambe a
Londra!).
LUNEDI’
Ultimo giro con i miei, nel carinissimo quartiere di Chelsea che mio
padre ricorda nei dettagli e che io invece non avevo mai
fatto…veloce pranzetto insieme e loro poi vanno all’aeroporto x
tornare in Sicilia. Io e Adriana decidiamo di incamminarci verso il
grande e lontano parco di Greenwich con una suggestiva combinazione
di metro e treno locale che passa sopra dei canaletti sul Tamigi.
Arrivati, scopriamo che il bel mercatino è aperto la domenica e
proprio il lunedì, poi proseguiamo x il parco vero e proprio dove al
centro di una piccola collinetta è situato il meridiano zero, cioè
il punto cui fanno riferimento i fusi orari del mondo: una grande
emozione x me che ho visto quello diametralmente opposto, cioè del
180° meridiano, alle isole Figi, dove ovviamente x l’assenza di
qualunque altra presenza terrestre oltre alla sperduta isola figiana
di Taveuni, è stata posta la divisione del giorno tra oggi e domani
(per la cronaca ci passa in realtà pure uno sperduto e disabitato
angolino della Siberia).
Da questa collinetta vediamo in lontananza il contestato Millenium
Dome, poi ai piedi del parco un enorme museo marittimo ( x capire
cosa sono le navi per gli inglesi basti pensare che nella loro
lingua sono l’unica cosa che merita l’appellativo “she” come x le
persone di genere femminile!): Accanto, c’è una palladiana residenza
che fu della regina di Danimarca, ma la scarpinata x tornare alla
combinazione treno+metro è di x sé notevole e decidiamo di fare solo
quella risparmiandoci le navi ottenendo però tempo x passare le
ultime due ore prima della chiusura al mitico magazzino di Harrods!
Unico acquisto alla carissima creperie del terzo piano, un gelato
diviso in due ( 3,50 sterline e meno male che x le crepes vere e
proprie aveva già chiuso x la serata.
Lì ci commuoviamo alla visione dell’altarino dedicato a Diana e Dodi
dal padre di quest’ultimo, che di Harrods è il proprietario: davanti
una bella foto della coppia c’è il bicchiere originale della loro
ultima cena a Parigi prima del tragico schianto sotto il ponte
dell’Alma.
La sera un altro amico ci consiglia il ristorante indiano Mala dalle
parti di St.Katherine’s docks, cioè degli originalissimi piccoli
bacini portuali con barche di lusso incastonate tra le case proprio
dietro la mitica London tower che di sera ha un effetto maestoso!
Questo ristorante e la sua zona che prevede anche il pub dedicato a
Dickens sono da vedere assolutamente, specialmente in una bella e
fresca serata miracolosamente ancora senza pioggia da quando siamo
arrivati ( è pur sempre pasqua e non pieno inverno )
MARTEDI’
E’il nostro ultimo giorno ma, dato che siamo da soli, decido un tour
de force!
Scartata la gita a Windsor, che si potrebbe fare in mezza giornata
dati i 35 km, scartate a maggior ragione Oxford o Cambridge,
entrambe a circa 80-90 km su a nord ed ancora scartate le spiagge di
Brighton, 80 km ma a sud, pensiamo che tutte queste località
andrebbero viste in un altro giro mentre x questa volta voglio
veramente vedere tutto di Londra una volta x tutte!
Scartiamo Notting Hill ed il vicino mercatino di Portobello, da cui
non abitiamo nemmeno tanto lontani ma non solo l’ho già visto anni
fa, ma nello specifico dei mercatini, quelli di Greenwich e Camden
ci sono piaciuti tantissimo e quindi basta girare x mercatini!
Comunque andrebbero visti anche il mercatino giamaicano dalle parti
di Brixton, poi quello più rinomato di tutti, cioè Petticoat lane in
Middlesex st, ancora quelli dell’antiquariato di Chelsea (ieri
chiuso perché lunedì) e quello di Jubilee (merce diversa a seconda
del giorno della settimana) in Covent garden x noi chiuso perché era
tarda sera, infine saltati anche quelli di Berwich st (alimentari,
ci è bastato in tal senso il primo piano di Harrods dove veramente
c’è da mangiare di tutto ed in tutte le forme) e di Leather lane, un
mercato più dell’elettronica ma anche dei vestiti.
Come si vede solo sulla carta posso dire di aver visto bene Londra
se ancora mi mancano diversi mercatini, la città impone comunque
delle scelte addirittura a chi vi abita…almeno riusciremo in
extremis a completare i grandi magazzini, andando in chiusura di
giornata da Selfridges che si vanta di giocarsela con Harrods. Nulla
da dire sulla quantità, ma gli arredamenti sono assolutamente
informali e troppo banali considerato anche che si trova vicino a
Bond st., cioè la via di tutti i grandi negozi di vero lusso di
Londra, quindi anche vicino a Regent ed Oxford streets.
Il magazzino Liberty aveva ovviamente un tocco particolare ed
Harrods resta insuperabile!
Ma cominciamo la nostra giornata dall’inizio:
restiamo dunque in città cominciando ad attraversare il parco di
Kensington direttamente dalla casa dove siamo ospiti, un altro amico
ci aveva consigliato il museo di storia naturale all’altro lato del
parco. Prima di arrivarci, notiamo nel parco l’ultima dimora di
Diana ed un parco giochi ed anche una fontana a lei dedicati,
peccato sia l’unica giornata coperta del nostro viaggio!
Il museo presenta un’impressionante collezione di ogni genere
animale, ovviamente impagliato o riprodotto, simpatico x noi
rivedere la fauna tipica del nostro splendido viaggio africano (
effettuato proprio grazie all’agenzia londinese “Acacia”); ci
passiamo una mezz’oretta a vedere il tutto tra orde di bambini e
poveri genitori impazziti al seguito.
Prendiamo la metro per risalire in Baker street dove ci aspetta una
fila della quale immaginiamo la fine non appena dall’esterno si
finisce al coperto, come non detto, praticamente siamo ancora
all’inizio ma qui pazientiamo e…veniamo premiati!
Succede che il museo delle cere a Londra sia l’unico museo a
pagamento. Sarebbero la bellezza di 21 sterline a testa, ce ne
accorgiamo solo arrivati al banco e chiedo un pass gratuito col mio
tesserino di giornalista, opportunamente tiro fuori quello bilingue
avendone due diversi di cui uno solo in italiano…
Ci dicono che in quel banco non possono fare niente ma c’è un
settore accrediti senza fila, dove anche se non riusciremo a farci
dare il pass, comunque potremo tornare al banco senza rifare la fila
cioè rientrando dalla stessa porta laterale che ci aprono
appositamente.
Missione compiuta a metà, nel senso che il pass lo ottengo solo io,
ma ritornati all’ingresso principale nello sfogliare all’addetto il
mio “complimentary ticket” dico semplicemente che anche Adriana ha
il suo e così entriamo entrambi!!
Le statue sono sparse in una prima elegante sala, poi ce n’è
un’altra più piccola sempre con i soli divi del cinema, poi un
corridoio di collegamento dove spicca un solitario George Clooney in
posa romantica seduto su un tavolo con rosa al centro e con sfondo
cangiante di varie capitali del mondo, ovviamente tutte le donne ci
si fanno la foto.
Da lì si prosegue x l’ultimo enorme salone dedicato alle personalità
politiche, sportive e culturali(musica, arte, pittura..) del
pianeta. Qui foto più frequente è quella con le statue della
famiglia reale, che a mio avviso sono le statue fatte meglio di
tutte, infine noto un vero e proprio assalto delle ragazzine inglesi
alla statua del calciatore Beckham!
Non è finita, o meglio, finite le statue in pose abbastanza
classiche cioè tutti in piedi all’infuori del citato tavolo con
Clooney e di Marylin sensuale su una grata che emette vento x
rialzarle ad arte la gonna nella celebre scena newyorchese, si
attraversa una galleria degli orrori con tutti i crimini più
efferati della storia compresa una testa ghigliottinata circa 800
volte al giorno e la perla di un paio di attori veri che, poveracci,
per tutto il giorno, urlano ed incutono paura ai visitatori
sconsigliando quindi la presenza alle persone impressionabili.
Adriana salta questa tappa e mi aspetta all’uscita dove ci facciamo
la terza ed ultima parte con un giro nei secoli di Londra attraverso
le solite statue disposte in un cunicolo che si attraversa con un
trenino. Alla fine ci sarebbe pure un Planetarium separato, ma
visitabile con lo stesso biglietto, cioè una visuale delle
costellazioni celesti che risparmio ad Adriana in attesa di vedere
le meraviglie americane della Nasa o, più realisticamente, in quanto
morti di fame!
Uscendo sgranocchiamo qualcosa nella stessa Baker street dove
vediamo velocemente il piccolo museo di Sherlock Holmes che qui
visse al civico 221b dove nell’attiguo negozietto prendiamo un paio
di piccolissimi ricordini del nostro unico shopping londinese.
Sempre in metro ci riallontaniamo per vedere l’originale
composizione della Tate modern; un’occhiata veloce alle gallerie
disposte su vari piani di arte moderna, dove ovviamente non ci
capisco nulla, ma le foto a tema storico sono più interessanti, c’è
un intera sala sul comunismo ed una più frivola con le foto di
Marylin fatte da Andy Wharol.
Al settimo piano il bar ha già rotto la macchina del caffè per
Adriana, ma la visuale è tale che rimaniamo seduti in un divano
laterale con splendida vista sul Tamigi.
Che risate mi sono fatto a proposito del caffè x l’astinenza di
quello stretto da parte dei miei, di Adriana e dei centomila
italiani che certi di non essere capiti maledicono quello inglese,
basterebbe vedere le loro facce da parte degli avventori locali.
Se molti italiani fossero meno antiamericani di quanto non lo sono,
scoprirebbero che nella catena americana di Starbucks, onnipresente
pure qui, ti fanno un espresso a regola d’arte, così mi dice la
stessa Adriana che lo ha provato ma se proprio si vuole la garanzia
del nome c’è un’altra catena, italiana, onnipresente a Londra che è
quella del “caffè nero”.
Personalmente, tale problema non mi ha mai sfiorato, se sono in
viaggio rispetto al belpaese riduco anche l’effetto della mia scelta
di abolire il caffè dalla mia vita, cioè la leggendaria pennica
postpranzo che sono in grado sempre e comunque di effettuare a
qualunque latitudine passando dal quarto d’ora o mezz’ora italiano,
in qualunque autogrill mi trovi o comunque quasi sempre in macchina,
a 5 o 10 minuti all’estero che mi fanno rinascere magari nel bel
mezzo di un trasferimento inutile ai fini paesaggistici.
Un classico è la metro in mezzo mondo da me presa in stile
giapponese, cioè dormo veramente nel contare le stazioni prefissando
inizialmente il numero di quella in cui devo uscire svegliandomi di
botto a quella giusta.
Ultimo dei 5 musei giornalieri è il British Museum dove porto
Adriana solo x ammirare la più grande piazza al coperto di tutta
Europa, 3.000 e passa pannelli di vetro e acciaio che tengono
coperto un museo allucinante nella sua grandezza, che richiederebbe
diversi giorni di visita, con 8.000 volumi fissi e diverse mostre
fisse, temporanee e semitemporanee e dove, più che mai, bisogna fare
delle scelte.
Sapevo che lo avremmo trovato in chiusura, ma un ingegnere come lei
non può non vedere almeno com’è strutturato, poi x vedere quello che
c’è dentro basterebbe “soltanto” girare il mondo in lungo e largo
invece di vedere, ad esempio in questo caso, una megamostra
sull’Africa mentre fuori comincia a piovere e fa pure freddino.
Come detto all’inizio del racconto di quest’ultimo giorno, un veloce
passaggio nel magazzino di Selfridges sulla strada di casa, ci aveva
permesso di comprare solo i meravigliosi muffins della cultura
anglosassone che dall’America al resto del mondo ci mancano tanto
mentre in Italia, fatti come si deve, si ritrovano solo nella catena
“autogrill” x le autostrade oppure nei McDonalds (che recentemente
si è superato allegando pure la mitica torta di carote con zucchero
in polvere, anche quella quasi introvabile nel resto del belpaese!).
Dalle parti di casa avevamo una mitica pasticceria francese dove ho
“attaccato” costantemente ad ogni colazione l’enorme cornetto al
cioccolato e mandorle ricoperto di zucchero in polvere, nonché altre
delizie d’oltralpe con tanti inchini ai miei amici francesi ma un
grazie agli inglesi che ci hanno regalato i muffins! Invece è stata
“un’americanata” fare l’ultima cena vicino casa nella catena “pizza
hut”, anche quella introvabile in Italia, caratteristica x la
presenza di pollo o formaggio all’interno del bordo della pizza
mentre il resto della pizza è standard, ovviamente a seconda dei
gusti, ma l’eccezione è la presenza del buonissimo ed ormai normale
x noi italiani all’estero “pepperoni” che altro non è che il nostro
comunissimo salame.
Non chiedetemi mai perché salame all’estero si dice pepperoni con 2
p, sappiatelo e basta, soprattutto se dobbiamo ancora fare i bagagli
x partire tra 4 ore, ma prima dei pochi bagagli facciamo la
conoscenza dell’ultimo inquilino di quel meraviglioso “flat” dove
abbiamo dormito. Benjamin si rivela un algerino-francese che ha
vissuto a lungo in Spagna e negli Usa e ci parla in italiano come se
avesse sempre vissuto da noi! Chiudiamo con la visuale della città
sotto la pioggia in una partenza notturna col ricordo speciale, x
quanto riguarda le serate, di quella di sabato col musical e quella
di ieri con i vari ponti illuminati davanti a noi. A proposito, ci
mancano anche i gioielli della regina visibili nelle torri del Tower
bridge, ma ci è bastato l’elegante figura di quest’ultimo.
Per quanto mi riguarda, il vicino e strombazzato London bridge, è
inferiore come bellezza al Blackfriars bridge dell’omonimo quartiere
dove una volta passai una splendida serata in un piccolo bar che
sembrava una cappella con ottimi salsicciotti e l’immancabile birra,
pressoché l’unica ad alta fermentazione del mondo.
Io prendendo birra inglese o irlandese 3 o 4 volte in questo
viaggio, ho goduto veramente solo quando al pub Sherlock Holmes mi
ritrovo la mitica australiana xxxx pronuncia fourecs, rammentando
che stì inglesi in fondo se li sono scelti bene i paesi da
conquistare.(ma l’unica bottiglia di birra gelosamente conservata ed
esposta in casa mia è quella di un ristorante cinese di….Bologna
come auspicio del mio viaggio cinese non prima del 2008 in un paese
che promette di essere ancora tanto diverso dagli altri).
Al ristorante indiano il mio menu ha richiamato precise sensazioni
del mio viaggio nel subcontinente che ha portato poi 500.000 indiani
a vivere in inghilterra! Sono 50.000 gli australiani in città,
300.000 gli irlandesi e 70.000 i cinesi(oltretutto ho visto che non
sono isolati dal contesto cittadino come nelle altre chinatown
mondiali): queste sono le fonti ufficiali su Londra di un bel
reportage del nuovo magazine Spotlight che serve agli italiani x
aggiornarsi sempre sull’inglese e su coloro che lo usano, magari
nella Londra abitata x un terzo da non inglesi( vi risparmio i
numeri sul resto del mondo che vive qui!)
E’ una città che mi piace e mi piacerà sempre, specialmente con la
compagnia dei miei dopo oltre quindici anni di viaggi solitari e
solo 4 o 5 viaggi con Adriana!
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