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SU E GIU’ X L’ITALIA
Ho lavorato un paio di anni x una casa discografica nel settore del marketing con una straordinaria opportunità, x quanto riguarda il viaggiare, di scoprire meglio regioni e città che non avrei mai visto completando x davvero la conoscenza delle 20 regioni del mio paese.
Con macchina aziendale dovevo girare presso i vari clienti x controllare, valutare ed eventualmente incrementare la loro collaborazione con la mia azienda.
Conosciuta sul mercato italiano principalmente x la collaborazione in esclusiva che ebbe col giornale “Il sole 24 ore” nel proporre i loro cd in allegato con lo stesso, la AURA music è presente sul suolo nazionale e soprattutto estero con varie esclusive mondiali prevalentemente nel campo della musica classica ma anche con un discreto repertorio jazz, da sempre la mia musica preferita, ma x la precisione quest’ultimo genere non viene trattato in esclusiva.
Inoltre dovevo spesso mediare la posizione tra i nostri clienti e le istituzioni locali (comuni e provincie) x l’organizzazione di fiere ed eventi co-sponsorizzati dall’Aura music.
In tal senso ricordo con piacere soprattutto l’incredibile fiera dell’artigianato di Milano (x me un ritorno in fiera dopo avervi lavorato nel 2001 alla BIT-borsa internazionale del turismo- come collaboratore dell’agenzia di viaggi ONLUS).
Tale fiera dell’artigianato è la più vista di sempre nel settore in tutto il mondo, lo stesso dicasi della BIT x i viaggi (POSTILLA 2005 dove sono tornato in questo anno come collaboratore della rivista “Siciliamondo”).
Diciamo che in qualunque lavoro passato(come in questi casi), ma anche presente e, spero, futuro mi mandano volentieri a Milano che conosco bene avendovi compiuto gli studi universitari e quindi mantenendo anche tanti contatti ora professionali con persone che conobbi prevalentemente in facoltà(si può star sicuri che se uno rimane a Milano anche dopo i trent’anni lo fa perché ha trovato un buon lavoro, con quel che costa quella città…)
In Italia, l’Aura Music decise x il biennio 2002-2003 di dare 10 regioni italiane a me ed altre 10 ad un altro ragazzo, entrambi con i compiti elencati all’inizio di quest’articolo.
Le mie regioni furono Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Umbria, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia.
LOMBARDIA: qui ebbi un cliente a Clusone nel bergamasco, costeggiai lo splendido lago d’Iseo sulla sua costa sinistra in una soleggiata giornata, poi (in ordine sparso, tra un cliente e l’altro), vidi il parco delle incisioni rupestri a Brescia, il parco lombardo della valle del Ticino con il safari park a Pombia, i merletti di Cantù con la caratteristica oca della Lomellina, poi ancora vidi (passando alla bassa lombarda) il parco agricolo regionale sud Milano ovvero l’oasi di Sant’Alessio che è un’area di ripopolamento x uccelli rari, il parco regionale del Mincio a Mantova, il lodigiano con i suoi formaggi imperdibili x un cultore del genere ed a proposito di gastronomia il meglio in regione è tra Pavia e Cremona!
EMILIA-ROMAGNA: beh, qui ci vivo addirittura, pertanto non la finirei mai ed ogni trasferta lavorativa si concludeva col ritorno nella mia casa di Imola, che a proposito di gastronomia è attraversata dalla cosiddetta via dei colli comprendente altre città. Posso dire che mi sono mosso soprattutto nella splendida provincia ravennate e forlivese, questo x quanto riguarda la Romagna ( che comincia da Bologna verso il mare, ed in tal senso vedete gli altri miei racconti romagnoli del 1991 e 1999) ed una signora città è Ferrara.
Per l’Emilia (da Bologna a Piacenza, ricordo che Bologna è solo Emilia!)) conosco in ogni dettaglio Parma e Piacenza, scoprii Modena e Reggio Emilia, bellissimi tra i paesi quelli di Parma in particolare della valle di Taro, poi anche Busseto, e nel modenese ricordo meglio Mirandola e Vignola, dove a fine serata lavorativa chiamai un caro amico e nel giro di 5 minuti mi ritrovai a casa sua con la cena già pronta!
MARCHE: qui avevo visto solo Pesaro, e la rivedo con piacere, ma la scoperta di questa regione è stata una sorpresa, forse troppo schiacciata a livello pubblicitario dall’ingombrante vicina Romagna! Cominciai dal castello di Gradara, quello di Paolo e Francesca, poi l’incredibile parco regionale del Conero dalle parti di Ancona, di x sé la città è un signor capoluogo con una splendida collina sul mare, poi ancora in zona (verso Fabriano) vedo il parco Gola della rossa e di Frasassi, ma come potrei descrivere 1500 km sottoterra tra grotte di fantastiche concrezioni cristalline infinite x varietà di forme e colori?! Urbino è straordinaria nella sua posizione e nella sua università, così come Camerino. La già citata Fabriano e pure Jesi hanno un centro di un’eleganza incredibile nelle loro ridotte dimensioni medioevali e mi fecero dubitare di essere nel ventesimo secolo!
Ascoli Piceno è un’altra città dell’interno ma già questa la si può chiamare città e non (splendido) paese come i precedenti, con tutto quello che di positivo e negativo solitamente può avere una città più grande. Porto San Giorgio è una località di mare dove la mia cliente della centrale via Verdi mi ha poi mostrato la bella spiaggia. Ma la perla assoluta della regione, inteso come città o almeno come grande paese, è San Benedetto: x un uomo di mare come me vedere un lungomare di non meno 3 km di palme altissime, in una grande, lunga e pulitissima spiaggia mi fece pensare di essere a Miami!!
Prendendo del pesce in un ristorante sulla spiaggia, quel giorno lavorai alla grande fralaltro con uno dei clienti più simpatici che abbia mai avuto, sicuramente il più simpatico della sua regione!
ABRUZZO: qui dormii in uno dei più suggestivi dei miei hotel “sulla strada”, a Roseto degli Abruzzi, cioè la locanda San Marco, ed il nome non c’entra! Suggestivo x la posizione proprio sul mare di fronte ad un campo di basket che in spiaggia è difficile vederne di completi come in questo caso (di solito sono solo singoli canestri); la locanda a due piani aveva inoltre una delle cucine più buone ove abbia mai mangiato in quella fantastica atmosfera informale che fa dell’Italia un grande paese soprattutto a tavola (ovviamente ancora pesce!), ed anche qui il cliente era il più simpatico della sua regione, detto il Bandito x il nome del suo negozio, la gente locale forse spaventata da tale nome mi aveva messo in guardia ma smentisco tutti! Dormo a Pescara, x 2 giornate di lavoro intenso in città, nell’hotel California sempre in spiaggia; e prendo in uno scenario da fiaba un’altissima autostrada x raggiungere la città dell’Aquila. Qui, morto di fame prima ancora di entrare in città, mi fiondo in periferia nel McDonald, un “premio” all’originalità dello stesso che non si è presentato uguale a tutti gli altri italiani che solitamente scarto a piè pari ma con una serie di giochi esteriori tipo parco che avevo visto soltanto nei McDonalds americani in sperdute località ovviamente pure quelle di montagna come West Yellowstone nel Wyoming o Asheville al confine Tennessee-South Carolina. Tornando alle montagne italiane qui vedo il parco del Gran Sasso e lo scenario più bello di mare, molto più avanti, lo vedo dall’alto della città costiera sì ma altissima di Vasto.
MOLISE: una piccola regione del sud che era l’unica che non avevo proprio mai visto, vedo la località balneare di Termoli con un caldo che alla fine della giornata lavorativa sento nelle dita in spiaggia l’acqua ancora calda e faccio il bagno in camicia e cravatta ( quel giorno non avevo portato il costume ); nella cittadina interna di Isernia faccio un’escursione alla Pentria ed alla riserva naturale statale di Pesche mentre a Campobasso solo un veloce passaggio in città. In generale veramente panoramiche tutte le strade interne del Molise!
UMBRIA: qui ci ero già stato in gita scolastica ai tempi liceali, ma stavolta conosco molto meglio Perugia e dintorni compreso Assisi, anche questa città rivista e pertanto girata solo di corsa questa volta tanto è così piccola e non c’è molto altro all’infuori del famoso Duomo.
Questa volta la sorpresa si chiamano piccole città come Spello, Spoleto, Montefalco e soprattutto Todi.
Su quest’ultima città ancora una volta non capisco se è la simpatia del cliente o la bellezza della città che me la fanno considerare il top dei miei giri umbri: si direbbe che la qualità della vita di una città influisca sull’umore dei suoi abitanti, x quanto il mio campione di gente è troppo esiguo per confermare tale tesi (ma è la terza o quarta volta che mi capita in ogni regione!), inoltre ricordo che un’analisi mondiale di una rivista aveva indicata Todi come città più vivibile d’Italia; fermo restando la inevitabile soggettività di un giudizio, resta comunque un dato significativo!! E’ divertente notare che proprio sotto Todi passa la E45, una superstrada che chi abita in Romagna prende sempre x scendere al sud (ricongiungendosi ad Orte alla A1 nazionale), pertanto ci ero passato accanto decine di volte senza mai salire la montagnetta che porta al paese quasi assolato in mezzo alle pianure che la circondano. Poi dalle parti di Terni vedo il parco fluviale del Nera con la più grande cascata d’Italia, quella delle Marmore che sconfina nel Lazio che come la Toscana, ho avuto la fortuna di vedere bene in viaggi con i familiari ( molti vedono solo le città imperdibili di Firenze e Roma!).
BASILICATA: varie trasferte sportive in passato non mi avevano di certo permesso di vedere il parco delle chiese rupestri del materano ed i famosi “Sassi”, dall’altra parte la bella spiaggia di S.Venere col mio cliente di Lauria che mi presenta tutti i suoi simpaticissimi parenti. Potenza fu teatro della mia prima trasferta sportiva oltre la grande isola in uno scenario apocalittico di nevicata fitta, stavolta ci passo in piena estate, cominciando a ricordare altre passate trasferte sportive in una delle regioni da me più battute in tal senso, sto parlando della…
CALABRIA: ricordo che ho sangue calabrese da parte di mio bisnonno, originario di Sant’Ilario del Ionio dalle parti di Locri, protagonista di diversi movimenti su e giù x il belpaese in perfetto stile di famiglia. Fece nascere mio nonno proprio in quell’Emilia-Romagna ove adesso vivo: la siciliana dagli occhi blu che lo fece a sua immagine e somiglianza, e che portava il nome di mia madre, restò presto vedova del bel calabrese e si risposò facendo altri figli che hanno vissuto o vivono in diverse parti del belpaese (tutti con figli unici sia anagraficamente che caratterialmente come mia madre).
Su questi cugini di mia madre e le loro famiglie protagoniste di un cabaret di fatto (attori di teatro) ed immaginario (il palcoscenico della vita) andrebbe aperto un sito tutto x loro!!
In questa sezione posso solo limitarmi a tornare alla mia Calabria, troppe volte sfiorata in viaggi che erano solo spostamenti da e x il nord-Italia lungo la mitica autostrada Reggio Calabria-Salerno.
Molto più poetiche le volte che si scendeva in treno da Milano (la risalita, essendo perennemente stracarico di cibo, la facevo con nave Palermo-Napoli, cioè tagliando la Calabria!).
Ma all’andata, sapendo di riposarmi x le festività in Sicilia, si andava tutta in treno 22 ore esatte (sulla carta…) sempre senza cuccetta ( quelle che c’erano erano prenotate da mesi dagli emigranti che già avevano un altro giorno di treno sulle spalle dal nord-Europa ). Cominciava la notte all’altezza della cittadina dal nome femminile di Paola e spesso quando si traghettava nella mitica Villa San Giovanni già albeggiava causa la lentezza del treno che diventava praticamente un locale tra Paola fino all’ultima tappa sicula (ovviamente era Agrigento, più a sud non c’è niente, al massimo a Messina le carrozze si dividevano in gruppi che andavano a Siracusa ed altre ad Agrigento). Continuavo a perdermi nei miei ricordi tra Scilla e Cariddi, i due mostri mitologici terrore dei marinai delle due rive dello stretto di Messina, e mi ritrovai nell’attuale Scilla quasi precipitandovi da un’altissima sezione dell’autostrada superpanoramica che mostra pure la Sicilia di fronte. Da questa sezione di ponte sopraelevato appunto scesi alla bella spiaggetta di Scilla col vicino castello da dove guardai quella grande isola di fronte chiedendomi quanto di siciliano è rimasto in me dopo tanti giri in Italia e nel mondo. Ancora più panoramica la visuale dalla chiesa della confraternita del Carmine della vicina cittadina di Bagnara Calabra, poi scendo al mare ammirando la cosiddetta Costa Viola, tutta un merletto di promontori, grotte, nicchie e scogli.
Il più celebre è quello dell’Agliastro, con il solitario ulivo selvatico che lo sormonta.
Risalendo dalle parti della Sila ancora ricordi dal nome della località di Gambarie, dove andai diversi inverni fa con i genitori nei famosi impianti di risalita invernali: della sezione “vacanze estive” ricordo con piacere una gita con mio fratello piccolissimo dalle parti del lago Ampollino (tra Cosenza e Crotone, vedi foto “primi 15 anni di viaggi” ) ed una piscina in un villaggio dalle parti dell’area marina di Capo Rizzuto (vicino Crotone) ove un amico si tuffò dopo di me e ci spaccammo io la testa e lui il mento!!
I miei clienti calabresi di Tropea mi indicano un altro bellissimo albergo sulla spiaggia, nella loro città capito durante una singolare Sagra del cammello che celebra la cacciata dei turchi, con un giovane che si carica sulle spalle un cammello di cartapesta ricoperto di mortaretti tra un bordello di tamburi indescrivibile! Nella vicina Vibo Valentia, appena diventata capoluogo di provincia, mi accompagnano i lontani racconti di un ex-compagno di squadra, Alberto Gualtieri, che qui ha vissuto a lungo: costeggio il vicino lago di Angitola che ospita un’oasi di protezione regionale gestita dal WWF.
Parlavo prima di ricordi dalle parti di Crotone (a Capo Rizzuto), stavolta uscendo da questa città vedo di passaggio sulla strada x Catanzaro una solitaria colonna dorica, di Hera Lacinia, che annunciava a chi veniva dalla Magna Grecia una nuova Grecia più fiorente. Non so perché penso ai racconti e ai filmati di centinaia di emigrati che vedono la statua della Libertà a New York (forse perché del vecchio tempio di Hera Lacinia è rimasta appunto una sola colonna solitaria come un faro sul mare).
A Soverato, dalle parti di Catanzaro, nel golfo di Squillace vedo una processione cosiddetta della Galilea con statue portate in spiaggia tra la popolazione ove sostano tra me ed il cliente di quella giornata (!!) che non vuole o non può ricevermi nel negozio x dei lavori in corso, che sia vero o meno, comunque dovrei ringraziarlo x avermi così permesso di vedere stò spettacolo in spiaggia! La città di Paola, come detto all’inizio dei racconti calabresi, mi ha visto in tanti passaggi notturni ferroviari e stavolta, che devo entrare in città, vedo l’enorme santuario di san Francesco e, sacro e profano, la cliente più bella di tutta Italia! Debbo quindi risalire il belpaese x i miei clienti della….
CAMPANIA: la straordinaria regione che vidi abbastanza bene in un viaggio recente( 1995) tra vari amici campani, stavolta me la debbo fare più che mai in chiave napoletana! C’è poco da fare, specialmente x lavoro ti rendi conto com’è difficile dare la patente del “campano” alla gente di altre città, molto più facile dare del siculo o del calabrese forse perché capisco meglio i vari accenti delle differenti zone delle altre regioni del sud. Qui in Campania ove pure tengo cari amici tra Avellino e Salerno è troppo dominante Napoli con l’incredibile contorno delle vicine cittadine di mare.
Giro praticamente tutti i quartieri e sarebbe quasi da luogo comune dire che non ho avuto un cliente che non era simpatico, affascinante, matto, geniale nel senso commerciale ed umano. Esco dalla più imprevedibile delle regioni con un senso di vuoto, di rimpianto, già di nostalgia x avere lasciato Napoli e soprattutto i napoletani che sembrano vivere esteriormente tutto quello che hanno dentro. Più che mai mi viene difficile descrivere emozioni e non cerco nemmeno luoghi naturali o storici, posso solo dire di essere stato fortunato a vedere dei concerti in un paio di piazze dove la gente sembrava una cosa unica che ballava, cantava e si divertiva mentre io li osservavo in giacca e cravatta x mere ragioni lavorative. Forse il top è un cliente che mi fece vedere la sua casa attaccata al negozio, casa e putia (bottega) come diciamo in Sicilia, ed io più che mai immagino che quella casa sia solo x dormirci visto che tutto succede fuori, inteso come strada o vicoli come quello dove gioca il figlio del cliente. A Milano, dove ho passato tanto tempo, un incontro lavorativo avviene fuori casa, un incontro personale avviene dentro casa: mai vista una confusione tra le due cose! Ma l’ultima delle regioni del cosiddetto “continente” (come dicono i siciliani), cioè stà benedetta Campania, l’ho definita la più imprevedibile, ma fuori dal “continente” e fuori forse da ogni metafora c’è la regione più assurda nel bene e nel male d’Italia…. è una grande isola e con buona pace della Sardegna, che purtroppo non mi tocca x ragioni lavorative, ecco che finisco in….
SICILIA!!!! La ricorrenza è delle più tristi che uno possa affrontare, infatti in Sicilia inizialmente non vengo x lavoro ma x la morte di mio nonno nel febbraio 2003 scappando di corsa da Imola dove mi trovavo: informata l’Aura music, confermo loro che dopo un giorno o al massimo due sarò di nuovo in Romagna e loro mi dicono di cogliere l’occasione x rimanere in Sicilia e farmi i clienti siculi. Dovrebbero bastarmi un paio di settimane, anche se faccio notare che non ho la macchina aziendale avendola lasciata nel “continente”, ma l’azienda dice che me ne posso affittare una! Cosicché mi ritrovo nella mia città natale nella singolare posizione di noleggiare una macchina da un amico noleggiatore che mi guarda con l’occhio bavoso chiedendomi se sto andando ad imboscarmi con qualcuna e non debbo far riconoscere la mia leggendaria Clio! Ah, magari… benvenuto in Sicilia terra di misteri, sesso, cibo ed a tal proposito un fax chilometrico che mi annuncia la lista clienti viene accompagnato con la dicitura “portaci le arancine quando torni”
( i romagnoli di cibo e piaceri della vita in generale se ne intendono, non a caso vengono definiti i meridionali del nord! )
Comincio questo giro da occidente, cioè dai clienti, uno x città, delle cittadine costiere della mia provincia, ovvero Sciacca e Ribera, due città che conosco a menadito…alla partenza da Agrigento fino alle due cittadine citate, devo emozionarmi al tratto di mare forse più bello della Sicilia?! L’avrò fatto centinaia di volte, è sulla strada da Agrigento alla vicina Porto Empedocle, i due punti più belli sono prima vicino la zona del Caos ove nacque Pirandello poi nella zona sopra Marinella, spiaggia empedoclina resa celebre dai romanzi di Camilleri col suo Montalbano, e vedere il bar Kenia sulla spiaggia mi dà ricordi dolcissimi di quando passavo da qui col motorino smarmittato che sembrava volare lungo l’infinito e panoramico viadotto, magari fino alla spiaggia da dove poi a piedi si va all’incredibile Scala dei turchi: una meraviglia naturale di roccia bianca detta marna, adagiata sulla spiaggia. Ci andavo quasi di nascosto x la bellezza dei posti e x l’ostilità personale che talvolta potevi ravvisare x la forte rivalità cestistica tra Agrigento e Porto Empedocle, nonché x la bellezza delle empedocline, donne figlie di una città di mare molto più di Agrigento e come tali provenienti da una cultura più vasta, non una cultura migliore o peggiore ( tali confronti x me nemmeno esistono ), ma sicuramente rimescolamenti più ampi come intendevo dire: un banale esempio la gente con cognome arabo ed i colori dei normanni. Inutile dire che personalmente ritengo a P.E. di avere dei veri amici, ma non ho il tempo nemmeno di rivedere quelli agrigentini; sono sulla strada e ci rimango uscendo dalla mia provincia appunto dopo Sciacca e Ribera.
Il cosiddetto ponente siciliano mi vede sfiorare dalla strada le rovine del tempio di Selinunte che ho visto 2 anni fa con la mia cugina italoamericana, poi entro a Mazara del Vallo che ha un’originale piazza con un convento rialzato ove vivono delle monache di clausura e, vedi quel discorso iniziale “misteri, sesso e cibo”, qui prendo il dolce siculo conosciuto come minne di monaca, ovvero tette della monaca (il bello è che sono loro a farli al convento…).
Marsala è una grande città che ricordo poco dei miei precedenti giri e mi dispiace che anche stavolta, x mancanza di tempo, non riesco a vedere le rovine fenicie di Mozia (fortunatamente già viste le isole Egadi e l’isola di Pantelleria che fanno capo a questa provincia di Trapani).
Arrivo nel capoluogo, sbrigo le mie pratiche dormendovi una notte sorridente x aver lavorato bene da un cliente il cui nome del negozio è tutto un programma di viaggio: “pick-up” (come il mitico furgoncino scoperto) ma l’indomani in direzione Alcamo il patatrac! Succede che una pioggia epocale ed una mancata segnalazione stradale mi fanno urtare in piena autostrada dei banali coni di plastica che segnalano un restringimento di carreggiata, tengo bene la macchina, tanto andavo piano perchè non si vedeva niente, ma semino la stessa strada di coni e pure un cavalletto prende il volo con un assurdo effetto-domino che lo fa piombare sul guard-rail! Sono sin troppo calmo data la circostanza e col cellulare chiamo il soccorso stradale x far presente il casino, loro si presentano all’istante chiedendosi in un rimpiattino tipicamente siculo con l’ente autostrade chi avesse mai messo quei paletti x strada senza segnalazione di restringimento carreggiata. Alla fine le versioni restano differenti, e nel mezzo della pioggia battente, viene analizzato il guard-rail ( se non gliel’avessi detto io che ci era finito un cavalletto nemmeno se ne accorgevano ). Intanto avevo spostato almeno quello dalla strada x far passar le macchine che sfrecciavano a 150 all’ora all’uscita di una curva ove a distanza regolamentare avevo messo il triangolo di pericolo.
Non impazzisco alla scena giusto perché sono siculo pure io, ma il successivo balletto di responsabilità tra polizia, Anas, polizia di Trapani, ditta fornitrice dei cavalletti(!!), mi fece pagare volentieri un multone pur di togliermeli da torno, avevo appena letto il libro di Camilleri “la concessione del telefono”, ovvero un viaggio tra la vera burocrazia sicula da me semplificabile col motto dello scrittore Leonardo Sciascia: siamo “un’isola irredimibile”, pertanto basta tirare a campare come “l’uomo dal fiore in bocca” x dirla questa volta alla Pirandello, entrambi non a caso nati nella mia provincia che dei paradossi siculi è la quintessenza!!
A parte questo teatrino, in un punto precedente e mentre ancora non diluviava (ricordo che l’acquazzone fu coincidente con l’incidente) presi l’unica multa x eccesso di velocità di tutti i miei infiniti giri italiani. Da ridere che la presi x soli 23 km orari di differenza (103 km orari invece di 80) in un punto dove mi sorpassavano tutti che conoscevano molto meglio la strada di me. La Sicilia è una regione più che mai senza regole in tal senso, non a caso nemmeno si paga in autostrada da Salerno in giù! Poi questa multa mi arrivò ben oltre i termini di scadenza x pagarla, ma il timbro dichiarava implacabilmente che era stata spedita in regola, e fin lì vorrei vedere, ma soprattutto che era stata ricevuta dalla Poste di Agrigento dopo 3 giorni; solo che la dimenticarono in qualche cassetto x un annetto circa cosicché avrei dovuto far causa alle Poste, ma lasciai perdere anche stavolta e pagai la multa raddoppiata ( quel giorno era un venerdì 17, io non sono superstizioso ma insomma…).
(POSTILLA 2005: ora con la patente a punti e girando purtroppo sempre in nord-Italia sto rischiando grosso, ho già perso 7 punti…diciamo che sono più esposto visti i quasi 100- 150 km giornalieri!)
Arrivo dunque dall’autostrada Trapani-Palermo nel capoluogo siculo saltando quelle che sono forse le tre zone più belle dell’isola, che pure presenta il 40 % ufficiale dei beni culturali d’Italia (fonte del Touring club italiano, mica del sottoscritto…), le zone sono in realtà 3 cittadine come Erice in montagna, San Vito lo capo sul promontorio estremo nord-ovest dell’isola e la riserva dello Zingaro dalle parti di Scopello, già più vicina all’aeroporto palermitano di Punta Raisi facente capo al paese di Cinisi (lo cito perché ci penso su dopo il casino di ieri con la macchina se x caso la polizia di Cinisi mi rivede…da loro ho preso un paio di multe x divieto di sosta all’aeroporto! Praticamente quel triangolo dell’isola tra Ag, Pa e Tp è il mio triangolo delle Bermuda automobilistico!).
Ma stavolta niente aeroporto, come detto vado direttamente nella città più tragicomica del mondo. Ai napoletani manca “solo” un pizzico di fatalismo siculo x essere al “nostro” livello, x capire dico soltanto che esiste un libro che la Feltrinelli editori (mica la Sellerio editori che è proprio di Palermo…) ha pubblicato con un titolo che sarebbe stato impossibile in qualunque altra città d’italia e del mondo x scarsità di materia prima: “nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo”, scritto da un certo Alajmo nel 2004 con l’incipit iniziale “nuovo” che sta a significare che già esisteva un simildizionario in materia appunto già da rinnovare nel 2004.
Una di queste pagine avrei potuto scriverla io nel 2003, quando ancora non sapevo che il mio cliente sarebbe finito su tale libro l’anno successivo. Premetto che il libro è una raccolta di due o tre miniracconti x pagina delle stramberie della gente palermitana, quindi andiamo a pagina 10:
“Uno era il signor Taormina, commerciante di dischi in via Marchese Ugo. Non era una persona colta, ma ad un certo punto praticava i migliori prezzi sui dischi di musica classica. Poco a poco, si creò nel suo negozio una specie di cenacolo di amatori, specialmente appassionati di musica antica suonata con strumenti originali. Il pomeriggio si trovava sempre qualcuno con cui discutere e scambiare opinioni. Parallelamente, tuttavia, il signor Taormina maturò un risentimento crescente nei confronti dei clienti che chiedevano musica leggera. Se entrava un ragazzino lo trattava in malo modo. Per evitare incidenti il signor Taormina bandì dal suo negozio i 45 giri, ma questo non bastò a tenere lontani i clienti più frivoli. Una volta uno venne cacciato per avere chiesto un disco di Joe Tex. Un’altra cosa che il signor Taormina faceva spesso, mentre i suoi clienti parlavano di Frescobaldi, era tirare fuori da sotto il banco una bottiglia e mettersi a bere gran sorsate direttamente da lì”
Vi risparmio le altre storie…posso solo ri-consigliarvi il libro della Feltrinelli!! A proposito, della stessa casa editrice, giusto x non fare un torto ai sempre e comunque unici napoletani segnalo il libro dello scrittore La Capria”L’occhio di Napoli”, sempre avente come tema tanti fatti di gente qualunque, che poi non è altro che quello che cerco dalla gente di tutto il mondo durante i miei viaggi: fatti, episodi, storia passata e presente!
Del Taormina sono ben due i negozi a Palermo, uno è il nipote del sopracitato protagonista che aveva una competenza eccezionale sui nostri prodotti che facevano bella mostra di sé nella sua vetrina.
Una storia che mi tocca molto da vicino tra i vari clienti di Palermo, della quale conosco questa volta anche quartieri mai visti in precedenza, è la vicenda da film in un negozio di via Aquileia dove passo di primissimo pomeriggio, mentre c’è un caldo feroce e la città sembra assonnata; come previsto non c’è nessuno e ciò mi permette di instaurare uno dei rapporti professionali migliori x quanto riguarda i clienti palermitani: è una signora di ottima competenza e professionalità in quello che, almeno fisicamente, si rivela uno dei negozi più grandi di Palermo. La signora lavora con noi da tempo, da molto prima che io arrivassi in Aura music, e mentre girano fior di quattrini ed assegni durante la trattativa, un lampo oscura l’enorme negozio. Il lampo è una figura femminile completamente in controluce che appunto oscura la sala, che diventa quasi priva dell’enorme portata di luce naturale ivi presente grazie ad un ampia porta d’ingresso. Non si capisce se i capelli sono biondi naturali o è uno scherzo dei nostri occhi, miei e della proprietaria, che fanno fatica a puntarli in direzione del sole. Il sole si è fatto umano, i capelli biondi sono chiaramente naturali dopo un attimo di stupore a guardare la figura altrettanto pietrificata all’ingresso con un paio di occhiali scuri che non aiutano ad identificarla nei contorni resi quasi mistici dalla luce solare e naturale della figura.
Si rimane un altro lunghissimo secondo tutti pietrificati, mentre io penso in maniera quasi blasfema che le manca solo un’aureola in testa o una nuvola di zolfo diabolico a seconda di come vogliamo interpretare i fenomeni meteorologici attorno a lei, tipo la polvere che arriva dalla strada e che si vede in controluce. Lei intanto si anima, fa due passi in avanti e mentre aspetto che faccia la solita banale domanda al proprietario/a come in ogni negozio (“avete questo e/o quest’altro?!”), lei invece dice solo “mmmarco” ed allora ho capito di aver visto Valeria Vetro, una delle ragazze più belle e simpatiche della mia città di origine!
Recupero un minimo di lucidità x finire il lavoro e dopo offro un caffè a Valeria che mi aveva aspettato fuori, scopro che ha proprio di fronte la facoltà di psicologia che frequenta, parliamo del più e del meno e ci salutiamo con la promessa di rivederci nella nostra città natale, come sempre quando capita, tanto la città di Agrigento è piccola.
(POSTILLA 2005, ed invece dopo più di 2 anni posso soltanto risalutarla attraverso queste righe dato che non ho mai avuto il piacere di rivederla..).
Esco dal bar ed un brusco risveglio mi attende, ammesso che quanto successo non sia stato un miraggio come alle volte credo quando lavoro troppo, ho la macchina chiusa in tripla fila proprio davanti il negozio, e questa è realtà sicura.
Quello della doppia fila è un problema tipicamente italiano in generale, in particolare la differenza x me è che a Milano la donna in carriera, magari pure madre di famiglia, se ne usciva dicendo “un attimo, arrivo subito!” (magari alle prese col primo cellulare, il figlio, la borsa da lavoro e quella della spesa) mentre qui sono alla versione decisamente inconsueta della tripla fila onestamente diventata subito una doppia fila standard dopo che un autobus suona selvaggiamente x rimuovere almeno la terza macchina. La proprietaria del negozio assiste come un bonzo che abbia visto quella scena troppe volte, come se non bastasse dalla facoltà di psicologia esce un ragazzo sempre di Agrigento e che conosco, con vari colleghi di Palermo di cui uno dice che: “la doppia fila è possibile fino alle 7 di sera, in prima ci vanno solo quelli che escono più tardi!”
Stai a vedere che è colpa mia, penso, mentre la proprietaria del negozio mi indica la sua macchina bloccata in prima fila con un gesto facciale senza parole tipico dei siciliani quasi volesse dirmi “beh, io esco dopo le 7 di sera, peggio x te che non lo sapevi”
Andreotti ai processi contro di lui in Sicilia alle risposte dei siculi diceva “ma veramente non ha parlato…” ed invece non c’è bisogno di sprecare troppo fiato x certi palermitani…
Altresì il mitico Benigni diceva in Johnny Stecchino che il problema di Palermo “è il traffico” ed in effetti...
Mi arrangio chiedendo a destra e manca chi è il proprietario della macchina che mi chiude, si scopre chi è, ma nessuno vuole sputtanarlo andando a stanarlo ma “se mi aiuti chiamo un amico di mio cugino che risolve il problema”, mi dice uno.
Immagino la mazzetta magari x un parcheggiatore abusivo dentro un parcheggio a pagamento (una volta sola, ma basta ed avanza, a Palermo mi è capitato pure questo!) ed invece arriva un lottatore di sumo che dice: “me la offri una granita?” e quasi da solo sposta alzandola (!!) la macchina in doppia fila!
Scherzando gli dico: “adesso mettila in prima fila al posto della mia”, ma lui dice che “è troppo faticoso” però quasi in contemporanea strisciando una volta sulle posteriori ed una volta sulle anteriori, tale successione x venti volte circa, riesce a mettere un’altra macchina che era in seconda fila al posto mio nella prima e rimette quella che mi bloccava davanti a quest’ultima.
Io sono senza parole, mentre nessuno si è voltato a vedere la scena che sembra di ordinaria amministrazione nella zona, io chiedo all’agrigentino che aspettava di vedere come finiva con la mia macchina ed era sbucato mentre salutavo Valeria, che lui conosceva pure: “ma hai visto cosa fanno alle macchine?!” e lui mi risponde: “se esiste Valeria Vetro è tutto possibile”, allora è tutto vero!
Lascio il capoluogo dell’indecifrabile, nel bene e nel male, isola madre ripensando a precedenti film viventi girati dai 5 cugini di primo grado di mio padre: sono cinque padri di famiglia palermitani purosangue con circa 3 figli a testa altrettanto straordinari nell’espressione dei sentimenti affettivi e diciamo originali nel loro lavoro ( a loro va il mio ultimo ed affettuoso immaginario saluto che se vado a casa loro non mi riprendo più dalle risate )e mi avvio verso le province del barocco ragusano ed a Siracusa.
In queste zone, gente normale sul lavoro e bellezze naturali molto particolari, ma nessuna emozione x un doppio motivo: le ho viste tutte molto bene in particolare nel viaggio del 93 coi compagni universitari di Milano, ed inoltre Siracusa è di matrice greca come Agrigento pertanto x me non c’è nemmeno la varietà di cultura che mi offre il resto dell’isola.
Catania è un’altra città che conosco veramente bene, mai conosciuta però in un contesto lavorativo e stavolta mi accorgo che il luogo comune che la vedeva come la “Milano del sud” è verissimo. Posso dirlo dopo una ventina di contatti in città che non sfiorano nemmeno l’anarchia e l’originalità della maggior parte dei palermitani, tutto superorganizzato a livello contabile e professionale in generale. Poi diventa turistico x me vedere clienti della provincia in cittadine che non avevo mai visto se non dal finestrino del cosiddetto “treno dei limoni” (definizione del caro amico siculo e compagno di viaggio da Milano Francesco Mandalà) come Giarre, Acireale, Giardini Naxos e rivedo Taormina. Uscendo da Messina, in giornata, vedo il bel golfo di Tindari, protagonista di un altro romanzo di Camilleri, e costeggio il nord dell’isola visto solo nell’ambito sportivo. All’altezza della splendida Cefalù ripenso ad una gita di dieci anni fa esatti coi miei quando vollero portarmi nel loro venticinquennale al vicino santuario di Gibilmanna ove si erano sposati.
E’destino che chiudo il giro dell’isola laddove è cominciata la favola dei miei, anche se x la cronaca rientrando nella mia provincia debbo passare da un cliente di Naro in via Vittorio Emanuele con una ripida discesa dal bellissimo palazzo comunale: guardano tutti in maniera strana il “forestiero” che si aggira x le vie di un piccolo paese che come tanti nell’isola racchiude il mistero, la diffidenza, la bellezza e la speranza in una donna che passa x strada e ti trapassa il cervello con una taliata (ormai il resto d’Italia ha capito l’equivalente “sguardo” di Camilleri), di solito una donna siciliana indovina tutto di te senza farti nemmeno una domanda diretta… |