ARCHIVIO FOTOGRAFICO

 
 

ESTATE 2011:USA (NJ-NY-CONN.-RHODE ISLAND-MASS.-MAINE) + CANADA(QUEBEC-ONTARIO).
Da NY a Niagara Falls on the road!


Siamo in 10 dall’Italia! Le 4 persone inizialmente previste, i Penna da Imola ( io e Adriana con le nostre bambine, Elena, 4 anni, ed Elisa 2 anni da compiere fra 2 settimane, che sul volo paga il 10% di un biglietto intero, mentre io e Adriana come al solito biglietto gratis con le miglia aeree) ) hanno piacevolmente visto allargarsi il gruppo con la presenza di mia suocera,di mio cognato con moglie e due figlie + un cugino 25enne. Col gruppo proveniente dalla Sicilia,ci siamo ritrovati a Roma per fare insieme il volo intercontinentale.
27 giugno:NEW YORK
Raccomando fortemente a chiunque mi legga di fare i biglietti online, prima della partenza, almeno per le due destinazioni imperdibili: la statua della Libertà e l’Empire, per risparmiare almeno un’ora di coda. Noi, come prima tappa giornaliera, andiamo da Miss Liberty: grandissima emozione per mia figlia Elena, che è già abbastanza grande da aver sentito parlare nonché aver visto spesso in libri e foto la statua sicuramente più famosa del mondo. Facciamo uno spuntino a Liberty island, quasi ai piedi della statua, saltiamo Ellis island che è di fronte col suo straordinario museo dell’emigrazione (visto nel 2008, lo raccomando a tutti, ci si entra con lo stesso biglietto del ferry che da Manhattan porta alla Statua della libertà).
Tornati a Manhattan pranziamo quasi di fronte a Wall Street, davanti la Borsa di NY ed il famoso toro, ed a piedi a quel punto Ground Zero è a due passi: la ricostruzione procede veloce dopo lo stallo totale dei primi 5-6 anni seguenti alla caduta delle torri l’11 settembre del 2001…ovviamente rivedo il Memorial della tragedia.
Proprio di fronte Ground Zero si trova l’outlet “Century 21” che è uno dei più grandi per le ottime marche a prezzi stracciati, qui almeno un paio d’ore vanno via e da lì andiamo alla famosa Times Square, “superando” con la famosa metropolitana Penn Station (laddove, proprio di fronte, c’è il Pennsylvania hotel dove stanno i miei 6 parenti, mentre invece noi Penna dormiamo a casa di mio fratello Sergio che lavora a NY e abita in 51th street con 8th ave.).
Di sera la cena è in un ristorante proprio sotto casa di Sergio per tutti e 10, più lui tornato dal lavoro a piedi dato che il suo ufficio dista solo un paio di isolati; il ristorante è l’ottimo “Viceversa”.(la sera prima, appena arrivati dall’Italia e distrutti dal fuso orario, ceniamo al ristorante accanto, da “Maria Pia” (una ragazza di Agrigento come noi che ha aperto questo bel ristorante a NY!)
28 Giugno:
I miei parenti vanno all’Empire building e poi in giro per shopping selvaggio, noi Penna invece ci prepariamo per un lungo giro in macchina noleggiata lungo il nord-est degli USA ed il sud-est del Canada. Ci ricongiungeremo ai parenti in Canada il 3 luglio, mentre loro ci arriveranno in aereo da NY fra un paio di giorni…Con mio fratello andiamo all’AVIS vicino Central Park a prendere una Subaru noleggiata al solito via Internet (raccomando il sito www.autoescape.com) che poi lasceremo all’aeroporto di Buffalo (città confinante col Canada) e dalla quale tutto il gruppo ripartirà per tornare a NY.
Così comincia il nostro tour “on the road”. Partenza in direzione Long Island, l’enorme isola ad est di NY city, della quale praticamente fa parte, anche se non dei 5 distretti ufficiali (Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx, Staten Island).
Long Island è la sede delle spiagge e soprattutto delle case di lusso dei newyorchesi, vederle tutte è impossibile, diciamo che proprio in punta bassa,nel sud-est (l’isola nella parte finale ha una piccola biforcazione) c’è la zona più mondana, quella degli Hamptons, che si conclude con la splendida cittadina di Montauk. Per arrivare, dal sud-est, alla punta del nord-est si taglia dalla piccolissima e carina Shelter Island ,doppio ferry brevissimo, ed a quel punto si è già ad Orient Point. Qui avevo già prenotato (www.longislandferry.com) il ferry per passare direttamente sul “continente” evitando il lunghissimo ritorno a NY city (si consideri che tutta l’isola di Long Island è lunga quasi 200 km!).
Alle 20 in punto parte il piccolo ferry da 80 posti auto che ci porta in 1,30 ore alla cittadina di New London, nello stato del Connecticut, e da lì (dopo una cena nel primo simil Mc Donald’s di turno) proseguiamo in macchina fino a dormire in un albergo di Providence, capitale dello stato più piccolo degli USA, ovvero il Rhode Island.
29 Giugno:
Ci mettiamo in macchina sempre con comodo, considerato lo spirito vacanziero e la presenza delle bimbe, in direzione Martha’s Vineyard, una delle due famosissime isole di fronte le coste dell’area di Boston, e quindi siamo già entrati un altro stato che è il Massachussets.
Le due isole sono appunto M.V. e Nantucket, molto famose per l’altissima quantità di miliardari che comprano la villa da qs parti, ma mentre a M.V. sono più discreti, pare che a Nantucket siano più vistosi. Noi comunque abbiamo tempo solo di vedere la prima, e non rimaniamo delusi in quanto ad eleganza abbinata a classe e discrezione, Le foto del mio servizio parlano da sole, chiaramente la scelta dei colori pastello per gran parte delle abitazioni e/o negozi la fa apparire particolarmente affascinante. Il ferry ci ha messo 45 minuti a tratta, è consigliabile lasciare la macchina sul “continente” perché portarla nell’isola è costosissimo e quasi inutile date le ridotte distanze ed il piacere di girare a piedi lungo i vialetti alberati ed all’ombra del sole già alto.
Ripresa la macchina non ci sembra vero scartare il traffico già incombente verso Boston, città che conosciamo benissimo e quindi saltiamo, prendendo una lunga highway parallela che ci porta nella frazione di Lexington, dove abita il ns caro amico Peppe Taibi, di Agrigento come noi.
Costui di mestiere fa “l’artigiano dell’ I-Phone” la nuova diavoleria dell’incredibile Steve Jobs, che ha dato a qualunque persona sia capace di inventare una “application” creativa la possibilità di diventare milionario, dando allo stesso Jobs mi pare solo l’1% dei guadagni e tenendosi il resto. Naturalmente non è facile per i tanti ingegneri elettronici del mondo inventare un programma vincente, di solito costa dai 3 ai 5 dollari a programma scaricarne uno sul proprio I-Phone, ma è storia nota in tutta Italia (anche con articolo sul Corriere della Sera) che il nostro Peppe ha inventato un programma per imparare ad andare sullo skateboard(!!) che è stato scaricato da 20000 persone nel mondo, da lì ha implementato altri programmi, soprattutto a base musicale di cui è un grande appassionato, rimanendo per tanti mesi ai vertici della classifica del programma più scaricato in campo sportivo (notevole anche quello per monitorare il proprio stato di salute,il “go learn fitness”). Stiamo nella sua splendida casa di Lexington circa 4 ore, in cui quel grande appassionato di I-Phone che è mio fratello Sergio, gli ruba quante più informazioni possibili sulle ultimissime novità; nel mentre mia moglie Adriana e Nita, la moglie italoamericana di Taibi, giocano con le 4 figlie sparse in giro per la casa (quindi anche il buon Peppe ha due figlie…).
Le bimbe cenano insieme, ma per noi è ancora presto e ceniamo più tardi in uno splendido pub già entrati nello stato del Maine,che è lo stato più a nord-est degli USA, e dormiamo in un motel dalle parti della cittadina di Freeport, sempre guidati dall’I-phone di Sergio,che per chi viaggia è di una comodità imbarazzante sapere sempre un attimo prima dove andare…
30 Giugno:
Da Freeport ci mettiamo circa 2,30 ore ad entrare nel famoso parco di Acadia,uno dei pochissimi national park degli USA che si trovi sulla costa est (nel mio viaggio di 3 anni fa avevo fatto tantissimi splendidi parchi nel midwest americano!), più che per le incredibili rocce dei parchi del midwest, questo di Acadia si distingue per la natura a pelo d’acqua, e infatti tutto sull’Oceano Atlantico e le verdissime isolette che punteggiano la costa sono originalissime.
In macchina si possono effettuare due “loops”(anelli) per vedere il nord-est o il sud-est del parco, noi abbiamo fatto il primo caratterizzato da boschetti, laghi, foreste(da cui uno splendido cervo ci è passato davanti con il suo piccolo!) e financo una bellissima spiaggia dove passiamo un paio d’ore. Naturalmente non è un parco superorganizzato come quelli del midwest che abbondano anche di piazzole per sosta(qui non si trova da mangiare da nessuna parte, cosa impensabile in tutta l’America!), bagni (qui sono così pochi che solo verso la fine ne abbiamo trovato uno libero da una fila interminabile dei pur pochi visitatori del parco), perfino l’immancabile visitor center non offre la miriade di servizi (ottima qualità merce allo shopping-center,ma pochissima disponibilità della stessa merce) o d’informazioni di quelli degli altri 49 national parks in giro per gli USA (sono 50, tanti quanti gli stati degli USA, ben 8 national parks in Alaska, poi 7 in California e 5 nello Utah fra gli stati più presenti)…
In totale di parchi ne ho visti 31 su 50 mentre come stati americani col fresco Maine arrivo a 37 su 50, mi mancano solo quelli che si trovano lungo la fascia oraria del central time !!! (ormai sembra una raccolta di figurine,ma sono gli americani che ci hanno insegnato a ridurre tutto in numeri e statistiche…).
Lasciato Acadia park pranziamo in un insuperabile ed a prima vista anonimo ristorantino a forma di faro (!) che da qs parti abbondano (i veri fari, non i risto come questo!) e le gentilissime proprietarie ci regalano due enormi pelouches per le bimbe e ci servono dei clamorosi lobster rolls che non dimenticherò facilmente…l’aragosta è il simbolo vero e proprio dello stato del Maine, mettere sminuzzata l’aragosta dentro l’immancabile sandwich americano con accompagnamento dell’inevitabile burro esagerato è qualcosa di divino!
Si prosegue verso il confine canadese, poco prima della frontiera un’altra originalissima cena in un locale dove sono presenti un enorme tavolo da biliardo, nel quale io e Sergio insegniamo ad Elena come tirare 4 colpi (lei sale SUL tavolo perché ovviamente è più corta dell’asta!), ma soprattutto giochiamo ad un originalissimo Subbuteo con…i giocatori di hockey sul ghiaccio!
Qui al confine canadese quindi già si capisce qual è lo sport nazionale degli abitanti del paese con la foglia d’acero...manca poco al confine che superiamo nella cittadina di Woburn, entrando quindi in Canada dallo stato francofono del Quebec. Siamo ad un paio d’ore da Montreal, ma prima dormiamo in un grazioso hotel vicino il confine.
1 Luglio:
La mattina è suggestivo risvegliarsi in un minuscolo paesino ed andare a fare colazione in un pittoresco ristorantino dove di colpo sentiamo parlare solo francese! Il menu risente della classe dei francesi nel cibo,tanto per cominciare c’è della frutta in accompagnamento di ogni piatto, e di sicuro i puzzolenti hot-dog dell’America sono molto più lontani di quanto non lo sia effettivamente il confine!
Ci rimettiamo in marcia ed in 1,45 ore entriamo a Montreal, enorme città votata da un’accuratissima classifica per ogni anno, e da tanti anni, fra le prime 3-4 città più vivibili del mondo, ed il tutto pur considerando il freddissimo inverno!
Noi invece abbiamo scelto non casualmente l’estate e per giunta la giornata della festa nazionale del Canada, a differenza degli U.S.A. col loro 4 luglio (i canadesi festeggiano appunto il 1° luglio!). Mi era già capitato di passare un 1° luglio in Canada, nell’altrettanto meravigliosa Vancouver nel 2000, ma qui a Montreal la città mi sembra ancora più elegante (ah, la France…), eppure dinamica e vitale al massimo (fra l’altro da sempre ai primi di luglio si svolge qui anche il più grande festival jazz del mondo, che per una settimana coinvolge ogni angolo della città).
Per il 1° luglio qui si sono “limitati” alla classica festa di tutte le città canadesi, ovvero tantissimi giochi, soprattutto per bambini (le mie bimbe impazziscono di gioia), in mezzo alla loro incredibile natura: in qs caso i giochi di ogni tipo allestiti nel verde del parco del Bassin Bonsecour, che si trova esattamente sul porto vecchio, davanti la cosiddetta vieux Montreal.
Il pranzo lo consumiamo nella vicinissima e centrale place Cartier, leggermente in discesa ed isola pedonale piena di artisti di ogni tipo, soprattutto nella traversa chiamata appunto Rue des Artistes, dove veramente la place du Tertre del Montmartre parigino sembra molto più vicina di quanto non lo sia il pur creativo quartiere del Village a New York!
Ci allontaniamo per vedere la Rue de la Cathedral, con la bella chiesa di Notre-Dame, e da lì è vicina la prima delle stazioni sotterranee dell’incredibile città sotterranea! Non un esperienza eccitante, ma sicuramente insolita ed istruttiva dell’incredibile rispetto per la natura e per l’ordine naturale della vita che hanno i canadesi.
Il punto è che per evitare il freddissimo inverno si sono creati una rete sotterranea di ben 32 km per 12km quadrati con ogni tipo di casa, edificio, piazza, cinema, negozi, perfino di auto, sempre sottoterra, ma il tutto non facendo mai mancare la luce naturale, perché tutte le stazioni hanno un tetto in vetro, e neanche l’aria naturale, che viene filtrata dall’esterno da ben 900 e passa bocchettoni che hanno anche il compito di riscaldarla il giusto, cioè passando dai meno 20 esterni ai piacevoli 20 gradi sotterranei ed…invernali!
L’eleganza della stazione che vediamo noi, e che è la meno famosa e meno bella (place des Armes), ci lascia senza fiato e ci chiediamo come possono essere le altre! Vediamo in fondo alla stazione una statua su un elegante piscina con un’ Afrodite classica del Guibal che vedete nelle foto, dopo usciamo e nella place des Congrès vediamo l’originale vetrata multicolore del palazzo dei congressi (vedi sempre foto) ed una scultura fra le tante che abbelliscono le piazze, sempre con motivi che richiamano i nativi canadesi e con tanti giochi d’acqua.
Questa tecnica onnipresente in tutti i miei viaggi canadesi, da Vancouver all’est ed anche in tutta l’Australia, di integrare la natura dell’oceano sottoforma di giochi d’acqua con la tecnologia sia dei palazzi sia delle statue nelle vicine piazze mi ha sempre fatto capire perché sia le città canadesi che quelle australiane sono ai primi 5 posti di quelle più vivibili del mondo (le tre canadesi Vancouver, Montreal e Toronto e le australiane Sydney e Melbourne cui rimango legatissimo anche dopo 11 anni dai miei mesi laggiù!).
Nel caso di Montreal e Toronto l’acqua dell’oceano è ovviamente “sostituita” nel primo caso dallo splendido ed enorme fiume San Lorenzo, che lambisce il Bassin Bonsecours dove abbiamo giocato tutto il pomeriggio, e nel caso di Toronto, dall’enorme lago Ontario.
Dopo qs giro ceniamo di nuovo nella vieux Montreal, e finiamo in tempo per vedere i giochi d’artificio delle ore 22,30 che chiudono la giornata di festa canadese
2 Luglio:
Prima di lasciare Montreal non possiamo non passare da Little Italy, che chiamiamo Little per modo di dire perché forse in tutto il mondo la maggiore presenza di italiani (in rapporto ai locali) dovrebbe essere proprio in Canada…si consideri che il 20% dei soli 33milioni di abitanti del Canada è di origine italiana, con punte massime del 30% dei 2 milioni di abitanti di Montreal e “solo” il 10% dei 4 milioni di abitanti di Toronto. Nel resto del paese in altri miei viaggi ho visto enormi Little Italy non solo a Vancouver (stato del British Columbia), ma persino a Calgary (stato dell’Alberta) e perfino a Winnipeg (stato del Manitoba).
Concludo le statistiche ricordando che dei 330 milioni di abitanti degli U.S.A. “solo” il 10% è di origine italiana, e resta una percentuale comunque molto alta, se si considera che gli americani sono il paese con la maggiore varietà di razze e di nazionalità.
Lasciando Montreal in direzione Toronto siamo a circa un quarto di strada quando ci fermiamo al cosiddetto Upper Canada Village, zona Morrisburg, noto per la ricostruzione fedele di come una volta vivevano in costumi autoctoni i primi abitanti bianchi del Canada…vediamo gli attori in costumi settecenteschi mentre chiediamo informazioni per mangiare, e finiamo per pranzare in uno splendido golf club annesso, da dove poi ripartiamo in direzione Toronto.
La strada è dritta al massimo, zero sorpassi effettuati e ricevuti in circa 5 ore di viaggio inframmezzate da altre 2 brevi soste, ed eccoci a cenare già sotto la famosissima CN tower di Toronto! Mangiamo proprio alla base, in un baracchino che fa degli ottimi panini, nel mentre Sergio fa i biglietti ed in nemmeno 20 minuti siamo sulla cima della torre più alta del mondo!(così dicono i canadesi, ma 1 anno fa ho visto la fine della costruzione del grattacielo da 800 metri a Dubai, e dal 2012 in poi ci sono altri 5-6 progetti in mezzo mondo che supereranno in altezza la CN tower) Infatti la Cn tower è 541 metri, anche se poco imponenti data la forma ancora più “allungata” dovuta al sottilissimo profilo, verso la sommità una cupola con pavimento in vetro consente di camminare…sul vuoto!
Nel girare la città in lungo e largo di notte ci si imbatte anche nell’enorme quartiere gay con grasse feste da weekend in corso…già a New York avevamo notato i tanti omosessuali presenti!
E’successo che 2 giorni prima del ns arrivo a New York (quindi una settimana prima di qs nostro arrivo a Toronto) è stata deliberata la legge che permette i matrimoni fra le persone dello stesso sesso nello stato di New York (al momento settimo stato degli U.S.A. dove sono possibili le nozze omosessuali), quindi tutti gli omosessuali erano in un weekend di grande festa per loro.
L’impressione visiva sia a Ny che a Toronto è stata enorme e non certo per lo “scandalo” di vederne (fra l’altro poco vestiti…) non dico a decine ma veramente a centinaia con i colori per loro simbolici dell’arcobaleno; dopo un po’nemmeno ci abbiamo fatto caso da quanti erano in tutta la città proprio perché (come mi affretto a spiegare ai miei parenti), la legge era fresca di delibera due giorni prima.
Da alcuni striscioni capisco che sono venuti anche da altri stati degli U.S.A. ed anche altri stati del mondo, per festeggiare la loro storica conquista in quella che è la città non più grande ma sicuramente la più famosa del mondo intero.
L’impressione visiva è stata però notevole, perché arrivati il 26 Giugno dall’Italia all’aeroporto di Newark, nel vicino New Jersey, e noleggiato un pulmino da 11 posti per portarci tutti a Manhattan, superando il confine fra New Jersey e New York city all’altezza dell’Holland tunnel, da lì si sbuca proprio nell’alternativo quartiere newyorchese del Village, dove c’era il clou della festa gay in pieno pomeriggio (essendo stato fralaltro il 26 giugno dell’arrivo una Domenica).
3 Luglio:
Dopo la solita robusta colazione accompagniamo Sergio in aeroporto perché lui non ci segue dai parenti di Niagara Falls City: torna a casa sua a New York dove lo ritroviamo dopo 3 giorni… Proseguiamo dall’aeroporto di Toronto (per andarci abbiamo preso da Chinatown, sulla lunga Spadina Avenue dove dormimmo con Adriana nel 2000) e ci mettiamo per l’ultima volta in direzione verso l’ovest canadese, anche se solo di pochi km.
Saltiamo per il momento Hamilton, paese natale di Adriana,che è a metà strada dal ns arrivo a Niagara Falls City dopo un’oretta…rivediamo tutti i parenti di Adriana già visti qui nel 2000 ed alcune volte anche in Italia (loro vivono divisi fra la canadese Niagara Falls City e l’americana Buffalo, città vicinissime e col confine nel mezzo:alcuni si sono trasferiti in Florida dopo 40 anni da qs parti, ma sono venuti qui per ritrovarci)
Ci portano subito all’elegantissimo Club Italia di Niagara Falls City, dove viene organizzata una festa di benvenuto in ns onore. Noi “italiani” siamo 10, mentre tutti gli altri sono parenti ed amici italocanadesi ed italoamericani che festeggiano soprattutto il ritorno in Canada dopo 36 anni della mamma di Adriana (che qui ha vissuto un decennio) e di mio cognato Filippo (che a differenza di Adriana non era mai tornato al suo paese natale in Canada, la vicina città di Hamilton che vedremo domani). Inoltre è anche il settimo anniversario di matrimonio per noi, con tanto di citazione al microfono da parte del coordinatore dei festeggiamenti del Club Italia, il tesoriere Tony Rosati che è anche lo zio di Adriana…
Facciamo praticamente pranzo e cena in un colpo solo data la durata del piacevole pomeriggio, dopodichè pernottamento, tutti sparsi in varie case dei parenti.
4 Luglio:
Alcuni di noi si sono organizzati per andare a vedere la festa nazionale americana nella vicina città di Buffalo, ma l’enorme flusso di macchine in direzione degli U.S.A. ci ferma ancor prima di partire, pertanto si resta in Canada e si va nella città natale di Adriana e suo fratello Filippo, che ovviamente porta con sé per il suo “ritorno” dopo 36 anni anche la sua famiglia.
Io e Adriana ci siamo venuti l’ultima volta invece 11 anni fa, ritroviamo la casa quasi di fronte alla “sua” dei signori Giornofelice, una famiglia di Racalmuto che vive qui da 50 anni, e del resto da questo paese vicino al capoluogo di Agrigento per Hamilton sono partiti negli anni ’60 e ’70 ben 20mila racalmutesi!.
Facile capire perché le due città sono gemellate ed il cugino racalmutese Roberto Bongiorno che viaggia con noi (nipote della mamma di Adriana) abita in Corso Hamilton nella città che fu del famoso Leonardo Sciascia mentre noi ad Hamilton in qs momento ci troviamo in…Corso Racalmuto(!).
E’scritto proprio in italiano Corso Racalmuto, nel cartello ufficiale della toponomastica, anche se per la precisione è un secondo cartello “alternativo” di Murray Street, perpendicolare di St. Catherine Street: noi ci troviamo proprio all’incrocio fra qs due streets, dove c’è sia la casa dei sig. Giornofelice sia, di fronte a loro, quella che fu la casa di Adriana.
Dopo l’amarcord di famiglia ci si sposta di un paio di Km. nella chiesa dove si sono sposati il papà e la mamma di Adriana, qui davanti ci mangiamo dei buonissimi panini che ci aveva preparato con tanta cura Valeria, la cugina di Niagara Falls City.
Facciamo un giro più completo di Hamilton, paese che nel frattanto è diventato città da ben 500mila abitanti, prima di andarcene ci sbafiamo un gelatone in un’ottima gelateria, ovviamente italiana come mezzo paese…
Ritorno a Niagara Falls City e serata a mangiare, bere e raccontarci storie recenti e meno recenti mescolando inglese e siciliano…poi andiamo alle vicinissime cascate per vederle dall’alto con le illuminazioni notturne, con un trionfo del kitsch e delle attrazioni da baraccone che vi hanno messo lì intorno: finti musei dell’orrore, del crimine, dell’”incredibile ma vero”(il “Ripley’s visto in catena uguale in mezzo mondo), un Frankstein gigante, una ruota panoramica, gadget di ogni tipo, camere a prezzi sproporzionati di motel assolutamente uguali a quelli del resto del Canada e degli USA: in pratica tutte le luci e gli effetti speciali dei vicinissimi USA che si sono presi la parte meno visitata della cascate, ma che hanno completamente “colonizzato” il lato canadese (che per fortuna da un punto di vista delle acque rimane di gran lunga più bello e visitato del lato americano!).
5 Luglio:
Oggi sveglia con comodo per tutti, tranne per me che per il secondo giorno di fila riesco a fare una parvenza delle amate corsette (dopo l’astinenza causa lungo viaggio in macchina), attorno la casa della cugina Valeria, dove dormiamo noi Penna (gli altri “italiani” stavano dai genitori di Valeria): Si va di nuovo alle cascate del Niagara, ma stavolta per navigarci in mezzo: i soliti parenti ci aiutano tantissimo sia coi biglietti gratis per il battello, sia col parcheggio gratis (lavorano quasi tutti nell’enorme casinò che si trova proprio accanto le cascate); è ormai la quarta volta per me in 25 anni (un quarto di secolo!) dalla mia prima volta qui, e scendere nel frastuono delle acque è sempre un bello spettacolo, non fosse altro che stavolta sono con le mie figlie!
Classica cerata tipo sacchetto blu dell’immondizia (niente cerata gialla per le mie bimbe come Marylin Monroe nel famoso film?!?!) col logo del “maid of the mist” ovvero “la fanciulla della nebbia” che è il poetico nome del battello che in circa un’ora di giro ti porta nel cuore della…nebbia formata dalle cascate; nel punto più vicino le cascate non solo non riesci a fotografarle o filmarle, ma nemmeno a vederle di quanta acqua e quanta…nebbiolina si alza!
In serata cena di saluto per tutti proprio a casa di Valeria, si spostano anche i parenti dalle altre case per riempire il bel giardinetto sul retro, dove i bimbi giocano ed i grandi parlano accompagnando il tutto con cena splendida, all’italiana ovviamente.
6 Luglio:
I miei parenti “italiani” saltano sulle macchine dei loro cugini canadesi ed americani per andare verso l’aeroporto di Buffalo, poco dopo il confine americano ed io li seguo per lasciare la mia Subaru a noleggio: da New York fino a qui ho percorso quasi 1700 miglia, circa 2720 km. Tutti e 10 prendiamo un volo della Jetblue, stessa compagnia e stesso volo da Buffalo al Kennedy di NY che prendemmo io e Adriana quando fummo qui anche 11 anni fa.
Solito pulmino da 11 posti per lasciare i miei parenti di nuovo al Pennsylvania hotel e noi Penna di nuovo a casa di Sergio, ri-usciamo quasi subito per andare a fare finalmente un po’ di shopping da Niketown e costeggiare il lato sud di Central Park…per cena dato che siamo soli (parenti distrutti rimangono in zona del loro albergo) ce ne andiamo al ristorante sulla 2nd ave e 7th st. di un grande amico di Sergio che è un personaggio qui a NY, e non solo per il suo fortissimo accento romano: Giovanni Bartocci! È un viterbese il cui zio è proprietario del ristorante “via della Pace” dove siamo a cena; Giovanni è noto in America per essere riuscito ad intrufolarsi fra i giocatori di football americano durante l’inespugnabile finalissima del superbowl, ed una volta che è stato ripreso e filmato da mezza america la sua storia (narrata da un giornalista su yahoo con video su youtube da 33mila contatti) sta addirittura per diventare un film con attori famosi, come Colin Farrell e Russel Brand, che si giocano il suo personaggio, e se lo stanno andando a “studiare” dal vivo al ristorante di “via della Pace”! Bartocci è anche amico vero del famoso cestista Gallinari, di cui campeggia all’interno del ristorante la canottiera da gioco, e stiamo parlando del più forte giocatore italiano nella famosa NBA (pallacanestro americana); è talmente amico di mio fratello Sergio che non ci fa nemmeno pagare la cena (abbondante!) delle mie bimbe… !
7 Luglio:
Di mattina raggiungiamo da casa di Sergio i parenti al Pennsylvania, ma ci separiamo subito perché loro vanno a Central Park e noi con mia cugina Tiana, venuta apposta dalla sua Baltimora per farci conoscere suo figlio Nikai di 1 anno, andiamo a farci un pranzo insieme nel vicino pub Stout, che vi straconsiglio (quasi di fronte il Madison Square Garden, tempio dello sport, che si trova sulla 33th st. proprio sopra la Penn Station, enorme stazione ferroviaria).
Da qui Tiana torna dopo pranzo a Baltimora, e noi raggiungiamo i ns parenti che nel mentre si erano spostati al più grande negozio di giocattoli del mondo, che è Fao Schwarz! Autentica gioia per gli occhi delle mie figlie, tanto da passarci quasi due ore ed è incredibile soprattutto nella sezione della Barbie ed in quella dei Lego.
Diventa quasi una delusione spostarsi in Times Square per entrare al Disney Store, che è forse più elegante di Fao Schwarz, ma molto meno caratteristico e meno mastodontico, soprattutto nelle dimensioni di ogni singolo protagonista.
Cena per tutti al ristorante “il mercato” fra la 37th street e la nona avenue (molto bella questa avenue quasi interamente piena di mercatini e ristoranti da ogni parte del mondo), salutiamo Sergio dato che lui si è autosfrattato da casa sua per lasciarci liberi e domattina non lo rivedremo perché va direttamente a lavorare dalla casa dell’amico dove si è sistemato.
8 Luglio:
Shopping che malattia, fino all’ultimo già in direzione del Pennsylvania e persino dentro lo stesso albergo compriamo piccoli souvenir per tutti, poi riempiamo il solito bus da 11 posti della compagnia prenotabile via internet ( la compagnia è la www.supershuttle.com , ve la raccomando se siete in tanti! hanno anche bus da 6 posti, oltre a quello da 11) e da Manhattan salutiamo NY per tornare nel New Jersey, ovvero all’aeroporto di Newark da dove torniamo in Italia.
E’ facile dire “arrivederci” e non “addio” agli USA ed al Canada che per diversi motivi, e tutti piacevoli, sono sempre una delle nostre mete preferite…
 

 
           
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