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Estate 2007 CINA: Hong Kong, Macao e Canton


“Ni hao Make Buolo!” (ciao Marco Polo!) è l’ossessivo benvenuto x il sottoscritto in un paese dove in 3 città ho dovuto tirare fuori altrettante volte il mio passaporto, con gli impettiti impiegati che si scioglievano in un sorriso al mio nome simile a quello dell’italiano x sempre più popolare da queste parti.
Mi era capitato in altri paese uno scherzoso “Marco Polo”(con diversi accenti, ma resta un nome relativamente facile x tutti), ma qui mi viene affibbiato in tutte le 3 le città di questo viaggio, di cui un paio hanno statuti speciali ed appunto si entra ed esce col passaporto, pur senza usare il visto cinese sfruttato solo all’ultima città di Canton (per chi va in queste zone del Sud dell’immensa Cina consiglio un visto d’ingresso multiplo, cioè che si può entrare ed uscire quando vuoi dalla Cina, anche se in realtà ci resti dentro x gli interi 3 mesi del visto turistico!).
Per una serie di combinazioni legate all’opportunità x la quale mi ritrovo qui da solo, decido di cominciare la mia Cina in maniera “morbida” con prime due tappe le uniche città cinesi colonizzate a lungo dai bianchi.
Parlo di Hong Kong e Macao, storie simili e parallele di due diverse colonizzazioni, quella inglese di HK, rilasciata alla Cina nel 1997, e quella portoghese di Macao, rilasciata nel 1999.
Ma x altri 50 anni dal loro “ritorno” alla Cina rimangono entrambe dei territori a statuto speciale, quindi x me dovrebbero essere 3 città e 6 timbri sul passaporto (entrata ed uscita da ciascuna di esse) ed in realtà diventano 8 timbri visto che da Macao sono tornato ad Hong Kong, prima di “entrare” nella Cina, a Canton.
L’impiegato di Hong Kong è lo stesso che mi dà del “Make Buolo”, timbrando in uscita sia la mattina quando da HK vado a Macao, sia in entrata la notte stessa tornando nell’ex colonia britannica!
Invece a Macao diventai “Make Buolo” solo all’ingresso, infine in uscita notturna x ritorno ad HK un assonnato impiegato ha timbrato senza neanche leggere il mio nome altrimenti scattava la sentenza!
In ogni caso, eccomi sicuramente in Oriente, nella magica Cina, dopo anni ed anni di letture e visioni di programmi cinesi (ovviamente in italiano!!) sui vari canali satellitari di Sky dedicati al mondo dei viaggi.
Andare in qualunque nazione del vero Oriente richiede una certa preparazione altrimenti non si capisce niente per via dei contrasti alle volte totali col nostro stile di vita “occidentale”.
Negli ultimi anni, nel Medio Oriente o in Africa, avevo ritrovato qua e là tante sfaccettature soprattutto familiari e gastronomiche simili alla Sicilia ed in generale l’uso della lingua inglese o francese aveva di molto ammorbidito l’impatto con tali realtà, o quantomeno mi aveva permesso di cogliere anche certi usi e tradizioni x il semplice motivo che potevano spiegarmele.
Trovarsi invece in un universo “giallo” con centinaia di ideogrammi e nessuno che parla una qualunque delle lingue bene o male masticate da qualunque altro popolo del pianeta può essere spiazzante, come ben sanno i miei genitori che dopo una vita in viaggio si sono ritrovati lo scorso anno in Cina spesso a chiedere indicazioni solo grazie ai biglietti da visita di alberghi e/o altro.
Spero nei prossimi anni di vedere con calma il nord del paese da 1 miliardo e 300 milioni di abitanti (siamo 6 miliardi in tutto il pianeta…) con ovvio dominio mondiale della lingua cinese, il famoso mandarino che parlano solo loro, ed essendo così tanti è l’unica lingua che batte l’inglese attualmente parlato da circa 700 milioni di persone nel mondo.
Quindi mi concentro x adesso sul mio viaggio solitario nell’estremo sud del paese, cominciando da una delle baie più belle del mondo, ovvero quella di Hong Kong!
Qui scopro in lungo e largo una città che potrebbe essere benissimo una di quelle capitali mondiali senza patria come New York o Londra nel mondo, ovvio che qui la maggioranza cinese resta evidente ma al di là dei turisti noto altri bianchi in assetto “lavorativo” in quella che è anche una delle borse più importanti del mondo economico, x la precisione la quinta, ed ha pure superato la borsa di New York!
Trovo un ostello nel luogo più centrale e contemporaneamente più originale della penisola di Kowloon, che poi con la bellezza di 234 isole più o meno abitate va a formare la città di HK!
Avevo letto pochi mesi fa nella biografia dell’avventurosa vita dei fondatori della Lonely Planet Tony e Maureen Wheeler, coppia inglese arrivata in Australia negli anni ’60 senza un soldo in tasca e diventati padroni dell’impero delle guide x eccellenza dei viaggiatori, che in tutto il mondo la loro esperienza più allucinante era stata ad Hong Kong nella Chungking Mansions.
Mi ero preso il mio bravo appunto scritto sapendo di dover andare in questa città e di dover quantomeno guardare questo posto x capire la sua originalità mista a fascino deviante, poi però poco prima di partire compro x la prima volta in vita mia queste nuove guide della National Geographic che x adesso lanciano ad offerte eccezionali in Italia e scartando la guida sulla Cina x comprare quella specifica su Hong Kong, che comprende anche brevi postille x Macao e Canton.
In tale guida testualmente la Chungking Mansions viene descritta come il flagello di HK, con le autorità che tentano di abbatterla, ma con il suo variopinto mondo umano che come un mostro dalle mille teste la popola e la alimenta ogni giorno x 24 ore su 24.
A 20 anni avrei seguito qualunque “sconsiglio” su una guida, evitando di andare nel posto sconsigliato ma ora mi sento molto più sicuro di me stesso e sono quasi gli altri squattrinati e giovanissimi viaggiatori da ostello che mi guardano con timore quando la fortissima umidità ha reso i miei radi e sempre più bianchi capelli una massa informe contornata dalla solita barba libera di 3 giorni anch’essa ahimè più bianca che castana.
Il girone dantesco sugli 8 piani si articola in altrettanti ascensori numerati con le prime lettere dell’alfabeto,quasi nascosti da negozietti e bazars della qualunque, con un ostello praticamente per ogni piano; il mio“star hostel”(forse voleva dire ostello ad una sola stella?secondo me non ne valeva manco mezza!) è alla scala A al quarto piano ma arrivato al piano scopro che ha un altro nome, con la proprietaria incastonata in un bugigattolo di portineria che però conferma che sono al posto giusto…nel momento giusto! Infatti c’è una stanza libera, con un sorriso dice che è la migliore del posto ed entro nella più piccola stanza della mia vita, senza finestre e col sottoscritto in grado di lavarsi i denti nel lavabo anche stando FUORI dal bagno, cioè col corpo ai piedi del letto(che è contornato totalmente dalle pareti x tre quarti della sua minuscola forma).
In tutto tra letto e bagno misuro esattamente 2 m x 3,5 m, l’altezza è circa sui 3 metri e lancio un pensiero sorridente a quella santa di mia moglie rimasta in Italia con nostra figlia ancora x poco nella sua pancia, e che ha sempre richiesto nei pochi viaggi in comune “solo” il bagno in camera: beh, qui ci siamo!
Praticamente sotto il lavabo c’è il cesso, quando ci stai seduto devi metterti di lato altrimenti non è cosa simpatica avere il marmo di un lavabo nelle costole durante le tue attività corporali.
Durante le stesse vitali attività devi anche stare leggermente in punta sul posteriore del cesso perché entrambe le ginocchia toccano la parete di fronte.
C’è l’aria condizionata, in mancanza della naturale, ma mancando un ventilatore è solo elettrica con rumore di sottofondo che ti porta ai limiti della pazzia, ma direi che x 15 E a notte ne vale la pena, soprattutto bisognerebbe pagare il decuplo x l’attività umana che si svolge al piano terra: un coacervo di negozietti dal doppio se non triplo e dubbio lavoro, spacciatori, prostitute ecc. e ad un certo punto in ascensore siamo in 6 di 6 razze diverse eppure questi dannati della vita sono abituati ai viaggiatori di passaggio e come x tutta la Cina il senso di pericolo è inesistente.
E’ “solo” affascinante e perverso vedere questa umanità che ti fa immaginare di ritrovare ai piani degli ostelli scene degne dell’omonimo e truculento film “Hostel “ del regista Quentin Tarantino, del quale è in corso già una seconda versione che non fatico ad immaginare girata alla Chungking Mansions.
Del resto HK è piccola ma ha la più alta densità demografica del mondo, 6.250 abitanti per Kmq., quindi mi sono soltanto immedesimato agli stretti usi del posto!
Bene, e con questo ostello sono a quota 201 nel mondo x 568 notti totali nella mia vita, ma come già ricordato nella homepage del mio sito nel discorso introduttivo a sinistra (quel discorso bilingue sul mio spirito di viaggiatore) quel conteggio resterà sempre fermo ai 194 ostelli x 557 notti che avevo contabilizzato dai miei diari di quasi 15 anni di viaggi solitari (non avrebbe senso aggiornare tutto come un pallottoliere dopo altri 6 ostelli circa dei miei ultimi viaggi africani e mediorientali fatti negli ultimi 2 anni).
Da rimarcare che al sunnominato macello umano già all’inizio di ogni ascensore vedo l’inutilità di vari lavori cinesi chiaramente retaggio di una cultura rossa(senza con questo minimamente volerne fare un discorso politico!), ma credo che in Italia, in Europa o nel mondo anche l’ultimo comunista rimasto possa notare l’inutilità di vari lavori.
Cominciando dall’aeroporto, decine di ragazzi giovanissimi che semplicemente ti indicano la direzione da prendere alle file dei passaporti, come se un essere umano non fosse capace di mettersi in fila, poi arrivando appunto alla Chungking Mansions decine di controllori da ascensore che premono il bottone al piano terra a chiunque debba salire o scendere controllando i movimenti in una telecamera di sicurezza sempre al piano terra, ma in tutto il resto della città (ad esempio al lussuosissimo Peninsula Hotel che visito anche se mi rifiutano l’ingresso alla terrazza panoramica) c’è una tizia addetta DENTRO l’ascensore solo a premere pulsanti x tutto il giorno, senza contare il fatto che ad ogni singolo piano di ogni albergo cinese c’è una specie di controllo dello stesso piano effettuato anch’esso da una giovanissima figura cinese, parente molto stretta delle dejurnajaz o babuskas sovietiche che vidi dal vivo in Russia quando ancora si chiamava Unione Sovietica.
Almeno quelle cinesi sono giovani e sorridenti anche se ti preoccupi x la loro salute mentale, o da italiano sei sconvolto x la loro disciplina, quando TUTTE le volte che uno entra ed esce da un ascensore ti indicano semplicemente il lato dal quale si trova la tua camera(lo racconto più avanti a Canton, invece nella ricca HK gli alberghi li vedo da spettatore…)
Almeno nell’Unione Sovietica erano figure anziane, ed anche in USA oggi per compiti “rappresentativi”(tipo le maschere nei teatri ed alle manifestazioni sportive) non sprecano forze giovani come fanno in Cina, ma in quello che fu il regno di Mao sono anche così tanti come popolazione che possono permettersi in qualunque negozio o bottega un numero di gestori, commesse e aiutanti esagerato.
Posso capire un giovane sveglio all’ufficio informazioni, che magari parla inglese come nessun anziano in Cina sa fare, ma metterne quattro in uno sperduto angolo informazioni dell’aeroporto di HK è eccessivo. Prima di un veloce resoconto di HK concludo le mie impressioni rassicurandovi almeno sul fatto che alla Chungking Mansions x ragioni di spazio e di qualità (?) della struttura la tipa, o il tipo, che preme i bottoni DENTRO l’ascensore non esiste, o forse una volta c’era ma non deve esserne uscito vivo, vuoi x l’afa vuoi x la claustrofobia che prenderebbe chiunque viva una giornata là dentro! E dire che, circa 1 km più avanti, proprio di fronte il bellissimo lungomare si staglia uno degli ostelli più puliti del mondo, con camere dormitori x 4 persone con interni tutti in legno e persino il phon in bagno, che come mi riferisce un tedesco di passaggio è solo 10 E in più dell’ormai leggendaria singola dell’ostello dove sono stato; il tedesco parlava dello YMCA in Salisbury Road proprio accanto al lussuosissimo Pensinsula Hotel. Qui sono stato espulso dall’ultimo piano probabilmente solo a causa della mia maglietta inneggiante al Buddha quando la filosofia del capitalismo sfrenato era l’unica religione dei ricconi bianchi del posto. L’obiettivo era di andare a bere qualcosa al bar panoramico Felix, disegnato dall’architetto belga Philippe Stark. L’ascensore che sale al Felix è mimetizzato nella “Shopping Arcade” e fin lì ci arrivo…
Ascensore scuro, sembra rappresentare un intreccio di radici e liane. All’arrivo (non-stop) al 28simo piano, le luci si spengono e si illumina il pavimento. Quando la porta si apre, ci si trova in un corridoio stretto. Alla fine del corridoio, manco a dirlo, un panorama spettacolare sulla baia. Ambiente “fusion” ultramoderno. Tavoli rotondi, sedie con figure umane disegnate sullo schienale, a forma avveniristica. Per il bar, si sale una scala circolare e ci si trova, su un soppalco, con vista verso la parte principale della baia. Bancone del bar circolare e a fianco, tavolo un po’ ondeggiante, stretto e lungo, per gli ospiti.
In città mi muovo soprattutto nell’isola di Hong Kong, separata dalla mia base di Kowloon da un ferry di soli 8 minuti (guardacaso 8 è il numero magico dei cinesi) ed il ferry lo prendo arrivandoci a piedi dalla centralissima Nathan road, piena di negozi che vendono roba lussuosa ma molto spesso contraffatta pur se in vendita in negozi elegantissimi.
Da Nathan road costeggio il bel lungomare di Salisbury road e prendo uno di questi ferry che partono ogni mezz’ora in quello che è il tratto di mare probabilmente più affollato del mondo (sicuramente lo è quello che prendo l’indomani!). Ma restiamo ad Hong Kong, al nord dell’omonima isola dove vedo l’incredibile HK and Shanghai bank che nel 1985 era l’edificio più costoso del mondo, poi lì vicino la cattedrale di St. John, e da lì prendo il tram x il peak(collina).
Andare al peak è un’esperienza x la quale parlano solo le foto, grande visuale panoramica e gran bella giornata di sole…ci rimango un paio d’ore a fare foto dall’alto del Forrest Gump restaurant (!!) che gli americani sono stati capaci di piazzare pure quassù.
Lasciato il peak mi rilasso nell’enorme e bel parco di HK, poi sulla via del ritorno a Kowloon vedo tanti parchi con cinesi in meditazione o che semplicemente fanno la ginnastica all’aperto x la quale sono tanto famosi!Il contrasto di questi parchi con un vicino centro commerciale chiamato Pacific plaza è enorme, così come la vicinanza delle avveniristiche torri gemelle del Lippo Center.
Kowloon ogni sera verso le 20 offre un superbo spettacolo di luci artificiali sparate da ogni angolazione su ogni grattacielo della baia e non me ne perdo un secondo. A quel punto con due fermate della metro risalgo tutta Kowloon per andare dal quartiere di Tsim Tha Tsui(parte bassa di Nathan road) alla parte alta della stessa via che a quel punto è nel quartiere di Yau Ma Tei.
Qui si trova quello che viene considerata da ogni vero esperto d’Asia(non certo io) il mercato più fornito d’Asia, ed è il mercato notturno di Temple street.. La varietà è riferita alla numerosità e totale disparità di prodotti presenti, non sempre alla qualità degli stessi: di buono ci sono i tanti pai dong, ovvero chioschetti che vendono vari tipi di pesce fritto che accompagno nel chiosco più lontano di tutti ad una birra locale:la dragon’s back!
Ho scelto questo pai dong perché è l’unico dove posso osservare una fila di maldestri ombrelloni da spiaggia che fungono da anfratti x lettura della mano, attività tipicamente cinese ed infatti la clientela è quasi totalmente cinese e mi sorprendo a notare che i pochi bianchi(ma anche tanti cinesi) di una certa età sono chiaramente degli uomini d’affari ancora vestiti tutti d’un pezzo con cravatta e 24 ore al seguito e che cercano ispirazione celeste x i loro affari del giorno dopo, o forse x la notte stessa in una di quelle borse mondiali senza fusi orari o in veloce traghetto x Macao, capitale del regno d’azzardo orientale.
E’ a MACAO che non posso non andare l’indomani, con un ferry da Kowloon, da qui l’ultimo in serata torna  alle 20.30, ma verso HK central ce ne sono ogni mezz’ora PER TUTTE LE 24 ORE, poi un’efficentissima e silenziosissima metropolitana collega quasi 24 ore su 24 Central con Kowloon e con tante altre isole, x esempio arrivando ad ovest all’isola di Lantau(cioè l’enorme aeroporto tutto costruito su una sezione artificiale dell’isola),.
Addirittura c’è una vera e propria Disneyland(che non mi pare il caso di vedere qui!) come a Los Angeles o Parigi che si trova a metà strada x l’aeroporto, infine la stessa metropolitana (interamente cablata, tutti ci passano il tempo al telefonino, parlando o navigando su internet senza fili, ormai detto wireless in italiano!) arriva su a nord in territorio “cinese” e nell’ultima fermata servirebbe il visto x la Cina!
Il motivo x il quale da HK island, ed anche da tante altre parti, ci sono così tanti ferries x Macao è la vita letteralmente non-stop 24 ore su 24 di questa tranquilla isola che di notte si trasforma in un megacasinò, e sono così tanti che è un dato ufficiale che quest’anno Macao ha superato Las Vegas come volume d’affari!!!
Ma a me interessa la storia di Macao, e non solo a me visto che sono con decine di viaggiatori zaino in spalla in una giornata a 40 gradi, e spesso li incontro più volte in un giro completo delle belle chiese lasciate dai portoghesi.
Da un’altura, con gli immancabili cannoni del fortino portoghese, vedo praticamente tutta Macao, e ripenso alle altre ex colonie portoghesi viste in giro x il mondo come Goa in India e Essaouira in Marocco.
Mangio un bacalhau e una sopa a la alentejana tra una igreja(chiesa) e l’altra, chiedendo indicazioni a vari cinesi che cominciano velocemente a falar portoghese con un bianco perlopiù italiano, peccato che la di là delle solite frasi iniziali sono zero in questa lingua; e peccato doppio perché corrono meno che ad HK (dove però tutti parlano inglese) ed a Macao avrebbero voglia di parlarti più a lungo, ma il loro inglese è come il mio portoghese!
Un bel cimitero di San Miguel ha statue della Madonna e statue di angeli che suonano l’arpa tra tombe di gente con facce e cognomi cinesi, ma nomi di battesimo portoghesi ed anche “nato” e “morto” è scritto nella lingua del poeta Camoes del quale vedo un bel busto in un parco con sonetti scolpiti in una lapide da colui che ha composto il famosissimo “Os Lusiada”.
Il mio giro è cominciato nella bellissima plaza del senado, e dopo le sopracitate escursioni, è terminato all’altezza del giardino lou lim ioc, risparmiandomi l’escursione ai 100 e passa metri del forte Guia avendo già liquidato 3 bottiglie d’acqua alla Fortaleza do Monte, la cui discesa mi ha regalato un giro tra tante vie e tante case cinesi DOC, come i piccoli e sconosciuti templi e  x tale motivo di fascino maggiore, prima di arrivare alle ruinas di Sao Paulo.
Le luci dei casinò mi riaccompagnano al ferry, giro fino all’ultimo piano dei 3 casinò principali x constatare comunque la classe cinese rispetto agli americani: i fratelli a stelle e striscie mai avrebbero pensato ad un elegante banco che vende solo frutta superselezionata e frullati e distillati x i giocatori, questo praticamente ad ogni primo piano di ogni casinò(Gran Lisboa, Lisboa e quello dentro il Grand Emperor sono i 3 che ho visto).
Ai piani superiori alcuni erano più eleganti nel soffitto, altri nelle finiture delle sedie e dei bordi delle roulettes, ed è da constatare ancora una volta quanto sono avanti tecnologicamente non solo alla cara vecchia Europa, ma anche alla stessa America che scopiazzano(è in apertura un Venetian Hotel gemello di quello di Las Vegas, ad esempio) e superano nel momento in cui metà dei giochi sono esclusivamente digitali e/o interattivi.
Vedo pochissimi croupiers nelle poche roulettes di una volta, x il resto ti fa effetto sentire una macchina che intercala l’immancabile “rien ne va plus”, ma anche diversi giochi con le carte vengono fatti su una macchina più piccola, quasi un computer, che però va avanti a soldini!!!
Restano presenti le slot-machines, ma manca quella cafonaggine americana del secchiello x i soldi, del popcorn onnipresente, delle siliconate donne di età avanzatissima con quei ridicoli mezzi cowboy scesi da un trattore dell’Ohio o da un cavallo del Texas assolutamente improbabili nelle loro cravatte e nelle loro giacche.
Qui l’eleganza e il mistero di ogni uomo o donna asiatica, avviluppati in una quantità di fumo doppia se non tripla rispetto agli USA, è tutta nelle loro indecifrabili facce totalmente prive di quell’infantile ed eterno sorriso degli americani, ma anche portatrici appunto di una classe e discrezione dieci volte maggiore (eppure mi manca una delle tante tardone di Las Vegas che emetteva gli inconfondibili urli della mitologia collegiale e sportiva degli USA ogni qualvolta la slot-machine le vomitava almeno 2 monetine…).
Spettacolare ferry notturno x il ritorno ad HK, giocandomi solo in una cena volante le residue “patacas” rimaste, moneta di Macao, che x il resto ho speso solo in liquidi dato il folle caldo della giornata.
A piedi dall’arrivo del ferry torno alla Chungking Mansions e l’indomani saluto anche il dollaro di Hong Kong x cambiarlo con la vera moneta cinese, ovvero gli yuan!
Il rapporto tra HK $, patacas e yuan è sempre di 1/10 rispetto al nostro E, ovviamente HK è “leggermente”  più cara, fatta eccezione come sempre qualunque ostello.
Mi incammino x la stazione di Tsim Tsa Hui x andare…
…a Canton, qui sfrutto il mio visto d’ingresso singolo x la Cina, un visto singolo nel senso che potevo “entrare” una sola volta, sapendo già prima di partire che in Italia sarei tornato con un aereo da Canton (ma come consigliato prima, x il sud della Cina è meglio un visto d’ingresso multiplo).
La distanza tra Hong Kong e Canton è breve, diversi viaggiatori (anche direttamente da Macao) si sottopongono a frequenti avanti-indietro tra i vari “confini” sprecando di fatto anche pagine intere di passaporto timbrate solo x queste tratte. Prendo un comodo treno di prima classe (lusso concessomi in 20 anni di viaggi solo in India x le stesse volgari ragioni economiche) a soli 220 yuan ovvero 22 E, ma con qualità decisamente superiore alla prima classe indiana.
Canton è adagiata sul fiume Pearl, impatto tutto sommato positivo dopo le letture che la descrivono come una delle tante metropoli cinesi molto inquinate (delle prime 20 più inquinate nel mondo 16 sono cinesi, recente dato ovviamente omesso dal locale governo, ma scoperto su internet!).
Dormo 3 notti all’ottimo hotel Huatai, quasi 4 stelle x un costo di 60 E PER TRE NOTTI! Incredibile soprattutto considerando che nel resto del mondo bassissimo costo si traduce in bassa se non bassissima qualità dei servizi, qui invece comincerei dalle già citate cameriere al piano, eleganti e che fanno quasi tenerezza nella loro timidezza di giovani ossequiose verso qualunque occidentale che in realtà è molto più intimidito di loro da tanta educazione.
Come al solito colpisce il loro numero sproporzionato, circa 4 x ogni piano, e la quasi inutilità della loro funzione, ma potrebbero almeno imporre il divieto del fumo presente anche x i corridoi e x le stanze e risparmiato solo agli ascensori!
Buffet misto occidentale-orientale, ma una cena alle 18 impone una “seconda cena” fuori, ad esempio una sera nell’incredibile centro commerciale dove quasi smetterei di parlare di Oriente che copia l’Occidente: in certi punti del centro commerciale sono anche più avanti di noi ad esempio nel totale cablaggio di qualunque stazione e vagone della metro, cosa che mi aveva già sconvolto ad Hong Kong, ma lì me l’aspettavo perché si dice che HK è avanti al resto della Cina anni luce.
Qui vedo telefonini portatili poco più grandi dei nostri e come il nuovo modello iPhone della Apple che è appena arrivato in USA e tra pochi mesi in Europa, ma in Italia solo alla fine del 2008 (se si compra fuori dall’Italia non è abilitato ad essere usato da noi, al momento costano 500 E !!)
Tornando a Canton, detta Guangzhou in cinese, colpisce ad esempio un enorme tetto luminoso con colori cangianti e “scoperto”, cioè che dà sull’incrocio principale delle due vie più trafficate dello shopping(in un angolo campeggia sopra le luci la faccia del calciatore inglese Beckham e sembra di essere veramente a Piccadilly a Londra…); poi ancora negozi incredibili d’elettronica e tantissimi, un numero sproporzionato, negozi di abbigliamento sportivo in particolare scarpe.
Da rimarcare i tanti chioschi e stand x servizi fotografici e proposte di cene di matrimonio da vari hotels ed alberghi, x un paese x il quale il concetto di religione non esiste ma il business del matrimonio esiste eccome!
Ad HK avevo visto una giovane coppia di sposini nell’omonimo HK park dove c’è il registro dei matrimoni e dove i due si facevano scattare belle foto, qui non riesco ad immaginare altrettanti angoli naturali così belli e penso che si devono appunto chiudere in qualche albergo x delle belle foto.
Vedo x la verità un bel laghetto dove si dice che si possano noleggiare delle barche a remi, ma l’umidità è tale che completamente da fermo la tua maglietta trattiene non poco sudore, figuriamoci quando ti sposti da un punto all’altro della città, x cui qualunque sforzo fisico viene limitato alle camminate.
Come detto le passeggiate serali sono quasi un relax x gli ampi spazi delle arterie commerciali, ma basta spostarsi di poco x andare all’antique market dove si rivedono quei mercati totalmente cinesi, soprattutto nella vendita di bastoncini d’incenso, roba che x la verità immaginavo appannaggio quasi esclusivo dell’India.
Tra i tanti negozi più o meno moderni(mi sono stancato di chiamare tutto quello che è moderno “occidentale”, perché nell’immaginario linguistico europeo tutto quello che è “orientale” è arretrato!) c’è però un sorprendente negozio che già dalla facciata lascia immaginare qualcosa di più cinese, e dentro non delude: è un megacentro del pesce essiccato in tutte le sue forme, cui dedico un paio di fotografie e 20 minuti del mio tempo.
Perpendicolarmente al piccolo incrocio dove si trova questo negozio si va x il famigerato Qingping Market, e qui hai voglia di essere in Cina!
Stiamo parlando del mercato degli animali vivi, che vengono uccisi davanti a te x essere portati via o mangiati sul posto: essendo un carnivoro, come quasi tutti nel mondo il problema non è la carne dell’animale di turno che talvolta varia anche da continente a continente ma resta comunque carne(come non pensare alla carne di coccodrillo o di canguro che si mangia in Australia), ma il fatto che qui si mangiano troppi rettili!!!
Sorvoliamo a fatica sulla carne di scimmie, cani e gatti, ma qui abbiamo anche allegri (prima di essere stecchiti!) scorpioni, millepiedi, scarafaggi, rospi, rane, tartarughe ed ogni tanto zampe di tigri e corni di rinoceronte sulle stuoie x terra! Invece non mi ha sorpreso il solito campionario visto nelle comunità cinesi in giro x il mondo di funghi, spezie, cavallucci marini, anice, cortecce, corna di cervo, ma forsesarà l’abbondanza di “tai chi” che li fa vivere a lungo (tipica ginnastica cinese svolta ai bordi dei parchi, specialmente al mattino presto).
Qualche serpente essiccato negli ultimi “stand” mi fa pensare che ci manca solo il dragone, ma non c’è forse perché è animale sacro come la vacca x gli indiani.
Quasi mi rallegro nel vedere i classici polli, anatre, tacchini e pensare che almeno quelli potrei mangiarli…
Per un finale veramente cinese del mio breve viaggio non posso saltare i vari templi cittadini, cominciando dalla bella pagoda dei fiori, proseguendo nel vicino tempio di Guangxiao e soprattutto concludendo con l’incredibile tempio di Chen Clan, con sfrenate decorazioni tutte sui bordi dei tetti e nei cornicioni dei padiglioni di migliaia di figurine di porcellana brillantemente colorata ed espressiva che riprendono una confusione di scene mitologiche. Pannelli in legno riccamente decorati fanno da separè tra i 19 edifici inframmezzati da cortili collegati da una rete di verande con lanterne superbamente decorate.
Più che un tempio è un mausoleo la mia ultima visita al Memoriale di Sun Yat-Sen con tetti ricoperti di tegole blu ed un teatro pesantemente decorato all’interno con gli stessi motivi di ceramica blu esterna e dove sul palco spicca un’enorme falce comunista su uno sfondo rosso.
Per vedere la Cina comunista di una volta quindi bisogna entrare in un teatro, almeno in queste 3 città che ho visto, ma non voglio nemmeno sapere qual’è la rappresentazione che sta x cominciare e godermi “questa” mia Cina, con i suoi pregi e difetti: conto di tornarci l’anno prossimo x una visuale più completa!

 
           
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