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Mauritius è lunga 58 km e larga 47, immaginavo che vista l'esigua
grandezza non potessero esistere molte differenze climatiche invece
la parte nord è quella che nell'arco dell'anno offre il migliore mix
di condizioni meteorologiche. In generale, comunque, sull'altopiano
(intorno a Curepipe) le temperature sono in media di 5°C inferiori
rispetto la costa. Mentre piove sull'altopiano può esserci sole
sulla costa e viceversa. I mesi più caldi vanno da gennaio ad aprile
(25-35°C) ma è anche il periodo in cui è possibile incontrare dei
cicloni. L'inverno è invece tra luglio e settembre dove le
temperature sono sensibilmente più basse (24°C di giorno e 16°C di
notte) il cui clima risulta meno umido e meno piovoso.
Dopo più di un ora di tragitto, arriviamo al nostro hotel "LES
PAVILLONS" situato a la Morne, nel sud-ovest dell’isola. Si tratta
di un buon hotel, classificato 4 stelle. E' davvero molto buona la
struttura, una buona sistemazione sulla baia e un buon buffet.
Un depliant sicuramente non scritto dalla concorrenza recita che "è
in assoluto la struttura che offre il miglior rapporto
prezzo/qualità dell'intera isola". A volte con troppe ricercatezze
paragonate all'ambiente molto ben curato ma assolutamente chic.
Dopo una nottata di relax in quanto siamo arrivati tardi, abbiamo
purtroppo constatato che la nostra idea x l’indomani di noleggiare
un mezzo e di spostarci autonomamente era piuttosto complicata.
Principalmente per tre motivi: guida a sinistra, pessime capacità di
guida dei mauriziani e qualità delle strade. Ovviamente non è una
cosa impossibile avendo tra altro già guidato a sinistra ma, avendo
a disposizioni altre opportunità, abbiamo optato x le gite
organizzate e sulla possibilità di avere a disposizione un mezzo con
autista ovvero un semplice taxi ogni tanto. La città di Port Louis,
150mila abitanti, è molto turistica: sembra di essere a Disneyland,
tutto è curato, pulito, funzionale, moderno, la gente sorride
sempre, e saluta facendo il tipico cenno indiano con la testa. Il
centro città è imperdibile, con i bazar, le pagode cinesi, il museo
storico (dove è conservato l’unico e ultimo vero Dodo, uccello
simbolo dell’isola) e dopo aver visitato il Caudan Waterfront e la
parte storica ci buttiamo a capofitto vicino al veliero, x fare
tantissime inutili e stupide foto da pirata, tanto abbiamo appena
comprato la seconda scheda digitale del nostro viaggio (la prima ha
coperto giusto da Cape Town a Nairobi)…..
In centro ci sono stoffe molto belle, ideali per chi ama le tende, i
batik e tutti i complementi d’arredo etnici, io mi perdo nelle
botteghine indiane, ma manco a dirlo è già ora di lasciare Port
Louis, x andare a vedere il giardino botanico di Pamplemousses. E'
un immenso parco che racchiude centinaia di alberi, fiori e piante.
Un aspetto negativo è rappresentato dal fatto che non è segnalato
nulla e non c'è nessun tipo di spiegazione per le tante specie
vegetali che si incontrano girando il parco. Ci sono all'ingresso
alcune guide, ed una in perfetto italiano ci guida molto bene, ma
noi spesso lo sorprendiamo con la nostra conoscenza delle spezie
maturata nel giardino delle spezie di Zanzibar. Qui vedo anche la
famosa palma del viaggiatore e la fotografo da ogni angolo. Viene
chiamata così perché con un’incisione nella corteccia esce
dell’acqua ed era un sistema usato da molti viaggiatori x
dissetarsi! Il punto più caratteristico dell’intero giardino
botanico è un enorme vasca piena di ninfee giganti.
Il porto, fondato nel 1735 dai francesi, occupato poi dagli olandesi
e dagli inglesi ( finalmente ora i mauriziani sono orgogliosi, dopo
secoli di dominio straniero, di essere al governo con un primo
ministro di Maurice, anche se solo dal 1968 ), lo rivediamo quando
chiudiamo il nostro nord dell’isola con un giro a Grand Baie,
bellissima zona un po’ troppo chic, ma con la sorpresa di un intero
ristorante completamente sventrato dall’esplosione pare di una
bombola a gas e vediamo quello che di solito si vede alla tele
durante le esplosioni nei palazzi: dal vivo fa un impressione
completamente diversa!! Ma comunque proseguiamo x il promontorio di
Cap Malheureux dove una bella chiesetta sulla spiaggia ed una
spiaggia meritano la nostra attenzione.
Maurice è una repubblica parlamentare ma rimane membro del
Commonwealth; la cosa assurda (come in tanti altri paesi del resto),
è che la maggior parte della popolazione non accetta assolutamente
l’imposizione della cultura britannica, per esempio la lingua
ufficiale è l’inglese ma nessuno lo parla, neppure si sforzano con i
turisti, molto diffuso è il francese e il creolo, un po’ meno
l’italiano, piuttosto di parlare inglese fingono di non
comprenderlo, altrimenti parlano l’arabo!!!
E la bellezza del mare ci convince a organizzare domani l’escursione
per eccellenza, l’Ile des Cerfs, piccolo paradiso a cielo aperto
posto sulla costa est dell’isola.
Dal nostro albergo, purtroppo giusto dalla parte opposta,
impieghiamo 2 ore di andata e 2 di ritorno (!!) di pulmino,
arriviamo alla spiaggia di Belle Mare e proseguiamo in battello x
l’isola dei Cervi, laguna bianca cristallina e incontaminata.
Da lontano intravediamo la spiaggia ricoperta da filaos, palme da
cocco, alte mangrovie, è qui che un tempo vi abitavano appunto solo
cerbiatte e cervi.
E' una gita che occupa una giornata intera organizzata in questo
modo: imbarco su un catamarano (veramente molto stabile per chi
patisce il mare come Adriana....) verso una cascata.
Quindi, dopo essere saliti su una piccola imbarcazione, ci si
addentra in una piccola gola dove, nella parte terminale, è
incastonato un piccolo salto d’acqua di pochi metri. Ovviamente mi
ha colpito più il paesaggio circostante che la "cascata".
Dopo pochi minuti si è di ritorno sul catamarano. Spostatici di
poche miglia, ci fermiamo a fare il bagno in un'acqua molto limpida,
pulita e cristallina. Poi con lo stesso catamarano iniziale
all'isola dei cervi x 1 ora 1 ora e mezza. Alla fine si ritorna in
albergo.
Vorrei però sottolineare il brutto esempio di parco protetto
rappresentato dall'isola dei cervi che viene attraversata a destra e
sinistra continuamente da fastidiosi motoscafi, barche, ecc ecc...
il sito è iper turistico, affollatissimo e chiassoso; all’ingresso
vi è un cordolo galleggiante di sicurezza, un’enorme boa gialla che
delimita una fetta di mare speciale ma sinceramente deturpato dalle
bancarelle e dai piccoli ristoranti.
Così iniziamo subito a cercarci un angolino tranquillo dove poterci
rilassare e fare snorkeling, camminiamo un po’, troviamo lungo la
battigia una folta vegetazione, e ci restiamo, facciamo il bagno con
delle enormi stelle marine e grandi granchi, paguri, pesci
trasparenti, ecco questa è la “nostra visione di isola dei Cervi”.
Di ritorno in albergo abbiamo conosciuto un'altro fattore negativo:
di sera (e successivamente abbiamo scoperto anche la mattina nel
senso opposto) si forma un intenso traffico in uscita dalla città
poiché pochissimi vivono stabilmente nella capitale.
Ma qui Adriana compie il capolavoro del soggiorno mauriziano: stiamo
x girare dentro l’albergo dopo cena ( di ri-uscire fuori non se ne
parla che siamo cotti ) e la sera lei decide di accendere la tele un
secondo e poi girare dentro l’hotel: becca la diretta appena
cominciata dell’amichevole Italia-Usa di basket che poi è stata
storica x il nostro basket (e pensare che avevo incaricato mia madre
di registrarla!). La sera successiva, cena speciale x noi compresa x
le coppie in viaggio di nozze nel più lussuoso dei due ristoranti
dell’albergo. Le altre sere sempre eccellente quello che passava
come secondo ristorante il suddetto albergo Les Pavillons.
Pranzavamo ogni giorno con i soliti avanzi della colazione
anglosassone essendo in mezza pensione, cioè divoravamo a colazione
stessa tutto quello che x noi italiani è normale (da un punto di
vista della scelta, ma non dell’eccellente qualità in questo caso),
thè, succhi, cornetti deliziosi con varie marmellate ecc ecc ma ci
portavamo via toast, prosciutto e formaggio x fare il pranzo fuori
essendo peraltro sempre in un mezzo di trasporto dato il gran tempo
impiegato x raggiungere qualunque angolo, rispetto alla irrisoria
distanza del tutto, non si arriva mai! Solo l’ultimo giorno, ma
sempre con toasts al seguito, una volta tanto la strada x noi era
breve dato che stiamo a sud: ci siamo fermati a Grand Bassin, un
piccolo laghetto di origine vulcanica dove, sulle sponde, sorgono
numerosi templi e altari. Il tutto ovviamente accompagnato da un
profumo di incenso e dalla mia conoscenza dei vari dei indiani che
ha fatto dire all’immancabile guida del posto ”si vede che sei stato
in India”, ad Adriana le mettono la khrishna sulla fronte, cioè il
puntino rosso e lei che oggi ha delle belle trecce risulta molto
esotica!
Da lì ci siamo diretti verso le terre colorate e la cascata di
Chamarel (questa volta non di 3 metri come nell’escursione
dell’isola dei cervi, bensì 90 metri).
Belle e particolari le terre colorate, affascinante la cascata.
Quest'ultima, infatti, è visibile da lontano, da un balcone che
esibisce tutta una vallata nella quale c'è questa maestosa cascata
circondata dalla foresta.
Finita la visita, si scende di quota fino ad arrivare sul mare e
percorrendo tutta la costa ovest si ritorna nell'albergo. Ancora un
pomeriggio dedicato al mare nel villaggio e poi via x il
Madagascar....!
Il tempo è stato durante i nove giorni sempre molto variabile. Il
cielo è continuamente attraversato da nubi che a volte oscurano il
sole. La temperatura sempre fresca. Si sta ottimamente con il sole,
a volte c'è fin troppo caldo, ma se il sole si vela inizia a
sentirsi il freddo dovuto al soffiare del vento.
Come avrete notato dalla mia descrizione il mare è piuttosto
complementare nella giornata, vedendo altre foto del mare caraibico
o maldiviano (anche se dipende molto dalle zone e dal periodo).
Mauritius è molto altro: le mescolanze fra molte realtà culturali
diverse: influenze francesi, inglesi, indiane, asiatiche e africane.
Questo è alla base della specialità di Mauritius, coadiuvata da una
stupenda flora, fauna e da un mare comunque meraviglioso ma non
unica attrazione dell’isola come avviene invece in altre isole del
mondo.
L’albergo ci fornisce l'accesso ad internet. Non è un collegamento
velocissimo e non era neanche a buon prezzo, ma è stato utile per
leggere le proprie e-mail o x ricevere informazioni visto che laggiù
è difficile trovare campo col cellulare. Ultima sera ci giochiamo le
poche rupie rimaste e lasciamo questo paradiso ma con un’anima, x
quanto turismo ci possa essere, e ce ne andiamo in quelle che
dovrebbero essere isole molto meno mondane ma forse più da mare in
senso stretto, parlo del…
MADAGASCAR
In preparazione del nostro viaggio in Madagascar avevamo raccolto
diverse informazioni da libri, internet, operatori e viaggiatori.
Alcune voci dipingevano l'isola di Nosy Be come la più sfruttata da
un turismo di massa di stile riminese, infestata da prostituzione
minorile, affollatissima e quindi da evitare. Dubitando di un quadro
così fosco, decidiamo comunque di includerla nel nostro itinerario,
in quanto sembrava una buona base di appoggio x immersioni ed
escursioni. Nulla di più infondato circa i timori, come ci spiega
nei dettagli la solita straordinaria coincidenza che il signore dei
viaggiatori mette sulla nostra strada: nella capitale nazionale di
Antananarivo (al centro del continente lungo come l’Italia), dove
sostiamo una notte giusto x prendere l’indomani l’aereo x Nosy Be (
a nord del continente), dormiamo al Tana Plaza, hotel senza infamia
e senza lode ed una signora milanese, incontrata x caso nella hall
del hotel, ci dice che a Nosy Be ci abita, che la sera però partirà
x la Thailandia(!!) con Air Madagascar. Scopro x la prima volta in
anni di viaggi che qui l’inglese non lo sa nessuno ed anche lo
stesso francese perfetto della signora mi fa ridere x un altro
verso: lei continua a chiamare la compagnia col diminuitivo di Air
Mad, che in inglese mad significa pazzo io lo so, gli altri o non lo
sanno o fanno finta di non saperlo x non restare a vita confinati in
questa enorme isola-continente ( che obbliga a riconfermare i voli
già acquistati). Tremila casini anche x riconfermare il nostro volo
dell’indomani e la sera siamo a cena con lei ed il marito prima che
vadano in aeroporto, ci confermano la qualità del nostro albergo di
Nosy Be che è vicino alla loro casa dove torneranno dalla Thailandia
quando purtroppo a Nosy Be noi saremo già andati via. Ci segnalano
la loro splendida e gentilissima amica Simona, una romana che a Nosy
Be organizzerà x noi le diverse escursioni nelle altre isole. Per
conoscerla, arriviamo così la prima sera all'animazione serale che
si concentra al villaggio di Ambatoloaka (10 minuti di taxi, noi
siamo un po’ fuori dal circuito mondano, ma siamo diecimila volte
più tranquilli e la nostra stanza è meravigliosa nella sua
semplicità sul mare e la vicina mini piscina dello stesso albergo a
gestione totalmente francese). Nel cosiddetto centro mondano
troviamo quattro polverosi negozietti, due o tre pensioncine ed
alberghi meno eleganti del nostro, qualche bancarella di alimentari
e qualche modesto baretto. Ragazzini giocano in mezzo alla strada
sterrata (circolano solo una dozzina di vetuste R4 adibite a taxi),
il numero di turisti si conta a decine (poche). Forse chi ha
paragonato questa situazione a Rimini non ha ben presente cosa sia
il nostro divertimentificio romagnolo! Impariamo invece ad
apprezzare il clima rilassato della località, prendiamo l'abitudine
di andare alla terrazza dell'hotel Espadon (ma anche quello
praticamente troppo cadente rispetto al nostro, che in verità di
elegante avrebbe solo l’insuperabile corridoio d’ingresso) x l'ora
del the a vedere il tramonto (ai tropici cala sempre presto) e x
qualche piccolo acquisto di quel poco che offre l'artigianato locale
(monili in pietre semidure, posate in corna di zebù). Ad onor del
vero non ci siamo mai spinti sino al sedicente "casinò", un bar con
slot machines rinomato x i suoi cocktail ed un moderato giro di
ragazze, nè ci siamo mai fermati dopo cena, ma dubito fortemente che
vi si possa scatenare chissà quale bagarre... comunque noi la sera
torniamo sempre al nostro albergo dove crolliamo abbastanza presto
dopo la cena x gli orari antelucani di sveglia x raggiungere le
varie isole. Mentre Adriana dorme, io vedo nel piccolo televisore
delle brevi sintesi sulle varie giornate olimpiche ad Atene
ripensando alle mie ultime 3 olimpiadi viste dal vivo…qui dove regna
la calma più assoluta, la vita serale dello stesso albergo è proprio
nulla rispetto allo sfarzo mauriziano ma a noi va più che bene,
stavolta siamo qui x il mare selvaggio ed in breve raggiungiamo la
prima vera abbronzatura da quando siamo partiti oltre un mese e
mezzo fa. Se ad Ambatoloaka ci sono solo altri due piccoli hotel e
qualche villa, nella vicina Madirokely c’è la casa del siculo Cecè
Paladino, il primo a venire a Nosy Be oltre 30 anni fa ed a cui
faccio un’intervista x Siciliamondo, in un’altra villa in zona
abitava Giancarlo Annunziata, fotografo, giornalista, subacqueo,
pioniere del turismo italiano in Madagascar. La malaria se l'è preso
quest'anno, le sue ceneri sono sparse nelle acque dell'isoletta di
Tanikely, incanto corallino che lui aveva contribuito a far
diventare riserva marina.
Ad Ambatoloaka sono tantissimi i clienti (in maggioranza italiani)
che si incontrano al Marlin, un altro albergo che per molti è una
tappa di passaggio fra un tour e l'altro, e la sera i racconti di
viaggio tengono compagnia davanti ad un rhum "rangé". Proprio ad
agosto 2004 sono iniziati grandi lavori di ristrutturazione che
trasformeranno completamente la struttura, spostando il ristorante
sul mare, ampliando i bungalow posteriori ed aggiungendo sale
riunioni e centro benessere. Speriamo che riescano a mantenere il
clima simpaticamente trasandato che lo caratterizza, ci mangiamo un
giorno dato che il proprietario, tanto x cambiare, è un amico della
coppia di milanesi conosciuta nella capitale, ed a cui dobbiamo
lasciare un enorme lettore dvd che sarebbe stato un po’ scomodo x
quelli da portare in Thailandia! Ovviamente controlliamo che in
effetti sia questo e non altro, ma non poteva essere diversamente da
parte di una distinta coppia di sessantenni emigrati a Nosy Be solo
x dimenticare il dolore della scomparsa dell’unica figlia.
Il giro dell'isola si fa in giornata con l'autista (lo stato delle
strade impedisce un autonoleggio self-drive, credo che nemmeno
esista). Vediamo diverse belle spiagge, fra cui quella di Andilana,
che ospita un villaggio del ventaglio e devo dire che nel resto
dell'isola, di costoro non si avverte la presenza: anche se il volo,
diretto in alta stagione, da Milano porta ogni settimana 400
turisti, questi restano relativamente reclusi nel Ventaclub, mentre
gli italiani di cui parlavo prima sono dei cani sciolti tra un
albergo e l’altro, compresi pure quelli del bellissimo hotel ancora
una volta italiano “Les Cocotiers” il cui gestore è anche
l’ambasciatore ufficiale italiano a Nosy Be e che andiamo a
salutare, visto che x emails varie era stato gentilissimo con me nel
darmi varie informazioni, x sentirci dire: “finalmente conosco
quella coppia di pazzi che mi scriveva da ogni angolo d’Africa senza
ancora un tetto x dormire qua a Nosy Be, purtroppo da me è sempre
pieno e lo vedete anche adesso!”. Ci sono poi una distilleria di
rhum (la canna da zucchero è la coltivazione principale) e una di
profumi (ylang-ylang, tipico fiore locale simile al bergamotto ed
usato come fissatore x altre preziose essenze). Il capoluogo
Hellville offre un colorato mercato della frutta e poco altro,
l'interno presenta laghetti vulcanici popolati da coccodrilli,
minuscoli villaggi e l'altura del Mont Passot dalla quale osservare
il tramonto. La riserva naturale del Lokobe consente passeggiate
nella foresta con lemuri e serpenti, ma può essere un piccolo
assaggio di natura malgascia per chi arrivasse a Nosy Be senza aver
visitato qualche parco sugli altopiani, non è il nostro caso e ci
risparmiamo il Lokobe. Le escursioni migliori si fanno comunque in
barca: in meno di un'ora si raggiunge l'isola di Nosy Komba; si
attraversa il villaggio malgascio (in vendita notevoli tovaglie
ricamate, x chi apprezza il genere) fino al recinto dove i lemuri
macaco attendono i turisti x farsi fotografare in cambio di una
banana, quando i turisti se ne vanno, i lemuri lasciano il recinto e
tornano nel villaggio. In mezz'ora ci si sposta all'isoletta
disabitata di Tanikely, regno degli snorkelisti: in pochi metri
d'acqua si osservano fondali corallini, tartarughe, anemoni di mare
col pesce pagliaccio, razze maculate e ogni genere di coloratissimi
pesci di barriera (angelo, chirurgo, farfalla, pappagallo, scatola
ecc.). Mentre scorazzo in acqua Adriana riesce a perdere la sua
maschera in affitto pure senza averla usata in acqua, ma intanto i
malgasci hanno preparato il pranzo (pesce alla griglia delizioso)
che consumiamo su delle panchine arrabattate in spiaggia in tavole
di legno sotto gli alberi, di dieci gite diverse ci scopriamo tutti
italiani ed una coppia di francesi che era nella nostra barca! E’ il
momento più affollato: ma ognuno ha la sua sbobba e c'è spazio per
tutti, ci sono anche una grotta con pipistrelli ed un faro con una
vista che è notevole, ma l'attrattiva principale resta il mare
intorno. Peccato che "gafilo"(un ciclone passato a marzo) abbia
seriamente danneggiato la barriera, qui come altrove, ma il luogo
resta incantevole, anche x facili immersioni. Stessa trafila x la
bellissima isola di Nosy Iranja, visitata questa volta in gita unica
e non in coppia come le due di prima: sono tutte e tre a sud di Nosy
Be, di cui i luoghi più interessanti x le immersioni sul reef
interno sono: banco gorgonie (con la più fitta concentrazione di
grandi gorgonie mai vista, eccellente anche per le notturne) e manta
point (dove l'incontro con le mante è molto probabile e comunque x
ingannare l'attesa ci sono cernie di malabar grandi come seicento,
purtroppo le mante non mi capita di vederle). Sul reef esterno,
verso il canale di Mozambico c’è Mary Point; poi nell'intervallo fra
le due immersioni previste x ogni uscita può capitarvi di vedere
(così dicono) lo squalo balena, ma si deve andare fra novembre e
dicembre. Mi accontento di megattere che emergono a pochi metri
dalla barca, pesci vela che saltano fuori dall'acqua, tartarughe e
mobule in superficie. Ad Ambatoloka/Madirokely ci sono tre centri
sub: tropical diving dello svizzero Marc, un veterano; Blue Dive,
presente anche a Nosy Iranja; Manta Dive, a gestione italiana,
proprio dietro al Marlin. Li ho provati tutti e mi sono trovato bene
con tutti, soprattutto col Manta; anche Marc è simpatico e
professionale,l ma ultimamente si occupa dei transfer al
Tsarabanjina con la sua barca nuova e lascia le immersioni agli
assistenti, su cui ho raccolto pareri discordanti. Anche il siculo
di cui parlavo qualche rigo fa prima aveva cominciato a Nosy Be con
un centro diving.
Anche restare sulla spiaggia offre comunque piacevoli occasioni di
posare lo sguardo su aspetti del paesaggio e della vita locale: in
lontananza la costa malgascia contorna l'orizzonte, la marea sale e
scende; il dislivello è notevole, soprattutto nelle maree sigiziali.
Con la bassa, donne e bambini si aggirano sulla parte rimasta in
secco, raccogliendo quantità di molluschi commestibili, con l'alta,
le piroghe a bilanciere tornano dalla pesca e scaricano le nasse o
il contenuto delle reti. Le piroghe issano due diversi tipi di vele:
quella quadrata, di origine polinesiana, residuo dell'antica
colonizzazione proveniente dall'indo-pacifico, e quella triangolare
"latina", ( i famosi dhow) portata dagli arabi provenienti da
Zanzibar. Mentre sulla costa est del Madagascar (x esempio all'isola
di Sainte-Marie) la vela quadrata è l'unica utilizzata, e nelle
isole Comore (a nord-ovest del Madagascar) colonizzate dagli arabi
si usa solo quella latina, nell'arcipelago di Nosy Be le due culture
si incontrano e si sovrappongono. Lungo la spiaggia passano poi le
persone che vanno e vengono dal mercato, con le merci nei cesti
intrecciati; i bambini con gli zainetti che camminano cantando e
ritmando il passo a danza, come ho visto fare nei film sugli scolari
di Soweto e ci ripenso perché fra qualche giorno dovrei passare da
questo paradiso al famoso quartiere nero di Johannesburg; poi le
donne malgasce con i cappelli di paglia e l'incedere elegante. Ci è
capitato di essere a Madirokely di domenica: al pomeriggio abbiamo
assistito alla versione locale dello "struscio", con i giovani del
villaggio che sfoggiavano gli abiti migliori (magliette delle
squadre italiane x i maschi) e i telefonini (novità del 2004,
dicono), un gruppo improvvisato che accompagnava chi voleva ballare,
bambini in coppia che offrivano uno canestri di pesci alla brace e
l'altro la salsa per condirlo; eravamo gli unici viaggiatori
presenti in quell’angolo, infatti mi sono astenuto dal fotografare,
ma ne conservo un ricordo vivissimo! L’ultimo giorno invece
addirittura ci troviamo ad un matrimonio: gente elegantissima x gli
standard locali, ma atmosfera sempre informale, tanto che giriamo
pure tra i tavoli vestiti come sempre in tenuta da cazzeggio serale,
ma il ristorante dà sulla spiaggia e ci sono vicinissimi troppi
alberghi x occidentali, compreso pure quello della nostra ultima
notte che non può essere l’eccellente Vanila lodge dove siamo stati
x una settimana, ma un altro albergo più vicino all’aeroporto x il
volo praticamente notturno che ci riporta nella capitale
Antananarivo dalla quale andremo in Sudafrica a prendere il volo x
l’Italia. Ritorno indietro x la parentesi più bella delle nostre
notti al Vanila, cioè l’unica notte prevista fuori dallo stesso
albergo x l’unica isola che NON si può vedere in giornata tornando a
Nosy Be. E dire che ne meriterebbe di notti questa isola dove
abbiamo veramente sublimato il nostro viaggio di nozze ma il prezzo
(unico motivo dell’unica notte) è tanto quanto la straordinaria
collocazione e la splendida gente che vi lavora….sto parlando di
Nosy Tsarabanjina!!
Stavolta siamo a nord di Nosy Be, nell’arcipelago cosiddetto delle
isole Mitsio, Nosy Tsarabanjina in malgascio significa “isola della
bella spiaggia”: la circondano bassi fondali dai colori
spettacolari, da cui si scorgono i maestosi monoliti dei "4
fratelli" e lo scoglio su cui nidifica l'aquila pescatrice. Due
spiaggette di borotalco ospitano in tutto 18 bungalow in legno,
curatissimi. Sentieri di sabbia ombreggiati li uniscono al
ristorante, dotato di una terrazza al secondo piano dalla vista
sontuosa dove la cucina raggiunge picchi di assoluta eccellenza,
servita con garbo da uno staff malgascio di classe. Al piano terra
della struttura quasi tutta in legno, gli abili baristi e l'ottima
scelta di analcolici ed alcolici contribuiscono a fare del baretto
un piacevole luogo d'incontro; l'atmosfera accogliente è favorita
dallo staff internazionale, vero punto di forza della gestione del
villaggio. Proprietario e direttore è il sudafricano Richard, che
dopo anni di Maldive ha affittato quest'isola perfetta e l'ha
trasformata in un resort. Lo affianca il fidato amico francese
Pascal, responsabile del rooming e dei transfer (che adesso si fanno
in barca). Francesca è arrivata a Tsarabanjina dopo 3 anni ad
Ankarea (un’altra isola delle Mitsio) ed è responsabile delle camere
e della boutique, è suo il merito del raffinato interior design e
dell'efficienza delle dotazioni. Nadia (che mantiene l'accento
veneto anche quando parla francese o malgascio, con me italiano
cantilenante parlando di basket di cui è stata una giocatrice!) si
occupa delle gite e delle attività sportive, tutte le mattine esce
in barca per lo snorkeling, e le sue lezioni di stretching sulla
spiaggia restano memorabili. In reception la responsabile
amministrativa Holy (di etnia malgascia, dai tratti orientali,
ovviamente parla italiano pure lei..) è affiancata da Claudia, che
facilita i rapporti con i clienti italiani, numerosi quest’anno;
completano la compagnia il responsabile della pesca ed un istruttore
sub. Delle immersioni si occupa direttamente Richard, a tutto
vantaggio dei clienti. Il numero massimo di sub per ogni uscita è
sempre di 3-4, anche se questo comporta x l'accompagnatore ripetere
la stessa immersione dopo due ore, magari per un solo cliente:
ditemi dove altro succede nel mondo...
I dive-site, a pochi minuti di barca e su profondità max 20-22 m, si
ricordano più per la quantità e varietà di pesce (sia di passo che
di barriera) che x la fauna: prevalenti tubastrea e corallo-frusta,
poche gorgonie. La rarità dei sub permette grande confidenza da
parte dei pesci nel mio unico pomeriggio qui: la sera li rivedo al
tramonto pescati in gran quantità e la sera me li ritrovo nel
caratteristico ristorante cucinati divinamente; affascinante il
gasteropode che i francesi chiamano "porcelaine" x la conchiglia
bianchissima, normalmente ricoperta dal mollusco completamente
estruso, con una livrea nera punteggiata d'oro (sempre i francesi
dicono "avec sa robe de soir"), a volte in lontananza passano le
megattere, che si possono incontrare durante le gite in barca. Un
classico che potremo rifare quando ci torneremo in un’altra vita è
il full day con snorkeling davanti alla formazione basaltica delle
"canne d'organo", picnic ad Ankarea e traversata a piedi della
grande Mitsio, l'unica abitata da malgasci. Nei piccoli villaggi
vivono un centinaio di persone, tagliati fuori dai servizi
scolastici e sanitari delle isole maggiori, ma che conducono
un'esistenza dignitosa: si dice che s’incontrano anziani di età
rispettabile, seppur malandati; la dieta è ricca e variata, con le
risaie che offrono due raccolti l'anno, abbondanza di frutta, pesci
e molluschi, pollame e almeno uno zebù in ogni famiglia. Prima di
tornare a Tsarabanjina, i ragazzi della barca saliranno sulle palme
x tagliare il cocco da cui bere il succo fresco davanti al tramonto,
sulla spiaggia dove i bimbi giocano a un-due-tre-stella (e non ti
chiedono "bonbon").
Ci informano che chi ritorna a Tsarabanjina x la terza volta ha
diritto ad una targhetta d'ottone col nome sul bancone del bar, chi
torna x la nona volta riceve una settimana gratis (!!), ovviamente
la pensione completa è data x scontata data la grandezza di un isola
che a piedi abbiamo girato tutta x intero in una sola ora. Ma il
mondo, a vedere depliant e giornali vari, dovrebbe avere altre
meraviglie simili da vedere x cui credo che una nona volta mi pare
impossibile, ma è uno dei pochissimi posti dove tornerei almeno una
seconda volta! Se poi si pensa che lo abbiamo visto in una giornata
caldissima ma con il mare fermo, sotto un cielo stellatissimo e x
giunta nella notte ferragostana delle stelle cadenti…beh, è stato il
top di un mese e mezzo di viaggio del quale ora ci manca solo il
ritorno in Sudafrica, a Johannesburg, dato che da lì riparte il
nostro aereo x il belpaese. RITORNO IN ITALIA DA JOHANNESBURG Il
nostro vero Sudafrica l’abbiamo visto all’inizio del nostro viaggio
con la splendida Cape Town, qui a Johannesburg, seconda metropoli
africana per grandezza dopo Il Cairo in Egitto; siamo sui 6 milioni
di abitanti di una città quasi proibita fino a pochi anni fa x via
dell’apartheid, la lotta razziale. Ora che le vere tensioni sono
finite giriamo questa città simile a Los Angeles, con enormi
autostrade interne a grattacieli e case e praticamente senza servizi
pubblici, con un tassista che ci porta in una downtown di soli
grattacieli, poi nel quartiere ultraricco di Sandton dove
all’interno di un mega centro commerciale totalmente americanizzato
vediamo (in una piazzetta interna al centro commerciale ma esposta
al sole con una bella serie di ristorantini con tavolini all’aperto)
una statua di Mandela alta sei metri. Poi dedichiamo allo stesso
Mandela il nostro secondo giorno con un giro a Soweto: visita
emozionante alla casa natale di Nelson Mandela ed ad un vicino museo
che ricorda le tensioni, gli incidenti ed i morti in nome del
razzismo. Terzo giorno gita in giornata alla città in stile Las
Vegas di Sun City che col Sudafrica ed a maggior ragione con tutta
l’Africa non c’entra niente, ma con una mattinata libera e niente
più da vedere a Jo’burg (avevamo scartata la capitale Pretoria e
avevamo capito al primo giorno a Jo’burg che sarebbe stato
impossibile il Mozambico x andare a trovare il comune amico Totò
Burgio che in questi giorni non lavora nella capitale Maputo ma in
chissà quale angolo sperduto di questo paese ). La nostra ultima
sera ci riporta comunque ad un pezzetto di Agrigento, Sicily con
l’incontro a Jo’burg con la sorella di mio padre, mia zia Teresa e
suo marito, il mitico zio Mario, che sono in viaggio estivo da
queste parti. Sapevamo di poterci incontrare nel loro albergo
nell’altro elegantissimo quartiere di Rosebank, ma senza cellulari
loro non avrebbero mai saputo che noi eravamo ancora a Jo’burg, dato
che avevamo liberato gli ultimi giorni x una gita mozambicana. Molto
meglio essere rimasti in S.A. dato che quell’angolo portoghese
d’Africa, comprendente anche il vicino stato dello Swaziland, merita
un altro viaggio a parte! L’indomani la South African Airlines ci fa
chiudere un viaggio che è andato perfettamente da un punto di vista
organizzativo e meglio di quanto ci aspettassimo da un punto di
vista qualitativo!
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