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Su richiesta di mia madre, mia “personal training” spirituale che accompagno in questo viaggio un po’ particolare, mi adatto questa volta a un viaggio organizzato, per snellire un po'di burocrazia e in considerazione della situazione… non sempre tranquilla di questo territorio anche se, a dire il vero, in generale il paese dà l'idea di essere (almeno per i turisti, un po' meno per i viaggiatori) totalmente sotto controllo: i militari a parte l'eterno fucile fanno ridere perchè molti sono col piercing ed i tatuaggi, le soldatesse si mettono il rossetto per strada,magari hanno le mèches e quasi tutte le musiche di Shakira nei cellulari e non fanno un controllo che sia uno anche nei punti più delicati (tranne ovviamente al muro similBerlino del passato, che divide purtroppo ancora chissà per quanto tempo i 10 km che separano Gerusalemme, in Israele, da Betlemme in Palestina...). I veri problemi conosciuti a livello mondiale sono nella famosa striscia di Gaza e sulle alture del Golan, che restano lontanissime da qualunque giro turistico.
Per fortuna il paese di Israele ha tantissimo da far vedere:
1 novembre:
Arriviamo nel tardo pomeriggio a TEL AVIV, detta giustamente"la Miami d'oriente": vita totalmente occidentale nel bellissimo lungomare, alle 23 di sera giocano in 4 dei 6 campi di beachvolley, tutte le 8 corsie della piscina pubblica all'aperto davanti la spiaggia sono piene e ci sono circa 50-60 joggers che sbuffano in mezzo allo “struscio” delle tante discoteche e locali aperti in una giornata che per loro non è neanche festiva come da noi! A cena, conosciamo i nostri compagni di viaggio (siamo solo in 9) che si riveleranno davvero simpatici. Dopo cena (sempre compresa, con buffet, nel rispettivo albergo di ogni città,così come il breakfast) ce ne andiamo all'antico insediamento di Jaffa, che è talmente grande da dare alla città il nome completo di Tel Aviv-Jaffa. Dall’alto del belvedere, si gode una meravigliosa vista sulla baia, fino al nostro albergo, il “Marina hotel”, il cui nome già dice tutto sulla splendida visuale del porto e della sottostante spiaggia,dove all’alba dell’indomani faccio una lunga passeggiata prima di partire di buon mattino.
2 novembre:
Conosciamo Na’amà, la nostra guida che ci accompagnerà lungo il viaggio, una persona interessante, ebrea osservante che ci aiuterà a capire questo popolo.
Arriviamo a CESAREA, antica capitale con bellissimi monumenti romani proprio sulla spiaggia, un acquedotto e un grande teatro proprio sulla riva del mare; fa impressione però vedere delle ciminiere ed una fabbrica proprio accanto ai monumenti (per molto meno nella famosa Valle dei Templi di Agrigento da anni si grida allo scandalo e qui invece la guida ci risponde che non ci vede niente di strano “perché è il progresso…”, mah! )
Torniamo per un'altra oretta nel nostro minibus da 20 posti,dove in totale siamo 11 persone, inclusa guida ebraica ed autista musulmano che fra di loro (nei pochi momenti liberi in cui la gentilissima Na’amà non ci spiega con pazienza qualunque cosa le chiediamo) parlano ininterrottamente in barba a qualunque differenza religiosa; poi la guida ci riferisce che parlano soprattutto dell’educazione dei rispettivi figli ed ancora una volta mi trovo a pensare che puoi essere di qualunque razza e di qualunque religione ma alla fine i valori della famiglia vengono sempre al primo posto…
Si arriva ad HAIFA, centro mondiale della religione Baha’i e secondo porto del paese, bella visuale dal Monte Carmelo; qui pranziamo in un piccolo ristorante più originale per la posizione che per la qualità del cibo: si cominciano a scoprire i classici antipasti a base di farina di ceci detti mezzeh (diffusissimi in tutto il medioriente) e l’immancabile “triade” di carne che sta spopolando pure in Italia (dove per la prima volta i venditori di kebab hanno ufficialmente superato le pizzerie!). Sto parlando in primis del falafel, polpette di carne macinata, poi del kebab, carne di montone pressata meccanicamente, ed infine della shawarma, che sarebbe lo “spiedo” di carne, che viene spezzettata in piccoli tagli spesso da mettere dentro diverse combinazioni di pane “chiuso” in modo da trattenere, spesso grazie anche a del formaggio fuso, anche altri piccoli ingredienti come verdure varie che accompagnano il pasto.
Finito il pranzo, ancora pochi Km. per la cittadina di AKKO, l’antica San Giovanni d’Acri. Qui vediamo il più famoso castello dei crociati di tutto il medioriente ed una bellissima atmosfera di vecchio porto d'altri tempi, nel porto…pisano, in omaggio a Pisa appunto, famosa repubblica marinara che ebbe qui uno dei suoi porti; la giornata si conclude a
TIBERIADE, nostro secondo albergo del viaggio sulle rive dell'omonimo lago. In serata passeggiata sulle rive totalmente al buio del famoso lago ove Cristo cominciò a predicare agli apostoli e alle genti.
3 novembre:
Giornata dedicata alla Galilea, dove si respira un’aria evangelica: superata Magdala, sul lago visitiamo
TABGA, ove avvenne la moltiplicazione dei pani e dei pesci (nella suggestiva chiesetta piena di pellegrini di tutto il mondo, la roccia dove furono deposti i pani e i pesci, molto venerata) e, poco più avanti, nei pressi del Monte delle beatitudini, la piccola chiesa del “Primato di Pietro”, dove si venera la “Mensa Christi” , una roccia piatta su cui gli Apostoli mangiarono dei pesci con Cristo, apparso loro dopo la Resurrezione. A
CAFARNAO grazie all’opera meritoria dei Francescani italiani, custodi della Terrasanta, possiamo visitare l’antica sinagoga e la casa dell'apostolo Pietro su cui è stata eretta, sospesa su piloni, una moderna chiesa ottagonale. In viaggio verso Nazareth, scorgiamo il Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione di Gesù; raggiungiamo
NAZARETH, città ridotta ad un paesone di grigie case similoccidentali, per vedere l’immensa chiesa dell'Annunciazione (linee moderne, bei mosaici donati da vari paesi del mondo e soprattutto il fulcro della chiesa: la grotta della casa di Maria in cui un angelo le annunziò il concepimento). Pranzo come sempre libero a base di spuntino locale in un chiosco (falafel e kebab per rispettare la tradizione locale) e proseguimento per i famosi reperti archeologici, ovviamente lasciati dai romani, di
BEITH SHEAN , un’area vastissima con teatro, colonnati, palestra, terme e resti di altri monumenti sopravvissuti a un violento terremoto.
In serata arriviamo a GERUSALEMME per il primo dei nostri quattro pernottamenti in un hotel senza infamia e senza lode, ma valido in quanto abbastanza vicino alla famosa città vecchia: subito passeggiata serale al famoso Muro del Pianto e alla spianata sacra degli ebrei! Primo passaggio “facile” al posto di controllo soprastante e forte emozione dinanzi alla scena tante volte vista in TV degli ebrei assolutamente assorti nella loro preghiera, inconfondibili nel loro abbigliamento e nei loro movimenti rituali. Anche noi entriamo nelle zone riservate ai due sessi osservando il silenzio e con rispetto e usciamo camminando all’indietro, senza dare le spalle al Muro, come fanno loro!
4 novembre:
GERUSALEMME: città vecchia e nuova. Dal belvedere sul Monte degli ulivi restiamo incantati davanti alla Città Santa che da qui si apprezza magnificamente: il percorso delle antiche mura che delimitano la Città vecchia con le 8 porte d’ingresso, i quattro quartieri che la compongono (ebraico, armeno, cristiano e musulmano), la spianata delle moschee col famoso cupolone dorato della moschea di Omar (che conserva la Roccia del Tempio), che incombe in primo piano; più in lontananza le due cupole scure del Santo Sepolcro, nel quartiere cristiano; sulle pendici del monte un grande cimitero ebraico e, nell’angolo Sud-Est del quadrilatero delle mura, la città di David.
Scendiamo poi nel suggestivo orto del Getsemani, luogo dell’agonia di Cristo la notte precedente la Passione, anche questo amorevolmente curato dai frati francescani. Accanto agli ulivi millenari, la Chiesa delle Nazioni ricorda la solitudine di Cristo (colonnato e splendidi mosaici, interno volutamente cupo, atmosfera raccolta). Attraverso la porta del Tempio (dove incrociamo un corteo festoso: il “Bar mitzwa” di un tredicenne ebreo che segna il suo ingresso ufficiale nella comunità degli adulti), raggiungiamo di nuovo la spianata del Tempio (detta Kotel), dove Na’amà ci spiega le più importanti tradizioni ebraiche. Poi, attraverso la Via Dolorosa (le 14 tappe del calvario di Cristo con la croce, oggi purtroppo non facilmente individuabili nella confusione del Suq !), raggiungiamo la Basilica del Santo Sepolcro, vero crocevia delle diverse confessioni cristiane, che si spartiscono altari e spazi secondo regole ferree, ma intralciandosi a vicenda e talvolta anche scontrandosi!
Non è facile concentrarsi e pregare per chi ne sente il bisogno, ma in alcuni punti particolari l’emozione vince: salendo le ripide scale del Calvario, davanti al foro dove era infissa la croce di Cristo, davanti alla pietra dell’Unzione (dove fu deposto il corpo di Cristo calato dalla croce) e finalmente al Santo Sepolcro. Pranzo libero questa volta in un ristorante vero e proprio, ottima sintesi di ebraico ed italiano che raccomando caldamente, al di là del ridicolo nome di “Pera e mela”, vicino la porta di Jaffa (invece noi stavamo a nord della città vecchia, vicini alle porte di Erode e di Damasco).
Dopo il pranzo, sempre in un’eccezionale giornata di sole, spostamento ai due musei più importanti: Yad Vashem, museo dell'Olocausto, e Museo del Libro (dove sono conservati i celebri rotoli originali della Bibbia ebraica ritrovati a Qumran ). Yad Vashem(=la memoria e il nome) è recentissimo, aperto nel 2005 ed ovviamente è molto toccante ( la guida ci mette del suo con la commovente storia della sua famiglia italo-israeliana).
Apprezziamo la bellissima struttura moderna del complesso, ma
usciamo attraversando il famoso”Giardino dei Giusti” (tanti alberi
ognuno dei quali porta il nome di non ebrei che hanno salvato degli
ebrei in quegli anni bui), piuttosto “provati” per le immagini e le
testimonianze crude della Shoah. Dopo avere visitato anche il Museo
del Libro, finiamo il giro della città davanti al Parlamento e alla
grande Menorah in bronzo, il candelabro a 7 bracci, simbolo della
fede e dell’anima ebraica.
Dopocena giro da solo per tutti i vicoli ed alcuni ostelli della città vecchia per studiarmeli quasi tutti, visto che stavolta a differenza dei miei passati viaggi nei 5 continenti non ci dormo. Devo dire, ad uso e consumo dei mie amici viaggiatori, che sono tutti ben tenuti, alcuni molto suggestivi e (saputo da altri racconti di altri amici/e) anche molto sicuri, quindi li consiglio rispetto agli anonimi alberghi sparsi appena al di fuori della città vecchia, oppure nella vera e propria città nuova, dove ci sono anche moderni hotels, sia come panorama sia come interni, ma completamente sproporzionati come costo a questa tipologia di viaggio, almeno per la maggior parte delle persone che vengono qui con motivazioni più o meno “interiori”.
La massa di gente da tutto il mondo è impressionante, i Pellegrini me li aspettavo, ma non così tanti “turisti” veri e propri, magari laici, però sempre interessati ad un’insolita forma di convivenza religiosa fra fedi diverse. Chiamo Pellegrini coloro che si concentrano solo su Gerusalemme, disinteressandosi del resto del paese, e magari dormendo nella città santa fra conventi e/o monasteri ed è impossibile non notare come fra di essi siano nettamente dominanti i brasiliani, noti in tutto il mondo per la loro fortissima fede cristiana che fa affrontare a migliaia di loro un non poco costoso viaggio transoceanico.
Fra i secondi,ovvero i turisti, includerei invece tutte quelle persone, che magari hanno sì viaggiato tanto, ma che spesso non si muovono qui con la necessaria preparazione culturale e soprattutto religiosa per poter affrontare un viaggio del genere; li riconosco perché le loro guide devono spiegare proprio tutto (i Pellegrini spesso nemmeno ce l’hanno una guida…perché non ne hanno bisogno!); si aggirano superaccessoriati da un punto di vista strettamente e tecnologicamente occidentale, anche con microfono della guida e ricetrasmittente, sono spesso molto anziani e magari in quantità veramente impressionanti…Ad esempio, al porto di Haifa un giorno una nave da crociera americana ha sbarcato 40 autobus da circa 50 persone ciascuno, tutti con un’ unica destinazione: Gerusalemme, dove si può immaginare la confusione di un’autentica invasione di 2000 persone, arrivate in un solo giorno. All’altezza del Muro del pianto abbiamo anche trovato tanti fedeli cristiani di origine etiopica, che qui si stavano raccogliendo in uno dei loro giorni di “riunione” previsti dal loro calendario.
Ritengo opportuno, a questo punto, chiarire la situazione multireligiosa unica al mondo di Gerusalemme:
in primis, direi che le comunità cristiane in Israele oggi si possono dividere in 4 confessioni:le chiese ortodosse (greca e russa), quelle ortodosse di rito orientale (armena, copta, etiopica e siriana), la chiesa cattolica (romana e chiese uniate) e le confessioni protestanti.
Chiese ortodosse:
GRECA: si autoconsidera la madre di tutte le chiese di Gerusalemme; con lo scisma d'oriente del 1054 gli ortodossi greci entrano fra le chiese orientali,seguono il rito bizantino ed officiano in lingua greca, anche se preti e fedeli sono di lingua araba;
RUSSA: presente solo a Gerusalemme,sotto il patriarcato di Mosca; benchè la missione russa sia stata fondata solo a metà ottocento, in Terrasanta sono presenti sin dal secolo XI;
ARMENA: sono stati i primi ad abbracciare il cristianesimo, il loro patriarcato ha sede nel convento di san Giacomo ed hanno giurisdizione su tutta la Palestina ed il Libano; sono comproprietari della cappella di S. Elena nel S. Sepolcro insieme ai Greci;
COPTA: sostenitori della sola natura divina di Cristo,pertanto detti religione monofisita,hanno un arcivescovo a Gerusalemme e sono proprietari della cattedrale e del monastero di S. Antonio vicino il S. Sepolcro;
SIRIANA: è una delle più antiche di tutto il medioriente e continua ad usare l'aramaico nelle sue celebrazioni; ha sede a Gerusalemme nel monastero di S. Marco;
ETIOPICA: da sempre si parla di pellegrini etiopi in Terrasanta,oggi hanno il loro monastero annesso alla cattedrale etiopica,ultimi reduci di una migrazione di massa qui avvenuta dall’ Etiopia secoli fa. Al S.Sepolcro, hanno diritto a stare solo sulla terrazza!
Chiese cattoliche:
ROMANA, detta anche CHIESA LATINA, il cui primo patriarcato risale ai tempi dei crociati,oggi rappresentati da un vescovo, assistito da tre vicari residenti a Nazareth, Amman e Cipro.
UNIATE: chiese orientali che riconoscono l'autorità del Papa, pur mantenendo usi e tradizioni proprie, soprattutto i “maroniti” nella zona della Galilea ed i “melliti” che vivono soprattutto dalle parti di Akko.
In particolare, nella Basilica del S.Sepolcro, in base al Trattato dello “Statu quo” (1852) le chiese ortodosse occupano la maggior parte degli spazi riservati al culto, mentre la presenza dei cattolici è assolutamente minoritaria ( la custodia dei luoghi santi è stata affidata dalla chiesa cattolica da tempo ai frati francescani, che nella città sono in genere ben considerati). A causa delle continue diatribe fra le diverse chiese ortodosse in particolare, il S. Sepolcro viene aperto e chiuso, dal XII secolo, da dei musulmani neutrali, eredi di due famiglie designate dai tempi di Saladino! Oltre a questa presenza “variegata” di cristiani nei luoghi santi, gli abitanti di Gerusalemme e del resto del paese si dividono poi prevalentemente fra ebrei e musulmani e, come se non bastasse, nella zona di Haifa, ci sono anche i seguaci dei Baha’i a completare il quadro della multireligiosità della Terrasanta per eccellenza!
5 novembre:
Gita al MAR MORTO. Usciamo col nostro pulmino da Gerusalemme (800 m. sopra il livello del mare) e, superata Gerico, la strada in forte discesa ci porta in un ambiente desertico fino al Mar Morto (che poi è un lago), a 400 m. sotto il livello del mare!. Ma prima di immergerci nelle sue acque salatissime, sono previste due visite: la prima, alla suggestiva città fortificata di
MASADA, costruita su tre incredibili “piani” dal re Erode posti su altrettante sporgenze di una aspra montagna (dove un gruppo di 800 zeloti eroici tentarono l’ultima resistenza all’assedio romano e si uccisero tutti alla fine per non finire in schiavitù!).
Riscendiamo con la funivia e, durante lo spostamento a QUMRAN, vediamo Ein Gedi, uno dei 270 “kibbutz” israeliani, vere oasi nel deserto, dove si coltivò il sogno di una vita comunitaria di lavoro e uguaglianza sociale al ritorno degli Ebrei nella loro terra, dopo il ’48. Alla loro nascita la vita nei kibbutz era caratterizzata da una assoluta uguaglianza fra i membri che ricevono lo stesso salario indipendentemente dal tipo di lavoro svolto, consumavano i pasti in comunità e facevano vivere i loro figli nelle “case dei bambini”. Oggi i kibbutz sono, soprattutto al nord del paese e nel deserto del Negev, delle aziende agricole attive, in cui però si produce, si guadagna e si vive individualmente; sta sparendo anche del tutto la distinzione fra kibbutz e moshav (l'altra forma di vita collettiva in Israele). A QUMRAN visitiamo l’insediamento degli Esseni (una setta di monaci rigorosi e dediti allo studio e alla scrittura a cui si deve il salvataggio dei rotoli della Torah oggi esposti nel Museo del Libro a Gerusalemme; vediamo anche la grotta dove furono scoperti casualmente da un pastore beduino, nel ’47, le giare di terracotta chiuse da un coperchio contenenti i rotoli.
E finalmente ci dirigiamo al “Lido” per fare il bagno nelle salatissime acque del Mar Morto ove si galleggia alla grande data l'incredibile salinità (le mie ferite alle dita da pellicine mangiate provano la classica sensazione di "gettare il sale sulle ferite" e mi sfrego pure un occhio che diventa viola); il costume fa scivolare l'acqua invece di impregnarsi e la sottostante similpalude fangosa, ma per fortuna non puzzolente, è apprezzata dalle donne che pensano di risolvere i loro problemi a base di fanghi e cosmetici di queste miracolose acque! Si vedono un paio delle classiche persone da immagine turistica simbolo del paese, ovvero queli che si leggono il giornale “seduti” sull’acqua, per dare l’idea di come la pazzesca salinità renda densa l’acqua. Uscendo dall’acqua, il mio costume è praticamente asciutto!
Ritorno a Gerusalemme e passeggiata nel bellissimo quartiere ebraico, dopo cena. Gli Ebrei, dopo la rituale cena in famiglia del Venerdì sera con cui festeggiano l’inizio del loro “shabat” (il sabato, loro giorno festivo), si aggirano per il quartiere molto eleganti e gli uomini in tenuta “regolamentare”, mentre, ritornando in albergo, nel quartiere musulmano si sentono ancora le musiche chiassose e arabeggianti e gli spari di mortaretti e fuochi d’artificio (il Venerdì è il loro giorno festivo…!).
6 novembre:
BETLEMME, con Giorgio, un'altra guida rispetto a quella ebrea che ci ha accompagnato sinora (Na’amà a Betlemme non può entrare perchè israeliana, così come la nostra guida palestinese è andato una sola volta con un permesso speciale di un giorno, a Gerusalemme, distante soli 10 km.!), entriamo in Palestina dopo aver superato un tratto dei 320 Km. di altissimo muro spinato elettrificato similBerlino!
Anche questa volta, essendo un gruppo organizzato con guida locale, il nostro passaggio della frontiera per entrare nei territori palestinesi è abbastanza semplice. Posso dire del resto, come impressione personale, che non ho ravvisato tensione, ma una totale presa di coscienza del fatto che la divisione è così oggi, come lo è stata già da troppi anni e come sembra di capire dal loro modo di fare, sarà così ancora per chissà quanti anni se non secoli.
A Betlemme è rimasto solo l’ 1% di cristiani, per il resto la presenza araba è fortissima, in ogni caso è il loro passaporto ma anche la loro religione che li divide al confine con Israele ( la guida ci fa vedere che nel suo passaporto c’è indicata anche la religione! ). Situazione troppo complessa per riportarla in un diario di viaggio, ampiamente trattata dai media di tutto il mondo; personalmente provo solo una sintesi dicendo che non sarà un caso che lo “specchio” della rabbia su un Muro, ovvero i murales, in questo caso li vedi praticamente solo sul versante palestinese: messaggi di rabbia,speranza,ironia,minaccia… sia da parte di semplici scolari, sia di grandi artisti; per gli uni come per gli altri il Muro è rimasta l’unica forma di comunicazione possibile. Scrivono anche tantissimi stranieri fra cui il più famoso è forse l’artista inglese Banksy, noto per i suoi straordinari graffiti, ma anche Roger Waters dei Pink Floyd, che vi ha scritto simbolicamente i testi del suo brano The Wall, dedicato al muro di Berlino.
A Betlemme, visitiamo la Chiesa della Natività (che necessita di restauro), la suggestiva grotta ove nacque Gesù (il luogo preciso è segnato da una stella d’argento), la chiesetta della “Madonna del latte” (luogo di sosta di Maria e Giuseppe col Bambino, durante la fuga in Egitto) e il Campo dei pastori,a cui fu annunciata la nascita del “Re dei Giudei” da un angelo e dalla cometa. Dopo pranzo (l’unico pranzo a buffet di tutto il viaggio in un posto dove ancora una volta ci sorprendiamo per la scarsezza di frutta, che ti aspetteresti copiosa da queste parti), torniamo a Gerusalemme a fare la lunghissima fila per il Santo Sepolcro: dopo 1,50 h. di fila strettissima, tocchiamo la lastra di marmo dove fu deposto Gesù in quel Sepolcro che i discepoli, al terzo giorno, trovarono vuoto!
A guardia del Sepolcro stanno due energumeni che regolano il traffico di entrata (tre persone alla volta attraverso una bassissima porta d’ingresso verso l’altrettanto piccolo loculo del vero Sepolcro). Ufficialmente si sparge la voce che la fila si chiude alle h. 17 ma in realtà, come scopriamo solo dopo con sollievo, si va fino ad esaurimento della fila, in questo caso giusto fino alle h. 19, orario in cui tassativamente il S. Sepolcro viene chiuso con una cerimonia rituale, dopo l’arrivo dei musulmani detentori delle chiavi!
Per la cronaca noi tocchiamo il sacro marmo verso le h. 17.15, dopo una fila cominciata alle 15.25….e qui mamma può ovviamente inchinarsi a baciare, cosa che molto più platealmente minacciava di fare all’arrivo in Terrasanta ( solo lo sbarco dall’aereo col finger, mi aveva salvato….!).
Bisogna considerare infine due aspetti negativi della lunghissima fila al S. Sepolcro per vedere il simbolo più importante del Cristianesimo: la già citata pessima organizzazione della fila, in cui si procede ammassati senza divisori se non una ringhiera che delimita il bordo esterno della fila (si guadagnano in media 2-3 metri di fila ogni mezz’ora) ed il secondo incredibile aspetto negativo è stato, almeno nel nostro pomeriggio, la presenza di ben due borseggiatori professionisti!
Guardacaso, sia il primo ladro(da solo) che il secondo(richiamato da un’autorità che evidentemente già lo conosceva) hanno abbandonato la fila ancora lontanissimi dall’ingresso al S. Sepolcro, dopo essersi resi conto che avevamo fiutato il pericolo. Consiglio perciò di fare molta attenzione ai borseggiatori nel punto di maggiore calca e paradossalmente di maggiore “disattenzione” che possa esserci al mondo (chi mai si aspetterebbe un crimine a due-tre metri dal S. Sepolcro?!).
Dopo cena il gruppo crolla in albergo, ma io da solo cerco di infilarmi nel quartiere ebreo ultraortodosso di Mea Shearim, ma vengo bloccato all'ingresso e forse è meglio così perchè spesso ai turisti riservano anche lanci di pietre in quanto fortemente distaccati (è un eufemismo) dal resto del mondo…comunque mi dicono che se li trovi tranquilli vai nel quartiere senza problemi, sempre comunque senza pensare di poter fare una foto o di parlare con loro; evidentemente io ho trovato … un boss del quartiere, seduto all’ingresso, con la luna storta dopo una giornata in cui i turisti dovevano avergliele fatte girare…
7 novembre:
io e mia madre da soli, in quanto partenti per l’Italia prima del resto del gruppo, ci organizziamo alle 8 del mattino di Domenica perchè questa volta…. tocca a noi: suonano le campane delle tante chiese cattoliche. Decidiamo di tornare al Getsemani per vedere la Tomba di Maria, un luogo molto suggestivo, incredibilmente poco frequentato, dove si scende per una lunga scalinata che porta in una grotta piuttosto buia dove si trova un semplice sarcofago di pietra e una bellissima icona della Vergine, venerata dagli ortodossi. Il luogo, non previsto nel programma, era stato naturalmente saltato dalla nostra guida (che ormai del resto ci aveva salutati da due giorni,in quanto a Betlemme non poteva entrare e poi inoltre coinvolta da ebrea nello shabath, il sabato festivo degli ebrei). Consiglio invece di visitarla, anche perché si trova proprio
di fronte l’Orto di Getsemani, che ovviamente avevamo visto col gruppo, ignari (prima che mamma lo scovasse in una guida consultata per il nostro personale “recupero” domenicale) che la tomba di Maria fosse così vicina! Con mamma poi proseguiamo per la piccola chiesa francescana di Dominus Flevit (dove Gesù pianse, da buon profeta, sui figli di Gerusalemme…), ed infine, dopo la foto conclusiva del viaggio dall’alto del monte degli Ulivi, avviene la clamorosa dimenticanza della macchina fotografica su un taxi abusivo che era già andato via: ho l'intuizione che può essere andato in un solo posto a 300 m., nella terrazza più in alto, dove prego che non abbia trovato altri clienti per disperdersi fra i 4 milioni di abitanti della città; faccio il mio record personale sui 300 m.(tra cui 100 m. di gradini in salita) ed incredibilmente lo ritrovo proprio là che vendeva cartoline(!!)con la nostra macchina fotografica abbandonata nei sedili posteriori della sua vecchia macchina che a me parve bellissima!
Per ringraziare il cielo……, ma anche per onorare la Domenica, per concludere la nostra visita alla Città Santa, ci spostiamo (stavolta con regolare taxi….) in direzione Porta Nuova nella chiesa di San Salvatore al famosissimo Terrasanta college (lo conoscono tutti così, col suo nome italiano), l’unico posto in città dove di Domenica, alle 10, si fa la messa in italiano e latino, e dalle 11 in poi comincia il viaggio di ritorno con i 60 km che ci separano da Tel Aviv e dal nostro aereo per l’Italia.
PS. All’aeroporto sappiate che è vietatissimo fare foto, sono sicuro che c’è una telecamera ogni 10 metri; senonchè al ritorno fra le foto di mia madre ne ho trovata una tanto inutile quanto pericolosa dell’aeroporto che non so quando né come sia riuscita a fare… evitate, gente, evitate…che non tutti hanno i santi in paradiso come mia madre!
Il bilancio del nostro viaggio è assolutamente positivo. La formazione “insolita” (in viaggio con la mamma), date le caratteristiche del posto, è risultata felice e poi, se volevamo “capire” Gerusalemme, siamo stati accontentati: abbiamo vissuto in un quartiere musulmano, abbiamo avuto una guida israeliana e poi una palestinese, abbiamo visto con emozione i luoghi santi della Cristianità in questa incredibile città, crocevia di popoli e religioni, dove le fedi si incontrano e si scontrano, ma i pensieri si innalzano!
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