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Il mio soggiorno in Australia è cominciato proprio l’ultimo dell’anno: mentre in Italia erano ancora le quattro del pomeriggio, a Sydney scadeva la mezzanotte del 31 Dicembre ed il nuovo anno, il fatidico 2000, veniva salutato da fuochi d’artificio davvero straordinari in tanti punti della città. Per ammirarli ho scelto il cuore della festa, dinanzi al Convention Center, nei pressi del Darling Harbour e della celeberrima Opera House che, con la sua inconfondibile sagoma a spicchi somigliante ad un’arancia sbucciata, è diventata ormai l’immagine simbolo di questa città.
Sydney, che non è capitale d’Australia come qualcuno crede (la capitale è Canberra, poco più a Sud), è oggi la città più importante del continente australiano e le recenti Olimpiadi l’hanno ormai consacrata; è una metropoli internazionale che conta 5 milioni di abitanti appartenenti ad etnie diverse, una città recente, molto moderna, nel cui profilo si stagliano svettanti grattacieli ed una singolarissima torre filiforme di 350 metri, la Amp Tower, costruita secondo la più moderna tecnologia, una struttura elastica ed assolutamente antisismica con 20 ascensori interni ed una straordinaria piattaforma panoramica sulla baia, giustamente considerata una delle più belle del mondo.
Il profilo moderno della città, i numerosi grattacieli del centro non fanno però di Sydney una città esasperata, perché il tutto si sviluppa in spazi ampi, grandi parchi, zone di relax e poi il mare che entra dappertutto e la baia bellissima e frastagliata su cui la città si specchia. E la gente infine che non corre, non si affretta, si rilassa nei parchi in maniche di camicia nella pausa-pranzo del lavoro o prende il sole sulle belle spiagge libere di Bondi beach o di Manly beach, guardando magari i numerosi surfisti che stanno ore intere ad aspettare l’onda giusta.
Il clima qua è bellissimo: 300 giorni di sole all’anno e mai troppo caldo come nell’interno del continente. Si ha davvero la sensazione di una città in cui si vive veramente bene, pur lavorando e producendo. Si, perché contrariamente all’apparenza la città è operosa: qua è venuta gente da tutte le parti del mondo piena di intraprendenza e di spirito di iniziativa. C’è tanto da fare qui, la città è giovane appunto (ricordiamo che la colonizzazione inglese data solo dal 1770!) e, per chi vuole lavorare, Sydney e l’Australia in genere, sono davvero la Nuova Frontiera!
Gli italiani in città sono numerosissimi, si può dire che monopolizzino il settore della ristorazione e sono presenti in molti altri campi, quasi sempre nelle vesti di imprenditori, dirigenti, professionisti: si tratta insomma di “emigrati di lusso” che vivono bene in questa terra così lontana, pur non dimenticando mai le loro radici. Ne ho intervistati tanti per capire cosa li ha spinti a questo grande salto e quali motivazioni li trattengono qui, tutte storie molto belle e molto umane, alcune anche toccanti.
Nel grande caleidoscopio delle 140 etnie di questo affascinante paese, un posto a parte lo meritano poi gli aborigeni, i veri padroni del continente, gli antichi abitanti dell’Australia fedeli ai loro riti, ai loro costumi che sarebbe sbagliato definire “selvaggi”. La loro cultura, misteriosa e ancestrale, è stata spazzata via dall’uomo bianco che li ha decimati, ma quei pochi rimasti sono come il fuoco sotto la cenere, il vero problema sociale dell’Australia.
A Sydney, come nelle altre città australiane, non ho visto né barboni, né drogati, né mendicanti; solo i pochi aborigeni hanno problemi di integrazione, per cui si aggirano alcoolizzati o si danno ad atti di piccola delinquenza, sempre discriminati perciò, isolati o peggio perseguiti.. Nelle Olimpiadi del 2000, abbiamo visto del resto dall’evidenza data al problema degli aborigeni quanto sia rilevante questo “peccato originale” della società australiana che, per tutto il resto, sembra davvero un’isola felice!
Lasciato il Nuovo Galles del Sud, dove si trova Sydney, la prima tappa del mio tour è Canberra, la capitale del continente australiano, centro amministrativo e politico del paese, non particolarmente suggestiva dopo aver visto Sydney. Notevole comunque il nuovo Parlamento, opera di architetti italiani!
Molto più bella e vivibile Melbourne, seconda città d’Australia, attraversata da un fiume scenografico che crea suggestivi scorci panoramici e apre belle prospettive; in pieno centro, gli impianti sportivi delle Olimpiadi del 1956. Attorno a Melbourne, una regione splendida, lo stato del Victoria che offre fra le sue attrazioni i 500 km. della strada considerata, credo a ragione, la più bella del mondo, la Great Ocean Road, un percorso lungo la costa con panorami mozzafiato ed una natura aspra e selvaggia.
“I dodici apostoli” sono il punto più spettacolare con gli splendidi faraglioni battuti dall’oceano; e nelle pause dell’avventuroso giro, si può incontrare anche un branco di canguri che non si danno troppa cura della curiosità dei turisti.
Lasciate le belle spiagge di Melbourne, raggiungo in nave un po’ avventurosamente la lontana Tasmania, un’isola poco più grande della Sicilia fra l’Australia e l’Antartide. Salgo senza biglietto su una nave-traghetto e mi ritrovo coi soli pantaloncini, maglietta e marsupio a fare il clandestino x 13 ore di andata e 13 di ritorno!
Ad Hobart, la linda capitale dell’isola, trovo l’Antartic Museum e scopro un mondo molto diverso dall’Australia, molto più “british”, i cui abitanti sembrano tenere proprio a questa loro “diversità”. Scendendo più a sud lungo la costa, scopro una natura stupenda e incontaminata, veramente una terra estrema, piena di contrasti, con deserti, foreste, fiumi, persino ghiacciai e una fauna infinita e variegata. Un’isola nell’isola: Port Arthur, sede di una famosa prigione inglese davvero ai confini del mondo! Chiudo la mia visita della Tasmania con la deliziosa cittadina di Launceston, dove pare che il tempo si sia fermato al momento della colonizzazione inglese, e ritorno nel continente.
Dopo aver visto Adelaide nelle giornate del suo Festival delle Arti, mi dirigo verso l’Outback, l’interno del continente, la parte più avventurosa del viaggio per via del clima del deserto ai limiti della resistenza umana. Coober Pedy mi accoglie col suo panorama desolante ed i suoi 50 gradi all’ombra! Mi tocca rifugiarmi sottoterra, come la maggior parte della popolazione del luogo che svolge tutte le sue attività in queste grotte suggestive, dove si trovano anche eleganti negozi di opale in tutte le forme, la principale risorsa della zona estratta dalle viscere di questo deserto.
Lasciando…senza rimpianto Coober Pedy, mi avvio verso la grande montagna sacra, il vero cuore dell’Australia, il grande massiccio rosso che gli aborigeni chiamano Uluru, più noto al mondo come Ayers Rock. Il posto è veramente un luogo incantato dove regna un’atmosfera magica. La zona circostante mi sorprende, sembra un’oasi e c’è persino un piccolo lago; la montagna è incredibile nel suo aspetto cangiante e sempre diverso da qualunque punto la guardi, incute rispetto e quasi timore. I graffiti sulle rocce ti confermano la sua lunga storia e la sua sacralità per gli aborigeni che la venerano. Un luogo che non si dimentica!
Lasciata… con rimpianto la montagna sacra, mi accoglie una bella cittadina, Alice Springs, che mi sorprende con la sua vegetazione visto che siamo ancora nell’interno del continente. Qua vivono concentrati i pochi aborigeni rimasti in Australia, sempre gelosi della loro identità e delle loro tradizioni. I pochi che riescono a vivere dignitosamente hanno imparato a sfruttare la loro arte particolarissima, vendendo i loro quadri e oggetti di artigianato.
Lascio l’Outback e ritrovo il mare a Townsville, graziosa cittadina sulla costa est, dalla quale si raggiunge la clamorosa Barriera corallina. Magnetic island, Green island, Fraser island sono alcune delle meravigliose perle di questi luoghi, dove spiagge incantate e dune incontaminate sbucano da una vegetazione lussureggiante e il tutto circondato da un mare trasparente con fondali incredibili, con pesci, coralli, conchiglie e formazioni di tutti i colori e le forme.
Lasciando luoghi così incontaminati, non mi incanta proprio Brisbane, terza città d’Australia,dove l’antico e il moderno si sposano male e mi delude anche la Gold coast, troppo americanizzata e commerciale, con i suoi surfisti e tutti i suoi ricchissimi shops.
Ti verrebbe voglia di tornare indietro, al silenzio dell’Uluru, alle origini del mondo!
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