|
“Ni hao Make
Buolo!” (ciao Marco Polo!) è l’ossessivo benvenuto x il sottoscritto
in un paese dove in 3 città ho dovuto tirare fuori altrettante volte
il mio passaporto, con gli impettiti impiegati che si scioglievano
in un sorriso al mio nome simile a quello dell’italiano x sempre più
popolare da queste parti.
Mi era capitato
in altri paese uno scherzoso “Marco Polo”(con diversi accenti, ma
resta un nome relativamente facile x tutti), ma qui mi viene
affibbiato in tutte le 3 le città di questo viaggio, di cui un paio
hanno statuti speciali ed appunto si entra ed esce col passaporto,
pur senza usare il visto cinese sfruttato solo all’ultima città di
Canton (per chi va in queste zone del Sud dell’immensa Cina
consiglio un visto d’ingresso multiplo, cioè che si può entrare ed
uscire quando vuoi dalla Cina, anche se in realtà ci resti dentro x
gli interi 3 mesi del visto turistico!).
Per una serie di
combinazioni legate all’opportunità x la quale mi ritrovo qui da
solo, decido di cominciare la mia Cina in maniera “morbida” con
prime due tappe le uniche città cinesi colonizzate a lungo dai
bianchi.
Parlo di Hong
Kong e Macao, storie simili e parallele di due diverse
colonizzazioni, quella inglese di HK, rilasciata alla Cina nel 1997,
e quella portoghese di Macao, rilasciata nel 1999.
Ma x altri 50
anni dal loro “ritorno” alla Cina rimangono entrambe dei territori a
statuto speciale, quindi x me dovrebbero essere 3 città e 6 timbri
sul passaporto (entrata ed uscita da ciascuna di esse) ed in realtà
diventano 8 timbri visto che da Macao sono tornato ad Hong Kong,
prima di “entrare” nella Cina, a Canton.
L’impiegato di
Hong Kong è lo stesso che mi dà del “Make Buolo”, timbrando in
uscita sia la mattina quando da HK vado a Macao, sia in entrata la
notte stessa tornando nell’ex colonia britannica!
Invece a Macao
diventai “Make Buolo” solo all’ingresso, infine in uscita notturna x
ritorno ad HK un assonnato impiegato ha timbrato senza neanche
leggere il mio nome altrimenti scattava la sentenza!
In ogni caso,
eccomi sicuramente in Oriente, nella magica Cina, dopo anni ed anni
di letture e visioni di programmi cinesi (ovviamente in italiano!!)
sui vari canali satellitari di Sky dedicati al mondo dei viaggi.
Andare in
qualunque nazione del vero Oriente richiede una certa preparazione
altrimenti non si capisce niente per via dei contrasti alle volte
totali col nostro stile di vita “occidentale”.
Negli ultimi
anni, nel Medio Oriente o in Africa, avevo ritrovato qua e là tante
sfaccettature soprattutto familiari e gastronomiche simili alla
Sicilia ed in generale l’uso della lingua inglese o francese aveva
di molto ammorbidito l’impatto con tali realtà, o quantomeno mi
aveva permesso di cogliere anche certi usi e tradizioni x il
semplice motivo che potevano spiegarmele.
Trovarsi invece
in un universo “giallo” con centinaia di ideogrammi e nessuno che
parla una qualunque delle lingue bene o male masticate da qualunque
altro popolo del pianeta può essere spiazzante, come ben sanno i
miei genitori che dopo una vita in viaggio si sono ritrovati lo
scorso anno in Cina spesso a chiedere indicazioni solo grazie ai
biglietti da visita di alberghi e/o altro.
Spero nei
prossimi anni di vedere con calma il nord del paese da 1 miliardo e
300 milioni di abitanti (siamo 6 miliardi in tutto il pianeta…) con
ovvio dominio mondiale della lingua cinese, il famoso mandarino che
parlano solo loro, ed essendo così tanti è l’unica lingua che batte
l’inglese attualmente parlato da circa 700 milioni di persone nel
mondo.
Quindi mi
concentro x adesso sul mio viaggio solitario nell’estremo sud del
paese, cominciando da una delle baie più belle del mondo, ovvero
quella di Hong Kong!
Qui scopro in
lungo e largo una città che potrebbe essere benissimo una di quelle
capitali mondiali senza patria come New York o Londra nel mondo,
ovvio che qui la maggioranza cinese resta evidente ma al di là dei
turisti noto altri bianchi in assetto “lavorativo” in quella che è
anche una delle borse più importanti del mondo economico, x la
precisione la quinta, ed ha pure superato la borsa di New York!
Trovo un ostello
nel luogo più centrale e contemporaneamente più originale della
penisola di Kowloon, che poi con la bellezza di 234 isole più o meno
abitate va a formare la città di HK!
Avevo letto
pochi mesi fa nella biografia dell’avventurosa vita dei fondatori
della Lonely Planet Tony e Maureen Wheeler, coppia inglese arrivata
in Australia negli anni ’60 senza un soldo in tasca e diventati
padroni dell’impero delle guide x eccellenza dei viaggiatori, che in
tutto il mondo la loro esperienza più allucinante era stata ad Hong
Kong nella Chungking Mansions.
Mi ero preso il
mio bravo appunto scritto sapendo di dover andare in questa città e
di dover quantomeno guardare questo posto x capire la sua
originalità mista a fascino deviante, poi però poco prima di partire
compro x la prima volta in vita mia queste nuove guide della
National Geographic che x adesso lanciano ad offerte eccezionali in
Italia e scartando la guida sulla Cina x comprare quella specifica
su Hong Kong, che comprende anche brevi postille x Macao e Canton.
In tale guida
testualmente la Chungking Mansions viene descritta come il flagello
di HK, con le autorità che tentano di abbatterla, ma con il suo
variopinto mondo umano che come un mostro dalle mille teste la
popola e la alimenta ogni giorno x 24 ore su 24.
A 20 anni avrei
seguito qualunque “sconsiglio” su una guida, evitando di andare nel
posto sconsigliato ma ora mi sento molto più sicuro di me stesso e
sono quasi gli altri squattrinati e giovanissimi viaggiatori da
ostello che mi guardano con timore quando la fortissima umidità ha
reso i miei radi e sempre più bianchi capelli una massa informe
contornata dalla solita barba libera di 3 giorni anch’essa ahimè più
bianca che castana.
Il girone
dantesco sugli 8 piani si articola in altrettanti ascensori numerati
con le prime lettere dell’alfabeto,quasi nascosti da negozietti e
bazars della qualunque, con un ostello praticamente per ogni piano;
il mio“star hostel”(forse voleva dire ostello ad una sola
stella?secondo me non ne valeva manco mezza!) è alla scala A al
quarto piano ma arrivato al piano scopro che ha un altro nome, con
la proprietaria incastonata in un bugigattolo di portineria che però
conferma che sono al posto giusto…nel momento giusto! Infatti c’è
una stanza libera, con un sorriso dice che è la migliore del posto
ed entro nella più piccola stanza della mia vita, senza finestre e
col sottoscritto in grado di lavarsi i denti nel lavabo anche stando
FUORI dal bagno, cioè col corpo ai piedi del letto(che è contornato
totalmente dalle pareti x tre quarti della sua minuscola forma).
In tutto tra
letto e bagno misuro esattamente 2 m x 3,5 m, l’altezza è circa sui
3 metri e lancio un pensiero sorridente a quella santa di mia moglie
rimasta in Italia con nostra figlia ancora x poco nella sua pancia,
e che ha sempre richiesto nei pochi viaggi in comune “solo” il bagno
in camera: beh, qui ci siamo!
Praticamente
sotto il lavabo c’è il cesso, quando ci stai seduto devi metterti di
lato altrimenti non è cosa simpatica avere il marmo di un lavabo
nelle costole durante le tue attività corporali.
Durante le
stesse vitali attività devi anche stare leggermente in punta sul
posteriore del cesso perché entrambe le ginocchia toccano la parete
di fronte.
C’è l’aria
condizionata, in mancanza della naturale, ma mancando un ventilatore
è solo elettrica con rumore di sottofondo che ti porta ai limiti
della pazzia, ma direi che x 15 E a notte ne vale la pena,
soprattutto bisognerebbe pagare il decuplo x l’attività umana che si
svolge al piano terra: un coacervo di negozietti dal doppio se non
triplo e dubbio lavoro, spacciatori, prostitute ecc. e ad un certo
punto in ascensore siamo in 6 di 6 razze diverse eppure questi
dannati della vita sono abituati ai viaggiatori di passaggio e come
x tutta la Cina il senso di pericolo è inesistente.
E’ “solo”
affascinante e perverso vedere questa umanità che ti fa immaginare
di ritrovare ai piani degli ostelli scene degne dell’omonimo e
truculento film “Hostel “ del regista Quentin Tarantino, del quale è
in corso già una seconda versione che non fatico ad immaginare
girata alla Chungking Mansions.
Del resto HK è
piccola ma ha la più alta densità demografica del mondo, 6.250
abitanti per Kmq., quindi mi sono soltanto immedesimato agli stretti
usi del posto!
Bene, e con
questo ostello sono a quota 201 nel mondo x 568 notti totali nella
mia vita, ma come già ricordato nella homepage del mio sito nel
discorso introduttivo a sinistra (quel discorso bilingue sul mio
spirito di viaggiatore) quel conteggio resterà sempre fermo ai 194
ostelli x 557 notti che avevo contabilizzato dai miei diari di quasi
15 anni di viaggi solitari (non avrebbe senso aggiornare tutto come
un pallottoliere dopo altri 6 ostelli circa dei miei ultimi viaggi
africani e mediorientali fatti negli ultimi 2 anni).
Da rimarcare che
al sunnominato macello umano già all’inizio di ogni ascensore vedo
l’inutilità di vari lavori cinesi chiaramente retaggio di una
cultura rossa(senza con questo minimamente volerne fare un discorso
politico!), ma credo che in Italia, in Europa o nel mondo anche
l’ultimo comunista rimasto possa notare l’inutilità di vari lavori.
Cominciando
dall’aeroporto, decine di ragazzi giovanissimi che semplicemente ti
indicano la direzione da prendere alle file dei passaporti, come se
un essere umano non fosse capace di mettersi in fila, poi arrivando
appunto alla Chungking Mansions decine di controllori da ascensore
che premono il bottone al piano terra a chiunque debba salire o
scendere controllando i movimenti in una telecamera di sicurezza
sempre al piano terra, ma in tutto il resto della città (ad esempio
al lussuosissimo Peninsula Hotel che visito anche se mi rifiutano
l’ingresso alla terrazza panoramica) c’è una tizia addetta DENTRO
l’ascensore solo a premere pulsanti x tutto il giorno, senza contare
il fatto che ad ogni singolo piano di ogni albergo cinese c’è una
specie di controllo dello stesso piano effettuato anch’esso da una
giovanissima figura cinese, parente molto stretta delle dejurnajaz o
babuskas sovietiche che vidi dal vivo in Russia quando ancora si
chiamava Unione Sovietica.
Almeno quelle
cinesi sono giovani e sorridenti anche se ti preoccupi x la loro
salute mentale, o da italiano sei sconvolto x la loro disciplina,
quando TUTTE le volte che uno entra ed esce da un ascensore ti
indicano semplicemente il lato dal quale si trova la tua camera(lo
racconto più avanti a Canton, invece nella ricca HK gli alberghi li
vedo da spettatore…)
Almeno
nell’Unione Sovietica erano figure anziane, ed anche in USA oggi per
compiti “rappresentativi”(tipo le maschere nei teatri ed alle
manifestazioni sportive) non sprecano forze giovani come fanno in
Cina, ma in quello che fu il regno di Mao sono anche così tanti come
popolazione che possono permettersi in qualunque negozio o bottega
un numero di gestori, commesse e aiutanti esagerato.
Posso capire un
giovane sveglio all’ufficio informazioni, che magari parla inglese
come nessun anziano in Cina sa fare, ma metterne quattro in uno
sperduto angolo informazioni dell’aeroporto di HK è eccessivo. Prima
di un veloce resoconto di HK concludo le mie impressioni
rassicurandovi almeno sul fatto che alla Chungking Mansions x
ragioni di spazio e di qualità (?) della struttura la tipa, o il
tipo, che preme i bottoni DENTRO l’ascensore non esiste, o forse una
volta c’era ma non deve esserne uscito vivo, vuoi x l’afa vuoi x la
claustrofobia che prenderebbe chiunque viva una giornata là dentro!
E dire che, circa 1 km più avanti, proprio di fronte il bellissimo
lungomare si staglia uno degli ostelli più puliti del mondo, con
camere dormitori x 4 persone con interni tutti in legno e persino il
phon in bagno, che come mi riferisce un tedesco di passaggio è solo
10 E in più dell’ormai leggendaria singola dell’ostello dove sono
stato; il tedesco parlava dello YMCA in Salisbury Road proprio
accanto al lussuosissimo Pensinsula Hotel. Qui sono stato espulso
dall’ultimo piano probabilmente solo a causa della mia maglietta
inneggiante al Buddha quando la filosofia del capitalismo sfrenato
era l’unica religione dei ricconi bianchi del posto. L’obiettivo era
di andare a bere qualcosa al bar panoramico Felix, disegnato
dall’architetto belga Philippe Stark. L’ascensore che sale al Felix
è mimetizzato nella “Shopping Arcade” e fin lì ci arrivo…
Ascensore scuro, sembra rappresentare un intreccio di radici e
liane. All’arrivo (non-stop) al 28simo piano, le luci si spengono e
si illumina il pavimento. Quando la porta si apre, ci si trova in un
corridoio stretto. Alla fine del corridoio, manco a dirlo, un
panorama spettacolare sulla baia. Ambiente “fusion” ultramoderno.
Tavoli rotondi, sedie con figure umane disegnate sullo schienale, a
forma avveniristica. Per il bar, si sale una scala circolare e ci si
trova, su un soppalco, con vista verso la parte principale della
baia. Bancone del bar circolare e a fianco, tavolo un po’
ondeggiante, stretto e lungo, per gli ospiti.
In città mi
muovo soprattutto nell’isola di Hong Kong, separata dalla mia base
di Kowloon da un ferry di soli 8 minuti (guardacaso 8 è il numero
magico dei cinesi) ed il ferry lo prendo arrivandoci a piedi dalla
centralissima Nathan road, piena di negozi che vendono roba lussuosa
ma molto spesso contraffatta pur se in vendita in negozi
elegantissimi.
Da Nathan road
costeggio il bel lungomare di Salisbury road e prendo uno di questi
ferry che partono ogni mezz’ora in quello che è il tratto di mare
probabilmente più affollato del mondo (sicuramente lo è quello che
prendo l’indomani!). Ma restiamo ad Hong Kong, al nord dell’omonima
isola dove vedo l’incredibile HK and Shanghai bank che nel 1985 era
l’edificio più costoso del mondo, poi lì vicino la cattedrale di St.
John, e da lì prendo il tram x il peak(collina).
Andare al peak è
un’esperienza x la quale parlano solo le foto, grande visuale
panoramica e gran bella giornata di sole…ci rimango un paio d’ore a
fare foto dall’alto del Forrest Gump restaurant (!!) che gli
americani sono stati capaci di piazzare pure quassù.
Lasciato il peak
mi rilasso nell’enorme e bel parco di HK, poi sulla via del ritorno
a Kowloon vedo tanti parchi con cinesi in meditazione o che
semplicemente fanno la ginnastica all’aperto x la quale sono tanto
famosi!Il contrasto di questi parchi con un vicino centro
commerciale chiamato Pacific plaza è enorme, così come la vicinanza
delle avveniristiche torri gemelle del Lippo Center.
Kowloon ogni
sera verso le 20 offre un superbo spettacolo di luci artificiali
sparate da ogni angolazione su ogni grattacielo della baia e non me
ne perdo un secondo. A quel punto con due fermate della metro
risalgo tutta Kowloon per andare dal quartiere di Tsim Tha
Tsui(parte bassa di Nathan road) alla parte alta della stessa via
che a quel punto è nel quartiere di Yau Ma Tei.
Qui si trova
quello che viene considerata da ogni vero esperto d’Asia(non certo
io) il mercato più fornito d’Asia, ed è il mercato notturno di
Temple street.. La varietà è riferita alla numerosità e totale
disparità di prodotti presenti, non sempre alla qualità degli
stessi: di buono ci sono i tanti pai dong, ovvero chioschetti che
vendono vari tipi di pesce fritto che accompagno nel chiosco più
lontano di tutti ad una birra locale:la dragon’s back!
Ho scelto questo
pai dong perché è l’unico dove posso osservare una fila di maldestri
ombrelloni da spiaggia che fungono da anfratti x lettura della mano,
attività tipicamente cinese ed infatti la clientela è quasi
totalmente cinese e mi sorprendo a notare che i pochi bianchi(ma
anche tanti cinesi) di una certa età sono chiaramente degli uomini
d’affari ancora vestiti tutti d’un pezzo con cravatta e 24 ore al
seguito e che cercano ispirazione celeste x i loro affari del giorno
dopo, o forse x la notte stessa in una di quelle borse mondiali
senza fusi orari o in veloce traghetto x Macao, capitale del regno
d’azzardo orientale.
E’ a MACAO che
non posso non andare l’indomani, con un ferry da Kowloon, da qui
l’ultimo in serata torna alle 20.30, ma verso HK central ce ne sono
ogni mezz’ora PER TUTTE LE 24 ORE, poi un’efficentissima e
silenziosissima metropolitana collega quasi 24 ore su 24 Central con
Kowloon e con tante altre isole, x esempio arrivando ad ovest
all’isola di Lantau(cioè l’enorme aeroporto tutto costruito su una
sezione artificiale dell’isola),.
Addirittura c’è
una vera e propria Disneyland(che non mi pare il caso di vedere
qui!) come a Los Angeles o Parigi che si trova a metà strada x
l’aeroporto, infine la stessa metropolitana (interamente cablata,
tutti ci passano il tempo al telefonino, parlando o navigando su
internet senza fili, ormai detto wireless in italiano!) arriva su a
nord in territorio “cinese” e nell’ultima fermata servirebbe il
visto x la Cina!
Il motivo x il
quale da HK island, ed anche da tante altre parti, ci sono così
tanti ferries x Macao è la vita letteralmente non-stop 24 ore su 24
di questa tranquilla isola che di notte si trasforma in un
megacasinò, e sono così tanti che è un dato ufficiale che quest’anno
Macao ha superato Las Vegas come volume d’affari!!!
Ma a me
interessa la storia di Macao, e non solo a me visto che sono con
decine di viaggiatori zaino in spalla in una giornata a 40 gradi, e
spesso li incontro più volte in un giro completo delle belle chiese
lasciate dai portoghesi.
Da un’altura,
con gli immancabili cannoni del fortino portoghese, vedo
praticamente tutta Macao, e ripenso alle altre ex colonie portoghesi
viste in giro x il mondo come Goa in India e Essaouira in Marocco.
Mangio un
bacalhau e una sopa a la alentejana tra una igreja(chiesa) e
l’altra, chiedendo indicazioni a vari cinesi che cominciano
velocemente a falar portoghese con un bianco perlopiù italiano,
peccato che la di là delle solite frasi iniziali sono zero in questa
lingua; e peccato doppio perché corrono meno che ad HK (dove però
tutti parlano inglese) ed a Macao avrebbero voglia di parlarti più a
lungo, ma il loro inglese è come il mio portoghese!
Un bel cimitero
di San Miguel ha statue della Madonna e statue di angeli che suonano
l’arpa tra tombe di gente con facce e cognomi cinesi, ma nomi di
battesimo portoghesi ed anche “nato” e “morto” è scritto nella
lingua del poeta Camoes del quale vedo un bel busto in un parco con
sonetti scolpiti in una lapide da colui che ha composto il
famosissimo “Os Lusiada”.
Il mio giro è
cominciato nella bellissima plaza del senado, e dopo le sopracitate
escursioni, è terminato all’altezza del giardino lou lim ioc,
risparmiandomi l’escursione ai 100 e passa metri del forte Guia
avendo già liquidato 3 bottiglie d’acqua alla Fortaleza do Monte, la
cui discesa mi ha regalato un giro tra tante vie e tante case cinesi
DOC, come i piccoli e sconosciuti templi e x tale motivo di fascino
maggiore, prima di arrivare alle ruinas di Sao Paulo.
Le luci dei
casinò mi riaccompagnano al ferry, giro fino all’ultimo piano dei 3
casinò principali x constatare comunque la classe cinese rispetto
agli americani: i fratelli a stelle e striscie mai avrebbero pensato
ad un elegante banco che vende solo frutta superselezionata e
frullati e distillati x i giocatori, questo praticamente ad ogni
primo piano di ogni casinò(Gran Lisboa, Lisboa e quello dentro il
Grand Emperor sono i 3 che ho visto).
Ai piani
superiori alcuni erano più eleganti nel soffitto, altri nelle
finiture delle sedie e dei bordi delle roulettes, ed è da constatare
ancora una volta quanto sono avanti tecnologicamente non solo alla
cara vecchia Europa, ma anche alla stessa America che scopiazzano(è
in apertura un Venetian Hotel gemello di quello di Las Vegas, ad
esempio) e superano nel momento in cui metà dei giochi sono
esclusivamente digitali e/o interattivi.
Vedo pochissimi
croupiers nelle poche roulettes di una volta, x il resto ti fa
effetto sentire una macchina che intercala l’immancabile “rien ne va
plus”, ma anche diversi giochi con le carte vengono fatti su una
macchina più piccola, quasi un computer, che però va avanti a
soldini!!!
Restano presenti
le slot-machines, ma manca quella cafonaggine americana del
secchiello x i soldi, del popcorn onnipresente, delle siliconate
donne di età avanzatissima con quei ridicoli mezzi cowboy scesi da
un trattore dell’Ohio o da un cavallo del Texas assolutamente
improbabili nelle loro cravatte e nelle loro giacche.
Qui l’eleganza e
il mistero di ogni uomo o donna asiatica, avviluppati in una
quantità di fumo doppia se non tripla rispetto agli USA, è tutta
nelle loro indecifrabili facce totalmente prive di quell’infantile
ed eterno sorriso degli americani, ma anche portatrici appunto di
una classe e discrezione dieci volte maggiore (eppure mi manca una
delle tante tardone di Las Vegas che emetteva gli inconfondibili
urli della mitologia collegiale e sportiva degli USA ogni qualvolta
la slot-machine le vomitava almeno 2 monetine…).
Spettacolare
ferry notturno x il ritorno ad HK, giocandomi solo in una cena
volante le residue “patacas” rimaste, moneta di Macao, che x il
resto ho speso solo in liquidi dato il folle caldo della giornata.
A piedi
dall’arrivo del ferry torno alla Chungking Mansions e l’indomani
saluto anche il dollaro di Hong Kong x cambiarlo con la vera moneta
cinese, ovvero gli yuan!
Il rapporto tra
HK $, patacas e yuan è sempre di 1/10 rispetto al nostro E,
ovviamente HK è “leggermente” più cara, fatta eccezione come sempre
qualunque ostello.
Mi incammino x
la stazione di Tsim Tsa Hui x andare…
…a Canton, qui
sfrutto il mio visto d’ingresso singolo x la Cina, un visto singolo
nel senso che potevo “entrare” una sola volta, sapendo già prima di
partire che in Italia sarei tornato con un aereo da Canton (ma come
consigliato prima, x il sud della Cina è meglio un visto d’ingresso
multiplo).
La distanza tra
Hong Kong e Canton è breve, diversi viaggiatori (anche direttamente
da Macao) si sottopongono a frequenti avanti-indietro tra i vari
“confini” sprecando di fatto anche pagine intere di passaporto
timbrate solo x queste tratte. Prendo un comodo treno di prima
classe (lusso concessomi in 20 anni di viaggi solo in India x le
stesse volgari ragioni economiche) a soli 220 yuan ovvero 22 E, ma
con qualità decisamente superiore alla prima classe indiana.
Canton è
adagiata sul fiume Pearl, impatto tutto sommato positivo dopo le
letture che la descrivono come una delle tante metropoli cinesi
molto inquinate (delle prime 20 più inquinate nel mondo 16 sono
cinesi, recente dato ovviamente omesso dal locale governo, ma
scoperto su internet!).
Dormo 3 notti
all’ottimo hotel Huatai, quasi 4 stelle x un costo di 60 E PER TRE
NOTTI! Incredibile soprattutto considerando che nel resto del mondo
bassissimo costo si traduce in bassa se non bassissima qualità dei
servizi, qui invece comincerei dalle già citate cameriere al piano,
eleganti e che fanno quasi tenerezza nella loro timidezza di giovani
ossequiose verso qualunque occidentale che in realtà è molto più
intimidito di loro da tanta educazione.
Come al solito
colpisce il loro numero sproporzionato, circa 4 x ogni piano, e la
quasi inutilità della loro funzione, ma potrebbero almeno imporre il
divieto del fumo presente anche x i corridoi e x le stanze e
risparmiato solo agli ascensori!
Buffet misto
occidentale-orientale, ma una cena alle 18 impone una “seconda cena”
fuori, ad esempio una sera nell’incredibile centro commerciale dove
quasi smetterei di parlare di Oriente che copia l’Occidente: in
certi punti del centro commerciale sono anche più avanti di noi ad
esempio nel totale cablaggio di qualunque stazione e vagone della
metro, cosa che mi aveva già sconvolto ad Hong Kong, ma lì me
l’aspettavo perché si dice che HK è avanti al resto della Cina anni
luce.
Qui vedo
telefonini portatili poco più grandi dei nostri e come il nuovo
modello iPhone della Apple che è appena arrivato in USA e tra pochi
mesi in Europa, ma in Italia solo alla fine del 2008 (se si compra
fuori dall’Italia non è abilitato ad essere usato da noi, al momento
costano 500 E !!)
Tornando a
Canton, detta Guangzhou in cinese, colpisce ad esempio un enorme
tetto luminoso con colori cangianti e “scoperto”, cioè che dà
sull’incrocio principale delle due vie più trafficate dello
shopping(in un angolo campeggia sopra le luci la faccia del
calciatore inglese Beckham e sembra di essere veramente a Piccadilly
a Londra…); poi ancora negozi incredibili d’elettronica e
tantissimi, un numero sproporzionato, negozi di abbigliamento
sportivo in particolare scarpe.
Da rimarcare i
tanti chioschi e stand x servizi fotografici e proposte di cene di
matrimonio da vari hotels ed alberghi, x un paese x il quale il
concetto di religione non esiste ma il business del matrimonio
esiste eccome!
Ad HK avevo
visto una giovane coppia di sposini nell’omonimo HK park dove c’è il
registro dei matrimoni e dove i due si facevano scattare belle foto,
qui non riesco ad immaginare altrettanti angoli naturali così belli
e penso che si devono appunto chiudere in qualche albergo x delle
belle foto.
Vedo x la verità
un bel laghetto dove si dice che si possano noleggiare delle barche
a remi, ma l’umidità è tale che completamente da fermo la tua
maglietta trattiene non poco sudore, figuriamoci quando ti sposti da
un punto all’altro della città, x cui qualunque sforzo fisico viene
limitato alle camminate.
Come detto le
passeggiate serali sono quasi un relax x gli ampi spazi delle
arterie commerciali, ma basta spostarsi di poco x andare all’antique
market dove si rivedono quei mercati totalmente cinesi, soprattutto
nella vendita di bastoncini d’incenso, roba che x la verità
immaginavo appannaggio quasi esclusivo dell’India.
Tra i tanti
negozi più o meno moderni(mi sono stancato di chiamare tutto quello
che è moderno “occidentale”, perché nell’immaginario linguistico
europeo tutto quello che è “orientale” è arretrato!) c’è però un
sorprendente negozio che già dalla facciata lascia immaginare
qualcosa di più cinese, e dentro non delude: è un megacentro del
pesce essiccato in tutte le sue forme, cui dedico un paio di
fotografie e 20 minuti del mio tempo.
Perpendicolarmente al piccolo incrocio dove si trova questo negozio
si va x il famigerato Qingping Market, e qui hai voglia di essere in
Cina!
Stiamo parlando
del mercato degli animali vivi, che vengono uccisi davanti a te x
essere portati via o mangiati sul posto: essendo un carnivoro, come
quasi tutti nel mondo il problema non è la carne dell’animale di
turno che talvolta varia anche da continente a continente ma resta
comunque carne(come non pensare alla carne di coccodrillo o di
canguro che si mangia in Australia), ma il fatto che qui si mangiano
troppi rettili!!!
Sorvoliamo a
fatica sulla carne di scimmie, cani e gatti, ma qui abbiamo anche
allegri (prima di essere stecchiti!) scorpioni, millepiedi,
scarafaggi, rospi, rane, tartarughe ed ogni tanto zampe di tigri e
corni di rinoceronte sulle stuoie x terra! Invece non mi ha sorpreso
il solito campionario visto nelle comunità cinesi in giro x il mondo
di funghi, spezie, cavallucci marini, anice, cortecce, corna di
cervo, ma forsesarà l’abbondanza di “tai chi” che li fa vivere a
lungo (tipica ginnastica cinese svolta ai bordi dei parchi,
specialmente al mattino presto).
Qualche serpente
essiccato negli ultimi “stand” mi fa pensare che ci manca solo il
dragone, ma non c’è forse perché è animale sacro come la vacca x gli
indiani.
Quasi mi
rallegro nel vedere i classici polli, anatre, tacchini e pensare che
almeno quelli potrei mangiarli…
Per un finale
veramente cinese del mio breve viaggio non posso saltare i vari
templi cittadini, cominciando dalla bella pagoda dei fiori,
proseguendo nel vicino tempio di Guangxiao e soprattutto concludendo
con l’incredibile tempio di Chen Clan, con sfrenate decorazioni
tutte sui bordi dei tetti e nei cornicioni dei padiglioni di
migliaia di figurine di porcellana brillantemente colorata ed
espressiva che riprendono una confusione di scene mitologiche.
Pannelli in legno riccamente decorati fanno da separè tra i 19
edifici inframmezzati da cortili collegati da una rete di verande
con lanterne superbamente decorate.
Più che un
tempio è un mausoleo la mia ultima visita al Memoriale di Sun
Yat-Sen con tetti ricoperti di tegole blu ed un teatro pesantemente
decorato all’interno con gli stessi motivi di ceramica blu esterna e
dove sul palco spicca un’enorme falce comunista su uno sfondo rosso.
Per vedere la
Cina comunista di una volta quindi bisogna entrare in un teatro,
almeno in queste 3 città che ho visto, ma non voglio nemmeno sapere
qual’è la rappresentazione che sta x cominciare e godermi “questa”
mia Cina, con i suoi pregi e difetti: conto di tornarci l’anno
prossimo x una visuale più completa!
|