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BOMBAY(ormai conosciuta come MUMBAI)
Vecchio nome da Bom Baim, lasciato dai portoghesi che significa
Buona baia. Arrivo quasi a mezzanotte con un comodo Alitalia di cui
ho pagato solo 35 euro di tasse essendo un volo gratis con le miglia
accumulate in anni di viaggi. Taxi mediante una ricevuta prepagata
che rilasciano prima (che onestà!) e nel tragitto verso il centro
vedo la miseria della quale avevo tanto letto ma anche delle case in
perfetto stile occidentale. Quello che subito mi colpisce è che le
strade sono affollatissime, va bene che sono 15 milioni di abitanti
e molti senzatetto ma letteralmente non ci si può muovere o quasi.
Lentamente il taxi arriva nell’unico albergo o ostello prenotato in
15 anni di viaggi solitari, vuoi x l’orario veramente tardo d’arrivo
vuoi perché viene presentato dalla mia guida Routard come l’unico
decente in centro (fuori concorso per altro eccesso alberghi degni
di Montecarlo!)
Mi rendo conto che ho sempre avuto ragione a non prenotarli x
vederli prima di dormire o x dormire in un’altra città quando
rimango indietro da un’altra parte: scopro che è semplicemente
impraticabile, ci stanno facendo dei lavori ma nello stesso
complesso ce ne sono altri due! Praticamente sono uno per ogni
piano, a due passi dal Gate of India; mi sistemo in quello
all’ultimo piano nell’ultima minuscola stanza senza nemmeno un
tavolino, un comodino o una sedia (il bagno è in comune) e faccio
partire a mille il ventilatore che non usavo dai tempi delle isole
del Pacifico.
L’umidità è tale che in piena notte sono fortissimi gli scroscii di
pioggia e spesso anche di giorno intervallati ad un sole che spacca
le pietre! Vedo il lussuoso mercato dei diamanti vicino gli
scintillanti grattacieli e subito dopo un caotico mercato delle
pulci, detto “mercato dei ladri”(!!), dove pezzi arrugginiti di
ferraglia vengono venduti o barattati in cambio di altra merce
apparentemente senza valore.
Il mio malandato Sea Shore hotel è nel quartiere di Colaba, per i
tanti turisti causa Gate of India e Taj Mahal Hotel (il più lussuoso
del subcontinente indiano) il quartiere viene definito, esagerando,
il quartiere latino della città (se lo sentono i miei amici di
Parigi…)
Al Taj Mahal hotel è tutto di un lusso sfrenato e ci sono anche gli
unici cessi all’occidentale trovati in questa città; nel bagno al
piano terra c’è persino un elegantissimo inserviente a tempo pieno x
tovaglie e saponette: esco e vedo a 20 metri il Gate of India con
una miseria umana impressionante intorno!
Il Gate of India è un grosso arco di trionfo eretto nel 1911 x
commemorare l’arrivo dell’imperatore delle Indie, all’epoca il re
inglese George V. Ovviamente il buon Gandhi attese l’arrivo del re x
lanciare la sua campagna x la non violenza proprio in quel luogo.
In pochi giorni vedo una kitschissima Bombay neogotica, poi la
bellissima casa natale in legno cosiddetto tek di Birmania dello
scrittore Rudyard Kipling ed il bel Museo del principe del Galles.
Una spiaggia affollatissima è la spiaggia di Chawpatty, ma niente
bagno e non solo x l’acqua grigia x gli scarichi di una città
allucinante, ma x il fascino di una specie di corte dei miracoli
legata ad alcune minigiostre ed una marea umana molto incuriosita
dalla mia telecamera ( ma mai mi sento in pericolo come da altre
parti); la violenza in proporzione alla povertà che vedo è
praticamente inesistente!
Marina drive è sicuramente ancora più elegante, e riconosco il punto
dove Jean-Hughes Andlade scendeva da un taxi in “Notturno indiano”.
Un altro grande contrasto lo vedo alle colline di Malabar, da dove
ho una bella visuale di Bombay in particolare di Chawpatty ma ecco
che vedo le solite ville lussuosissime dei parsi (una particolare
etnia originaria della Persia) che appartengono alla cosiddetta
casta degli intoccabili e pertanto hanno usi e costumi loro
specialmente x i funerali ( le cremazioni dovrei vederle meglio
quando arriverò a Varanasi! ).
Bel tempio jainista dove passo un pomeriggio intero mentre fuori
diluvia con un caldo rovente e, come un deficiente, chiedo ad un
inserviente perché una donna si sta inzuppando mentre le sue amiche
o parenti sono dentro. Temevo una risposta tipo fosse una casta
inferiore ma la guida dice che deve essere indisposta e quindi
infertile e le sue preghiere sarebbero inutili! Lì dentro venerano
tutte una statuetta di marmo nero ed anche gli uomini, di più al
secondo piano, venerano altri dei jainisti.
Il simbolo del jainismo è una specie di svastica, disegnata
rovesciata rispetto a quella di Hitler!!!
Bazars ne vedo un paio in particolare, ma praticamente la “normale”
vita x le strade è di x sé un bazar a cielo aperto…. ma l’esperienza
più da Bombay è Bollywood!!! Sapevo che i produttori cercano spesso
comparse occidentali x i cosiddetti masala movies o x le pubblicità
televisive ma non ritengo di essere all’altezza delle star locali
nemmeno come comparsa, mi sono però divertito a prendere tale
informazione, non si sa mai se resto a corto di soldini! Un’altra
informazione che prendo è quella circa i guadagni delle star del
momento come Amitabh Bachchan (30 milioni di rupie a film), Shah
Rukh Khan (15 milioni) e Aamir khan (15 milioni). X capire il valore
della rupia, al mercato nero prendo a 200 rupie (4 Euro!!) un
biglietto che costava 50 rupie x i locali e vedo al cinema Eros in
piena Churchgate il film “Hungama”.
Il nome del cinema non ha niente di pornografico, nemmeno sanno cosa
sia la pornografia ed il quartiere è molto elegante con un bel
giardino vicino al cinema ed alla stazione ferroviaria. La sala è
gremita, come sempre negli enormi 42 (!!) cinema di Bombay, e la
trama è la stessa x un europeo che peraltro può talvolta pure
seguire i dialoghi in un perfetto inglese senza frenesie americane
non essendoci tanta azione e senza complessità mentali degli inglesi
che usano doppi sensi umoristici difficili a prescindere dalla
pronuncia, ed in più ci si rilassa con le musiche indiane!.
Viene usata la lingua inglese x livellare le oltre 177 lingue
parlate in India (i dialetti sono 544!), la trama è invariabilmente
mielosa-sentimentale ed ogni quaranta minuti circa c’è un intermezzo
musical-ballato dai protagonisti stavolta non in inglese, potrebbe
essere la lingua ufficiale hindi o chissà quale altra lingua delle
tante di ogni stato (sono 30 stati, ognuno con tante lingue
principali e vari dialetti- ripeto il pazzesco totale di 177 lingue
e 544 dialetti!!).
Tifo da stadio quando il buono abbatte il cattivo sempre senza
spargimento di sangue ma un duello da cavalleria rusticana x le
grazie di qualche fanciulla solitamente con genitori invadenti (mi
sembra di rivedere De Niro in “Ti presento i miei”!).
Vedo mestieri assurdi in giro, soprattutto alle enormi stazioni dei
treni di Victoria ( x il sud e x il centro), di Bombay central ( x
il nord e x l’ovest) e di Churchgate ( x la periferia); in quest’ultima
vedo i dabbawallah: dabba è la gavetta e wallah significa
trasportatore, in poche parole è ancora vietato a numerosi indiani,
x un fatto relativo alle caste, di mangiare pasti preparati da
qualcun altro, quindi si fanno trasportare da casa i pasti che
vengono preparati dai familiari….sto parlando di migliaia di pasti
ordinati secondo il loro numero di ordine e che vengono accatastati
a gruppi di centinaia in base al singolo quartiere della metropoli
di 15 milioni di abitanti! Alle 11.50 massimo, tutte le gavette sono
in viaggio e gli ultimi dabbawallah fanno ritorno a Churchgate verso
le 14.20!
Altri wallah, questa volta paniwallah (pani=acqua), sono persone che
vendono l’acqua attinta dai pozzi d’acqua, che poi travasano in
botti x portarla nei quartieri sprovvisti di acqua corrente.
Il mestiere più originale e conosciuto all’estero x la sua unicità
indiana, è senz’altro quello dei dhobi, i lavandai che a centinaia
passano tutto il giorno sotto ogni temperatura a sbattere ed
asciugare centinaia e centinaia di vestiti e tessuti vari lavorando
sotto ogni temperatura e vantandosi di non aver mai scambiato un
panno x un altro, poi in bicicletta li si vede (spesso i figli dei
lavandai) a consegnare all’indirizzo esatto un certo numero di capi.
Un delirio architettonico del XIX secolo, in stile
gotico-moghul-kitsch, è la stazione di Victoria Terminus da dove
parto alla volta di….
JAIPUR
La capitale dello stato del Rajasthan, uno dei più poveri, ma pare
debba essere uno dei più affascinanti del subcontinente indiano. Ci
arrivo con un treno di prima classe x la prima volta in vita mia, ma
teniamo presente che corrisponde ad una seconda classe europea con
cuccette dove dormo x circa 10 delle 15 ore di viaggio notturno a
soli 23 US$. All’alba una corte dei miracoli si riversa in stazione
x propormi alberghi, taxi ecc o solo x chiedere soldi ed allora,
trucco sempre valido, mi accodo ad uno dei ragazzi indiani che ha
viaggiato con me telefonando in continuazione col suo portatile
(come tutti del resto in quella prima classe lussuosissima x loro) e
con lui vado in centro.
Gli chiedo di lasciarmi all’Evergreen hotel e noto subito che tanti
viaggiatori avevano fatto bene a parlarmi di questo
albergo-ostello-bed&breakfast: è praticamente tutte e tre le cose
insieme, la colazione è occidentale al massimo così come i visi
pallidi presenti ed è originale il bel giardino interno dove tutti
leggiamo vari libri in varie lingue sotto alberi secolari. La mia
stanza è enorme ma completamente spoglia, eccetto un lettone
scricchiolante ed un bagno che ha vissuto giornate migliori; la sera
sono già in giro e l’indomani vado subito al simbolo cittadino: il
Palazzo dei venti di cui ammiro la splendida facciata
e…l’immancabile film che stanno girando ai piedi dello stesso con
una marea di comparse, mentre i protagonisti danno fondo al solito
ballo mieloso-sentimentale.
La cosa divertente è che mentre mi chiedono con formalismo
totalmente britannico”which nationality do you belong?”(a quale
nazionalità appartieni?”) alla mia risposta invariabilmente 9
indiani su 10 mi dicono”come Sonia Gandhi, la nostra leader!”(Sonia
Maino, piemontese, è la vedova di Raijv Gandhi, nessuna parentela
col famoso mahamatma, Raijv era l’erede al trono di una dinastia
locale, i Nehru, di cui sua madre Indira aveva sposato un omonimo
del famoso mahamatma) .
Ma stavolta la risposta è di mandarmi da un singolare indiano con
occhi verdissimi ed italiano perfetto perché vive gran parte
dell’anno a Padova, dove commercia in tessuti che mi mostra nel suo
negozio.
E’ accanto al Palazzo dei venti, si chiama Khan ed è con amici
veneti con cui passiamo la serata insieme, spero proprio di
rivederlo in Italia dopo che ha offerto a tutti una fantastica cena!
Vedo le prime vacche del mio viaggio, che a Bombay e praticamente
anche a Delhi e Calcutta (vedremo…) dicono che sono vietate, ma qui
nella “città rosa” sono libere tra un negozio e l’altro dei
tantissimi che propongono bellissime stoffe. “Pink city” perché ogni
città del Rajasthan ha un colore di base ma non ho tanto tempo x
vedere le altre che sono “la gialla”(Udaipur), la “blu”(Jodhpur) e
così via. Khan mi accompagna alla stazione dei bus x uno
scassatissimo bus serale che a 9 US $ mi porta in 6 ore a ….
DELHI
I soliti viaggiatori erranti mi avevano consigliato la Ringo
Guesthouse dove l’unica stanza veramente pietosa debbo farmela
piacere visto che è mezzanotte passata ed è l’unica stanza libera.
Bello il terrazzino centrale dove con un austriaco parlo x ore di
quanto ha visto dell’India, il terrazzino è abbellito con piante
continuamente curate dal proprietario, un singolare indiano
grossissimo ( è il primo che vedo così grosso, x giunta di sola
pancia come molti europei e non come gli americani) e sempre
sorridente. La mattina giro x la città con singolari viali
abbastanza liberi x gli standard indiani visti finora, arterie
bordate di buganvillee, di alberi corallo e di frangipani e riesco
persino a sentire degli uccelli quando finora l’unico sottofondo
indiano è stato quello delle automobili! (mitica x me la Padmini e
gli scooter-rickshaw: taxi a tre ruote!).
Vedo un Gate of India in replica minore di quello di Bombay ma esco
un po’ dal centro x vedere il bellissimo Qutb Minar, una specie di
obelisco di 72 metri concepito dai musulmani ma realizzato dagli
indù con colori diversi che testimoniano le diversità degli stili
nella stessa colonna! Iscrizioni, fregi e pannelli in eleganti
motivi geometrici in marmi a venature bicolori ed i primi tre piani
di arenaria rossa con alcune sure del corano inscritte in fasce di
arabeschi floreali. Mi sposto in serata, dato che era prenotata x
stasera da un altro la mia stanza della Guesthouse, un po’ più a
nord alla Master Paying dell’originalissimo proprietario che ha
girato mezzo mondo e conduce un’importante trasmissione radiofonica
a Delhi, sto ore a parlare con lui mentre ho problemi x ricaricare
la batteria della telecamera dato che tutte le prese sono cadenti,
ma alla fine con un artificio creato con i suoi infiniti libri e
direttamente nel suo studio riesco a farcela. Le poche stanze sono
piccolissime e bellissime, il cesso in comune x tutti è il più
pulito che abbia visto in tutto il mondo, un inserviente lo pulisce
dopo ogni doccia e meno male date ancora una volta le ridottissime
dimensioni (praticamente è una casa su due piani adibita a
Guesthouse) e sul terrazzo le altre stanze, sempre col nome
personalizzato degli dei indiani (la mia era la stanza di Shiva, al
primo piano) sono copertissime da una splendida vegetazione.
L’indomani vedo le tombe cosiddette di Humayun e di Safdarjang con
splendidi giardini moghul.
Di Gandhi, il mahamatma, vedo lo Smirti museum ed il Memorial museum,
ed infine il Raj ghat dove fu cremato a fine gennaio del 1948 (
suggestivo vederlo in serata con gli indiani che a distanza di mezzo
secolo e passa lo venerano ancora tantissimo ). Tanto la Delhi
“normale” è abbastanza ordinata come si conviene ad una capitale,
tanto la Old Delhi riporta alla India chiassosa e piena di movimento
e posso attraversarla solo in rickshaw passando in mezzo alla folla
brulicante ed ai principali monumenti moghul. Mi emoziono a rivedere
l’immenso forte rosso che avevo visto nelle foto di mia nonna e
l’inaccessibile moschea di Jama masid con i canti dei muezzin;
ritorno con l’indiano Rahim Dar, proprietario di un’agenzia viaggi,
all’ambasciata del Bangladesh dove sto cercando di farmi dare il
visto x il medesimo paese, cosicché Rahim possa farmi il biglietto.
Se ne riparla all’ambasciata di Calcutta perché mentre sono in
ambasciata c’è un casino pazzesco sulla CNN dove stanno facendo
vedere un paio di bombe che hanno colpito Bombay, per la precisione
il Gate of India distruggendo pure le vetrate dell’albergo Taj Mahal
di fronte. Uscendo in città , qui a Delhi, la tensione è tale con la
chiusura di tutti i monumenti ed il piantonamento di tutte le
ambasciate e allora Rahim si limita a vendermi i biglietti aerei
Varanasi-Katmandu-Calcutta. E’la quarta volta che schivo qualche
ordigno per un pelo, anzi x la precisione due bombe, questa e quella
ad Atlanta ’96 ai giochi olimpici, poi un paio di colpi di stato
Figi 2000 e Venezuela 2002 e da minorenne ci sarebbe pure un bel
missile di Gheddafi a Lampedusa!
Qui in India, se vogliamo essere tragici, pure incidente con morti
sulla mia stessa linea dei bus Jaipur-Delhi un paio di giorni fa
quindi un paio di giorni dopo che sono arrivato!
Tutti i viaggiatori mi hanno vietato di andare via terra nello stato
più povero e violento dell’India, il Bihar che si trova appunto tra
Varanasi e Calcutta, quindi io evito il problema andandomene a
Katmandu, in Nepal: farò l’andata da Varanasi ed il ritorno su
Calcutta.
La mitica Varanasi è ancora lontanissima, mi aspetta ben altro
prima, ma intanto passo la serata a casa di Rahim a mangiare, bere e
persino un poco a parlare in hindi che mi viene insegnato dalla
moglie e dalla sorella gemella in un fatiscente ed umile palazzo
della periferia ma ricchissimo di umanità. Una spruzzata di pioggia
ha reso una poltiglia di fango le vie dopo che mi hanno fatto
dormire con loro, ma mi sento ormai abbastanza indiano quando Rahim
mi accompagna all’appuntamento in un luogo che potrebbe individuare
solo lui dopo che mi fa lo spelling Rathika, una ragazza che lavora
nell’informatica e che conobbi in Belgio nel 1997!! E’una
grandissima emozione rivederci nella sua città, nei giorni
precedenti è stata fuori città ed a momenti ci mancavamo e passo
l’ultima serata a Delhi in un locale tipico a riparlare della
vecchia Europa del nord, lei indiana totalmente occidentalizzata con
jeans e t-shirt senza colletto (tutti gli indiani/e invece li vedo
con camicia e colletto, retaggio inglese anche x i più poveri dei
più poveri escluse molte donne ancora in sari, tipico abito
femminile locale) . Rathika mi riaccompagna da un amico di Rahim che
sta x partire x….
AGRA
Una città assolutamente normale, ma dove si trova una delle sette
meraviglie del mondo moderno, il capolavoro dell’architettura
moderna conosciuto come Taj Mahal, una straordinaria tomba costruita
da un sovrano x la moglie morta che richiama 3 milioni di visitatori
all’anno. Ingresso triplicato, come tutto x gli stranieri, ma sempre
un costo ridicolo se confronto allo scenario che vedo: il monumento
di marmo bianco si staglia sullo sfondo di un lungo giardino
affiancato da due edifici in arenaria rossa (moschea e sua copia),
colossale e leggero al tempo stesso grazie al rialzo dal terreno!
Ancora più fortunato, dopo una giornata di pioggia ininterrotta da
Delhi ad Agra, la pioggia smette e lascia un bellissimo tramonto su
questo scenario da fiaba dove all’interno le sculture marmoree sono
incrostate di gemme preziose e semipreziose come rubini, agate,
giade, coralli, lapislazzuli in modo da comporre disegni di
tulipani, loto, gelsomini, fucsie, crisantemi!! Dormo in un albergo
vero e proprio, in quindici anni di viaggi è successo solo nella
allora Unione Sovietica, ma il cambio locale in India è troppo
vantaggioso.
KHAJURAHO
Sulla strada x la mitica Varanasi vorrei seguire la strada più
facile, quella dalla città di Lucknow, ma una viaggiatrice mai vista
e conosciuta in un sito di viaggi con bellissime sue pagine da tutto
il mondo, mi manda via sms nel paese di Khajuraho. Lei è Marina,
siciliana come me, e la sua enorme cultura e preparazione sull’India
mi convincono a seguire il suo sms, sulla mia guida Routard c’è
scritto solo che è pieno di templi erotici, vuole il destino che
cinque minuti dopo il suo sms salta il campo del cellulare e non mi
era mai successo in India! Faccio in tempo a scrivere ai miei, che
sono in vacanza in Spagna a Siviglia, il punto esatto della stazione
dei treni dove dormii una notte quando andai all’Expo del ’92 (vedi
Barcelona e Siviglia ’92). Di sicuro trovo la tranquillità che a
Lucknow, grande città , non avrei mai trovato: qui sono poche anime
e metà degli stranieri sono italiani residenti quaggiù! Ristoranti
italiani di tutti i tipi, con personale proprio italiano, il che non
capita spesso dove si mangia italiano all’estero (quantomeno ci sono
persone locali mescolati ad italiani). Qui mangio in una trattoria
romana che se non vedessi dal terrazzo i templi in lontananza
penserei di essere sulle rive del Tevere! E’ tutto importato da
poco, freschezza e tipologia di pasta nostrana sono identiche come
mai mi è capitato quelle poche volte che ho rischiato a mangiare
italiano all’estero! Passo il pomeriggio ai templi, decisamente
erotici nelle sculture, più esterne che interne, delle posizioni del
kamasutra, ma altre posizioni decisamente ai limiti del grottesco
non compaiono nemmeno nello stesso libro! Ci sono anche altre
tematiche come la cura del corpo, i ricevimenti, le cerimonie,
intime o pubbliche e tutte sempre con un filo di ironia come mi fa
notare una simpatica guida locale. Secondo una cultura tantrica, le
scene d’amore raffigurano l’oblio di sé, l’annullamento del tempo e
dunque il migliore mezzo x meditare: l’individuo allora entra in una
fase di negazione dell’ego e sarebbe in grado di percepire
maggiormente la forza divina. Secondo me sono solo pure e semplici
fantasie sessuali, in qualche caso forse addirittura possibili in
aperta campagna dato che sono del tipo sesso uomini-animali! Prima
di passare al resto del mio viaggio ritengo opportuno riportare
quanto ho appreso sulla religione in India.
La più diffusa è la religione induista che possiede un’iconografia
religiosa molto vasta, rappresentata da una serie di dei adorati dai
fedeli. Gli dei, i cui nomi si incontrano più frequentemente
visitando i templi e le sculture religiose, sono:
Trimurti: è l'insieme di Brahma il creatore, Vishnu il preservatore
e Shiva il distruttore. Sono i tre aspetti dell'Essere Supremo;
Brahma: è il creatore della Trimurti ed è rappresentato seduto sul
loto. Possiede quattro teste e quattro braccia e tiene i simboli del
culto. Il suo veicolo è il cigno.
Vishnu: è il preservatore della Trimurti; i suoi simboli sono la
conchiglia e il loto, il suo veicolo è Garuda, mezzo uomo e mezzo
aquila; caratteristica di Vishnu sono le sue 10 incarnazioni fra cui
il pesce, il cinghiale, la tartaruga, l'uomo leone ed il bramino
nano;
Shiva: è il distruttore della Trimurti, ma può assumere anche altri
aspetti; veste una pelle di tigre con capelli lunghi raccolti sul
capo; il suo simbolo è il "lingam", il fallo stilizzato, mentre il
suo veicolo è il toro "Nandi";
Kali: è detta anche "la nera" o la dea del terrore; rappresenta la
personalità distruttiva di Shiva; è di color nero con una collana di
teschi attorno al collo mentre mani e lingua sono color rosso
sangue; veniva adorata dalla setta dei "thugs" gli strangolatori che
in passato infestavano le regioni centro orientali dell'India.
Parvati: è la dolce sposa di Shiva in grado di trasformarlo, da dio
distruttore, in dio pacifico.
Ganesh: è figlio di Shiva e Parvati ed è rappresentato piccolo e
panciuto e con la testa di elefante; alla nascita la testa era
umana, ma venne decapitato da Shiva in un attacco di furore; la
madre Parvati allora obbligò il marito a resuscitarlo e Shiva gli
mise addosso la testa del primo essere vivente che incontrò: un
elefante!
Ma in India sono presenti anche:
L'islamismo: l'islamismo di Maometto e le rivelazioni del dio Allah
contenute nel Corano furono introdotte in India con l'arrivo di
arabi e turchi. Si sa che nel pensiero musulmano, religione e
politica sono intimamente legate fra loro.
Il buddismo: fu nel passato, x un certo periodo, la religione
dominante in India. Siddharta Gautama nacque nel 563 avanti Cristo e
attraverso una vita moderata e di meditazione divenne il Buddha,
cioè "l'illuminato". Il buddismo si base su alcuni concetti chiave:
il mondo è pieno di sofferenze causate dal desiderio del possesso e
dall'invidia che consumano l'uomo. Chi riesce a vincere queste
debolezze può raggiungere il "nirvana", lo stato paradisiaco che
conduce alla liberazione ed alla presenza del Buddha.
Il jainismo: è una religione molto antica che si trova solo in India
e che è simile al buddismo. Anche in questa religione il concetto
base è la capacità dell'uomo di raggiungere il "nirvana" attraverso
un retto comportamento in vita.
Il parsismo: praticano questa religione i parsi, gli ultimi seguaci
di Zoroastro, predicatore di un unico Dio Supremo, che visse
probabilmente attorno al VII° secolo avanti Cristo. I parsi, in
India, oggi sono una piccola minoranza, ma rappresentano la comunità
più ricca del paese. X non inquinare l'acqua, il fuoco e la terra,
elementi ritenuti sacri, i Parsi non sotterrano, né cremano, né
affidano ai fiumi i loro morti. I cadaveri vengono esposti agli
avvoltoi nelle Torri del Silenzio, templi cilindrici che sono
accessibili solo alla comunità Parsi di cui ho parlato da Bombay.
VARANASI ( ex BENARES)
Da un estremo all’altro, non geografico ma spirituale rispetto a
Khajuraho da dove vengo, del paese più complesso del mondo, una
democrazia di 1 miliardo di abitanti con una marea di lingue e
chissà quante religioni, credenze, usi, abitudini…
Conosciuta in passato come Benares, Varanasi è la città x eccellenza
sul sacro fiume Gange che pure tocca altre città indiane. Ma è qui
che la riva sacra, una sola e l’altra è deserta (!), vede la
processione ininterrotta di varie tipologie umane tutti spinti dal
potere della religione sulla mente e di riflesso portati
all’astrazione dei loro corpi da qualunque bisogno terreno. Ho
tentato prima di parlare di tutte le religioni ma bisogna esserci x
capire la teoria…Un termitaio umano di vacche sacre, rumore,
rickshaws (uomini-cavallo che portano il loro carretto),
albergatori, mendicanti che incredibilmente portano pure me ad
abbandonare l’anima alla contemplazione x un attimo. Non vedo
fisicamente questa miseria secondo gli standard occidentali, sono
colpito dai Ghat, i moli, dove il rito della cremazione assume
contorni a volte turistici x la gran massa presente degli stessi, a
volte totalmente sacri dato che gli stessi turisti vengono tenuti a
distanza ed è vietatissimo fare foto o riprese, al massimo una foto
rubata dalla torretta più alta mentre le ceneri del defunto vengono
gettate nel sacro fiume. Un ragazzo vicino a me ha mal tradotto
acqua sporca con acqua impura forse confondendosi col senso dei vari
discorsi propinati dalle guide ed a momenti la stessa guida lo
accoppava! Mi viene difficile scrivere dopo tanto che ho letto e
visto sulla città forse più impregnata di magnetismo al mondo, dove
mai fisicamente vedi la morte così da vicino da sotto i sari che
ricoprono i defunti il cui fuoco delle pire, acceso sempre dal
figlio maschio, porta spesso i cadaveri a contorcersi come se
fossero vivi perché il fuoco tocca le terminazioni nervose muovendo
gli arti da sotto lo stesso sari, che è di colore diverso se uomo,
donna o bambino.
La cosa più singolare è che in una città così sono finito nel più
moderno hotel dell’India e x giunta ad un prezzo anche più inferiore
ad altri!! Sono nella zona del Cantonment, l’albergo Surya mi
sconvolge perché ha gli ascensori (!), le tovaglie in camera (!!),
un’enorme zanzariera sopra il letto ed un bel parco centrale dove
conosco al centro internet interno una delle pochissime italiane
solitarie; dimentico di volermi sempre migliorare in inglese perché
la piemontese di origini emiliane Letizia è un’agente di viaggio con
cui ci scambiamo tante informazioni e tante confidenze su tanti
viaggi in giro x il mondo, soprattutto le parlo tantissimo della
missione nel sud dell’India dove conto di arrivare. Letizia mi
chiama all’alba quando dice che è meglio vedere le abluzioni sul
Gange praticamente al buio ed io, da solo, seguo il consiglio
vedendo l’alba e la notte successiva col medesimo traghettatore di
anime che chiede lo stesso prezzo sia di mattina che di notte. Lei
va a vedersi dei templi che per chi viene dai templi jainisti di
Bombay come me sono ripetitivi e la saluto, certo di non rivederla
più come le centinaia di viaggiatori dalla vita sfuggente come la
mia. All’alba successiva mi alzo, vedo un canestro ed un pallone (è
un miraggio in questo paese!) nel cortile interno dell’albergo e ci
faccio una partitella con il tedesco Hans sudando come pazzi
nonostante sia mattino prestissimo, lascio il posto e prendo un
aereo x il ….
NEPAL
A Katmandu arrivo in un albergo gemellato con quello di Varanasi, lo
sconto x chi esibisce il pernottamento nella versione indiana
include il taxi gratuito all’andata, si sente subito che siamo in
altura, ma resto in maniche corte più per lo smog che non mi sarei
mai aspettato pure qui, ma in fondo sono nel centralissimo, piccolo
ed affollato, quartiere del Thamel dove ci sono una marea di
negozietti coloratissimi proprio originali. La moltitudine di templi
buddisti del centro me la vedo in due giornate, la prima in realtà
me ne sono andato con una coppia di danesi, che dormivano nel mio
stesso albergo, al tempio dello Swajambunath che avevo visto nelle
foto di mia nonna che era riuscita ad arrivare pure quassù in
un’epoca dove era molto più difficile viaggiare. C’è una processione
infinita di gradini tra saltellanti scimmiette che ritrovo tali
anche al tempio in cima, con i caratteristici stupa che sarebbero i
tetti dorati della concezione buddista. Una pace, una tranquillità
ed una serenità con sullo sfondo l’intera città di Katmandu dove
ritorno nel pomeriggio. Secondo giorno come detto in centro, poi x
due giorni di fila tento di prendere l’aereo turistico che porta in
50 minuti andata e ritorno alla cima dell’Everest, potrei fare
diversi trekking più o meno adatti a vedere in lontananza la catena
dell’Himalaya, ma non è il mio sport oltretutto ancora stanchino
dall’incredibile India e dalla scarpinate nei vari templi buddisti
nepalesi. Al terzo tentativo, quando invece a Katmandu è nuvoloso ci
dicono che in cima c’è il sole ed in effetti alla mezz’ora del
decollo siamo proprio sopra la cima, nel piccolo aereo siamo una
ventina tra cui una simpaticissima malese di etnia indiana ma che
vive a Singapore, si chiama Vasantha ed è disperata che le batterie
della sua macchina digitale l’hanno tradita: mi faccio dare la sua
e-mail ed io che vado ancora con i vecchi rullini poi scannerizzerò
queste ed altre foto dei miei viaggi!!
Invece in Venezuela mi era stata prestata una digitale, in futuro
debbo comprarmene una che, batterie a parte, sono troppo più comode!
Sotto la pioggia lascio il Nepal e ritorno in India nella terza
città indiana da 15 milioni di abitanti, assieme alle altre due
ciascuna con la stessa popolazione (Bombay e Delhi), sto parlando
di…
CALCUTTA
A Calcutta la prima visita è al quartiere di Howrah (5 milioni di
abitanti!), dove ho visto il più bel mercato dei fiori dell'India,
sotto un ponte mostruoso in acciaio, omonimo del quartiere.
Il ponte viene attraversato ogni giorno da un milione di persone tra
cui esseri ufficialmente umani da 50 kg. scarsi che trasportano
sulla testa l'impossibile: fotografati, un tizio con 4 televisori
legati tra di loro, un altro con un divano, altri con un intero
mercato ortofrutticolo sempre e solo in testa, pure correndo e senza
sudare, coi piedi scalzi o al massimo l'infradito, vanno dall'altro
lato del ponte dove c'è la più grande stazione ferroviaria di tutta
l'Asia.
Asfissiato dallo smog dei mezzi sul ponte e dei treni a carbone alla
stazione, cerco riparo nel parco,
sempre omonimo, di 110 ettari con la perla del più grande baniano al
mondo formato da altri 650 baniani venuti fuori da un tronco
tagliato nel 1925! SOLO IN INDIA!
Poi altro parco, quello del Maidan, vicino alla centrale Sudden
street dove dormo, ho visto il Victoria hall con la statua del
locale eroe Sir Aurobindo che volta le spalle alla corona
inglese.(Calcutta è stata capitale fino al 1911 e nutre il solito
sentimento anti-inglese di chi ha visto una colonizzazione troppo
smaccata).
Nei pressi, la cattedrale di St. Paul (ma non sono a Calcutta x
vedere quello che ho già visto a Londra), poi una Fiera del libro ed
un' Accademia delle belle arti, che testimoniano la vitalità
culturale di una città col più alto numero di talenti letterari e
con la seconda industria cinematografica del paese ma che vanta
anche il più alto tasso di analfabetismo dell'India!
Posso dire che qui c'è l'effetto da me ribattezzato "Sicilia": uno
sente parlare solo male della grande isola e poi quando arriva trova
mare, sole ed il 40% ufficiale dei beni culturali italiani!
Così, tutti conoscono Calcutta per il lazzaretto di Madre Teresa o x
i film che la fanno sembrare un caos unico e invece trova anche una
città ricca di cultura e di attività commerciali (dietro Sudden
street, al New market, ho visto in vendita veramente l'impossibile).
Nella zona del Kali Ghat visito il tempio di Kali dove, nella
speranza di avere tanti figli, gli indiani legano una cordicella ed
alcuni loro capelli ad un sassolino su un albero; dopo la nascita
dei bimbi tornano sul posto e portano ghirlande di fiori d'ibisco
(il fiore di Kali) in segno di ringraziamento. Accanto c'è il
lazzaretto di madre Teresa dove una suora, pure lei albanese, mi ha
fatto entrare ed io, con ancora la krishna in testa (il puntino
rosso al centro della fronte ottenuto col succo dei fiori
schiacciati), lasciatami da un'indiana al tempio, entro nel più
cristiano dei lazzaretti al mondo, chiedendole di parlarmi di madre
Teresa con la quale ha diviso 26 dei suoi 32 anni nel centro.
Chi viene a morire in questo luogo riceve le cure amorose delle
suore e dei volontari e una sepoltura secondo i riti della religione
da lui professata, in segno di rispetto x tutte le fedi e di grande
apertura in un paese in cui la spiritualità si manifesta in modo
forte e variegato.
Con la metro (l'unica in tutta l'India!) passo dall'estremo Sud
all'estremo Nord di questa metropoli da 15 milioni di abitanti
circa, mai stimabili nemmeno nelle guide ufficiali e mi fermo in
pieno centro x assistere in Park street all'inversione del traffico
alle 14 in punto (degli spagnoli all'ostello mi dicevano con la
solita ironia che sarebbe stato uno spettacolo anche x un italiano).
Una massa di taxi di tutte le forme, di altri mezzi non
classificabili e dei 6000 risciò rimasti dopo il sequestro della
licenza ad altri 24.000 (!!), tutti costoro in un secondo invertono
strada senza battere ciglio e senza scontrarsi, pur essendo tutti
regolarmente ad un centimetro da macchine, animali, senzatetto,
venditori di qualunque cosa, ecc. E il flusso dei pedoni, sempre
tipo giapponesi in uscita dalla metro, invertono direzione pure
loro: SPETTACOLO!
Nella metro, tanto di foto della regina nella guardiola del custode,
oggetto di sputi da parte di vari indiani che peraltro in generale
hanno lo sputo facile tra smog e condizioni delle strade.
Per non parlare del betel! Trattasi del succo rosso causa prima del
cancro alla bocca in India, ma la tradizione vuole che mastichino
questa erba tutti quanti con relative gengive, denti e lingua, stile
pulp fiction (la prima volta che uno ha sputato ho pensato fosse
stato accoltellato alle spalle!)
CAPOLAVORO finale al quartiere di Kumartuli, il quartiere degli
scultori che preparano una delle tante feste indiane (di Durga x la
precisione), che si tiene in ottobre e loro da Luglio cominciano a
creare statue bellissime che poi verranno rilasciate in mare su
piccole zattere, in una processione acquatica.
Mi ferma uno proponendomi di farmi una statua e mi metto a ridere!
Vedi questa, mi dice, me
l' ha commissionata due giorni fa un americano che passa stasera!
Bum, gli dico e tiro dritto, ma dopo un'ora di soli indiani si
materializza un bianco uguale alla statua (o meglio, la statua era
uguale a lui!), mi rivolge il solito meraviglioso sorriso di stampo
anglosassone che si usa tra sconosciuti e tira dritto, ma lo
richiamo da dietro: "Guardi che la sua statua è pronta!!”. What, non
ci avrei mai creduto che me l'avrebbe fatta, dice; andiamo insieme
al negozio dove, mentre l'americano gli dà un attimo le spalle,
l'indiano si produce in un'imitazione ad occhi spiritati degna di
Totò (Schillaci o De Curtis fa lo stesso). Poi rapidamente l'indiano
torna faccia di bronzo, mentre lo yankee chiede se può metterci
delle rotelle(!!) su una piattaforma; ovviamente accetta spese di
spedizione al costo decuplo dell'intera statua, ma l'indiano dice
che se vuole può portarsela come bagaglio e, appreso che sono
ammessi anche due bagagli da max 33 pounds, propone un taglio della
statua da 60 kg circa x farne due bagagli e gli venderebbe pure una
colla x ricomporre la statua al ritorno!!
Io che sto bevendo la classica Diet coke offerta dallo yankee, la
sputo quasi x intero dalle risate e persino lo yankee capisce che
USA ed India più che paesi diversi sono estranei ….
Niente da fare all’ambasciata del Bangladesh x il visto x il
medesimo paese, un casino pazzesco sul posto e gran tensione tra i
due paesi non aiutano le trattative allora stacco un biglietto x…
BANGALORE
Arrivo dopo 2.30 di volo e dormo nel primo albergo che capita in
centro, assolutamente normale ma quasi bello x gli standard dei
precedenti indiani! Sorvolando sul bagno dove una doccia però non si
nega mai ho una grande televisione in camera dove l’indomani, dopo
un primo giro mattutino del bel parco vicino, ritorno a riposarmi in
attesa di un appuntamento serale con padre Sibi ed i fusi orari mi
consentono di vedere proprio in quel momento sulla CNN la diretta
della commemorazione del secondo anno dell’attacco alle Towers
americane. Già col primo giro a piedi in mattinata considero finito
il mio viaggio dentro la vera India a Calcutta!
Ma avevo finito di pensare che l'India è l'opposto dell'America in
tutto, dopo le città grandi e piccole del nord, e finisco qui a
Bangalore che è la Silicon valley mondiale: i geni d'America col pc
guasto mandano tutti una mail a Bangalore dove sistemano tutto ed il
fuso orario permette agli yankees di tornare al lavoro senza
problemi!
Il pc che ho usato oggi viene prima infettato dal dischetto di un
altro paradeshi (straniero) ed un bambino di 10 anni collaboratore
del titolare in 5 minuti a velocità supersonica pulisce tutto. Lo
stesso pc prendeva tutti i siti, italiani e non, che gli chiedevo in
un nanosecondo!
Logicamente tutto questo benessere porta a tantissimi fastfoods, ai
primi veri obesi del mio viaggio ma la cosa più sorprendente sono le
ragazze ( tutto quello che ormai da noi è scontato ): girano in
jeans, guidano il motorino anche con amico dietro, se sono dietro
loro non siedono all'indiana cioè di fianco come si faceva
nell'Italia di una volta, anche perché nessuna o quasi ha il sari e
se ce l'hanno lo portano coi tacchi! Visti centri commerciali di 5
piani, telefonini come e più che in Italia mentre si scambiano un
cinque alto tra il traffico assolutamente civilissimo per gli
standard indiani!
Visti parchi giochi, campetti sportivi e bambini coi giocattoli in
mano...questa è l'America con i suoi pregi e difetti!!
Io con padre Sibi arrivo a Vanaprastha, che è addirittura in un
altro stato, ma vicino (Bangalore= Karnataka, Vanaprastha= Tamil
Nadu) in un oasi di verde e serenità dove si trova il centro
“Alessandro Sinatra”, un progetto finanziato dagli “amici di Ale”
(un giovane pilota dell’Alitalia morto in un incidente di moto, mio
concittadino che aiutava tanto gli indiani nelle sue soste in questo
paese) ed in questo centro-villaggio torno a fare l’indiano nel
cibo, nei comportamenti ecc.
Qui c'è un mini-campetto sportivo che il resto dell’India nemmeno sa
cos’è, ma è comunque in terra battuta come il mio storico campo
d’infanzia siculo però si rischiano di colpire le vacche! I miei
amici indiani sono fortissimi nel giocarci a volley: nel centro che
ospita i bambini aiutati economicamente e talvolta materialmente con
molto volontariato dall'Italia passiamo la giornata a verniciare
pareti ed a seguirli nei compiti; sono tenerissimi quando figli di
induisti, jainisti, musulmani pregano tutti in maniera cristiana
dopo 8 ore massacranti a scuola! Abbiamo ammazzato un serpente
mentre loro giocavano intorno col completino della scuola, ma
rigorosamente scalzi e nessuno si è spaventato/a ma la sacrosanta
vacca ha avuto da ridire ed ha fatto il pisciatone x la paura...
GOA
Da Bangalore sulla strada x Bombay, da dove dopodomani tornerò in
Italia, ecco che finisco a Goa!
Dire che ancora una volta, come Bangalore, non c'entra niente con
l'India è il minimo! La mia India la ridefinisco finita a Calcutta,
a Bangalore ho ritrovato l'America e qui ho ritrovato...il resto del
mondo! Goa ha di quelle spiagge immacolate tipo isole del Pacifico,
di quel verde da Nuova Zelanda, di quelle cascate da Venezuela, poi
la terra rossa nelle poche strade non asfaltate che arrossa i miei
sandali come nel deserto australiano, i ponti sopraelevati ad 1
corsia per direzione sospesi sull'oceano come nelle isole Keys in
Florida, una stradina che con le maree scompare con tanto di chiesa
davanti che ricorda il monte St.Michel in Francia, un lago
trasparente come in Canada, le noci di cocco di isole caraibiche o
pacifiche e....le vacche dell'India!!
Ritorna il cattolicesimo predominante dei miei viaggi nelle chiese
locali, ma restano presenti buddisti, jainisti, induisti...
Se gli inglesi dall'India hanno levato le tende nel 1947, i
portoghesi se ne sono andati nel 1961 dopo ben 450 anni, qui a Goa,
che è il trentesimo stato dell'India solo dal 1987!
La razza locale sfugge a qualunque collocazione, diciamo che
individualmente non ho mai visto così tanti bianchi e neri entrambi
al 100% ; se scavo nelle loro storie scopro inevitabilmente che sono
portoghesi i primi e mozambicani i secondi, ma alla prima domanda
rispondono di essere indiani!
Il fritto misto che è larga parte della gente non è ovviamente né
meticcio, né creolo ma neanche indiano o appunto bianco o nero!
In tutta l'India visti 4 o 5 indiani con gli occhi chiari, qui
almeno 20 persone con varie tonalità di pelle, occhi e capelli. La
proprietaria della Guesthouse dove sto, di fronte l'oceano ( con le
inevitabili prime ed ultime zanzare del mio viaggio ) non ha avuto
da ridire nel suo portoghese quando la tenda mi è rimasta in mano
corrosa dall'umidità; mi offro di pagarla, ma lei dice che comunque
con tutte quelle palme davanti non serve! Usa un poco d'inglese, qui
a qualunque bianco si rivolgono in portoghese e passi se sono
italiani, spagnoli o francesi, ma ho visto scene esilaranti dei
locali che non sanno l'inglese ed i vari bianchi anglosassoni che
non possono mai afferrare una lingua di ceppo latino (legge del
contrappasso per gli ignorantoni che sanno solo l'inglese!).
Io ho un equivoco di fondo con risultati comici col figlio della
proprietaria, il fatto è che siamo in perfetta parità: il mio
portoghese è zero come il suo italiano, lui ha fatto 1 mese da
accompagnatore a degli spagnoli l'anno scorso ed io 1 mese in
Venezuela nello stesso periodo; cadiamo nella trappola dello
spagnolo troppo simile alle rispettive madrelingue e ne viene fuori
un fritto misto che avrebbe fatto morire dal ridere i miei compagni
di viaggio venezuelani quando non parlavo né italiano né spagnolo!
Essendo allo stesso livello ci si capisce in qualche maniera, il
fatto che io sappia in hindi "le 40-50 parole chiave in ogni lingua
per attirarsi la simpatia della gente e se chi ascolta non sa
l'inglese" (detto da Severgnini nel suo libro Inglese-lezioni
semiserie) non significa che se io so "tum kahan jata hai"? (dove
stai andando?) o "yeh kia hai?" (cos'e'questo?) posso mica poi
capire uno che parla in hindi a raffica!
Il più delle volte sono poi singole parole di saluti, scuse,
indicazioni, e le 5 w inglesi cioè where,when, who, which and what
(dove, quando,chi,quale e che cosa).
Naturalmente in albanese, serbo, tongano, samoano me le scordai
appena lasci il rispettivo paese, ma avrei fatto bene a farmele in
portoghese! (Brasile, Portogallo, Mozambico ecc. mai visti...).
Il capolavoro è un amico di Vikran (figlio della proprietaria) che
un po' di inglese lo sa, ma non può abusarne per via dell'amico
fermo ad hindi e portoguense:
la sua affermazione "Voce is bada" mentre giochiamo l'immancabile
partita di pallone in spiaggia mi lascia paralizzato, cos'è la prima
parola e la terza che sembra hindi o qualche lingua locale? (come
detto ogni stato varie lingue e dialetti!!); dall'inglese capiamo
che “voce” è “you” in portoghese e “bada” è “good” in hindi!
3 lingue in 3 parole secche mi erano capitate sempre e solo nella
foga del calcio 3 anni fa in quel di Vancouver da un distinto
italo-canadese durante Italia-Olanda degli europei:"Questo referee è
una minchia", dove questo è italiano, referee è arbitro in inglese e
la terza parola è sicula, sebbene alcuni miei amici piemontesi
l'hanno ormai resa savoiarda!
A proposito di calcio, lo capiranno mai questi che io sono in crisi
d'astinenza da basket tanto che a Calcutta visto il cestino in
camera mezzo sfondato la mia deformazione fu tale che chiesi del
nastro adesivo x incollarlo alla parete come cesto con palle di
carta e comodino scientificamente
poggiato come scivolo x restituire le stesse palle!
Qui viste circa 5 magliette di Rui Costa ed una rossonera x cui gli
dico:“okey anche tu milan-Rui Costa ecc.” e lui offeso: “questo è il
Flamengo” e si gira col 10 di Zico sulla schiena! (x chi non lo
sapesse, altro storico numero 10 di madrelingua portoghese, ma
brasiliano e non portoghese come Rui Costa).
Io: “ma non sei troppo giovane x averne una di Zico?”. Lui: “è stata
l'ultima cosa che mi ha lasciato mio padre", povertà materiale e
semplicità spirituale di alcuni di questi coloni portoghesi (un
saluto al mio amico Zico della Nomadcommunity).
In quest’ultima tappa provo l’effetto "Castaway" dal titolo del film
in cui Tom Hanks ritorna dopo un lungo naufragio e vede cibo e
scatolette (memorabile la scena in cui vede sorpreso il fuoco da un
accendino!) quando vedo le cose in vetrina e le rimiro x ore: tutto
quello che è scontato nei nostri supermarkets e che qui non ho mai
visto in un mese, Bangalore l'americana esclusa ma lì erano più
insegne al neon ed effetti speciali!
Mi verrebbe di fare una mega spesa, visto che i prodotti sono
occidentali ma i prezzi rimangono indiani, ma mi limito a sviluppare
i 4 rullini da 36 foto ciascuno ad un totale di 900 rupie cioè 18
euro!
Domani mi piace chiudere il mio giro a Bombay (purtroppo saluterò il
Gate of India con un buco un più, quello della bomba di quasi un
mese fa mentre ero già andato via da Bombay, una seconda bomba pochi
secondi dopo fece danni al Javery bazar che vedo sulla strada x
l’aeroporto).
Questa città sarà sempre il mio punto di riferimento indiano come lo
sarà Vancouver per i miei eventuali futuri giri dell'ovest
canadese-americano così come New York è la mia base della costa est
e Sydney lo sarà dell'Australia e del Pacifico, fuori concorso il
Venezuela per il Sudamerica ed Il Cairo per l'Africa con tanti
saluti ad Omar, l'egiziano di Parigi mia roccaforte europea!
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