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ARCHIVIO FOTOGRAFICO 

 
 

Estate 2003 - INDIA


BOMBAY(ormai conosciuta come MUMBAI)
Vecchio nome da Bom Baim, lasciato dai portoghesi che significa Buona baia. Arrivo quasi a mezzanotte con un comodo Alitalia di cui ho pagato solo 35 euro di tasse essendo un volo gratis con le miglia accumulate in anni di viaggi. Taxi mediante una ricevuta prepagata che rilasciano prima (che onestà!) e nel tragitto verso il centro vedo la miseria della quale avevo tanto letto ma anche delle case in perfetto stile occidentale. Quello che subito mi colpisce è che le strade sono affollatissime, va bene che sono 15 milioni di abitanti e molti senzatetto ma letteralmente non ci si può muovere o quasi.
Lentamente il taxi arriva nell’unico albergo o ostello prenotato in 15 anni di viaggi solitari, vuoi x l’orario veramente tardo d’arrivo vuoi perché viene presentato dalla mia guida Routard come l’unico decente in centro (fuori concorso per altro eccesso alberghi degni di Montecarlo!)
Mi rendo conto che ho sempre avuto ragione a non prenotarli x vederli prima di dormire o x dormire in un’altra città quando rimango indietro da un’altra parte: scopro che è semplicemente impraticabile, ci stanno facendo dei lavori ma nello stesso complesso ce ne sono altri due! Praticamente sono uno per ogni piano, a due passi dal Gate of India; mi sistemo in quello all’ultimo piano nell’ultima minuscola stanza senza nemmeno un tavolino, un comodino o una sedia (il bagno è in comune) e faccio partire a mille il ventilatore che non usavo dai tempi delle isole del Pacifico.
L’umidità è tale che in piena notte sono fortissimi gli scroscii di pioggia e spesso anche di giorno intervallati ad un sole che spacca le pietre! Vedo il lussuoso mercato dei diamanti vicino gli scintillanti grattacieli e subito dopo un caotico mercato delle pulci, detto “mercato dei ladri”(!!), dove pezzi arrugginiti di ferraglia vengono venduti o barattati in cambio di altra merce apparentemente senza valore.
Il mio malandato Sea Shore hotel è nel quartiere di Colaba, per i tanti turisti causa Gate of India e Taj Mahal Hotel (il più lussuoso del subcontinente indiano) il quartiere viene definito, esagerando, il quartiere latino della città (se lo sentono i miei amici di Parigi…)
Al Taj Mahal hotel è tutto di un lusso sfrenato e ci sono anche gli unici cessi all’occidentale trovati in questa città; nel bagno al piano terra c’è persino un elegantissimo inserviente a tempo pieno x tovaglie e saponette: esco e vedo a 20 metri il Gate of India con una miseria umana impressionante intorno!
Il Gate of India è un grosso arco di trionfo eretto nel 1911 x commemorare l’arrivo dell’imperatore delle Indie, all’epoca il re inglese George V. Ovviamente il buon Gandhi attese l’arrivo del re x lanciare la sua campagna x la non violenza proprio in quel luogo.
In pochi giorni vedo una kitschissima Bombay neogotica, poi la bellissima casa natale in legno cosiddetto tek di Birmania dello scrittore Rudyard Kipling ed il bel Museo del principe del Galles.
Una spiaggia affollatissima è la spiaggia di Chawpatty, ma niente bagno e non solo x l’acqua grigia x gli scarichi di una città allucinante, ma x il fascino di una specie di corte dei miracoli legata ad alcune minigiostre ed una marea umana molto incuriosita dalla mia telecamera ( ma mai mi sento in pericolo come da altre parti); la violenza in proporzione alla povertà che vedo è praticamente inesistente!
Marina drive è sicuramente ancora più elegante, e riconosco il punto dove Jean-Hughes Andlade scendeva da un taxi in “Notturno indiano”.
Un altro grande contrasto lo vedo alle colline di Malabar, da dove ho una bella visuale di Bombay in particolare di Chawpatty ma ecco che vedo le solite ville lussuosissime dei parsi (una particolare etnia originaria della Persia) che appartengono alla cosiddetta casta degli intoccabili e pertanto hanno usi e costumi loro specialmente x i funerali ( le cremazioni dovrei vederle meglio quando arriverò a Varanasi! ).
Bel tempio jainista dove passo un pomeriggio intero mentre fuori diluvia con un caldo rovente e, come un deficiente, chiedo ad un inserviente perché una donna si sta inzuppando mentre le sue amiche o parenti sono dentro. Temevo una risposta tipo fosse una casta inferiore ma la guida dice che deve essere indisposta e quindi infertile e le sue preghiere sarebbero inutili! Lì dentro venerano tutte una statuetta di marmo nero ed anche gli uomini, di più al secondo piano, venerano altri dei jainisti.
Il simbolo del jainismo è una specie di svastica, disegnata rovesciata rispetto a quella di Hitler!!!
Bazars ne vedo un paio in particolare, ma praticamente la “normale” vita x le strade è di x sé un bazar a cielo aperto…. ma l’esperienza più da Bombay è Bollywood!!! Sapevo che i produttori cercano spesso comparse occidentali x i cosiddetti masala movies o x le pubblicità televisive ma non ritengo di essere all’altezza delle star locali nemmeno come comparsa, mi sono però divertito a prendere tale informazione, non si sa mai se resto a corto di soldini! Un’altra informazione che prendo è quella circa i guadagni delle star del momento come Amitabh Bachchan (30 milioni di rupie a film), Shah Rukh Khan (15 milioni) e Aamir khan (15 milioni). X capire il valore della rupia, al mercato nero prendo a 200 rupie (4 Euro!!) un biglietto che costava 50 rupie x i locali e vedo al cinema Eros in piena Churchgate il film “Hungama”.
Il nome del cinema non ha niente di pornografico, nemmeno sanno cosa sia la pornografia ed il quartiere è molto elegante con un bel giardino vicino al cinema ed alla stazione ferroviaria. La sala è gremita, come sempre negli enormi 42 (!!) cinema di Bombay, e la trama è la stessa x un europeo che peraltro può talvolta pure seguire i dialoghi in un perfetto inglese senza frenesie americane non essendoci tanta azione e senza complessità mentali degli inglesi che usano doppi sensi umoristici difficili a prescindere dalla pronuncia, ed in più ci si rilassa con le musiche indiane!.
Viene usata la lingua inglese x livellare le oltre 177 lingue parlate in India (i dialetti sono 544!), la trama è invariabilmente mielosa-sentimentale ed ogni quaranta minuti circa c’è un intermezzo musical-ballato dai protagonisti stavolta non in inglese, potrebbe essere la lingua ufficiale hindi o chissà quale altra lingua delle tante di ogni stato (sono 30 stati, ognuno con tante lingue principali e vari dialetti- ripeto il pazzesco totale di 177 lingue e 544 dialetti!!).
Tifo da stadio quando il buono abbatte il cattivo sempre senza spargimento di sangue ma un duello da cavalleria rusticana x le grazie di qualche fanciulla solitamente con genitori invadenti (mi sembra di rivedere De Niro in “Ti presento i miei”!).
Vedo mestieri assurdi in giro, soprattutto alle enormi stazioni dei treni di Victoria ( x il sud e x il centro), di Bombay central ( x il nord e x l’ovest) e di Churchgate ( x la periferia); in quest’ultima vedo i dabbawallah: dabba è la gavetta e wallah significa trasportatore, in poche parole è ancora vietato a numerosi indiani, x un fatto relativo alle caste, di mangiare pasti preparati da qualcun altro, quindi si fanno trasportare da casa i pasti che vengono preparati dai familiari….sto parlando di migliaia di pasti ordinati secondo il loro numero di ordine e che vengono accatastati a gruppi di centinaia in base al singolo quartiere della metropoli di 15 milioni di abitanti! Alle 11.50 massimo, tutte le gavette sono in viaggio e gli ultimi dabbawallah fanno ritorno a Churchgate verso le 14.20!
Altri wallah, questa volta paniwallah (pani=acqua), sono persone che vendono l’acqua attinta dai pozzi d’acqua, che poi travasano in botti x portarla nei quartieri sprovvisti di acqua corrente.
Il mestiere più originale e conosciuto all’estero x la sua unicità indiana, è senz’altro quello dei dhobi, i lavandai che a centinaia passano tutto il giorno sotto ogni temperatura a sbattere ed asciugare centinaia e centinaia di vestiti e tessuti vari lavorando sotto ogni temperatura e vantandosi di non aver mai scambiato un panno x un altro, poi in bicicletta li si vede (spesso i figli dei lavandai) a consegnare all’indirizzo esatto un certo numero di capi.
Un delirio architettonico del XIX secolo, in stile gotico-moghul-kitsch, è la stazione di Victoria Terminus da dove parto alla volta di….

JAIPUR
La capitale dello stato del Rajasthan, uno dei più poveri, ma pare debba essere uno dei più affascinanti del subcontinente indiano. Ci arrivo con un treno di prima classe x la prima volta in vita mia, ma teniamo presente che corrisponde ad una seconda classe europea con cuccette dove dormo x circa 10 delle 15 ore di viaggio notturno a soli 23 US$. All’alba una corte dei miracoli si riversa in stazione x propormi alberghi, taxi ecc o solo x chiedere soldi ed allora, trucco sempre valido, mi accodo ad uno dei ragazzi indiani che ha viaggiato con me telefonando in continuazione col suo portatile (come tutti del resto in quella prima classe lussuosissima x loro) e con lui vado in centro.
Gli chiedo di lasciarmi all’Evergreen hotel e noto subito che tanti viaggiatori avevano fatto bene a parlarmi di questo albergo-ostello-bed&breakfast: è praticamente tutte e tre le cose insieme, la colazione è occidentale al massimo così come i visi pallidi presenti ed è originale il bel giardino interno dove tutti leggiamo vari libri in varie lingue sotto alberi secolari. La mia stanza è enorme ma completamente spoglia, eccetto un lettone scricchiolante ed un bagno che ha vissuto giornate migliori; la sera sono già in giro e l’indomani vado subito al simbolo cittadino: il Palazzo dei venti di cui ammiro la splendida facciata e…l’immancabile film che stanno girando ai piedi dello stesso con una marea di comparse, mentre i protagonisti danno fondo al solito ballo mieloso-sentimentale.
La cosa divertente è che mentre mi chiedono con formalismo totalmente britannico”which nationality do you belong?”(a quale nazionalità appartieni?”) alla mia risposta invariabilmente 9 indiani su 10 mi dicono”come Sonia Gandhi, la nostra leader!”(Sonia Maino, piemontese, è la vedova di Raijv Gandhi, nessuna parentela col famoso mahamatma, Raijv era l’erede al trono di una dinastia locale, i Nehru, di cui sua madre Indira aveva sposato un omonimo del famoso mahamatma) .
Ma stavolta la risposta è di mandarmi da un singolare indiano con occhi verdissimi ed italiano perfetto perché vive gran parte dell’anno a Padova, dove commercia in tessuti che mi mostra nel suo negozio.
E’ accanto al Palazzo dei venti, si chiama Khan ed è con amici veneti con cui passiamo la serata insieme, spero proprio di rivederlo in Italia dopo che ha offerto a tutti una fantastica cena!
Vedo le prime vacche del mio viaggio, che a Bombay e praticamente anche a Delhi e Calcutta (vedremo…) dicono che sono vietate, ma qui nella “città rosa” sono libere tra un negozio e l’altro dei tantissimi che propongono bellissime stoffe. “Pink city” perché ogni città del Rajasthan ha un colore di base ma non ho tanto tempo x vedere le altre che sono “la gialla”(Udaipur), la “blu”(Jodhpur) e così via. Khan mi accompagna alla stazione dei bus x uno scassatissimo bus serale che a 9 US $ mi porta in 6 ore a ….

DELHI
I soliti viaggiatori erranti mi avevano consigliato la Ringo Guesthouse dove l’unica stanza veramente pietosa debbo farmela piacere visto che è mezzanotte passata ed è l’unica stanza libera. Bello il terrazzino centrale dove con un austriaco parlo x ore di quanto ha visto dell’India, il terrazzino è abbellito con piante continuamente curate dal proprietario, un singolare indiano grossissimo ( è il primo che vedo così grosso, x giunta di sola pancia come molti europei e non come gli americani) e sempre sorridente. La mattina giro x la città con singolari viali abbastanza liberi x gli standard indiani visti finora, arterie bordate di buganvillee, di alberi corallo e di frangipani e riesco persino a sentire degli uccelli quando finora l’unico sottofondo indiano è stato quello delle automobili! (mitica x me la Padmini e gli scooter-rickshaw: taxi a tre ruote!).
Vedo un Gate of India in replica minore di quello di Bombay ma esco un po’ dal centro x vedere il bellissimo Qutb Minar, una specie di obelisco di 72 metri concepito dai musulmani ma realizzato dagli indù con colori diversi che testimoniano le diversità degli stili nella stessa colonna! Iscrizioni, fregi e pannelli in eleganti motivi geometrici in marmi a venature bicolori ed i primi tre piani di arenaria rossa con alcune sure del corano inscritte in fasce di arabeschi floreali. Mi sposto in serata, dato che era prenotata x stasera da un altro la mia stanza della Guesthouse, un po’ più a nord alla Master Paying dell’originalissimo proprietario che ha girato mezzo mondo e conduce un’importante trasmissione radiofonica a Delhi, sto ore a parlare con lui mentre ho problemi x ricaricare la batteria della telecamera dato che tutte le prese sono cadenti, ma alla fine con un artificio creato con i suoi infiniti libri e direttamente nel suo studio riesco a farcela. Le poche stanze sono piccolissime e bellissime, il cesso in comune x tutti è il più pulito che abbia visto in tutto il mondo, un inserviente lo pulisce dopo ogni doccia e meno male date ancora una volta le ridottissime dimensioni (praticamente è una casa su due piani adibita a Guesthouse) e sul terrazzo le altre stanze, sempre col nome personalizzato degli dei indiani (la mia era la stanza di Shiva, al primo piano) sono copertissime da una splendida vegetazione.
L’indomani vedo le tombe cosiddette di Humayun e di Safdarjang con splendidi giardini moghul.
Di Gandhi, il mahamatma, vedo lo Smirti museum ed il Memorial museum, ed infine il Raj ghat dove fu cremato a fine gennaio del 1948 ( suggestivo vederlo in serata con gli indiani che a distanza di mezzo secolo e passa lo venerano ancora tantissimo ). Tanto la Delhi “normale” è abbastanza ordinata come si conviene ad una capitale, tanto la Old Delhi riporta alla India chiassosa e piena di movimento e posso attraversarla solo in rickshaw passando in mezzo alla folla brulicante ed ai principali monumenti moghul. Mi emoziono a rivedere l’immenso forte rosso che avevo visto nelle foto di mia nonna e l’inaccessibile moschea di Jama masid con i canti dei muezzin; ritorno con l’indiano Rahim Dar, proprietario di un’agenzia viaggi, all’ambasciata del Bangladesh dove sto cercando di farmi dare il visto x il medesimo paese, cosicché Rahim possa farmi il biglietto. Se ne riparla all’ambasciata di Calcutta perché mentre sono in ambasciata c’è un casino pazzesco sulla CNN dove stanno facendo vedere un paio di bombe che hanno colpito Bombay, per la precisione il Gate of India distruggendo pure le vetrate dell’albergo Taj Mahal di fronte. Uscendo in città , qui a Delhi, la tensione è tale con la chiusura di tutti i monumenti ed il piantonamento di tutte le ambasciate e allora Rahim si limita a vendermi i biglietti aerei Varanasi-Katmandu-Calcutta. E’la quarta volta che schivo qualche ordigno per un pelo, anzi x la precisione due bombe, questa e quella ad Atlanta ’96 ai giochi olimpici, poi un paio di colpi di stato Figi 2000 e Venezuela 2002 e da minorenne ci sarebbe pure un bel missile di Gheddafi a Lampedusa!
Qui in India, se vogliamo essere tragici, pure incidente con morti sulla mia stessa linea dei bus Jaipur-Delhi un paio di giorni fa quindi un paio di giorni dopo che sono arrivato!
Tutti i viaggiatori mi hanno vietato di andare via terra nello stato più povero e violento dell’India, il Bihar che si trova appunto tra Varanasi e Calcutta, quindi io evito il problema andandomene a Katmandu, in Nepal: farò l’andata da Varanasi ed il ritorno su Calcutta.
La mitica Varanasi è ancora lontanissima, mi aspetta ben altro prima, ma intanto passo la serata a casa di Rahim a mangiare, bere e persino un poco a parlare in hindi che mi viene insegnato dalla moglie e dalla sorella gemella in un fatiscente ed umile palazzo della periferia ma ricchissimo di umanità. Una spruzzata di pioggia ha reso una poltiglia di fango le vie dopo che mi hanno fatto dormire con loro, ma mi sento ormai abbastanza indiano quando Rahim mi accompagna all’appuntamento in un luogo che potrebbe individuare solo lui dopo che mi fa lo spelling Rathika, una ragazza che lavora nell’informatica e che conobbi in Belgio nel 1997!! E’una grandissima emozione rivederci nella sua città, nei giorni precedenti è stata fuori città ed a momenti ci mancavamo e passo l’ultima serata a Delhi in un locale tipico a riparlare della vecchia Europa del nord, lei indiana totalmente occidentalizzata con jeans e t-shirt senza colletto (tutti gli indiani/e invece li vedo con camicia e colletto, retaggio inglese anche x i più poveri dei più poveri escluse molte donne ancora in sari, tipico abito femminile locale) . Rathika mi riaccompagna da un amico di Rahim che sta x partire x….

AGRA
Una città assolutamente normale, ma dove si trova una delle sette meraviglie del mondo moderno, il capolavoro dell’architettura moderna conosciuto come Taj Mahal, una straordinaria tomba costruita da un sovrano x la moglie morta che richiama 3 milioni di visitatori all’anno. Ingresso triplicato, come tutto x gli stranieri, ma sempre un costo ridicolo se confronto allo scenario che vedo: il monumento di marmo bianco si staglia sullo sfondo di un lungo giardino affiancato da due edifici in arenaria rossa (moschea e sua copia), colossale e leggero al tempo stesso grazie al rialzo dal terreno! Ancora più fortunato, dopo una giornata di pioggia ininterrotta da Delhi ad Agra, la pioggia smette e lascia un bellissimo tramonto su questo scenario da fiaba dove all’interno le sculture marmoree sono incrostate di gemme preziose e semipreziose come rubini, agate, giade, coralli, lapislazzuli in modo da comporre disegni di tulipani, loto, gelsomini, fucsie, crisantemi!! Dormo in un albergo vero e proprio, in quindici anni di viaggi è successo solo nella allora Unione Sovietica, ma il cambio locale in India è troppo vantaggioso.

KHAJURAHO

Sulla strada x la mitica Varanasi vorrei seguire la strada più facile, quella dalla città di Lucknow, ma una viaggiatrice mai vista e conosciuta in un sito di viaggi con bellissime sue pagine da tutto il mondo, mi manda via sms nel paese di Khajuraho. Lei è Marina, siciliana come me, e la sua enorme cultura e preparazione sull’India mi convincono a seguire il suo sms, sulla mia guida Routard c’è scritto solo che è pieno di templi erotici, vuole il destino che cinque minuti dopo il suo sms salta il campo del cellulare e non mi era mai successo in India! Faccio in tempo a scrivere ai miei, che sono in vacanza in Spagna a Siviglia, il punto esatto della stazione dei treni dove dormii una notte quando andai all’Expo del ’92 (vedi Barcelona e Siviglia ’92). Di sicuro trovo la tranquillità che a Lucknow, grande città , non avrei mai trovato: qui sono poche anime e metà degli stranieri sono italiani residenti quaggiù! Ristoranti italiani di tutti i tipi, con personale proprio italiano, il che non capita spesso dove si mangia italiano all’estero (quantomeno ci sono persone locali mescolati ad italiani). Qui mangio in una trattoria romana che se non vedessi dal terrazzo i templi in lontananza penserei di essere sulle rive del Tevere! E’ tutto importato da poco, freschezza e tipologia di pasta nostrana sono identiche come mai mi è capitato quelle poche volte che ho rischiato a mangiare italiano all’estero! Passo il pomeriggio ai templi, decisamente erotici nelle sculture, più esterne che interne, delle posizioni del kamasutra, ma altre posizioni decisamente ai limiti del grottesco non compaiono nemmeno nello stesso libro! Ci sono anche altre tematiche come la cura del corpo, i ricevimenti, le cerimonie, intime o pubbliche e tutte sempre con un filo di ironia come mi fa notare una simpatica guida locale. Secondo una cultura tantrica, le scene d’amore raffigurano l’oblio di sé, l’annullamento del tempo e dunque il migliore mezzo x meditare: l’individuo allora entra in una fase di negazione dell’ego e sarebbe in grado di percepire maggiormente la forza divina. Secondo me sono solo pure e semplici fantasie sessuali, in qualche caso forse addirittura possibili in aperta campagna dato che sono del tipo sesso uomini-animali! Prima di passare al resto del mio viaggio ritengo opportuno riportare quanto ho appreso sulla religione in India.
La più diffusa è la religione induista che possiede un’iconografia religiosa molto vasta, rappresentata da una serie di dei adorati dai fedeli. Gli dei, i cui nomi si incontrano più frequentemente visitando i templi e le sculture religiose, sono:
Trimurti: è l'insieme di Brahma il creatore, Vishnu il preservatore e Shiva il distruttore. Sono i tre aspetti dell'Essere Supremo;
Brahma: è il creatore della Trimurti ed è rappresentato seduto sul loto. Possiede quattro teste e quattro braccia e tiene i simboli del culto. Il suo veicolo è il cigno.
Vishnu: è il preservatore della Trimurti; i suoi simboli sono la conchiglia e il loto, il suo veicolo è Garuda, mezzo uomo e mezzo aquila; caratteristica di Vishnu sono le sue 10 incarnazioni fra cui il pesce, il cinghiale, la tartaruga, l'uomo leone ed il bramino nano;
Shiva: è il distruttore della Trimurti, ma può assumere anche altri aspetti; veste una pelle di tigre con capelli lunghi raccolti sul capo; il suo simbolo è il "lingam", il fallo stilizzato, mentre il suo veicolo è il toro "Nandi";
Kali: è detta anche "la nera" o la dea del terrore; rappresenta la personalità distruttiva di Shiva; è di color nero con una collana di teschi attorno al collo mentre mani e lingua sono color rosso sangue; veniva adorata dalla setta dei "thugs" gli strangolatori che in passato infestavano le regioni centro orientali dell'India.
Parvati: è la dolce sposa di Shiva in grado di trasformarlo, da dio distruttore, in dio pacifico.
Ganesh: è figlio di Shiva e Parvati ed è rappresentato piccolo e panciuto e con la testa di elefante; alla nascita la testa era umana, ma venne decapitato da Shiva in un attacco di furore; la madre Parvati allora obbligò il marito a resuscitarlo e Shiva gli mise addosso la testa del primo essere vivente che incontrò: un elefante!
Ma in India sono presenti anche:
L'islamismo: l'islamismo di Maometto e le rivelazioni del dio Allah contenute nel Corano furono introdotte in India con l'arrivo di arabi e turchi. Si sa che nel pensiero musulmano, religione e politica sono intimamente legate fra loro.
Il buddismo: fu nel passato, x un certo periodo, la religione dominante in India. Siddharta Gautama nacque nel 563 avanti Cristo e attraverso una vita moderata e di meditazione divenne il Buddha, cioè "l'illuminato". Il buddismo si base su alcuni concetti chiave: il mondo è pieno di sofferenze causate dal desiderio del possesso e dall'invidia che consumano l'uomo. Chi riesce a vincere queste debolezze può raggiungere il "nirvana", lo stato paradisiaco che conduce alla liberazione ed alla presenza del Buddha.
Il jainismo: è una religione molto antica che si trova solo in India e che è simile al buddismo. Anche in questa religione il concetto base è la capacità dell'uomo di raggiungere il "nirvana" attraverso un retto comportamento in vita.
Il parsismo: praticano questa religione i parsi, gli ultimi seguaci di Zoroastro, predicatore di un unico Dio Supremo, che visse probabilmente attorno al VII° secolo avanti Cristo. I parsi, in India, oggi sono una piccola minoranza, ma rappresentano la comunità più ricca del paese. X non inquinare l'acqua, il fuoco e la terra, elementi ritenuti sacri, i Parsi non sotterrano, né cremano, né affidano ai fiumi i loro morti. I cadaveri vengono esposti agli avvoltoi nelle Torri del Silenzio, templi cilindrici che sono accessibili solo alla comunità Parsi di cui ho parlato da Bombay.

VARANASI ( ex BENARES)
Da un estremo all’altro, non geografico ma spirituale rispetto a Khajuraho da dove vengo, del paese più complesso del mondo, una democrazia di 1 miliardo di abitanti con una marea di lingue e chissà quante religioni, credenze, usi, abitudini…
Conosciuta in passato come Benares, Varanasi è la città x eccellenza sul sacro fiume Gange che pure tocca altre città indiane. Ma è qui che la riva sacra, una sola e l’altra è deserta (!), vede la processione ininterrotta di varie tipologie umane tutti spinti dal potere della religione sulla mente e di riflesso portati all’astrazione dei loro corpi da qualunque bisogno terreno. Ho tentato prima di parlare di tutte le religioni ma bisogna esserci x capire la teoria…Un termitaio umano di vacche sacre, rumore, rickshaws (uomini-cavallo che portano il loro carretto), albergatori, mendicanti che incredibilmente portano pure me ad abbandonare l’anima alla contemplazione x un attimo. Non vedo fisicamente questa miseria secondo gli standard occidentali, sono colpito dai Ghat, i moli, dove il rito della cremazione assume contorni a volte turistici x la gran massa presente degli stessi, a volte totalmente sacri dato che gli stessi turisti vengono tenuti a distanza ed è vietatissimo fare foto o riprese, al massimo una foto rubata dalla torretta più alta mentre le ceneri del defunto vengono gettate nel sacro fiume. Un ragazzo vicino a me ha mal tradotto acqua sporca con acqua impura forse confondendosi col senso dei vari discorsi propinati dalle guide ed a momenti la stessa guida lo accoppava! Mi viene difficile scrivere dopo tanto che ho letto e visto sulla città forse più impregnata di magnetismo al mondo, dove mai fisicamente vedi la morte così da vicino da sotto i sari che ricoprono i defunti il cui fuoco delle pire, acceso sempre dal figlio maschio, porta spesso i cadaveri a contorcersi come se fossero vivi perché il fuoco tocca le terminazioni nervose muovendo gli arti da sotto lo stesso sari, che è di colore diverso se uomo, donna o bambino.
La cosa più singolare è che in una città così sono finito nel più moderno hotel dell’India e x giunta ad un prezzo anche più inferiore ad altri!! Sono nella zona del Cantonment, l’albergo Surya mi sconvolge perché ha gli ascensori (!), le tovaglie in camera (!!), un’enorme zanzariera sopra il letto ed un bel parco centrale dove conosco al centro internet interno una delle pochissime italiane solitarie; dimentico di volermi sempre migliorare in inglese perché la piemontese di origini emiliane Letizia è un’agente di viaggio con cui ci scambiamo tante informazioni e tante confidenze su tanti viaggi in giro x il mondo, soprattutto le parlo tantissimo della missione nel sud dell’India dove conto di arrivare. Letizia mi chiama all’alba quando dice che è meglio vedere le abluzioni sul Gange praticamente al buio ed io, da solo, seguo il consiglio vedendo l’alba e la notte successiva col medesimo traghettatore di anime che chiede lo stesso prezzo sia di mattina che di notte. Lei va a vedersi dei templi che per chi viene dai templi jainisti di Bombay come me sono ripetitivi e la saluto, certo di non rivederla più come le centinaia di viaggiatori dalla vita sfuggente come la mia. All’alba successiva mi alzo, vedo un canestro ed un pallone (è un miraggio in questo paese!) nel cortile interno dell’albergo e ci faccio una partitella con il tedesco Hans sudando come pazzi nonostante sia mattino prestissimo, lascio il posto e prendo un aereo x il ….

NEPAL
A Katmandu arrivo in un albergo gemellato con quello di Varanasi, lo sconto x chi esibisce il pernottamento nella versione indiana include il taxi gratuito all’andata, si sente subito che siamo in altura, ma resto in maniche corte più per lo smog che non mi sarei mai aspettato pure qui, ma in fondo sono nel centralissimo, piccolo ed affollato, quartiere del Thamel dove ci sono una marea di negozietti coloratissimi proprio originali. La moltitudine di templi buddisti del centro me la vedo in due giornate, la prima in realtà me ne sono andato con una coppia di danesi, che dormivano nel mio stesso albergo, al tempio dello Swajambunath che avevo visto nelle foto di mia nonna che era riuscita ad arrivare pure quassù in un’epoca dove era molto più difficile viaggiare. C’è una processione infinita di gradini tra saltellanti scimmiette che ritrovo tali anche al tempio in cima, con i caratteristici stupa che sarebbero i tetti dorati della concezione buddista. Una pace, una tranquillità ed una serenità con sullo sfondo l’intera città di Katmandu dove ritorno nel pomeriggio. Secondo giorno come detto in centro, poi x due giorni di fila tento di prendere l’aereo turistico che porta in 50 minuti andata e ritorno alla cima dell’Everest, potrei fare diversi trekking più o meno adatti a vedere in lontananza la catena dell’Himalaya, ma non è il mio sport oltretutto ancora stanchino dall’incredibile India e dalla scarpinate nei vari templi buddisti nepalesi. Al terzo tentativo, quando invece a Katmandu è nuvoloso ci dicono che in cima c’è il sole ed in effetti alla mezz’ora del decollo siamo proprio sopra la cima, nel piccolo aereo siamo una ventina tra cui una simpaticissima malese di etnia indiana ma che vive a Singapore, si chiama Vasantha ed è disperata che le batterie della sua macchina digitale l’hanno tradita: mi faccio dare la sua e-mail ed io che vado ancora con i vecchi rullini poi scannerizzerò queste ed altre foto dei miei viaggi!!
Invece in Venezuela mi era stata prestata una digitale, in futuro debbo comprarmene una che, batterie a parte, sono troppo più comode! Sotto la pioggia lascio il Nepal e ritorno in India nella terza città indiana da 15 milioni di abitanti, assieme alle altre due ciascuna con la stessa popolazione (Bombay e Delhi), sto parlando di…

CALCUTTA
A Calcutta la prima visita è al quartiere di Howrah (5 milioni di abitanti!), dove ho visto il più bel mercato dei fiori dell'India, sotto un ponte mostruoso in acciaio, omonimo del quartiere.
Il ponte viene attraversato ogni giorno da un milione di persone tra cui esseri ufficialmente umani da 50 kg. scarsi che trasportano sulla testa l'impossibile: fotografati, un tizio con 4 televisori legati tra di loro, un altro con un divano, altri con un intero mercato ortofrutticolo sempre e solo in testa, pure correndo e senza sudare, coi piedi scalzi o al massimo l'infradito, vanno dall'altro lato del ponte dove c'è la più grande stazione ferroviaria di tutta l'Asia.
Asfissiato dallo smog dei mezzi sul ponte e dei treni a carbone alla stazione, cerco riparo nel parco,
sempre omonimo, di 110 ettari con la perla del più grande baniano al mondo formato da altri 650 baniani venuti fuori da un tronco tagliato nel 1925! SOLO IN INDIA!
Poi altro parco, quello del Maidan, vicino alla centrale Sudden street dove dormo, ho visto il Victoria hall con la statua del locale eroe Sir Aurobindo che volta le spalle alla corona inglese.(Calcutta è stata capitale fino al 1911 e nutre il solito sentimento anti-inglese di chi ha visto una colonizzazione troppo smaccata).
Nei pressi, la cattedrale di St. Paul (ma non sono a Calcutta x vedere quello che ho già visto a Londra), poi una Fiera del libro ed un' Accademia delle belle arti, che testimoniano la vitalità culturale di una città col più alto numero di talenti letterari e con la seconda industria cinematografica del paese ma che vanta anche il più alto tasso di analfabetismo dell'India!
Posso dire che qui c'è l'effetto da me ribattezzato "Sicilia": uno sente parlare solo male della grande isola e poi quando arriva trova mare, sole ed il 40% ufficiale dei beni culturali italiani!
Così, tutti conoscono Calcutta per il lazzaretto di Madre Teresa o x i film che la fanno sembrare un caos unico e invece trova anche una città ricca di cultura e di attività commerciali (dietro Sudden street, al New market, ho visto in vendita veramente l'impossibile).
Nella zona del Kali Ghat visito il tempio di Kali dove, nella speranza di avere tanti figli, gli indiani legano una cordicella ed alcuni loro capelli ad un sassolino su un albero; dopo la nascita dei bimbi tornano sul posto e portano ghirlande di fiori d'ibisco (il fiore di Kali) in segno di ringraziamento. Accanto c'è il lazzaretto di madre Teresa dove una suora, pure lei albanese, mi ha fatto entrare ed io, con ancora la krishna in testa (il puntino rosso al centro della fronte ottenuto col succo dei fiori schiacciati), lasciatami da un'indiana al tempio, entro nel più cristiano dei lazzaretti al mondo, chiedendole di parlarmi di madre Teresa con la quale ha diviso 26 dei suoi 32 anni nel centro.
Chi viene a morire in questo luogo riceve le cure amorose delle suore e dei volontari e una sepoltura secondo i riti della religione da lui professata, in segno di rispetto x tutte le fedi e di grande apertura in un paese in cui la spiritualità si manifesta in modo forte e variegato.
Con la metro (l'unica in tutta l'India!) passo dall'estremo Sud all'estremo Nord di questa metropoli da 15 milioni di abitanti circa, mai stimabili nemmeno nelle guide ufficiali e mi fermo in pieno centro x assistere in Park street all'inversione del traffico alle 14 in punto (degli spagnoli all'ostello mi dicevano con la solita ironia che sarebbe stato uno spettacolo anche x un italiano).
Una massa di taxi di tutte le forme, di altri mezzi non classificabili e dei 6000 risciò rimasti dopo il sequestro della licenza ad altri 24.000 (!!), tutti costoro in un secondo invertono strada senza battere ciglio e senza scontrarsi, pur essendo tutti regolarmente ad un centimetro da macchine, animali, senzatetto, venditori di qualunque cosa, ecc. E il flusso dei pedoni, sempre tipo giapponesi in uscita dalla metro, invertono direzione pure loro: SPETTACOLO!
Nella metro, tanto di foto della regina nella guardiola del custode, oggetto di sputi da parte di vari indiani che peraltro in generale hanno lo sputo facile tra smog e condizioni delle strade.
Per non parlare del betel! Trattasi del succo rosso causa prima del cancro alla bocca in India, ma la tradizione vuole che mastichino questa erba tutti quanti con relative gengive, denti e lingua, stile pulp fiction (la prima volta che uno ha sputato ho pensato fosse stato accoltellato alle spalle!)
CAPOLAVORO finale al quartiere di Kumartuli, il quartiere degli scultori che preparano una delle tante feste indiane (di Durga x la precisione), che si tiene in ottobre e loro da Luglio cominciano a creare statue bellissime che poi verranno rilasciate in mare su piccole zattere, in una processione acquatica.
Mi ferma uno proponendomi di farmi una statua e mi metto a ridere! Vedi questa, mi dice, me l' ha commissionata due giorni fa un americano che passa stasera! Bum, gli dico e tiro dritto, ma dopo un'ora di soli indiani si materializza un bianco uguale alla statua (o meglio, la statua era uguale a lui!), mi rivolge il solito meraviglioso sorriso di stampo anglosassone che si usa tra sconosciuti e tira dritto, ma lo richiamo da dietro: "Guardi che la sua statua è pronta!!”. What, non ci avrei mai creduto che me l'avrebbe fatta, dice; andiamo insieme al negozio dove, mentre l'americano gli dà un attimo le spalle, l'indiano si produce in un'imitazione ad occhi spiritati degna di Totò (Schillaci o De Curtis fa lo stesso). Poi rapidamente l'indiano torna faccia di bronzo, mentre lo yankee chiede se può metterci delle rotelle(!!) su una piattaforma; ovviamente accetta spese di spedizione al costo decuplo dell'intera statua, ma l'indiano dice che se vuole può portarsela come bagaglio e, appreso che sono ammessi anche due bagagli da max 33 pounds, propone un taglio della statua da 60 kg circa x farne due bagagli e gli venderebbe pure una colla x ricomporre la statua al ritorno!!
Io che sto bevendo la classica Diet coke offerta dallo yankee, la sputo quasi x intero dalle risate e persino lo yankee capisce che USA ed India più che paesi diversi sono estranei ….
Niente da fare all’ambasciata del Bangladesh x il visto x il medesimo paese, un casino pazzesco sul posto e gran tensione tra i due paesi non aiutano le trattative allora stacco un biglietto x…

BANGALORE

Arrivo dopo 2.30 di volo e dormo nel primo albergo che capita in centro, assolutamente normale ma quasi bello x gli standard dei precedenti indiani! Sorvolando sul bagno dove una doccia però non si nega mai ho una grande televisione in camera dove l’indomani, dopo un primo giro mattutino del bel parco vicino, ritorno a riposarmi in attesa di un appuntamento serale con padre Sibi ed i fusi orari mi consentono di vedere proprio in quel momento sulla CNN la diretta della commemorazione del secondo anno dell’attacco alle Towers americane. Già col primo giro a piedi in mattinata considero finito il mio viaggio dentro la vera India a Calcutta!
Ma avevo finito di pensare che l'India è l'opposto dell'America in tutto, dopo le città grandi e piccole del nord, e finisco qui a Bangalore che è la Silicon valley mondiale: i geni d'America col pc guasto mandano tutti una mail a Bangalore dove sistemano tutto ed il fuso orario permette agli yankees di tornare al lavoro senza problemi!
Il pc che ho usato oggi viene prima infettato dal dischetto di un altro paradeshi (straniero) ed un bambino di 10 anni collaboratore del titolare in 5 minuti a velocità supersonica pulisce tutto. Lo stesso pc prendeva tutti i siti, italiani e non, che gli chiedevo in un nanosecondo!
Logicamente tutto questo benessere porta a tantissimi fastfoods, ai primi veri obesi del mio viaggio ma la cosa più sorprendente sono le ragazze ( tutto quello che ormai da noi è scontato ): girano in jeans, guidano il motorino anche con amico dietro, se sono dietro loro non siedono all'indiana cioè di fianco come si faceva nell'Italia di una volta, anche perché nessuna o quasi ha il sari e se ce l'hanno lo portano coi tacchi! Visti centri commerciali di 5 piani, telefonini come e più che in Italia mentre si scambiano un cinque alto tra il traffico assolutamente civilissimo per gli standard indiani!
Visti parchi giochi, campetti sportivi e bambini coi giocattoli in mano...questa è l'America con i suoi pregi e difetti!!
Io con padre Sibi arrivo a Vanaprastha, che è addirittura in un altro stato, ma vicino (Bangalore= Karnataka, Vanaprastha= Tamil Nadu) in un oasi di verde e serenità dove si trova il centro “Alessandro Sinatra”, un progetto finanziato dagli “amici di Ale” (un giovane pilota dell’Alitalia morto in un incidente di moto, mio concittadino che aiutava tanto gli indiani nelle sue soste in questo paese) ed in questo centro-villaggio torno a fare l’indiano nel cibo, nei comportamenti ecc.
Qui c'è un mini-campetto sportivo che il resto dell’India nemmeno sa cos’è, ma è comunque in terra battuta come il mio storico campo d’infanzia siculo però si rischiano di colpire le vacche! I miei amici indiani sono fortissimi nel giocarci a volley: nel centro che ospita i bambini aiutati economicamente e talvolta materialmente con molto volontariato dall'Italia passiamo la giornata a verniciare pareti ed a seguirli nei compiti; sono tenerissimi quando figli di induisti, jainisti, musulmani pregano tutti in maniera cristiana dopo 8 ore massacranti a scuola! Abbiamo ammazzato un serpente mentre loro giocavano intorno col completino della scuola, ma rigorosamente scalzi e nessuno si è spaventato/a ma la sacrosanta vacca ha avuto da ridire ed ha fatto il pisciatone x la paura...

GOA
Da Bangalore sulla strada x Bombay, da dove dopodomani tornerò in Italia, ecco che finisco a Goa!
Dire che ancora una volta, come Bangalore, non c'entra niente con l'India è il minimo! La mia India la ridefinisco finita a Calcutta, a Bangalore ho ritrovato l'America e qui ho ritrovato...il resto del mondo! Goa ha di quelle spiagge immacolate tipo isole del Pacifico, di quel verde da Nuova Zelanda, di quelle cascate da Venezuela, poi la terra rossa nelle poche strade non asfaltate che arrossa i miei sandali come nel deserto australiano, i ponti sopraelevati ad 1 corsia per direzione sospesi sull'oceano come nelle isole Keys in Florida, una stradina che con le maree scompare con tanto di chiesa davanti che ricorda il monte St.Michel in Francia, un lago trasparente come in Canada, le noci di cocco di isole caraibiche o pacifiche e....le vacche dell'India!!
Ritorna il cattolicesimo predominante dei miei viaggi nelle chiese locali, ma restano presenti buddisti, jainisti, induisti...
Se gli inglesi dall'India hanno levato le tende nel 1947, i portoghesi se ne sono andati nel 1961 dopo ben 450 anni, qui a Goa, che è il trentesimo stato dell'India solo dal 1987!
La razza locale sfugge a qualunque collocazione, diciamo che individualmente non ho mai visto così tanti bianchi e neri entrambi al 100% ; se scavo nelle loro storie scopro inevitabilmente che sono portoghesi i primi e mozambicani i secondi, ma alla prima domanda rispondono di essere indiani!
Il fritto misto che è larga parte della gente non è ovviamente né meticcio, né creolo ma neanche indiano o appunto bianco o nero!
In tutta l'India visti 4 o 5 indiani con gli occhi chiari, qui almeno 20 persone con varie tonalità di pelle, occhi e capelli. La proprietaria della Guesthouse dove sto, di fronte l'oceano ( con le inevitabili prime ed ultime zanzare del mio viaggio ) non ha avuto da ridire nel suo portoghese quando la tenda mi è rimasta in mano corrosa dall'umidità; mi offro di pagarla, ma lei dice che comunque con tutte quelle palme davanti non serve! Usa un poco d'inglese, qui a qualunque bianco si rivolgono in portoghese e passi se sono italiani, spagnoli o francesi, ma ho visto scene esilaranti dei locali che non sanno l'inglese ed i vari bianchi anglosassoni che non possono mai afferrare una lingua di ceppo latino (legge del contrappasso per gli ignorantoni che sanno solo l'inglese!).
Io ho un equivoco di fondo con risultati comici col figlio della proprietaria, il fatto è che siamo in perfetta parità: il mio portoghese è zero come il suo italiano, lui ha fatto 1 mese da accompagnatore a degli spagnoli l'anno scorso ed io 1 mese in Venezuela nello stesso periodo; cadiamo nella trappola dello spagnolo troppo simile alle rispettive madrelingue e ne viene fuori un fritto misto che avrebbe fatto morire dal ridere i miei compagni di viaggio venezuelani quando non parlavo né italiano né spagnolo!
Essendo allo stesso livello ci si capisce in qualche maniera, il fatto che io sappia in hindi "le 40-50 parole chiave in ogni lingua per attirarsi la simpatia della gente e se chi ascolta non sa l'inglese" (detto da Severgnini nel suo libro Inglese-lezioni semiserie) non significa che se io so "tum kahan jata hai"? (dove stai andando?) o "yeh kia hai?" (cos'e'questo?) posso mica poi capire uno che parla in hindi a raffica!
Il più delle volte sono poi singole parole di saluti, scuse, indicazioni, e le 5 w inglesi cioè where,when, who, which and what (dove, quando,chi,quale e che cosa).
Naturalmente in albanese, serbo, tongano, samoano me le scordai appena lasci il rispettivo paese, ma avrei fatto bene a farmele in portoghese! (Brasile, Portogallo, Mozambico ecc. mai visti...).
Il capolavoro è un amico di Vikran (figlio della proprietaria) che un po' di inglese lo sa, ma non può abusarne per via dell'amico fermo ad hindi e portoguense:
la sua affermazione "Voce is bada" mentre giochiamo l'immancabile partita di pallone in spiaggia mi lascia paralizzato, cos'è la prima parola e la terza che sembra hindi o qualche lingua locale? (come detto ogni stato varie lingue e dialetti!!); dall'inglese capiamo che “voce” è “you” in portoghese e “bada” è “good” in hindi!
3 lingue in 3 parole secche mi erano capitate sempre e solo nella foga del calcio 3 anni fa in quel di Vancouver da un distinto italo-canadese durante Italia-Olanda degli europei:"Questo referee è una minchia", dove questo è italiano, referee è arbitro in inglese e la terza parola è sicula, sebbene alcuni miei amici piemontesi l'hanno ormai resa savoiarda!
A proposito di calcio, lo capiranno mai questi che io sono in crisi d'astinenza da basket tanto che a Calcutta visto il cestino in camera mezzo sfondato la mia deformazione fu tale che chiesi del nastro adesivo x incollarlo alla parete come cesto con palle di carta e comodino scientificamente
poggiato come scivolo x restituire le stesse palle!
Qui viste circa 5 magliette di Rui Costa ed una rossonera x cui gli dico:“okey anche tu milan-Rui Costa ecc.” e lui offeso: “questo è il Flamengo” e si gira col 10 di Zico sulla schiena! (x chi non lo sapesse, altro storico numero 10 di madrelingua portoghese, ma brasiliano e non portoghese come Rui Costa).
Io: “ma non sei troppo giovane x averne una di Zico?”. Lui: “è stata l'ultima cosa che mi ha lasciato mio padre", povertà materiale e semplicità spirituale di alcuni di questi coloni portoghesi (un saluto al mio amico Zico della Nomadcommunity).
In quest’ultima tappa provo l’effetto "Castaway" dal titolo del film in cui Tom Hanks ritorna dopo un lungo naufragio e vede cibo e scatolette (memorabile la scena in cui vede sorpreso il fuoco da un accendino!) quando vedo le cose in vetrina e le rimiro x ore: tutto quello che è scontato nei nostri supermarkets e che qui non ho mai visto in un mese, Bangalore l'americana esclusa ma lì erano più insegne al neon ed effetti speciali!
Mi verrebbe di fare una mega spesa, visto che i prodotti sono occidentali ma i prezzi rimangono indiani, ma mi limito a sviluppare i 4 rullini da 36 foto ciascuno ad un totale di 900 rupie cioè 18 euro!
Domani mi piace chiudere il mio giro a Bombay (purtroppo saluterò il Gate of India con un buco un più, quello della bomba di quasi un mese fa mentre ero già andato via da Bombay, una seconda bomba pochi secondi dopo fece danni al Javery bazar che vedo sulla strada x l’aeroporto).
Questa città sarà sempre il mio punto di riferimento indiano come lo sarà Vancouver per i miei eventuali futuri giri dell'ovest canadese-americano così come New York è la mia base della costa est e Sydney lo sarà dell'Australia e del Pacifico, fuori concorso il Venezuela per il Sudamerica ed Il Cairo per l'Africa con tanti saluti ad Omar, l'egiziano di Parigi mia roccaforte europea!

 
           
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